IL GRULLO PARLANTE

poemapedagogico


 

ALLA RICERCA DEL SENSO PERDUTO

 

Quella che state per leggere è una doponovella di Pinocchio. Come esistono il doposcuola, il dopolavoro, il dopocena, il dopodomani, il dopopranzo, i doposcì, il dopopartita, il dopoguerra, il dopoelezioni, il dopobarba, il doposole... dopotutto, esistono anche le doponovelle di Pinocchio. Questa è stata scritta quando finalmente Pinocchio cessa d'essere un burattino e diventa un ragazzo”. Il Grillo parlante, che Pinocchio “non credeva nemmeno di colpirlo; ma disgraziatamente lo colse per l'appunto nel capo, tanto che il povero Grillo ebbe appena il fiato di fare cri-cri-cri, e poi rimase lì stecchito e appiccicato alla parete”... quel grillo in persona riprende a cantare, ma Pinocchio non ci crede. Per crederci, è costretto a cambiargli nome. Lo chiamerà “il Grullo Parlante”. Siccome Pinocchio non è più di legno, neppure il Grillo fa più “cri-cri-cri”: ora che è il Grullo, per la corrispondenza fantastica “del contrappasso” utilizzata anche da Dante, ha preso le stranezze del burattino di legno che voleva correggere, e si esprime in endecasillabi. Se qualche verso zoppica o risulta più corto, è tutta colpa dell'impatto col martello che Pinocchio prese “di sul banco” e gli scagliò contro.

Il canto del Grullo è come quello di un grillo. All'inizio, è accattivante, comprensibilissimo. Poi diventa sottile, nascosto e misterioso. Pare un invito a ricercare il senso perduto della felicità, della natura di Pinocchio quando era di legno... in una parola, della poesia. Chi ritrova quel senso, forse imparerà a viverne una.


Intervista al Grullo

 

- Quando viene la luna nuova, che se ne fa della vecchia?

- “Con quella si fanno le stelle”

- Le colline che sono?

- “Sono il cri-cri-cri-cric per sollevare la luna”


 

 

 

IL GRULLO PARLANTE


I

 

Il Grullo si affacciò sopra una pianta

e vide la sua mamma alla finestra:

le chiese di donargli l'uccellino

che stava appollaiato al davanzale.

La mamma lo voleva accontentare,

però sapeva quanto fosse grullo:

per cui gli fece un uccellin di stoffa

che mise dentro una gabbietta rossa.

Il Grullo lo voleva far volare

dall'albero in cui s'era arrampicato:

e voi sapete, miei bambini cari,

che mai si è visto un uccellin di stoffa

volare sopra il tetto di una casa:

ad ogni modo il Grullo non sapeva

come voialtri questa ed altre cose.

Lui che era grullo aprì la gabbia rossa

e l'uccellino prese il volo

come fosse stato in carne e ossa.


II

 

Il Grullo se ne stava appisolato

sotto una torre piena di lumache:

nel piano si muoveva un'autonave

e quel rumore a un tratto lo svegliò –

vicino all'autostrada in costruzione

un camion si muoveva sotto il sole:

portava via la terra a montagnole.

Il Grullo scese subito nel piano,

curioso, per vedere l'autonave -

Lui che era grullo prese il camion in mano

e lo depose ai piedi della torre:

con questo mezzo tutte le lumache

raggiungono veloci le città.

Bambini cari, questo è un caso strano:

nessuno può portare un camion in mano.

Pensate per adesso a un mondo nano

dove le strade sono molto corte.


III

 

Tra piante e ramoscelli un po' vivaci

si mosse il Grullo in un mattino azzurro:

non c'era in aria alcuna nuvoletta

né il fumo sulla cappa del camino -

il Grullo stava male quel mattino:

aveva un mal di nervi da crepare -

Discese nel fossato a prender l'erba,

nell'acqua di colore smeraldino,

a cogliere un'erbetta che è indicata

contro ogni tipo di dolore umano.

Lui che era grullo non sapeva certo

che i medici hanno fatto dei progressi

e curano da tanto il mal di nervi;

chiunque fosse stato nei suoi panni

sarebbe corso a farsi visitare

dal medico che aveva la condotta -

Ma come vi dicevo il Grullo scese

nel fosso per guarire con l'erbetta.

Sia per un caso, o per virtù nascoste,

il fatto sta che dopo poche ore

se ne tornava senza alcun dolore

a casa propria, con in bocca un fiore.

Bambini cari, non dovete mai

andare dentro i fossi a digiunare,

perché se avete dentro il cuore un male

correte il rischio di non tornare su.


IV

 

Un albero che schianta fa fracasso,

il Grullo lo capisce pienamente:

va subito a nascondersi nel bosco

quando comincia l'epoca del taglio.

Gli uccelli sono senza una dimora

se un albero coi nidi fu tagliato:

il Grullo raccattava gli alberelli

piantandoli di nuovo in mezzo al bosco.

Di questo se ne accorsero i ladroni,

avendo da ogni taglio poca roba.

Pensarono che fossero i braccianti

a non volere più tagliare il bosco

Non hanno voglia di tagliare il bosco"

si disse nelle tane dei ladroni.

