Poesie di Primo Levi

 

DELEGA

           Non spaventarti se il lavoro è molto: 

           C'è bisogno di te che sei meno stanco.

           Poiché hai sensi fini, senti

           Come sotto i tuoi piedi suona cavo. 

           Rimedita i nostri errori:

           C'è stato pure chi, fra noi,

           S'è messo in cerca alla cieca

           Come un bendato ripeterebbe un profilo,

           E chi ha salpato come fanno i corsari,

           E chi ha tentato con volontà buona.

           Aiuta, insicuro. Tenta, benché insicuro,

           Perché insicuro. Vedi  

           Se puoi reprimere il ribrezzo e la noia 

           Dei nostri dubbi e delle nostre certezze.  

           Mai siamo stati così ricchi, eppure

           Viviamo in mezzo a mostri imbalsamati, 

           Ad altri mostri oscenamente vivi.

           Non sgomentarti delle macerie  

           Né del lezzo delle discariche: noi

           Ne abbiamo sgomberate a mani nude 

           Negli anni in cui avevamo i tuoi anni.

           Reggi la corsa, del tuo meglio. Abbiamo

           Pettinato la chioma alle comete,  

           Decifrato i segreti della genesi,
           Calpestato la sabbia della luna
           Costruito Auschwitz e distrutto Hiroshima.
           Vedi: non siamo rimasti inerti.
           Sobbarcati, perplesso;
           Non chiamarci maestri.

 

24 giugno 1986

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