"...dicono che..."
“...Perché «tutte le parole scritte dagli uomini sono forsennato amore non corrisposto; sono un diario frettoloso e incerto che dobbiamo riempire di corsa, perché tempo ce n’è poco. Un immenso diario che teniamo per Dio, per non recarci a mani vuote all’appuntamento».”
(R.V., Il libraio di Selinunte)
Quando qualcosa sconvolge ci dice molto più di quel che siamo abituati a sentire . L’inspiegabile, l’unico, arriva come a scuoterti, svegliarti da un sonno di ordinarie, concilianti abitudini.
(R.V., Il libraio di Selinunte, pag 14, ed. Einauidi)
“È il sogno che rubi dal tuo sonno, il sogno che modelli, plasmi, fingi, che raccogli in pezzi; è l’istante prima che ha tutti gli istanti dopo ancora intatti, e, appena è, già fu ombra e tu gridi per uscirne ed essere di nuovo alla luce, perché questo sono gli uomini, urlo e sole, e tutto il resto è niente”
(R.V., Viaggi del Tempo immobile)
“Un attimo di vera beatitudine! È forse poco per riempire tutta la vita di un uomo?”
(Fëdor Dostoevskij, Le notti bianche)
“Ma il ‘68 è stato una rivolta spontanea, e il fatto che non sia riuscita forse è un bene, se è vero che il grosso problema di ogni rivoluzione è che, una volta preso il potere, i rivoluzionari cessano di essere tali per diventare amministratori.”
(Fabrizio De André, in R. Cappelli, Cantico per i diversi)
«E poi la gente, perché è la gente che fa la storia, quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti che sanno benissimo cosa fare, quelli che hanno letto un milione di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare, ed è per questo che la storia dà i brividi, perché nessuno la può fermare»
(Francesco De Gregori, La Storia siamo noi)
“Nescit labi virtus”
“La virtù non può scomparire”
(tratto da Valera, Pepita Jiménez)
Non domandare tu mai
quando si chiuderà la tua
vita, la mia vita,
non tentare gli oroscopi d’oriente:
male è sapere, Laucònoe.
Meglio accettare quello che verrà,
gli altri inverni che Giove donerà
o se è l’ultimo, questo
che stanca il mare etrusco
e gli scogli di pomice leggera.
Ma sii saggia: e filtra vino,
e recidi la speranza
lontana, perché breve è il nostro
cammino, e ora, mentre
si parla, il tempo è già in fuga, come se ci odiasse!
così cogli
la giornata, non credere al domani.
(Orazio, Odi, ode 11)
Ho levato un ricordo che ha più vita del bronzo,
più alto del regale riposo delle piramidi:
e non lo distruggerà la pioggia
che consuma,il folle vento,l'eterna
catena degli anni,la fuga del tempo.
Non sarà vera fine:
molto di me si salverà da morte...
(Orazio, Odi, ode 3,30)
“La vita non è fatta soltanto di schiaffi e pomiciate. Esistono canzoni, raduni, polemiche, speranze, giornate amare e serate di vittoria. Ci sono uomini che anche quando mancano sono presenti. E ci sono donne che abbelliscono le nostre curve. Una curva non è un ritrovo di squilibrati ma di «pazzi per scelta».
(Vincenzo Patanè Garsia, a guardia di una fede, pag.11, ed. Castelvecchi)
“Né il giovane indugi a filosofare né il vecchio di filosofare sia stanco. Non si è né troppo giovani né troppo vecchi per la salute dell’anima.Chi dice che non è ancora giunta l’età per filosofare, o che l’età è gi à passata, è simile a chi dice che per la felicità non è ancora giunta o è già passata l’età. Cosicché filosofare deve e il giovane e il vecchio: questi perché invecchiando sia giovane di beni per il grato ricordo del passato, quegli perché sia a un tempo giovane e maturo per l’impavidità nei confronti dell’avvenire. Meditare bisogna su ciò che procura la felicità, poiché invero se essa c’è abbiamo tutto, se essa non c’è facciamo tutto per possederla.”