Il Grullo rimaneva tra le piante,

nel folto dei giganti silenziosi:

venendo la stagione dei raccolti,

usciva in mezzo ai campi e si metteva

a riannodare tutti i biondi steli,

a riattaccare le spighine rotte.

Di questo se ne accorsero i ladroni,

avendo dai raccolti poca roba.

Pensarono che fossero i braccianti

a non volere più tagliare il grano

"Non hanno voglia di tagliare il grano"

si disse nelle tane dei ladroni.

Il Grullo rimaneva in mezzo ai campi,

nel mezzo delle spighe quasi rosse:

quando veniva il tempo delle piogge,

il Grullo raccoglieva goccia a goccia

la pioggerella e ci faceva un lago.

Di questo se ne accorsero i ladroni

e dissero ai braccianti che col caldo

avrebbero sfruttato quella pioggia:

ogni bracciante avrebbe lavorato

portando alle colture secchi d'acqua.

Ma quando il caldo ricoprì la terra

il Grullo bevve con un sorso il lago.

Bambini cari, avete già capito

che non bisogna rovinar le piante,

e quando il grano è già maturo è giusto

raccoglierne per tutti a sazietà.


V

 

Il Grullo se ne stava a penzoloni

sopra una quercia e lì contò le nubi.

Ne aveva conservate due più bianche

tra la camicia e il petto un poco irsuto.

Veniva verso riva uno stornello

cantato al largo da un bambino cieco:

perché vicino al Grullo c'era il mare -

un mare che potete immaginare

con tante barche e qualche bianco uccello:

gabbiani senza dubbio, ma anche case

disposte sulla costa dai Re Magi.

Viaggiano quei Re senza riposo

e portano bei doni ai bimbi ciechi:

a volte costruiscono paesi

lungo la costa o nelle parti interne.

Dunque, tornando al Grullo che contava

le nubi sopra un albero di quercia,

potete immaginare

che fu commosso al canto di quel cieco:

pulì le nubi che teneva in seno

dai peli che vi s'erano attaccati

e le lasciò vagare nel suo mare.

Il canto del bambino le attraeva.

Il cieco vide il Grullo che scendeva

dall'albero con grande leggerezza.

Bambini cari... e voi,

che c'è? Non lo vedete?

A lungo ho retto lo sfogo confidente

del vostro amore innocente.


VI

 

Il giorno di mercato il nostro Grullo

faceva degli affari sostanziosi

vendendo nuvolaglia e semi d'oro.

Voi conoscete bene il girasole

che segue passo passo il sole caldo:

ebbene, il nostro Grullo seguitando

a smuovere la testa con quei fiori,

racimolava i semi

nell'attimo in cui il sole lo toccava.

Poi li riuniva in piccoli sacchetti

e li portava a vendere al mercato:

il ricavato lo donava in giro

a quelli che ne avevano bisogno.

Ed ugualmente per la nuvolaglia

toccata da un bel sole quando cala:

il Grullo l'avvolgeva in bastoncini

come fosse zucchero filato -

Bambini cari, bambino beato

è chi da giovane giovane è stato

con cui non s’abbia a spartire

né il mangiare, né il sentire!


VII

 

I campi che coltivano i malati,

i matti chiusi dentro il manicomio

sono distanti dalla casa dove

dormiva il Grullo sonni molto quieti.

Di casa il Grullo stava in un paese

che aveva tutta gente equilibrata:

nessuno in quel paese è nato matto,

eccetto il Grullo, il quale da sé solo

raccoglie tutta quanta la pazzia.

Se la stagione è nata con la pioggia,

il Grullo usciva fuori come quando

il cielo è luminoso e lo splendore

ricopre le terrazze di ombrelloni:

per questo i suoi parenti spazientiti

decisero di prendere un ombrello

e di donarlo al Grullo

con l'obbligo di usarlo quando piove.

Il Grullo usciva fuori con il sole

e con l’ombrello aperto a mezzogiorno:

poi si buttava giù da un campanile

e andava a dondolarsi tra le case.

La gente lo guardava istupidita,

pensando che poteva farsi male

e fracassarsi il collo con le ossa.

Il fatto è che non si è visto mai

un uomo sostenuto da un ombrello

andare in aria come fosse un seme

di quelli ricoperti da peluzzi.

Il Grullo dondolò per aria tanto

tra casa e casa senza mai cadere

un giorno che non c'era punto vento;

e quando il sole gli bruciò l'ombrello

planò sopra la terra: dalle mani

gli nacquero due alberi di mele.

Bambini cari, voi capite bene

che sono strane le virtù di un grullo:

i meli sono stati già tagliati,

e per cavare il Grullo d’imbarazzo

un suo parente gli tagliò le mani.


VIII

 

Il Grullo senza mani era infelice:

un giorno che bussarono alla porta

un uomo gli portò un barattolino

di colla adatta per le mani mozze -

mise l'unguento sopra i moncherini,

ci soffiò sopra e subito le mani

spuntarono dai polsi.

Il Grullo fece presa con gli uccelli.

Infatti trovò subito l'uscita

al corpo che voleva liberarsi:

passò dalla finestra e si mantenne

sopra le nubi per parecchio tempo...

nei puri deserti del cielo

seguito dai sospiri e dal mistero

di un sogno infantile

di luna - solo di luna, perché

bambini più su non ce n'è.


