Scheda bibliografica:

Argomenti filosofici da
"libri critici"

Quello che segue un elenco parziale di libri e testi che ritengo di segnalare alla lettura e che mi propongo di integrare via via con altri titoli, evidenziando per ciascuno i concetti secondo me piu' rilevanti. Altri riferimenti sono presenti nelle schede bibliografiche in questo stesso sito.


1.
Secondo Konrad Lorenz (Il declino dell'uomo), la decadenza della civilta' e la distruzione ambientale procedono di pari passo (pag.7). Non possiamo consumare piu' energia di quanta ne riceviamo dal sole (spirale debitoria, pag.175); non si puo' spendere piu' di quanto si guadagna, non si puo' crescere indefinitamente in uno spazio finito (pag.183): ma l'attenzione verso cio' che ci e' piu' vicino ci porta a trascurare i problemi globali. La posizione eretta dell'uomo e' il simbolo della sua precarieta' (pag.173).
Il contatto fra culture diverse favorisce il loro sviluppo; la cultura globale, secondo l'Autore, produce invece gli stessi effetti negativi della selezione all'interno della stessa specie (pag.65), mentre la concorrenza di mercato produce solo effetti a breve termine (pag.174).
L'iperorganizzazione deresponsabilizza (pag.10); la divisione del lavoro e' normale nei processi organici, ma limita l'uomo che, singolarmente, non e' piu' in grado di produrre da solo alcunche', ne' di capire completamente tutti i meccanismi degli oggetti piu' complicati che pure utilizza quotidianamente (pagg.145-147). La divisione del lavoro nelle societa' moderne, osserva l'Autore, ha poi introdotto la concorrenza fra le sue parti, cosa impensabile per gli organi di un corpo vivente (pag.148); inoltre, nella vita quotidiana il reale coincide con gli oggetti inanimati di uso comune, prodotti tutti dall'uomo che, in tal modo, finisce col sopravvalutare le sue capacita' rispetto al resto della natura (pag.148).
Vivendo in citta', gli uomini hanno disimparato i rapporti con gli altri esseri viventi (pag.164), la tecnica da mezzo e' diventata fine in se' (pag.169; la nostra e' un'epoca di auto-crazia, "di dominio dell'automobile", pag.186). Oggi l'ostilita' non e' piu' solo fra gruppi etnici ma fra generazioni, e i giovani di popoli diversi hanno comportamenti simili (pag.190; l'Autore osserva a pag.192 che i giovani sono anche molto piu' influenzabili dei genitori dalla demagogia e dalla propaganda).
Stretti legami, osserva ancora l'Autore, sono possibili solo fra gruppi molto ristretti di individui (pag.127 e pag.184) e non sono estendibili alle societa' di massa, dove infatti si sviluppano tensioni, asocialita' e nevrosi (pag.128; "stress", pag.130): succede allora che la legislazione democratica, che deve coniugare ordine collettivo (necessario) e liberta' di azione individuale, soffre di cesarismo e delle ingerenze della grande industria (pagg.135-136).
La gioia richiede prima il superamento di condizioni di sofferenza, che vanno affrontate ma non evitate, come cerca invece di fare l'epoca moderna (pag.188; chi ha subito lesioni gravi permanenti, osserva l'Autore a pag.195, ama la vita piu' degli altri). Solo l'uomo prova compassione per altri esseri viventi (pag.213), paradossalmente, pero', spesso non e' accompagnata da altrettanta compassione per i propri simili (pag.215).
La teoria evoluzionistica non sopravvaluta l'uomo e insieme dimostra che "l'insondabile non e' necessariamente 'soprannaturale' " (pag.227): l'universo in divenire e' indifferente alla sorte umana (pag.17), l'idea di un ordine predeterminato, finalistico, e' incompatibile con la liberta' (pag.18). Tuttavia, per capire che l'universo non e' senza senso, basta il contatto con gli altri esseri viventi (definiti "armonie della natura" a pag.202); le esperienze della prima infanzia in questo senso sono fondamentali (pag.203). La mancanza di curiosita' e di interesse per il mondo e' patologica (pag.207).
La domanda teleonomica riguarda la conservazione della specie, la domanda teleologica il significato della sua esistenza (pag.23); ogni nuovo adattamento modifica in modo irreversibile la filogenesi ("nulla e' gia' stato", pag.21), cioe' l'evoluzione della specie, ma la filogenesi, lo sviluppo genetico, non e' in grado di seguire i tempi dello sviluppo culturale (pag.14). L'adattamento e' acquisizione di nuova informazione, e' un processo cognitivo e non creativo (pag.47 e pag.51) e necessita di un confronto con altre forme organiche (pag.52).
L'amore per la vita, la compassione per le altre creature, la coscienza delle proprie responsabilita' derivano dal pensiero astratto umano, che combina le capacita' di rappresentare lo spazio, di percepire le forme (funzione raziomorfa, pag.222), di esplorare (pag.55), il linguaggio, e che necessita dell'esistenza di legami sociali ("un uomo isolato non e' affatto un uomo", pag.57). La percezione delle forme consente di distinguere i fenomeni patologici ("occhio clinico", pag.116).
Lorenz definisce nevrosi endemiche le "malattie dello spirito collettivo dell'umanita' " (avidita', competizione, carrierismo, pag.162); i processi di ritualizzazione, le norme di comportamento dell'uomo, costituiscono la sua seconda natura (pag.124). L'entusiasmo collettivo si traduce individualmente in sensazioni di "brivido" da cui consegue facilmente l'aggressivita' (pag.153): una minaccia, osserva l'Autore, puo' anche essere astratta, persino inventata (un "ismo") e produrre pero' reazioni molto concrete (pag.155), a fronte delle quali la riflessione e il ragionamento appaioni disonorevoli e spregevoli (la psicologia di massa si fonda su tecniche pubblicitarie, pagg.156-157; fissazione, pag.158). Nel programma genetico degli scimpanze', osserva ancora l'Autore, e' previsto l'attacco collettivo (pag.157).
La menzogna e' molto comune in natura, consiste nell'invio di informazioni false per ottenere un vantaggio verso altri, ma avviene sempre fra specie diverse (pagg.215-216); solo col linguaggio e' possibile la menzogna all'interno della stessa specie, che peraltro nel mondo umano e' molto piu' frequente nei rapporti collettivi che in quelli individuali (pagg.217-220). L'uomo dispone pero' di "protesi conoscitive" (pag.227) che gli permettono di estendere i confini della sua conoscenza. Esempi di cambiamenti di destinazione, invece, si trovano anche nel mondo organico oltre che in quello culturale umano (pagg.28-29).
L'arte e' "combinazione di abilita' e gioco" (homo faber e homo ludens, pag.67): l'abilita' nell'eseguire un lavoro difficile da' piacere "virtuosisitico" (pag.142) e lo svolgimento dell'attivita' in questione diventa fine a se stesso. Il valore di una composizione musicale non e' immediato ma si impone nel tempo (pag.85), e' conseguenza di un processo di apprendimento (e' una forma complessa, pagg.113-114); l'esperienza vissuta non e' descrivibile scientificamente (pag.88), e' "vera" ma non "esatta" (pag.77): a pag.163 l'Autore critica il riduzionismo ontologico ("nient'altro che").