(Epicuro, Lettera a Meneceo)
“Avevamo dodici o tredici anni, e avevamo scoperto da poco l’ironia; ci sentivamo liberi di usare l’altalena, la giostra e gli altri giochi per bambini che arrugginivano lì ai giardinetti, solo a condizione di ostentare una specie di distacco voluto e ironico. Il che implicava o affettare distrazione ( e in questo caso si poteva fischiettare, o chiacchierare, o giocherellare con un mozzicone di sigaretta o con una scatola di fiammiferi); oppure sfidare il pericolo, e quindi buttarsi dall’altalena quando toccava il punto più alto, saltare la giostra quando era lanciata al massimo della velocità, o aggrapparsi al dondolo finché non raggiungeva una posizione quasi verticale. Se in un modo o nell’altro riuscivi a dimostrare che in questi divertimenti infantili potevi rischiarci la pelle, allora giocarci diventava ok.”
(Nick Hornby, Alta fedeltà, ed. Guanda)
“L’obiettivo dunque è di stroncare la discussione, chiudere la bocca agli avversari. Un obiettivo che è quanto di più ideologico si possa immaginare e spiega anche perfettamente perché, per esempio, il coro della stampa italiana ( e non soltanto italiana) sia spesso uniforme. Il fatto è che i detentori delle chiavi dei media, di regola, sono solo persone totalmente affidabili: non occorre dire loro cosa devono comunicare, lo sanno già a memoria.Hanno introiettato le regole del gioco. L’affidabilità è faccenda che richiede lungo allenamento, considerevole applicazione. A ogni scalino nella scala gerarchica dell’informazione si deve aver dato prova di un totale disprezzo per la verità, di una completa disponibilità all’inganno, di un cinismo a prova di bomba. Solo così, di regola, si passa al gradino superiore.”
(Giulietto Chiesa,La guerra infinita,ed. Feltrinelli)
“...i grandi spiriti hanno sempre trovato violente opposizioni da menti mediocri...”
(A. Einstein)
“Andai a vedere gli studi di Rockfield durante le registrazioni, per giocare a calcio. Insieme agli Oasis, negli studi c’era Nigel Kennedy e, essendo un gran patito di calcio, lanciò una sfida sportiva:gli undici di Nigel Kennedy contro gli undici degli Oasis.Venni convocato, e andai sul campo a rafforzare la difesa; terzino sinistro per l’esattezza.
Cinque minuti prima del calcio d’inizio,stavamo già perdendo il centrocampo e l’attacco. Mani- degli Stone Roses – e Liam erano andati a farsi un paio di birre veloci a mo’ di preparazione per la partita. La squadra di Nigel aveva fatto un’entrata a effetto: tutti vestiti uguali, in coordinati rosa, con calze rosa in tinta. La squadra degli Oasis è vestita da Savile Rouges. La partita comincia.Guigsy è bravo come ha sempre promesso di essere; io faccio un massacro, dato che in effetti è il rugby il mio sport preferito. Liam fa sei goal, uno dei quali è un tiro da trentacinque metri che infila la palla diritta nell’angolo in alto a sinistra della porta. Il risultato: la squadra di Kennedy 4; la squadra degli Oasis, 12.”