IX

 

La sorte dei bestioni inferociti,

dei tori che muggiscono guardando

con aria insospettita i cieli rossi,

può capitare a un grullo come niente.

Voi già sapete quanto si diverta

l'umana specie a maltrattare i grulli

facendo loro degli scherzi brutti

che possono condurli al cimitero...

Guardate il Grullo: se ne stava un giorno

seguendo con piacere una bambina,

di quelle che si vedono sui prati

vicino a leggerissime farfalle.

Passarono di lì due ragazzotti

che aizzarono un cagnaccio contro il Grullo

il quale fuggì via gridando aiuto -

Fuggendo sollevò una ventatina

che prese insieme il cane e la bambina:

la bestia s'attaccò alla bimba, al collo,

e dopo un giro caddero sui prati

due oggetti separati:

E il Grullo, che da lì se ne è andato,

un'orma triste di bimbo ha lasciato.

Bambini cari, dov'è che può andare

un grullo, all'età di... nell'anno tale?


X

 

È cosa buona chiudere la casa

ai venti che la investono da fuori:

il Grullo un po' di vento lo cercava

tra i pioppi che diventano d'argento.

Lì vide una figura che danzava

e aveva sotto i piedi il firmamento

con l' Arno, dalla Chiana

che a giugno è quasi bianca

segnata come ruga in mezzo al piano -

Là 've 'l vocabol suo diventa vano,

il Grullo andava in caccia di parole…

in caccia senza ebbrezza. Le lasciava

senza tristezza.

E voi, bambini cari, che ne fate?

Più andate a scuola, meglio le imparate!


XI

 

Le navi che si vedono nei porti

a volte navigando vanno via:

il bimbo che l e guarda non ha pace

perché vorrebbe metterle in un vaso

con l'acqua da cambiare in capo a un giorno.

Il Grullo che sapeva quanto fosse

costoso a tutti il gioco delle barche

metteva in aria delle stelle rosse

capaci di costringere la flotta

a dirottare verso un altro mondo -

Le boe che voi vedete sopra il mare

doppiate dai barconi e dalla flotta

son mondi tondi od ugualmente stelle

che cadono sul mare a notte piena.

Alcuni protestarono con forza:

il gioco delle barche era costoso.

Il Grullo, è noto, accompagnava i bimbi

di notte sulle barche, quando ognuno

era caduto in acqua per il sonno

tra il pianto dei parenti addolorati...

tra gli addii, le occhiatacce, gli ahimé,

“le nebbiose distanze, i non-so-che”.

E quando quei bambini addormentati

volevano tornare sulla terra,

il Grullo li baciava ad uno ad uno

e alcuni diventavano... parole:

chi "fiume", chi “ranocchia", chi “tessuto"

seguendo di ciascuno il suo vissuto –

"Questi era un poeta" dirà

un bambino senza pietà.

Bambino caro, chi te l'avrebbe fatto

di raccontarti in vita la tua vita

prima che sia finita? - Un gran cultore

della forma, con la dovuta norma.


XII

 

L'immensità della montagna

che accoglie i bimbi quando sono morti

fece incupire il Grullo perché andava

rarefacendo in cielo il suo splendore –

La neve era caduta sopra i monti

e la stagione non sarebbe parsa

tanto felice a chi lavora fuori.

Il Grullo camminava mantenendo

i piedi sull'asciutto della strada:

chiese lavoro dentro una baracca

dove si fabbricavano candele.

Il gelo aveva rotto alle finestre

i vetri e la corrente era mancata.

La gente chiese dunque le candele,

ma i soldi per pagarle non li aveva:

si sa che chi possiede una baracca

vorrebbe fare i soldi

vendendo ad ogni costo le candele.

Intanto il freddo s’incrudiva, freddo.

Il Grullo mise tutti i ceri fuori:

illuminò le strade e la baracca

su cui scendeva un fitto turbinìo –

Allora il proprietario della luce,

convinto che la neve luccicava,

soffiò sopra quei ceri:

un soffio gli costò la vita esatta.

Bambini cari, un soffio è un moto umano

che genera la vita del poeta...

né per il lucro, né alle schiere:

ma solo per l'ispirazione,

i dolci suoni e le preghiere.


XIII

 

Talvolta nella calma di settembre

si vede una cicogna abbandonata

al vento che la tiene

come nuvola in un cielo senz'aria.

Da lì le case sono senza forma

o meglio si somigliano talmente

da non distinguere la casa

su cui deve calare la cicogna.

In tali condizioni quest'uccello

ritorna lentamente sui suoi voli -

Gli uccelli migratori hanno un tragitto

segnato sulla carta da millenni

e tornano sovente a fare il nido

su case abbandonate, proprio vecchie.

Un tempo la cicogna, lo sapete,

portava a domicilio i bimbi nati:

ai nostri giorni c'è soltanto il Grullo

che fa questa fatica per la mamma.

D'inverno si riposa su isolette

al tropico del Cancro, e un dolce vento

tracima sopra un letto

di donna, ma talvolta

esiste una corrente ascensionale

che tiene in alto uccelli molto esperti

capaci di raggiungere la terra

varcando il mare per due volte all'anno...

e il Grullo non arriva. Un gran malanno

è il tempo che non va perché è cambiato...

Chi sa chi sarà stato!