2.
La ricerca scientifica e l'applicazione tecnologica, osserva Heilbroner ne La prospettiva dell'uomo, sono forze trainanti della nostra epoca, ma sono mal incanalate e mal dirette per l'inadeguatezza dell'ambiente economico e sociale in cui si sono formate, con effetti devastanti (incremento demografico, guerre, deterioramento ambientale). La ridistribuzione di risorse produttive ed energetiche su scala mondiale e' impensabile se non sotto la pressione di qualche grave minaccia: il massiccio deterioramento umano nelle zone piu' arretrate, secondo l'Autore, comporta che i paesi sottosviluppati, diversamente da quelli ricchi, non abbiano "nulla" da perdere.
L'armonia sociale non dipende dalla crescita economica, la poverta' e' una condizione relativa e non assoluta; eliminando il peso della lotta per la sopravvivenza, il benessere permette di esprimere l'infelicita' esistenziale.
Come ciascuna generazione da' per scontati i propri standard di vita e non prova gratitudine per quelle a lei precedenti, i sacrifici per le generazioni future incontrano la difficolta' di stabilire una identificazione con gruppi che non sono oltre i nostri confini, ma oltre il nostro tempo. L'atteggiamento verso il futuro delle moderne societa' consumistiche e' determinato da considerazioni egoistiche.
Proprio l'assenza di legami col futuro fa dubitare che gli stati-nazione e gli ordinamento socioeconomici possano prendere decisioni adesso per risolvere i problemi del futuro. Gli stati nazione, osserva peraltro l'Autore, sono surrogati psicologici della famiglia, la speranza di poter raggiungere la fratellanza universale e' utopistica.
La concezione umanistica ha il proprio punto debole nell'incapacita' o non volonta' di affrontare certe caratteristiche umane radicate. Inoltre, le priorita' attuali consistono nell'incoraggiare quel progresso industriale che, se da un lato permette di combattere la poverta', dall'altro e' destinato a divenire il nostro pericolo mortale (pericolo ambientale e climatico).
L'Autore auspica un riorientamento storico che porti alla riduzione dei raggruppamenti umani ed alla sostituzione degli stati-nazione con le polis, che erano per i greci la giusta dimensione del potere politico.
La societa' post-industriale, secondo Heilbroner, dovra' essere statica, parsimoniosa, volta all'esplorazione di stati interiori di esperienza (riti e tradizioni) piuttosto che ad un mondo esterno materiale, ed in cui l'interesse pubblico avra' la precedenza su quello privato (quindi, con minore liberta' politica, sociale, intellettuale). L'abbandono volontario del modo di produzione industriale, osserva l'Autore, comporterebbe un grado di abnegazione da parte dei suoi beneficiari (imprenditori e consumatori) che non ha precedenti nella storia; la lotta per il successo individuale, in tale societa' post-industriale, dovrebbe lasciare il posto all'accettazione di ruoli ordinati ed organizzati comunitariamente. In una societa' statica e tradizionalista, che prende ad esempio talune culture primitive "senza tempo", non trovano pero' facile posto la ricerca scientifica, l'eresia intellettuale, la piu' ampia liberta' di organizzarsi la propria vita a piacimento. Nessuna civilta', osserva l'Autore, e' priva di "malessere", perche' ciascuna esprime le paure dell'uomo, unico animale in grado di contemplare la propria morte: nel nostro tempo, pero' le attivita' umane che esprimono tale malessere stanno minacciando la continuita' stessa della vita; l'Autore riporta l'esempio di Atlante: i miti riflettono nella nostra immaginazione le proiezioni delle nostre speranze e delle nostre capacita'.
Si vedano altre considerazioni dell'Autore negli argomenti filosofici sul capitalismo e sulla pace in questo sito.

