la Repubblica

Nicola Pende Scienziato razzista

I suoi compaesani e non da oggi lo difendono e gli hanno intitolato persino la scuola media di Noicattaro in provincia di Bari – Ma il pensiero del medico fascista che raggiunse una vasta fama è indubitabilmente legato all’eugenetica – Nei primi anni Quaranta sono i gesuiti ad esaltare la genialità del clinico su “Civiltà Cattolica” – Aveva predicato la necessità per la “stirpe italica” di non mescolarsi con “negri ed ebrei”

Francesco Cassata

 

Nell'aprile 1950, la stampa italiana grida al miracolo: l'immagine di un Cristo, del tutto somigliante a quella della Cena leonardesca, è apparsa su una parete della villa di via Salaria 218, in cui abita Nicola Pende, endocrinologo di fama mondiale, tristemente noto come uno dei firmatari, nel 1938, del cosiddetto "Manifesto della razza". Intervistato dai cronisti, Pende dichiara di aver notato l'immagine fin dal 14 ottobre 1947 e di averne "ritoccato" i tratti per renderla più visibile. Il sovrintendente dei Musei vaticani e Monsignor Leccisi, alto prelato del Vaticano, confermano la "trasudazione" e la somiglianza del "Cristo di Pende" al volto leonardesco del Redentore. Compare perfino una medium, Madame Sylvia, a individuare nel 14 ottobre, data dall'apparizione, il giorno di nascita di Leonardo. E mentre L'Unità denuncia l'episodio come l'ennesimo capitolo della reazione democristiana, Marziano Bernardi, critico d'arte della Gazzetta del Popolo, si chiede come «il penoso sgorbio», frutto dl poche macchie su un muro, «abbia solo per cinque minuti potuto esser preso sul serio». E questa colorita vicenda a sancire, negli anni Cinquanta, la rentrée sulla scena pubblica di Nicola Pende, fondatore e primo rettore dell'Università di Bari, senatore fascista, rettore dell'Accademia di Educazione Fisica della Gil. Un nome che ancor oggi continua a far parlare di sé, a giudicare dalle polemiche che hanno accompagnato, nei primi mesi di quest'anno, l'uscita del libro di Franco Cuomo (I dieci, Baldini Castoldi Dalai), dedicato agli scienziati firmatari del "Manifesto della razza". Sul piano storiografico, il saggio di Cuomo risulta piuttosto carente, pervaso com'è da un approccio moralistico, che ben poco spazio lascia ad un'analisi più meditata dei documenti. Nel caso di Pende, tuttavia, l'autore ha colto un problema reale: alla figura del medico fascista sono intitolati, a tutt'oggi, una scuola media, di Noicattaro (paese natale di Pende, in provincia di Bari) e due premi, rispettivamente in biomedicina e in endocrinologia. La denuncia di Cuomo ha prodotto l'immediata reazione dell'amministrazione di centro­sinistra del paesino pugliese, la quale non ha esitato a difendere pubblicamente la memoria «dell'illustre scienziato» concittadino, giudicandolo estraneo all'elaborazione del "Manifesto della razza". Il campanilismo della cittadina pugliese non è certo una novità: già nell'aprile 1947 l'allora sindaco, Agostino Di Pierro, aveva scritto al presidente Enrico De Nicola per chiedere un «atto di giustizia» nei confronti di Pende, sottoposto in quei mesi al giudizio di epurazione. Ciò che stupisce è, invece, l’as­soluta ignoranza di quanto prodotto dalla storiografia sul tema del razzismo fascista. Ormai da diversi anni, infatti, gli storici preferiscono parlare di "razzismi" del fascismo, distinguendo tre tipologie: quello biologico, che prevalse nell'elaborazione del "Manifesto", concepito dallo stesso Mussolini in collaborazione con uno solo dei firmatari, il giovane antropologo Guido Landra; quello nazionalspiritualistico di Nicola Pende e Sabato Visco, particolarmente influente a partire dal 1939-40; quello esoterico-tradizionalistico, i cui esponenti più noti sono Preziosi ed Evola. Tre razzismi, dunque, con differenti orientamenti politico­ideologici e, fra il 1938 e il 1943, in competizione fra loro. Durante il processo di epurazione, la Commissione di I grado condannò Pende alla sospensione dal servizio per «attiva partecipazione alla vita politica del fascismo», ritenendo non provato il suo contributo alla definizione del "Manifesto" del 1938. Il formalismo della sentenza non soddisfò, tuttavia, l'Alto Commissario per l'Epurazione, il comunista Ruggero Grieco, il quale - basandosi su un dossier accuratamente elaborato da Massimo Aloisi - illustrò con precisione le dimensioni dell'adesione di Pende alla campagna razzista e antisemita. E le citazioni qui si sprecano. Nel 1936, ad esempio, in nome del principio "italici con italici», Pende proclama l'impossibilità per l'Italia fascista di «permettere quello che le leggi biologiche che regolano la genetica dell’umanità non hanno mai permesso, cioè che i suoi coloni e soldati, incoscientemente, creino in Africa un mondo di meticci, che la razza più equilibrata e più bella che sia germogliata sotto il sole si fonda con razze seminegre o