la Repubblica
Sondaggio
Eurispes sull’Italia
Il
presidente delle comunità ebraiche: “Una tendenza pericolosa. Nell’indagine
anche critiche al governo Sharon e all’America
di
Raffaella Manichini
ROMA
– Antisemitismo in “incubazione”. Per l’Italia
è un rischio potenziale, rigurgito razzista non espresso ma latente. È
questa l’indicazione del sondaggio Eurispes condotto alla fine del 2003 su un
campione di 1550 italiani chiamati a dare la loro opinione su “Il conflitto
israelo-palestinese e la questione mediorientale”. Alcune sonde dello studio,
che fa parte del prossimo “Rapporto Italia 2004”, scendono nelle profondità
di pregiudizi antichi ed evidentemente mai sconfitti. Il 34 per cento degli
intervistati ritiene che gli ebrei controllino “in modo occulto” il potere
economico e finanziario e i mezzi d’informazione. L’11 per cento, pur non
mettendo in dubbio la realtà storica dell’Olocausto, ritiene esagerato il
numero delle vittime ebree consegnato ai libri di storia. Ma è anche il gran
numero di “indecisi” a delineare una zona d’ombra e di ambiguità che crea
inquietudine. I “negazionisti” totali sono una minoranza marginale,
“solo” un 2,7 per cento pensa che l’Olocausto non sia mai accaduto, e
oltre l’80 per cento ritiene la Shoah “il più grande genocidio della
storia”. Quel che emerge è comunque una sorta di revisionismo sotterraneo,
condito di stereotipi razzisti, fonte di preoccupazione per la comunità ebraica
italiana che vede nello studio una conferma di un trend di ripresa
dell’antisemitismo già segnalato in Europa – come nel rapporto
dell’Osservatorio Ue sul razzismo reso pubblico solo di recente dopo mesi di
censura, forse per i suoi risultati troppo “esplosivi”. Una tendenza che fa
dire ad Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche
italiane: “Anche in Italia esiste un aumento non travolgente ma significativo
di un antisemitismo frutto della mancata conoscenza della storia e della cultura
ebraica”. Lo studio è però molto attento a non creare paralleli tra i rischi
di rigurgiti antisemiti e la valutazione critica dello scenario internazionale.
La prima parte dello studio è infatti dedicata all’attualità politica
mediorientale. Più della metà degli intervistati (53,7 per cento) critica la
politica del premier israeliano Sharon. Soprattutto non convince la tesi secondo
cui le sue scelte verso i palestinesi siano dettate dalla necessità di
difendersi dagli attacchi dei kamikaze: oltre la metà degli intervistati la
ritiene “poco” o “per niente” credibile. Ma un buon 30 per cento si
schiera con Sharon, e ritiene il terrorismo sufficiente giustificazione per la
linea “dura”. Più controversa la tesi di segno opposto, se cioè sia la
“politica imperialista e aggressiva di Sharon” a causare gli attacchi
kamikaze: quasi la metà degli italiani non è d’accordo, ma più di un
cittadino su tre la ritiene una giustificazione. Ma è la “terza via” a
convincere di più i “sondati”, che in maggioranza condannano sia Sharon che
i kamikaze. È però interessante anche seguire i flussi politici italiani in
rapporto alla questione mediorientale: gli elettori di centro sinistra ritengono
inaccettabile al 77 per cento la politica di Sharon, mentre oltre la metà dei
sostenitori del centro destra pensano che gli attacchi kamikaze la
giustifichino. Su un punto, seppur “minimo”, in modo trasversale gli
italiani sembrano non transigere: lo Stato d’Israele “ha diritto
d’esistere” per quasi il 90 per cento, ma un quarto di questi si è
condizionato al “riconoscimento di uno Stato palestinese”. E se il
terrorismo islamico è il fattore che più mette a rischio la pace nella regione
(33 per cento), sono i deficit politici dell’Europa e la politica di Bush in
Medio Oriente a preoccupare di più gli italiani.