3.
Per Clive Staples Lewis (L'abolizione dell'uomo), il potere dell'uomo sulla natura e' in realta' potere di alcuni uomini su altri con la natura come strumento. Ogni generazione esercita potere su quelle successive e resiste al potere dei predecessori in quanto modifica l'ambiente e le tradizioni da loro trasmesse (una "generazione-padrona", infinitesima minoranza della specie, sarebbe impegnata -con una propria minoranza- a raggiungere il massimo potere sulla posterita' emancipandosi dalla tradizione, ed a ridurre altresi' il potere dei propri successori).
Ogni passo avanti e' nuovo potere non solo dell'uomo ma anche di alcuni uomini su altri, "Condizionatori" che si pongono fuori dai giudizi di valore e sono percio' dominati soltanto dalla forza emotiva di impulsi irrazionali: la conquista della Natura da parte dell'Uomo finisce cosi' per essere conquista dell'Uomo da parte della Natura.
Il problema principale del passato era conformare l'anima alla realta', dal XVI-XVII sec. il problema diventa come sottomettere la realta' ai desideri dell'uomo: magia e scienza applicata nascono insieme dopo il medioevo. Ma la comprensione analitica, sottolinea l'Autore, non e' sufficiente: bisogna vedere non solo attraverso qualcosa ma anche qualcosa attraverso, altrimenti si finisce col non vedere nulla, perche' un mondo trasparente ("vedere attraverso") e' anche un mondo invisibile.

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