Patria indipendente

Don Pietro Pappagallo e le “strade della memoria”

 

di Georges de Canino

 

Le strade, i vicoli, le piazze romane rappresentano e sono l’intreccio di storie umane, persone e famiglie, gruppi di destini diversi, e qualche volta le storie di uomini e di donne che si unificano e si incontrano come in una composizione grande ed universale. Un affresco del mondo che non cesserà mai di definirsi e di cancellarsi, perché ci sarà sempre qualcuno che ricorderà e vorrà ricordare per non dimenticare, per trasmettere l’esempio e il sacrificio di alcuni combattenti della libertà e dei giusti, come Don Pietro Pappagallo, che visse e dedicò la sua intera esistenza al sostegno dei lavoratori, dei giovani, dei perseguitati politici e degli ebrei odiati da secoli di pregiudizio dai cristiani ed additati come i torturatori e gli uccisori di Gesù. Don Pietro Pappagallo nacque a Terlizzi il 28 giugno 1888. A Roma fece parte del Collegio dei Beneficiati della Basilica di Santa Maria Maggiore e Padre spirituale delle Suore di Gesù Bambino in via Urbana, fu vice parroco della Basilica di San Giovanni in Laterano e segretario del Cardinal Ceretti. La vita di Don Pietro Pappagallo, fin dal suo arrivo a Roma nel 1925, è a favore e in aiuto agli operai romani; il sacerdote pugliese diventa il loro riferimento spirituale. Dagli Anni Trenta frequenta alcune famiglie ebraiche, in particolare i Finzi, che vivevano nella zona di San Giovanni. A testimonianza della generosità e dell’opera spirituale di Don Pietro esiste una bella lapide, che dieci anni fa io chiesi al Sindaco Francesco Rutelli di far apporre sulla facciata dell’abitazione del sacerdote, martire ardeatino, in via Urbana 2. Ritornando indietro nel tempo, immagino quanto sia stato importante per alcuni giovani disoccupati arrivare a quell’indirizzo, per ricevere un aiuto, un conforto, un sostegno concreto, un documento necessario per sopravvivere, degli indumenti per sfuggire agli arresti dei fascisti e delle loro polizie, una via di salvezza per chi era braccato e perseguitato. La Gestapo trascinava gli arrestati in via Tasso o al carcere di Regina Coeli, così fu tragicamente la mattina del 29 gennaio 1944 in cui Don Pietro fu arrestato dalle SS tedesche e dai fascisti italiani. Gino Crescentini, la spia fascista al servizio dei tedeschi, con altri delatori aveva realizzato il suo disegno: eliminare Don Pietro Pappagallo, figura attiva del fronte militare clandestino della Resistenza. Quando fu inaugurata la lapide dal Comune di Roma, erano presenti tante autorità militari, civili, religiose nonché le Associazioni della memoria e combattentistiche. Non mancarono a questo evento tanti cittadini terlizzesi tra cui Monsignor Gaetano Valente, amico e allievo di Don Pietro. Fu l’Associazione Nazionale Miriam Novitch a promuovere una campagna di rivalutazione e recupero storico della splendida figura di Don Pietro, nella storia dell’antifascismo e della Resistenza. L’Associazione Nazionale Miriam Novitch e il suo Presidente Adolfo Perugia insieme al Comitato presieduto dal Professor Antonio Lisi richiesero e ottennero dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro una medaglia d’oro alla memoria del nostro eroe e spero un giorno “Santo” della Resistenza Romana recuperando così l’importanza di questo “combattente del bene”. Figura umana e civile degna di un pastore autentico che non abbandona la sua missione nel pericolo e di fronte alla tragedia del male. È un’altra voce di quella Chiesa, così diversa dall’ombra ieratica e patologica di Eugenio Pacelli. Pio XII si era contornato di monache e di alti prelati tedeschi che parlavano con gli stessi toni degli amici berlinesi. In via Tasso i tedeschi chiamavano il prigioniero Don Pietro “Corvo Nero”. Nessuno tentò dal 29 gennaio 1944 al 23 marzo di portare un aiuto e un conforto al sacerdote in mano ai nazisti. Quando fu ordinato dal comandante Kappler il massacro dei partigiani, degli antifascisti e dei militari fedeli al governo nazionale alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944 furono inclusi 75 ebrei che non avevano diritto a vivere. Don Pietro non ebbe l’assistenza spirituale come non l’ebbe nessuno dei 335 martiri ardeatini. Sua Santità Giovanni Paolo II nel 2000, anno dell’ultimo giubileo, incluse il nome di Don Pietro Pappagallo tra i martiri della Chiesa del XX Secolo. Non va dimenticato il tenace lavoro del Professor Antonio Lisi in tutti questi anni di silenzio e di oblio da parte sia del mondo accademico che della Chiesa Cattolica. Auguriamoci che quest’anno, sessantunesimo anniversario delle Fosse Ardeatine e nel sessantesimo della fine della Seconda Guerra Mondiale, i familiari e parenti di Don Pietro vogliano restituire il corpo del nostro martire a Roma, ai suoi compagni e fratelli di martirio, all’Italia della Resistenza antinazista e antifascista. L’Associazione