(Ian Robertson, What’s the Story?OASIS, pag 200,ed. Oscar Mondadori)
“Le squadre di Londra cantavano anche Maybe it’s because I’m Londoner (Sarà perché sono un londinese) e Knees Up Mother Brown (Su le ginocchia,mamma Brown), che di solito eccitava la folla a tal punto da far cadere dale gradinate, o da far sfasciare il vagone di un treno”
(Cass Pennant,Congratulazioni hai appena icontrato la I.C.F. (West Ham United), Baldini Castoldi Dalai editore)
" C’è una regola non scritta che sembra governare i delitti della catena di sangue che si inanella a destra e a sinistra: a cadere – malgrado le apparenze e le deformazioni della memoria postuma, malgrado le costruzioni mitiche di comodo o di necessità di simpatizzanti e antipatizzanti – spesso sono i più fragili, o i più indifesi, i più innocenti: «vittime per caso». Gli assassini, del resto, non sono «marionette del sistema» come vorrebbe la pamphlettistica missina dell’epoca: piuttosto ragazzi coetanei delle loro vittime, sospinti su traiettorie opposte solo dalla presupposti ideologici ed esasperazioni esistenziali ormai incomprensibili. L’appello dei morti di destra si rispecchia in parallelo con quello del fronte avverso: un morto rosso e un morto nero, aritmicamente alternati, come se a scandire i delitti fosse il battito regolare di un metronomo. Sul lungomare di Salerno, per l’ultima volta, l’assasino e la vittima si potranno chiamare per nome: sono figli della stessa irrequietudine, frequentatori degli stessi locali, amici di amici radicati in una rete sociale comune, collegati da una comune rete di relazioni, passioni (e persino amori!) comuni. Da quel momento in poi, più la violenza si spersonalizza, più i morti si sommano: solo corpi che cadono, corpi senza divisa in una guerra non dichiarata. "
(Luca Telese, Cuori Neri, pag. XIV , ed. Sperling &Kupfer editori)
"massima virtù è aver senno, e sapienza è dire il vero e oprarlo da uomo che conosce e che segue la natura delle cose"
"a tutti gli uomini è dato conoscere se stessi e non andare oltre il limite"
"Che intelletto essi hanno? e hanno senno? credono ai cantori di piazza e prendono a maestro il volgo, non sapendo che i molti son nulla e solo i pochi hanno valore"
"l'ignoranza è meglio tenerla nascosta"
"Di quanti ho udito la parola nessuno giunge a intendere che la sapienza è cosa che sta a sé ed è distinta da ogni altra ."
(Eraclito, frammenti 75, 76,78,79,80)
"Pasolini era un vero intellettuale del dissenso, libero da qualsiasi schema, da qualsiasi imprigionamento politico e direi anche economico. Non si accontentava della cultura ufficiale, ma aveva la curiosità di scavare in altre realtà."
(Luigi Viva, Vita di Fabrizio De André (Non per un dio ma nemmeno per gioco), pag.184, ed. Universale Economica Feltrinelli)
“Ma che sapore ha una vita mal spesa…sogno gente giusta che rifiuti d’esser preda di facili entusiasmi e ideologie alla modo…sogno il mio paese infine dignitoso”.
Battisti-Mogol, una giornata uggiosa
"La
politica,questa parolona che pesa una tonnellata,resterà dunque di proprietà
esclusiva di due animatori di dibattiti televisivi attivati alle loro sedie che
puntano su se stesso.
Io non faccio politica,mi diverto dando calci,piccoli forse,ma sempre calci,nel
cemento il cui aspetto non mi piace. Le crepe appariranno poco a poco."
(Lola Lafon,resterò in piedi e non avrò paura,pag 52,ed.piemme)
E ti svegli una mattina e ti chiedi cosa è stato,
rigettare i tuoi pensieri sulle cose del passato,
prendi un fazzoletto nero che conservi in un cassetto.
Cominciava tutto un giorno, forse un giorno maledetto,
frequentando certa gente di sicuro differente,
è un battesimo di rito con il fiato stretto in gola,
quando già finiva a pugni sui portoni della scuola,
e inciampare in un destino che ti cresceva dentro da bambino,
ed un ciondolo d'argento che ti tieni intorno al collo,
odio e amore per cercare di capire una logica ideale,
una logica ideale a cui ciecamente credi.
E tua madre piange sola e ti osserva dietro i vetri,
perché sa che non perdona questa guerra,
perché sa che non ha pace la sua terra
Un partito, vecchia storia, un'eredità che scotta,
nell'ambiguità di sempre come un senso di sconfitta,
e ignorare circostanze, giochi assurdi di potere,
che ne sai di quel passato di nostalgiche illusioni,
di un confronto che da sempre si è attuato coi bastoni?
E sentirsi viver dentro, a vent'anni, all'occasione,
per cercar di dare un senso alla tua Rivoluzione.
