la Repubblica

La Shoah nel cuore di Berlino – Schroeder in lacrime al mausoleo

Inaugurato nel centro della capitale il monumento alle vittime di Hitler. Per i critici non spinge a chiedersi i motivi dello sterminio

di Andrea Tarquini

BERLINO - Il volto di Gerhard Schroeder appariva teso nello sforzo di trattenere il pianto, gli occhi del cancelliere che sa essere statista duro e deciso, capace di dire no il Bush e di porre condizioni all'Unione europea, erano lucidi di lacrime, mentre ascoltava i ricordi del genocidio compiuto dal suo popolo alla solenne cerimonia d'inau­gurazione del Memoriale dell'Olocausto ieri nel cuore di Berlino. Quel cancelliere commosso e triste, davanti alle telecamere del mondo globale, è stato, il volto simpatico, umano e rassicurante della nuova Germania. Aprendo ieri un nuovo luogo della Memoria a un passo dalla Porta di Brandeburgo  dalla Reichskanzlei dove Hitler ordinò lo sterminio degli ebrei d'Europa, Berlino è uscita vincente dalla grande settimana del ricordo, sessant'anni dopo la disfatta del nazismo. «Guardate cosa stringo tra le mie dita: è il molare di un ebreo, quanto resta d'un essere umano. Lo trovai in un cumulo di sabbia mista a cenere vicino a un ex Lager nazista, mentre giravo un documentario tv sull'Olocausto. Ci venne allora l'idea che oggi qui vediamo realizzata: costruire un grande memoriale alle vittime della Shoah, qui nel cuore della capitale di noi discendenti degli assassini». Le parole di Lea Rosh, la giornalista berlinese che per prima propose di costruire il Memoriale, hanno scosso il cancelliere e il paese intero che seguiva la diretta tv della cerimonia. Silenzio, abiti scuri e occhi bassi univano le migliaia di persone alla celebrazione scandita da musiche di Mendelssohn, canti della guerra d'indipendenza israeliana e il Kaddish, la preghiera dei morti. Duemilasettecentoundici steli di cemento grigio asimmetriche e di diversa altezza su uno spiazzo grande come quattro campi di calcio: quello inaugurato ieri a Berlino è il primo grande monumento costruito in Germania dopo la riunificazione, il secondo memoriale dell'Olocausto per importanza, dopo lo Yad Vashem in Israele. «Siamo, doverosamente, l'unica nazione al mondo», ha detto il presidente del Parlamento, Wolfgang Thierse, «che ricorda la sua colpa più terribile nel cuore della sua capitale». «lo sono fiero di consegnare al popolo tedesco, alla sua Memoria, questo monumento», ha detto l'architetto americano Paul Eisenman. Il memoriale, visto dall'alto, sembra mosso da onde, le onde dell'emozione. Non accusa, non chiede castigo: invita a non dimenticare. È nel cuore vivo e pulsante di Berlino, ma se cammini tra le steli nel sentiero che scende sotto il manto stradale, ti senti isolato, anche acusticamente, dalla città. In un labirinto di cemento  quasi un destino-prigione senza salvezza. Non sono mancate critiche. Per Paul Spiegel, il monumento «risparmia ogni discorso sui colpevoli. Non chiede "perché", non invita a interrogarsi sui motivi della Shoah», Ma è prevalsa l’emozione della Memoria. Il discorso più toccante lo ha tenuto Sabina van der Linden, nata Haberman. «Io sono la voce dei sei milioni di assassinati che questo memoriale celebra, io sono la voce dei pochi fortunati che sopravvissero, io sono l'unica superstite della mia famiglia». «Avevo undici anni», ha raccontato, «quando vennero i nazisti nella mia piccola città natale. Da bambina vissi il crescendo del dolore: perché tutti erano diventati cattivi con me, perché i miei compagni di giochi non volevano più giocare con me, perché mi cacciarono dalla scuola? Poi ci deportarono. Mi strapparono a forza dalle braccia di mamma. Non la rividi mai più. Poi toccò a papà e a mio fratello». Ore di diretta tv e documentari su tutte le reti hanno raccontato a tutto il paese la cerimonia, e i crimini più orrendi. Mostrando le immagini dei bimbi di cinque anni impiccati o sezionati vivi per gli «esperimenti medici». Da domani, il memoriale della Shoah sarà aperto giorno e notte, qui nel cuore di Berlino.  

L’OPERA
il luogo i costi I tempi
Il monumento è a metà strada fra la porta di Brandeburgo e Potsdamer: si trova nel cuore di Berlino, in quella che era la terra di nessuno che divideva Berlino est da Berlino ovest. Occupa uno spazio di 19 mila metri quadrati Il monumento e il centro documentazione sono costati in tutto 27.6 milioni di euro, tutti arrivati dallo Stato tedesco. All’opera si accede senza pagare il biglietto d’ingresso. Il governo provvederà anche a stipendiare 15 guardie di sicurezza. La storia dell’opera è lunga 17 anni. Nell’88 un gruppo di intellettuali di Berlino ovest chiese un monumento in memoria della Shoah. La decisone finale è di metà anni ’90. ci vollero 2 concorsi per individuare il progetto vincitore: fu scelto nel 1997.
LE POLEMICHE
Il progetto Il centro La vernice
La decisione di costruire un monumento alle vittime dell’Olocausto nel cuore di Berlino fu presa dopo la riunificazione tedesca.molti i contrari che sostenevano che la presenza dei lager fosse sufficiente per tenere viva la memoria dei tedeschi. Peter Eisenman si era opposto alla creazione di un centro della memoria sotto il monumento preferendo l’effetto suggestivo allo scopo documentaristico. Ma alla fine si è deciso di realizzare sale con foto e proiezioni. L’ultima polemica a pochi mesi dall’apertura: le steli dovevano essere dipinte con un prodotto antigraffiti creato da un’industria chimica tedesca: ma un’affiliata dello stesso gruppo produsse il gas Ziklon B usato nelle camere a gas naziste.

Da la Repubblica, 11 maggio 2005, per gentile concessione

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