Bambini cari, voi capite bene

che  non bisogna, non si deve

cambiare il tempo -

Per un attimo lo riprendete,

ma ingannare lui più non potete.


XIV

 

Il sole retto in cielo da molt’acque

induce a tracimare le città:

la gente dei villaggi arriva in centro

portando dietro l’acqua come viene.

Il Grullo disse un giorno alla sua mamma

che andava a comperare il cielo vivo

e per comprarlo bisognava andare

ai grandi magazzini -

Voi mi direte in che consiste questa

grullata che si chiama cielo vivo:

il cielo vivo è un giocattolino

venduto su licenza americana,

in cui girando dei bottoni accesi

si vedono le stelle quando è giorno -

I jet vanno in cielo come frecce

portando il carburante al cielo vivo,

le stelle sono simili a stufine

che bruciano petrolio a non finire.

Si tratta di un giocattolo costoso...

Si pensi che il petrolio

arriva con le navi, e che le navi

camminano sul mare senza sosta.

Ci sono poi le spese di estrazione

e quelle per pagare il personale

che naviga che vola e che lavora

ai pozzi di petrolio.

Il Grullo restò male quando seppe

il prezzo per avere il. cielo vivo.

Tornando verso casa a carnevale,

un ragazzino gli gettò le stelle

filanti sopra i piedi appesantiti

dal lungo strascicarsi per le strade –

La gente dei villaggi lo guardava

e le ritenne misero e sciupato.

Il Grullo fece allora un movimento

di stelle e di pianeti sulle braccia

e d’improvviso apparve la Via Lattea

che è dentro l’universo in espansione.

Bambini cari, misteriosamente

il Grullo si fa amica

la gente (me per primo)

dal non far niente.


XV

 

Si dice che il pastore principiante

che lega alla montagna il proprio gregge

non sa seguire in aria linee bianche.

È vero questo quando un aeroplano

sorvola sulla vetta le montagne.

Nessuno sale in cielo

senza lasciare in aria righe bianche

o un bianco fil di fumo...

Pare che spesso l'acqua dia l'esempio

che tutto vada in fumo sotto il sole.

Il Grullo disegnò sulla terrazza

due strisce parallele di parole:

su quelle fece scendere un aereo -

La gente che discese restò male,

perché credeva d'essere arrivata,

invece c'era ancora tanta parte

di cielo aperto e terra azzurro sale...

Bambini cari, un grullo questo vuole:

sporcare il mondo intero di parole.

Le mette in bocca, come se volesse

mangiarsi le parole (anche se parla,

si mangia le parole)

nascoste negli oggetti.

Così fece in effetti

Geppetto con Pinocchio:

si mangiò il legno e fece un burattino

vivo come un bambino.


XVI

 

Guardate quanto è triste la sciagura

dei polli che stramazzano nell'aia:

gli hanno tirato il collo,

estratto fuori il gozzo

e messo un dito in gola.

Il giro della morte fu imparato

guardando queste bestie agonizzanti –

Il Grullo vide un giorno un ragazzino

che aveva un aeroplano

di carta di giornale, che faceva

in cielo giravolte eccezionali.

Girando l'aeroplano prese vento

e andò disperso per parecchie miglia.

Il Grullo si dispiacque, lì impotente

che il ragazzino stesse a mani vuote

e cominciasse proprio a disperarsi:

l'aereo non soltanto si girava

nel giro della morte: non tornava

in mano a chi lo lancia. Era già buio:

in aria c'era solo una giraffa

emersa su dal corpo di una nube.

Quest'animale avendo il collo lungo

distingue senza sforzo gli aeroplani

e legge con premura le notizie

che sono riportate dai giornali.

Quest'opera importante intitolata

“Il Grullo Parlante” l’ha portata

invece in quel deserto un venditore

ambulante di lunari -

Bambini cari, e ora va imparata!


XVII

 

Sono nate le rose rifiorenti:

si colgono prestissimo al mattino

e quando è notte sono ancora accese.

Il Grullo ne raccolse un camioncino

per metterle in terrazza ad asciugare -

Le rose del mattino sono molle:

hanno una "voglia" di giornate belle,

senza una goccia che barlumi in viso

all'aria abbacinata dalle rose.

I fiori quando appaiono in terrazza

diventano la gemma delle cose...

l'infanzia delle rose.

A mezzogiorno appaiono le nubi

coperte di nerissimi mantelli:

il Grullo nel vedere il cielo ucciso

da quelle masse piene di livore

chinò la testa e pianse amaramente –

Bambini cari, è da mandare a mente

prima che andiate a letto:

il Grullo è il prediletto

trastullo della rosa, suo conforto in ogni

pena e compagno dei suoi sonni.


XVIII

 

Se un uomo generasse nuvoloni

nessuno crederebbe al suo operato:

è troppo dolce la bambagia bianca

che tocca le colline e si riposa

ai piedi di una casa

dentro la quale il Grullo addormentato

sognava un lago pieno di barchette -

È certo una speranza senza fondo

sognare un lago nella valle arsa:

eppure il Grullo quando s'è svegliato

ha visto un vuoto ancora tremolato

dai moti delle barche... quale

par tremolando mattutina stella.

Il giro di quel lago era abitato

da tanti "soli" e da casine bianche -

Capite bene che uno specchio d'acqua

così svuotato in mezzo alla pianura

farebbe gola agli uomini incapaci

di fare in acqua tuffi e capriole.