Poi una sera di gennaio resta fissa nei pensieri,
troppo sangue sparso sopra i marciapiedi
e la tua generazione scagliò al vento le bandiere,
gonfiò l'aria di vendetta senza lutto, né preghiere,
su quei passi da gigante, per un attimo esitare,
scaricando poi la rabbia nelle auto lungo il viale,
fra le lacrime ed i vortici di fumo,
da quei giorni la promessa di restare
tutti figli di nessuno.
Pochi giorni di prigione ti rischiarano la vista,
dimmi, come ci si sente, con un'ombra da estremista?
Cosa provi nelle farse di avvocati e tribunali?
Ed Alberto che è finito dentro l'occhio di un mirino,
la Democrazia mandante, un agente l'assassino.
E Francesco che è volato sull'asfalto di un cortile,
con le chiavi strette in mano, strano modo per morire.
Braccia tese ai funerali ed un coro contro il vento,
"oggi è morto un Camerata ne rinascono altri cento".
E il silenzio di un'accusa che rimbalza su ogni muro,
questa volta pagheranno te lo giuro
Poi la sfida nelle piazze ed i sassi nelle mani,
caroselli di sirene echi sempre più lontani,
quelle bare non ancora vendicate
le ferite quasi mai rimarginate.
Ma poi il vento soffiò forte, ti donò quell'occasione,
di combattere il sistema in un'altra posizione,
tra la fine del marxismo e i riflussi del momento,
costruire il movimento tra le angosce dei quartieri.
Ed un popolo, una lotta chiodo fisso nei pensieri
e generazioni nuove in cui tu credevi tanto.
Poi quel botto alla stazione che cancella tutto quanto.
E al segnale stabilito si da il via alla grande caccia,
i fucili che ora puntano alla faccia,
le retate in grande stile dentro all'occhio del ciclone,
tra le spire della santa inquisizione.
Poi le tappe di una crisi, di una storia consumata,
di chi trova la sua morte armi in pugno nella strada,
di chi viene suicidato in una stanza di chi scappa
di chi chiude nei cassetti anche l'ultima speranza.
E ti svegli una mattina, sulle labbra una canzone,
e l'immagine si perde sulla tua generazione,
quei ragazzi un po’ ribelli un po’ guerrieri,
che hanno chiuso nei cassetti e dentro ai cuori
tanti fazzoletti neri
(F.Mancinelli,Generazione '78)

Monet-Il disgelo a Vetheuil
Caravaggio, Amore vincitore
Canova- Amore e Psiche
"E la vita continua
anche senza di noi
che siamo lontano ormai
da tutte quelle situazioni che ci univano
da tutte quelle piccole emozioni che bastavano
da tutte quelle situazioni che non tornano mai!
Perché col tempo cambia tutto lo sai
cambiamo anche noi "
(Vasco Rossi, Anima Fragile,album Colpa d'Alfredo,1980)
"Mi
piace proprio come sei
E anche quella che vuoi sembrare
Mi piace perché non ce la fai
E allora ti lasci andare
Mi piaci quando fai l'amore
E al buio ti sento respirare
Mi piaci quando riapri gli occhi
E dici di vedere il mare"
(Vasco
Rossi, Sarà colpa del Whisky, album il mondo che vorrei 2008)

(Umberto Boccioni, Elasticità, Milano, Civica Galleria d'Arte Moderna, collezione Jucker, 1912, olio su tela, cm. 100 x 100)
"Non vi è intelligenza senza emozione. Ci può essere emozione senza molta intelligenza, ma è cosa che non ci riguarda."
(Ezra Pound)
"Lei sfogliava i suoi ricordi
le sue istantanee
i suoi tabù
le sue madonne i suoi rosari
e mille mari
e alalà
i suoi vestiti di lino e seta
le calze a rete
Marlene e Charlot
e dopo giugno il gran conflitto
e poi l'Egitto
un'altra età
marce svastiche e federali
sotto i fanali
l'oscurità
e poi il ritorno in un paese diviso
nero nel viso
più rosso d'amore
Aida come sei bella
Aida le tue battaglie
i compromessi
la povertà
i salari bassi la fame bussa
il terrore russo
Cristo e Stalin
Aida la costituente
la democrazia
e chi ce l'ha
e poi trent'anni di safari
fra antilopi e giaguari
sciacalli e lapin
Aida come sei bella"
(Rino Gaetano, Aida)
"Mi sembra chiaro come la luce del giorno che l'aborto è un crimine."