negre, primitive e fondamentalmente lontane per caratteri biopsicologici quali sono le razze etiopiche». Due anni dopo, nel 1938, Pende sottolinea «la necessità di evitare il matrimonio con individui di stirpe semitica, come sono gli ebrei, i quali non appartengono alla progenie romano-italica, e soprattutto dal lato spirituale, differiscono profondamente dalla forma mentis della nostra razza». Il nome di Pende era a tal punto sinonimo di razzismo che nell'aprile 1950, l'ambasciata italiana a Rio de Janeiro protestò presso il Ministero degli Esteri, denunciando il fatto che la visita di Pende in Brasile aveva suscitato «vari risentimenti in diversi ambienti culturali brasiliani (particolarmente semitici) perché il Prof. Pende è colà ritenuto uno dei responsabili della campagna razziale in Italia». Se, dunque, sul razzismo di Pende non possono esservi dubbi, anche sui suoi contributi scientifici occorrerebbe un po' di chiarezza. La produzione di Pende nel campo endocrinologico, senz'altro rilevante sul piano scientifico, non può tuttavia essere scissa dai suoi progetti eugenetici. Per Pende, infatti, le secrezioni ormonali sono le «vere fibre dell'anima», ovvero il nesso fondamentale fra la morfologia degli individui e la loro psicologia, il loro «carattere». E poiché gli ormoni delle ghiandole endocrine influiscono «sulla costituzione e sulla forma armonica» del corpo e dell'anima, non stupisce che il principio guida della politica debba essere individuato, secondo Pende, nella biologia. Biotipologia e ortogenesi sono le parole d'ordine dell'eugenetica pendiana: compito della biotipologia è identificare, misurare, classificare le singole individualità psicofisiche (i "biotipi", appunto) per consentirne l'utilizzo razionale ed efficiente; l’ortogenesi provvederà, parallelamente, a monitorarne e correggerne lo sviluppo. A partire dal 1926, la «bonifica umana razionale», teorizzata da Pende, si concretizza nella fondazione, a Genova, dell'Istituto Biotipologico Ortogenetico, finalizzato all'analisi biomedica delle «quattro dimensioni dello Stato fascista»: i giovani, le donne, i lavoratori, la razza. Strumento operativo fondamentale dell'Istituto è la «scheda biotipo­logica», una vera e propria «scheda della personalità», rivelatrice del «tipo speciale della fabbrica umana e del tipo speciale di rendimento del motore umano fisio-psichico che ogni individuo rappresenta». Così nell'Istituto ­ trasferito da Genova a Roma nel 1935-36 - i balilla vengono sottoposti a periodiche visite; gli studenti delle scuole pubbliche effettuano test psicologici necessari allo smistamento dei «deboli mentali» nelle «classi differenziali» e dei «delinquenti precoci» negli «internati correzionali»; gli operai delle fabbriche subiscono controlli psicotecnici funzionali all'organizzazione scientifica del lavoro. E tutto ciò mentre i ricercatori dell'Istituto studiano i tipi antropologici femminili più adatti alla maternità e analizzano le peculiarità razziali delle differenti «stirpi italiche». Ma è soprattutto a livello internazionale che il modello biotipologico di Pende - basato sul controllo totale degli individui e sulla loro utilizzazione tayloristica­ - s'impone come la via latina e cattolica all'eugenetica, diffondendosi in Francia, Spagna, Portogallo e nell'America centromeridionale. Nel suo bestseller dell'eugenetica mondiale, intitolato Man, the Unknown (NewYork; 1935), il premio Nobel Alexis Carrel - futuro direttore, nella Francia di Vichy, della Fondation Française pour l'Etude des Problèmes Humains - propone all'America di ispirarsi, per la «ricostruzione dell'uomo», al «grande progresso» realizzato da Pende con il suo Istituto. E in Ar­gentina, nel 1933, le scuole di Buenos Aires adottano la ficha ortogenética escolar, mentre due anni dopo, Arturo Rossi, allievo di Pende, diviene direttore del locale Instituto de Biotipologia. In Italia, fra il dicembre 1942 e il maggio 1943, sono i gesuiti a esaltare "l'originalità" e la "genialità" delle teorie del clinico pugliese, dedicando diversi articoli della Civiltà Cattolica all'esposizione delle numerose affinità esistenti fra l'ortogenesi e gli insegnamenti della dottrina cattolica. Nel secondo dopoguerra, Pende - tornato nel 1948 a ricoprire la cattedra romana di patologia speciale medica - ricambierà le attenzioni, ponendo la sua biotipologia, ormai orfana del fascismo, al servizio della Chiesa cattolica. Nello scritto Medicina e sacerdozio alleate per la bonifica morale della società ­ tanto per citare un esempio - ­Pende giunge a proporre che sia il «medico biotipologo», «riparatore moderno delle fabbriche umane guaste», ad assistere scientificamente il sacerdote nella diagnosi psicologica dei peccatori. Il "Cristo" di via Salaria era stato davvero un presagio.

la Repubblica, 14 settembre 2006

 

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