Soltanto il Grullo vide alcuni omini

gettarsi da una casa dentro il lago,

poi con un salto uguale alla discesa

tornare su per alto: sono “alieni”

venuti giù per essere ripieni

di terra: venuti, qui... da dove?

Da Marte no, non da Venere o da Giove

pianeti senza vita. La cosa di per sé

sarebbe già finita

quando si sveglia il Grullo...

Il lago c'è, però, come una casa

che appena scuote, il giorno cade in acqua...

Bambini cari, senza esagerazione...

la casa cade, immediata -

mentre il Grullo la ghermisce

al sonno. Lei cade e quello si ridesta su.

E a cadere non ce la fa più.


XIX

 

Non c'è bisogno d'essere sospinti

dai lampi dentro case più spaziose –

la terra accoglie bene il temporale:

la gente che lo fugge cade in acqua.

Il Grullo abbiamo visto non fa caso

all’acqua che lo bagna.

In capo al giorno si ritrova in tasca

le goccioline da infilar con l'ago,

e gli ci scappa sempre una collana

che le ragazze metteranno al collo -

È bello ritrovarsi in una casa

con le ragazze in forme iridescenti

per la collana d'acqua

che il Grullo ha dato loro…

Se scrivo “a l’oro”, la collana d’oro!

Nel cuore della notte una ragazza

cammina in sogno per vedere il Grullo...

se è proprio grullo, oppure se la fascia

coi bracci, se la bacia.

Bambini cari, nell'incertezza

di come fare, perde chi si angoscia.


XX

 

Dopo la pioggia la giornata è d'oro:

spagliano in aria stormi di colombe -

Si farà sera per la gente scalza:

il sole rotolando già sobbalza,

affioca sul paesaggio

le stoppie che rimangono nei campi,

e l'erba molto secca brucia tutta.

Dentro le case entra un po' di fumo,

che un poco camminando, un po' sospinto

dal vento più leggero della notte,

arriva quasi in cima alle colline -

Succede che nel corso di una festa

si accendano i falò per qualche santo,

il quale da sé solo è solo nebbia,

con gli altri sembra invece mezzo grullo:

il Grullo lo riscontra... Lui si aspetta

che faccia partorire

le idee ai grilli, convinca a ripartire

l'infermo che c'è lì,

sfinito da morire.

Si mette a piangere e a tossire.

Bambini cari, chi è infermo nel suo affetto,

commuove... Ma è avvezzo al suo angoletto.

Non ama mura nuove.


XXI

 

Sebbene in cielo passi la lunetta:

il guscio solo, perché la faccia è in ombra,

nessuno si accontenta di una casa

se dentro non ci brillano le luci.

Il Grullo stava appunto girellando

col motorino avuto da un amico

e oltrepassata un poco una collina

trovò davanti a sé una casa al buio -

Dalle finestre al piano superiore

usciva la lunetta.

In quel momento si affacciò una donna

che chiese al Grullo di lasciare a terra

la luce che faceva il motorino:

il Grullo accelerò il motore in folle

e verso l'alba terminò la luce -

Un astro si spostò dalla sua via

e il sole caricò la batteria:

ballando in casa accese un lampadario

da un difetto d'anima afflitto...

sospeso al soffitto.

Bambini cari, è proprio necessario

di un ballo offrire una descrizione

lesione per lesione?


XXII

 

Sui tetti non si gira senza meta -

quando c'è la luna è un precipizio

il tetto di una casa:

soltanto chi è sonnambulo è sicuro

di non cadere mai dai cornicioni.

Il Grullo fece un giro sopra i tetti

tenendo in una mano la chiavetta

che serve per aprire le mattine -

Con quella chiave il Grullo taglia i muri

per fare entrare in casa i lumi fissi:

la luna poi si aggira in ogni stanza.

La luna mette gli occhi sui bambini:

su quelli che non dormono da soli

e temono di stare a luce spenta.

Le stelle sono fisse in apparenza,

ma girano anche loro:

bisogna aver pazienza con i bimbi

che vedono nel sole un precipizio.


XXIII

 

È bene che un profumo non diventi

più acuto della luna tra la nebbia,

così tracima altrove in qualche santo -

In cielo camminava un uomo, un altro

teneva la cavezza a una giovenca.

La corda tra le mani lo mordeva:

Giovenca seguì l'uomo nella stanza

dove sarebbe entrato per dormire -

A oriente c'era un gruppo di sei stelle:

Le bestie più tenaci già nel sonno

barattano le cose

e il fiato si trasforma

man mano in cose larghe, più leggere.

Il Grullo tiene in serbo per la notte

le stelle che spariscono di giorno,

ma lo faceva solo per dormire:

Così sognava il cielo ancora rosso,

e quando vede in alto un animale

(Giovenca che brucava i prati verdi

o il Toro, l'Ariete, il Capricorno)

allora si addormenta

in sogno, e viaggia come Ulisse…

Bambini cari, sarebbe necessario

rileggere con voi l'Apocalisse.


XXIV

 

Nel cielo non ci sono che due facce:

quella del Sole e quella della Luna –

tutte le stelle sono solamente

puntini trascurabili in confronto.

