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IL
GRULLO PARLANTE poemapedagogico
ALLA RICERCA DEL SENSO PERDUTO Quella che
state per leggere è una doponovella di Pinocchio. Come esistono il
doposcuola, il dopolavoro, il dopocena, il dopodomani, il dopopranzo, i
doposcì, il dopopartita, il dopoguerra, il dopoelezioni, il dopobarba, il
doposole... dopotutto, esistono anche le doponovelle di Pinocchio. Questa
è stata scritta quando “finalmente
Pinocchio cessa d'essere un burattino e diventa un ragazzo”. Il Grillo
parlante, che Pinocchio “non credeva nemmeno di colpirlo; ma
disgraziatamente lo colse per l'appunto nel capo, tanto che il povero
Grillo ebbe appena il fiato di fare cri-cri-cri, e poi rimase lì
stecchito e appiccicato alla parete”... quel grillo in persona riprende
a cantare, ma Pinocchio non ci crede. Per crederci, è costretto a
cambiargli nome. Lo chiamerà “il Grullo Parlante”. Siccome
Pinocchio non è più di legno, neppure il Grillo fa più “cri-cri-cri”:
ora che è il Grullo, per la corrispondenza fantastica “del
contrappasso” utilizzata anche da Dante, ha preso le stranezze del
burattino di legno che voleva correggere, e si esprime in endecasillabi.
Se qualche verso zoppica o risulta più corto, è
tutta colpa dell'impatto col martello che Pinocchio prese “di sul
banco” e gli scagliò contro. Il canto del Grullo è come
quello di un grillo. All'inizio, è accattivante, comprensibilissimo. Poi
diventa sottile, nascosto e misterioso.
Pare un invito
a ricercare il senso perduto della felicità, della natura di Pinocchio
quando era di legno... in una parola, della poesia. Chi ritrova
quel senso, forse imparerà a
viverne una. Intervista al Grullo - Quando viene
la luna nuova, che se ne fa della vecchia? - “Con
quella si fanno le stelle” - Le colline che
sono? - “Sono il
cri-cri-cri-cric per sollevare la luna” IL GRULLO PARLANTE I Il Grullo si affacciò sopra una pianta e vide la sua mamma alla finestra: le chiese di donargli l'uccellino che stava
appollaiato al davanzale. La mamma lo voleva accontentare, però sapeva quanto fosse grullo: per cui gli fece un uccellin di stoffa che mise dentro una gabbietta rossa. Il Grullo lo voleva far volare dall'albero in cui s'era arrampicato: e voi sapete, miei bambini cari, che mai si è visto un uccellin di stoffa volare sopra il tetto di una casa: ad ogni modo il Grullo non sapeva come voialtri
questa ed altre cose. Lui che era grullo aprì la gabbia rossa e l'uccellino prese il volo come fosse stato in carne e ossa. II Il Grullo se ne stava appisolato sotto una torre piena di lumache: nel piano si muoveva un'autonave e quel rumore a un tratto lo svegliò – vicino all'autostrada in costruzione un camion si muoveva sotto il sole: portava via la terra a montagnole. Il Grullo scese subito nel piano, curioso, per vedere l'autonave - Lui che era grullo prese il camion in mano e lo depose ai piedi della torre: con questo mezzo tutte le lumache raggiungono veloci le città. Bambini cari, questo è un caso strano: nessuno può portare un camion in mano. Pensate per adesso a un mondo nano dove le strade sono molto corte. III Tra piante e ramoscelli un po' vivaci si mosse il Grullo in un mattino azzurro: non c'era in aria alcuna nuvoletta né il fumo sulla cappa del camino - il Grullo stava male quel mattino: aveva un mal di nervi da crepare - Discese nel fossato a prender l'erba, nell'acqua di colore smeraldino, a cogliere un'erbetta che è indicata contro ogni tipo di dolore umano. Lui che era grullo non sapeva certo che i medici hanno fatto dei progressi e curano da tanto il mal di nervi; chiunque fosse stato nei suoi panni sarebbe corso a farsi visitare dal medico che
