“Il grifone non è un avvoltoio africano, che divora i cadaveri. È una via di mezzo tra il falco e l’aquila. Un animale superbo. Come Genova”.[21]
“Genova you are red and blue.” Fabrizio ha scritto una strofa di Genova Blues , un pezzo interpretato insieme a Francesco Baccini e dedicato al glorioso vecchio grifone. (Il piano forte non è il mio forte..., Francesco Baccini, Cgd 903172180, 1990).
La passione per il Genoa nacque quando era ancora bambino e più precisamene quando, insieme al padre e al fratello, era andato allo stadio a vedere il Torino, per il quale tutti loro tifavano. Il Toro aveva sconfitto il Genoa e, forse per la sua predisposizione a prendere le parti dei più deboli, Fabrizio decise da allora di tifare per i rossoblù.
Negli anni della scuola il suo rapporto con lo sport non fu molto intenso, fu infatti esonerato per diverso tempo dalle lezioni di ginnastica per lievi problemi cardiaci. Crescendo dimostrò discrete doti calcistiche: era un buon mediano, imitava Fogli, e alcuni gli pronosticarono un futuro da calciatore. Ma la sua carriera pedatoria naufragò invece in accanitissime sfide tra scapoli e ammogliati giocate contro i suoi amici di sempre: Villaggio, Carcassi, Oliva e altri nomi della borghesia genovese, tra i quali Paolo Mantovani, futuro presidente della Sampdoria dello scudetto.
De André è stato sempre un gran tifoso, seguiva con passione le trasmissioni sportive e, seppur di rado, quando era a Genova assisteva alle partite della sua squadra. La passione per il Genoa lo portò, negli anni in cui la squadra era in C, a partecipare a molte trasferte, consumate in estenuanti viaggi in macchina insieme all’amico Pinelli.
Fra i suoi idoli, l’uruguaiano Abbadie, il grande Meroni, il poderoso Barison, fino al Genoa di Bagnoli che aveva in Aguilera e Skuhravy le punte di diamante. Per il suo Genoa è stato sempre capace di grande partecipazione ed entusiasmo, anche in occasione di qualche triangolare estivo trasmesso in televisione. Il suo è sempre stato un tifo viscerale sì, ma anche qualificato e competente.
“Il calcio, oggi per me, non è più un punto di riferimento.” (FDA e)
Luigi Viva, Vita di Fabrizio De André (Non per un dio ma nemmeno per gioco),pag.140, ed. Universale Economica Feltrinelli