È cosa nota che variando zona

nella galassia che contiene il Sole,

a esempio tra le Pleiadi o sul Carro,

il Sole appare come una stellina

mentre la Terra e l'astro suo notturno

non si distingue più.

Il Grullo imparò un giorno che iniziava

la gente a trasmigrare verso gli astri:

per sé si procurò una navicella

con cui girò parecchio intorno al mondo

e poi si allontanò verso la Luna -

Trovò che le città erano quelle:

i fiumi non più azzurri i mari scialbi

e tutto molto grigio...

Rifare il cielo fu la sua novella.

I monti somigliavano a casine

disposte sulla terra a fasce unite

intorno a Biancaneve e i sette nani

a Bambi, Cenerentola e Alice

nel paese delle meraviglie...

ma senza le stoviglie di cucina.

Dimentico che vide anche i deserti,

ma da lontano non si distingueva

la sabbia che li copre - vide

tutto ciò che brilla e ride.

Là andremo dove un ruscelletto, Bambi-

ni cari, corre al fiume

per un boschetto.


XXV

 

Come passando dal turchino al buio

il cielo manifesta qualche sole,

l'aria si stringe tra i palazzi e preme

luci di dentro: case cemento

spillano a migliaia:

luce non basta a ricondurre in moto

la luce consumata.

Il Grullo che disturna i firmamenti,

che ha dato la disturna,

e lancia frizzi

in uno scambio di motteggi in versi,

si accorge dalla culla...

da terra, che può cantare-nulla -

da Terra con l'aggiunta di Mercurio

di Marte-Giove-Venere

che con Bacco-Tabacco

riduce l’uomo in cenere.

Nessuno vi può dire quanti sono

levando gli occhi in su

i corpi oscuri o accesi

bambini, oh cari!,

se ci restate presi.

Parole e occhiate di stelle maliarde

come i piedini... furono bugiarde.


XXVI

 

Il fontanile che distilla i mondi

delle parole grandi e profumate

ha reso verdi zone popolate

da gente primordiale senza casa:

Il ghiaccio forma adesso lunghi fiumi

che gli elfi e i nani portano giù a spalla

posando prima d'essere in pianura

le pietre che si chiamano morene.

È? verde la pianura con i fiumi

e quelli la dilatano sul mare

formando gli arenili e foci a delta:

i fiumi che non portano parole

si scavano una grotta nel profondo

di terre accatastate dai ghiacciai -

Può quindi capitare

che sotto un fiume ce ne scorra un altro,

oppure vi potete immaginare

un uomo che risale la corrente

senza motore e senza far fatica

coi remi della barca:

il fiume è chiaro e scorre verso il mare,

le barche non lo accostano per niente,

sono soltanto vene:

un fiume che cammina in senso opposto

porta le barche fino alla sorgente.

Il Grullo per seguire le parole

aveva escogitato questo trucco:

bloccava i fiumi presso la marina

dove già esiste un foro naturale

che aiuta le parole

a risalire verso le vallate,

in modo che passando da quel foro

coi pesci che provengono dal mare

il Grullo risaliva facilmente

le valli inseminate.

Così per anni interi il Grullo ha fatto

il giro dei poemi o terre emerse

e percorrendo in senso opposto il tratto

che va dal mare all'acqua di paese,

tornava più pulito nella casa

vicina ai vecchi muri, dalla mamma.

Uscito poi nelle correnti esterne,

doppiò le terre emerse andando a capo

Buonasperanzaverdecaponero.

A Capo Matapan vide la Grecia

e sotto Capo Horn monti di ghiaccio

caduti dall'Olimpo -

A questa conclusione arrivò il Grullo

che adesso ricordava che la sede

dei numi antichi era tra la nebbia.

A Capo Horn c'era molta nebbia:

il mare mosso e un branco di pinguini

che accesero un bel fuoco...

Bambini cari, tenetevi vicini:

le mani nelle mani, in girotondo.

Il mondo dei poemi è un mondo

tondo ritratto come appare...

Quale insperata mèta!

Un manicomio sì grande

per sì piccolo poeta.


XXVII

 

Parrebbe che nel corso dei millenni

g1i Inca o altri popoli per loro

raggiunsero gli atolli, prima ancora

dell'isola di Pasqua -

Il volte umano non distingue l’acqua

pacifica che va fino agli atolli:

i numi come sempre indifferenti

o avversi per natura,

vivevano nell' isola rimasta

lontano dalla terra popolata.

Il Grullo visitò gli atolli quando

gli apparve un cavaliere

che aveva l'armatura di corallo.

Al centro degli atolli c’è la luna,

ovvero una laguna per mancanza

di una o due parole,

che osserva il proprio aspetto nello specchio

di mare chiuso in sé.

L'oceano immenso è senza meraviglia

dinanzi a un isolotto popolato

dall'acqua di bacino per traslato,

se invece da altre parti nasce a caso

un' isola dal fondo degli abissi

e l'acqua bolle intorno

fumando case cenere e lapilli,

il Grullo grida forte: "Miei pupilli...

bambini cari, state via da me!".


XXVIII

 

Per la stagione è facile il respiro

se gli uccellini battono la coda

sopra la terra rassodata appena

e nata dalla vena di un poeta –

Volano molto e sono poco esperti,

toccano l’acqua a ogni spuntar di luna

mentre chi passa li vorrebbe in mano.