(Mahatma Gandhi)
La noia la noia la noia la noia la noia
io non ci vivo più
restaci tu qui
soffrirò di nostalgia
ma devo uscire fuori da qui
Io devo io devo io devo io devo
e come dicevi tu
tornerai qui
solo quando avrai bruciato tutto
solo allora sì
E la noia la noia la noia
che hai lasciato qui
quella noia che c'era nell'aria
che c'era nell'aria allora
è ancora qui
è qui che ti aspetta sai
e tu ora
non puoi certo più scappare
come hai fatto allora
ora sai che vivere
non è vero che c'è sempre
da scoprire
e che l'infinito
è strano ma per noi sai
tutto l'infinito
finisce qui
(vasco rossi, la noia)
Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. ... la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche... lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.
Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe...
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.
Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.
Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera...
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno; era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come... più di sé stesso. Era come... due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare... come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana
e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.
(Giorgio Gaber, Qualcuno era comunista)
Non si scherza, non è un gioco
sta arrivando Mangiafouco
lui comanda e muove i fili
fa ballare i burattini
State attenti tutti quanti
non fa tanti complimenti
chi non balla, o balla male
lui lo manda all'ospedale
Ma se scopre che tu i fili non ce l'hai
se si accorge che tu il ballo non lo fai
allora sono guai - e te ne accorgerai
attento a quel che fai - attento ragazzo
che chiama i suoi gendarmi
e ti dichiara pazzo!...
C'è un gran ballo, questa sera
ed ognuno ha la bandiera
marionette, commedianti
balleranno tutti quanti
Tutti i capi di partito
e su in alto Mangiafuoco
Mangiafuoco fa le scelte
muove i fili e si diverte
Ma se scopre....ecc.
C'è una danza molto bella
tra Arlecchino e Pulcinella
si riempono di calci
si spaccano le ossa
Mangiafuoco sta alla cassa
Mangiafuoco fa i biglietti
tiene i prezzi molto alti
non c'è altro concorrente
chi ci prova se ne pente!...
(Edoardo Bennato, Mangiafuoco)
Un giorno credi di essere giusto
e di essere un grande uomo
in un altro ti svegli
e devi cominciare da zero...
Situazioni che stancamente
si ripetono senza tempo
una musica per pochi amici
come tre anni fa...
A questo punto non devi lasciare
qui la lotta è più dura, ma tu
se le prendi di santa ragione
insisti di più...
Sei testardo, questo è sicuro
quindi ti puoi salvare ancora
metti tutta la forza che hai
nei tuoi fragili nervi...
Quando ti alzi e ti senti distrutto
fatti forza e vai incontro al tuo giorno
non tornar sui tuoi soliti passi
basterebbe un istante...
Mentre tu sei l'assurdo in persona
e ti vedi già vecchio e cadente
raccontare a tutta la gente
del suo falso incidente...
(Edoardo Bennato, Un Giorno Credi)
Una voce sta cantando
ma sono pochi ad ascoltare
i gabbiani stan gridando
per poterla soffocare
altre voci piano piano
stan crescendo da lontano
se quel canto vuoi seguire
puoi cantare
E cosi'
tu sarai
uno in piu'
con noi.
E cosi'
tu sarai
uno in piu'
con noi.
Lungo spiagge sconosciute
siamo in tanti a camminare
con le lacrime negli occhi
con il sole dentro al cuore
se sei stanco di lottare
vieni qui a riposare
se non sai piu' cosa fare
puoi cantare.
E cosi'
tu sarai
uno in piu'
con noi.
E cosi'
tu sarai
uno in piu'
con noi.
Mentre il mare sta a guardare
continuiamo a camminare
come tanti burattini
con l facce da bambini
se sei stanco di lottare
siedi qui a riposare
se non sai piu' cosa fare
puoi cantare.
E cosi'
tu sarai
uno in piu'
con noi…
(Lucio Battisti,Uno in più)