romana Amici di Israele con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Comune di Roma e con il sostegno della Cassa di Risparmio di Roma, ha organizzato il 30 gennaio scorso l’evento “strade della memoria”, un itinerario di riflessione attraverso l’antico rione Monti. A Largo Corrado Ricci – luogo di partenza della manifestazione – hanno suonato: la Banda Popolare di musica di Testaccio, l’orchestra Ozen (dall’ebraico orecchio), il capitano Klezmer, lo scatenato Adriano Mordenti, fotografo e giornalista testimone della storia di Israele e della Comunità di Roma, il gruppo musicale Alexian mentre l’attore regista Raffaele Castria ha letto poesie scritte da ex pazienti di Santa Maria della Pietà. Erano presenti le associazioni della Resistenza ANFIM e ANPI, ARCI solidarietà, le associazioni dei Rifugiati politici in Italia, Ebraismo e dintorni, Amici della Luna, “Giuditta Tafani Arquati” (la popolana che osò sfidare il potere temporale dei papi ed incinta fu massacrata dalle truppe pontificie nella sua stanza da letto in Trastevere), le Nostre radici, FUORI (per i diritti degli omosessuali), Them Romanò, Vittime di Ustica; le Comunità di Sant’Egidio, Ebraica di Roma, Evangelica Luterana, Islamica Italiana; la federazione italiana delle associazioni Italia-Israele, il gruppo Martin Buber, l’Opera Nomadi, l’osservatorio sul razzismo e l’antisemitismo LIDU, Romani Union Italia. La prima sosta è stata dedicata alla famiglia ebraica romana di Mosè Di Consiglio, in via Madonna dei Monti 80, in quella che era l’abitazione sua e della sua famiglia prima di essere fucilato alle Fosse Ardeatine insieme ai suoi figli e ai suoi nipoti, della stessa famiglia sono state deportate 19 persone nei campi di sterminio di Polonia e Germania. È stato il Rabbino Alberto Abramo Piattelli, figlio di Giulia Di Consiglio a parlare di quella grande tragedia vissuta dalla sua famiglia. Giulia Spizzichino, nipote di Mosè, fece un viaggio storico in Argentina per chiedere l’estradizione dell’ultimo criminale di guerra coinvolto in pieno nell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Fu grazie a questa “passionaria”, ricevuta dal Parlamento Argentino, che si ottenne l’estradizione di Erich Priebke. È stata poi la professoressa Giovanna Grenga a rendere omaggio alla guida morale e spirituale dei partigiani romani: il professor Gioacchino Gesmundo, terlizzese trapiantato a Roma, professore al Liceo “Cavour”, fondatore dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica), direttore del giornale l’Unità che durante l’occupazione tedesca era stampato nella clandestinità. Una riflessione commovente è stata dedicata dal parroco di Santa Maria dei Monti, Don Federico Corrubolo, alla memoria di Don Pietro Pappagallo. Recentemente un certo interesse nei confronti del sacerdote terlizzese si è sviluppato in alcune figure eminenti della Chiesa Cattolica, in particolare in Padre Piersandro Vanzan, noto biografo e teologo della redazione di La Civiltà Cattolica. Vanzan è autore di un’ultima biografia sul questore reggente di Fiume italiana, Giovanni Palatucci. Presso la lapide voluta dall’allora Rabbino Capo Elio Toaff, che vuole additare il tremendo massacro del Popolo Rom e dei Sinti nel periodo nazista, si è tenuta una bellissima rievocazione da parte del professor Santino Spinelli, docente di Lingua e Cultura zingara all’Università di Trieste. Dinanzi alla casa dei catecumeni in Piazza Santa Maria dei Monti, sono stati conferiti i riconoscimenti a Don Bruno Nicolini (il prete degli zingari) e a Mirella Karpati (grande amica di Miriam Novitch) per il loro lavoro di documentazione dello sterminio degli zingari POROAJMOS, a Emanuele Pacifici, figlio del capo rabbino di Genova Riccardo Pacifici assassinato ad Auschwitz. Emanuele ha raccolto in tutta la sua vita documenti, studi sulla storia dell’Ebraismo come nessuno ha mai fatto in Italia. Ad Alberto Sed Piazza per la sua testimonianza di sopravvissuto ad Auschwitz-Birkenau tra le nuove generazioni. Alla Casa dei Catecumeni hanno parlato i giovani dell’Associazione Dreyfus delle vergognose nefandezze che compivano i sacerdoti in questo luogo di segregazione, quando venivano battezzati segretamente i bambini ebrei e erano sottratti alle loro famiglie per avviarli ad una educazione religiosa cristiana. In questo luogo anche degli adulti furono portati ed obbligati a subire umiliazioni, prediche religiose e forzatamente erano convertiti. Sono state deposte nel cortile della casa alcune corone in ricordo di tante sofferenze patite tra quelle mura. I riconoscimenti sono stati consegnati dall’Eccellentissimo rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, alla presenza di Piero Terracina, presidente dell’Associazione romana Amici di Israele e Matricola A5506.

Patria indipendente, 31 marzo 2005

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