Ardono i campi per l’azzurro intenso

prima di sera, con la paglia mozza

da mettere nel cuore e nel cervello

di un uomo che stagiona da sé solo:

Lui ride a tanti uccelli, poi li scaccia

lontano lontanissimo

quando qualcuno gli si posa in mano.

Il Grullo ha visto un uomo in mezzo al grano

che aveva in cuore come una muraglia

cinese: dalla Cina

visibile perfino dalla luna:

il troppo faticare è una sfortuna...

Tutto rientra nel giochino onesto

che fanno i bui con il sole amico

e anche la famiglia ne è contenta

se tiene a bada dagli uccelli i campi

e se fatica con la bocca unta

per il gran caldo e per i figli giunti

in terra da lontano...

Bambini cari, il caso non è strano:

i figli come i gigli

e le parole in chiesa, dolci e belle,

sono caduti un giorno dalle stelle.

“… Sei sfortunato come un cane in chiesa”,

diceva invece il Grullo a te, fanciullo.


XXIX

 

Essere nati è come trasparire

in mezzo ai campi e avere tra le mani

l'uva le viti insieme alla cavalla

che portano al macello i ragazzini -

Il Grullo vide uscire da una stalla

la vacca con le corna di metallo

che alleva un vitellino senza corna

e i bimbi appiccicati ad una culla

tendono le mani

verso le colombe, che adesso vanno

su e giù sopra la culla: altre ancora

si staccano ben presto dal risucchio

che lega terra terra i nuvoloni

e voi, bambini cari,

che andate sopra l'erba nell'estate

a fare scivoloni...

precipitando come

nel vuoto pieni zeppi di risate.


XXX

 

Ecco che altre volte dalla sabbia

si sona ripescati i firmamenti:

le piazze che sorprendano per aria

sano celesti. Adesso il vento le trascina

in casa e escono correndo quei fanciulli

che chiudano la bacca ai forestieri

appena qualcheduno cade morto

dal troppo avere: ha visto

con gli occhi case che non può capére -

Il Grullo navigando dentro un porto

notò che molte barche erano in secche

parole senza vele, barcarole ,

ma c'era tra le barche in mezz’a a l’oro

il grande Bucintoro

che naviga nel cuore di Venezia...

Bambini cari, non è che sia un’inezia!


XXXI

 

Certo che il sonno è una gran cosa quando

le colombine sbattono le ali

e sono presto in cima al campanile

di San Marco, che domina Venezia

senza staccarsi troppo dalle case

per impedire ai cieli di stagnare

in gore puzzolenti

e avere ancora i denti in quel sapore -

Il doge che comanda ai veneziani

è morto di stanchezza.

Il Grullo lo rincorre nell'ebbrezza

di monti lontanissimi dal lido:

sui poggi che riaffiorano sul viso

di certi gondolieri…

Bambini cari, a me mi sembra ieri

di essere stato un giorno anche a Venezia.


XXXII

 

Talvolta quest'azzurro batticuore

trasuda sopra i tetti circostanti

lasciando in aria un limpido diverso

che coprirà di polvere le stelle –

Scesero in tanti gli uomini a brillare

seguendo gli elementi primitivi

le pelli e gli animali ancora vivi.

Colpirono anche i pesci a mazzolate

e presero gli uccelli per la coda:

ciascuno fu mangiato da un'enorme

sirena dalle braccia profumate -

Il Grullo ricavato dalla coda

di tante sirenette abbandonate

non fece troppo caso ai loro versi,

invece si occupò degli universi

che invadono le teste alle sirene

spaesate tra la gente...

Bambini cari, il poeta per fortuna

non serve a niente:

nemmeno la poesia. Mamma mia!

Lei di profumi non ne aveva punti:

aveva un sesso quasi inesistente,

eppure inceneriva nella mente

quasi un forno d’incenso.


XXXIII

 

L’ombra che ruba al nostr’andare il tempo

e accarezza in mare

uno sciacquìo monotono

si accorcia a mezzogiorno tra le case

lasciando tracce di membra ferite.

E proseguendo sopra le ombre immote

un bel sereno tocca le fessure

dei muri, sopra i tetti

gabbiani stanno in pace:

i bianchi uccelli hanno nidificato

la loro assenza in mare -

Una gran luce è dentro, nelle stanze:

nuvole bianche restano in soffitta

e altre nubi sono esplose in mano.

Il Grullo sollevò con l'altra mano

città carbonizzate...

chi sa? forse in agosto:

il primo, il dieci o l'otto -

E' bene non fissarsi

coi numeri a ogni costo...

Sono soltanto date!

Bambini cari, è giusto che giochiate.


XXXIV

 

Tra le stagioni è limpido l'inverno

che investe l'aria e ci rimette i denti:

sotterra i morti con la pelle asciutta

e chiude in casa il resto dei viventi -

Ci sono poche foglie nelle piante

che rischiano di chiudersi in un brusco

addio di tante foglie

e accartocciarsi tutte.

L'azzurro sbuca fuori come un bruco

appena vede l'aria più turchina:

la neve circondava la collina

e il Grullo ha aperto gli occhi per guardare

di quante anime è fatto

e quante anime ha in cielo l'alto mare...

Lì si può andare nudi anche in estate.