IL
COMMENTO
Il virus antisemita in Italia
di Miriam Mafai
Siamo un paese di antisemiti? Sì e no. Non si può sottovalutare il fatto che un terzo degli italiani sia convinto, come vuole un antico stereotipo, che gli ebrei "controllano in modo occulto" il potere economico e finanziario e i mezzi di informazione, ma non si può nemmeno sottovalutare il fatto che la quasi totalità degli italiani, esattamente il 91%, non mette in discussione il diritto all'esistenza dello Stato d'Israele. Quest'ultimo sembra a me in verità il dato più importante, perché la legittimità o meno della esistenza dello Stato d'Israele è il vero segno discriminante, certamente il più pericoloso, dell'antisemitismo presente e crescente non solo nei paesi dell'area mediorientale, ma anche in alcuni paesi europei. Siamo un paese di antisemiti? Sì e no. L'indagine dell'Eurispes disegna una immagine contraddittoria degli umori e delle opinioni dei cittadini del nostro paese, che appaiono molto critici nei confronti della politica del governo di Sharon, ma altrettanto severi e critici nei confronti delle iniziative dei kamikaze palestinesi. C'è, insomma, una opinione pubblica diffusa che condanna la mancata attuazione delle numerose risoluzioni dell'Onu che chiedono inutilmente, da anni, il ritiro di Israele dai territori occupati, e che, con Amos Oz è convinta che esistono in Medio Oriente "due diritti ugualmente legittimi e fondati: il diritto alla sicurezza per Israele, il diritto ad uno Stato indipendente, senza insediamenti ebraici al proprio interno per i palestinesi". Colpisce invece, a poco più di una settimana dalla celebrazione ufficiale della "Giornata della Memoria", il permanere di un'area non trascurabile di "revisionisti" o "negazionisti", di coloro cioè che sminuiscono la portata della Shoah o di coloro che addirittura la negano. Si tratta, tra gli uni e gli altri di una percentuale che complessivamente rappresenterebbe l'11% circa degli italiani, una percentuale vicina a quella che, negli anni passati, si raccoglieva attorno alla estrema destra, alla fiamma del Msi (e che, evidentemente, non ha ancora metabolizzato il cambiamento di posizione di Fini). Ci aveva colpito, qualche settimana fa, il risultato di una inchiesta europea che indicava Israele come il primo pericolo per la pace. I dati che abbiamo sotto gli occhi correggono quell'affermazione: secondo i nostri intervistati la pace in Medio Oriente è minacciata oggi da una serie di fattori: il terrorismo islamico, la mancanza di una politica estera europea, la politica di Bush. Tutte le inchieste demoscopiche hanno un margine di aleatorietà. Ogni commento a caldo dei dati, come quello cui siamo costretti a una prima lettura rischia di essere approssimativo e superficiale. A me sembra che questa indagine in qualche modo corregga quella, assai più preoccupante, che ci era stata offerta qualche settimana fa da una analoga ricerca a livello europeo. Significa questo che il nostro paese è immune dal virus dell'antisemitismo? Non del tutto , evidentemente, se sopravvive l'antico stereotipo dell'ebreo che vuol dominare il mondo (un po' Shylok, un po' una immagine dei Protocolli di Savi di Sion). Non del tutto, e dunque è necessario non stancarsi nel combattere dovunque si manifestino atteggiamenti di questo tipo. Ma l'affermazione largamente maggioritaria della legittimità dell'esistenza dello Stato d'Israele su quel pezzo di terra insanguinata a me sembra, oggi, l'elemento più positivo, quello che può far sperare in un superamento definitivo dell'antisemitismo nel nostro paese. Un sentimento che sarà totalmente debellato il giorno in cui in quel lembo di Medio Oriente sarà realizzata la vecchia, ma sempre attuale e disattesa parola d'ordine che vuole "due popoli, due Stati".
Da la Repubblica, 16 gennaio 2004, per gentile concessione