E voi bambini nudi ci lasciate.


XXXV

 

L'una dall'altra fuggono le stelle

quasi impaurite e scacciano via gli urli:

oppure l'universo ha due polmoni:

l'uno si stringe e l'altro manifesta

nuove città.

Il Grullo non crescendo mai in età

non ebbe mai una veste tutta bianca:

fuggiva sopra i tetti e nella sbianca

luce dell'alba spense le sue stelle -

La mamma desta a ora mattiniera

s’alzava invece a lume di candela...

Bambini cari, il sonno è una miniera

di mezze verità - di vita vera.


XXXVI

 

La navigazione nel lago di Lario

non ebbe tempeste. Esiste a Milano;

una rete di canali

che permise alle chiatte, chiotte chiotte,

di raggiungere il mare - Quindi in città

arrivano i gabbiani, piccoli, mossi,

appena la bonaccia

attira questi uccelli in coma in sonno.

Il Grullo sonnecchiando trasse in lungo

la notte accanto al duomo di Milano

che andava scomparendo piano piano

in mezzo a tanta gente che parlava...

Bambini cari, c’è chi ha già la bava

alla bocca e parla parla, ma la gente abbiocca!


XXXVII

 

E quando cade il sonno tra le reglie

lasciando i contadini ancora scalzi,

si accende nella luna

un astro circolare:

Le case diventavano dei forni

in cui non è possibile dormire

neanche per i bui -

Il Grullo vide il sole in mezzo ai fogli

confuso con le reglie e le parole,

coi mari che vaporano nel mezzo

di terre circolari quasi asciutte.

Per questo mise mano al gran poemetto

di U1isse e Po1ifemo…

Leggetelo, bambini, per favore!

Fate contento il Grullo e il suo furore.


XXXVIII

 

Non so come spiegarmi - dice il vecchio -

che a volte camminando in mezzo a gli orti

con tutte quelle stelle luccicanti

mi sembra sia più facile parlare

in un istante io parlo con la luna...

Del resto c'è il palazzo conosciuto

col nome di palazzo senza fondo

dove è vissuto più di un vagabondo

capace di parlare con la luna -

Il Grullo, che sapeva che la luna

non gira mai nel verso che si vuole,

la chiuse in una scatola rotonda

con alberi e montagne di cartone:

per farvi divertire... Quella cosa

come la terra è sempre polverosa!


XXXIX

 

Nel corso della guerra dei trent' anni

spedimmo in cielo alberi indorati

di luci di Natale,

divisi in gruppi come nelle aiuole

e tutti senza foglie,

perché il fastidio delle piante è enorme:

pensate che qualcuno le vedeva

girare nel giardino tutte spoglie!

D'inverno, voi direte, è naturale

che gli alberi non abbiano le foglie…

Non sempre, specialmente su in montagna

dove ci sono piante sempre verdi -

Il Grullo innamorate delle piante

distingue tra le case una fontana

di luce che tagliò le case basse

le piante e ogni essere animale:

Un poco più distante come un fungo

si alzava una colonna

di gente mescolata

a un numero fittissimo di fiamme:

di fiamme, come mamme

che purgano gli istinti in Purgatorio

e chiamano i bambini esagitate -

Il Grullo le vedeva e si agitava...

come se avesse un appuntamento

col sole che spuntava.


XL

 

Melozzo da Forlì - Servator mundi:

Urbino che lo accoglie ha un grande prato;

dipingono i pittori cittadine

con dentro il Salvatore immacolato -

Viveva Federico in un palazzo

che guarda la campagna e non si muove.

Il Grullo si affacciò nella sua stanza

e lì trovò che il duca

soffriva per aver dimenticato

di far venire a corte il nostro Grullo:

Più sotto, ad Acqualagna, il vento è triste

da quando Vespasiano imperatore

ha perforato il monte con i chiodi...

La Storia è molto lunga a raccontare

e il Grullo non arriva oltre i cent'anni:

c'è poi da dire che con i bambini

si parla raramente di pittura.


XLI

 

Il vento pulisce il cielo senza scosse

e passano le nubi lungo un anno:

il Grullo che invecchiava era felice:

La mamma gli appariva alla finestra

in quanto da un po' d'anni era già morta -

Si mosse in aria ancora un uccellino

e forse era un uccellino vero:

la gabbia rossa stava in un cantuccio

e il Grullo che l'aveva conservata

la riguardava pieno di stupore.

Da quella gabbia l'uccellin di stoffa

aveva preso un volo molto lungo,

e mentre un altro uccello in carne e ossa

di notte si sarebbe riposato,

quell’uccellino vola senza posa

in cerca della mamma e sul mattino

la porta alla finestra del suo Grullo...

Adesso voi dovete addormentarvi

perché nel cielo sono apparsi gli astri:

le grandi stelle e gli uccellini nani

che passano da un cielo a un altro cielo –

Bambini cari, addio:

Ormai di separarsi è giunta l'ora,

ma promettete un incontro per domani:

Il Grullo è riuscito a taglieggiarsi:

Fissa la taglia e premia chi lo trova.


Nota

 

I versi in corsivo sono tratti da

 

Dante, La Divina Commedia

Esenin, Congedo

Palazzeschi, Cittadino

Puškin, Plebe (Il poeta), Eugenio Onieghin