aveva la condotta - Ma come vi dicevo il Grullo scese nel fosso per guarire con l'erbetta. Sia per un caso, o per virtù nascoste, il fatto sta che dopo poche ore se ne tornava senza alcun dolore a casa propria, con in bocca un fiore. Bambini cari, non dovete mai andare dentro i fossi a digiunare, perché se avete dentro il cuore un male correte il rischio di non tornare su. IV
Un albero che schianta fa fracasso, il Grullo lo capisce pienamente: va subito a nascondersi nel bosco quando comincia l'epoca del taglio. Gli uccelli sono senza una dimora se un albero coi nidi fu tagliato: il Grullo
raccattava gli alberelli piantandoli di nuovo in mezzo al bosco. Di questo se ne accorsero i ladroni, avendo da ogni taglio poca roba. Pensarono che fossero i braccianti a non volere
più tagliare il bosco – “Non hanno voglia di tagliare il bosco" si disse nelle tane dei ladroni. Il Grullo rimaneva tra le piante, nel folto dei giganti silenziosi: venendo la stagione dei raccolti, usciva in mezzo ai campi e si metteva a riannodare tutti i biondi steli, a riattaccare
le spighine rotte. Di questo se ne accorsero i ladroni, avendo dai raccolti poca roba. Pensarono che fossero i braccianti a non volere
più tagliare il grano –
"Non hanno voglia di tagliare il grano" si disse nelle tane dei ladroni. Il Grullo rimaneva in mezzo ai campi, nel mezzo delle spighe quasi rosse: quando veniva il tempo delle piogge, il Grullo raccoglieva goccia a goccia la pioggerella e ci faceva un lago. Di questo se ne accorsero i ladroni e dissero ai braccianti che col caldo avrebbero sfruttato quella pioggia: ogni bracciante avrebbe lavorato portando alle colture secchi d'acqua. Ma quando il caldo ricoprì la terra il Grullo bevve con un sorso il lago. Bambini cari, avete già capito che non bisogna rovinar le piante, e quando il grano è già maturo è giusto raccoglierne per tutti a sazietà. V Il Grullo se ne stava a penzoloni sopra una quercia e lì contò le nubi. Ne aveva conservate due più bianche tra la camicia e il petto un poco irsuto. Veniva verso riva uno stornello cantato al largo da un bambino cieco: perché vicino al Grullo c'era il mare - un mare che potete immaginare con tante barche e qualche bianco uccello: gabbiani senza dubbio, ma anche case disposte sulla costa dai Re Magi. Viaggiano quei Re senza riposo e portano bei doni ai bimbi ciechi: a volte costruiscono paesi lungo la costa o nelle parti interne. Dunque, tornando al Grullo che contava le nubi sopra un albero di quercia, potete immaginare che fu commosso al canto di quel cieco: pulì le nubi che teneva in seno dai peli che vi s'erano attaccati e le lasciò vagare nel suo mare. Il canto del bambino le attraeva. Il cieco vide il Grullo che scendeva dall'albero con grande leggerezza. Bambini cari... e voi, che c'è? Non lo vedete? A lungo ho retto lo sfogo confidente del vostro amore innocente. VI Il giorno di mercato il nostro Grullo faceva degli affari sostanziosi vendendo nuvolaglia e semi d'oro. Voi conoscete bene il girasole che segue passo passo il sole caldo: ebbene, il nostro Grullo seguitando a smuovere la testa con quei fiori, racimolava i semi nell'attimo in cui il sole lo toccava. Poi li riuniva in piccoli sacchetti e li portava a vendere al mercato: il ricavato lo donava in giro a quelli che ne avevano bisogno. Ed ugualmente per la nuvolaglia toccata da un bel sole quando cala: il Grullo l'avvolgeva in bastoncini come fosse zucchero filato - Bambini cari, bambino beato è chi da giovane giovane è stato con cui non s’abbia a spartire né il mangiare, né il sentire! VII I campi che coltivano i malati, i matti chiusi dentro il manicomio sono distanti dalla casa dove dormiva il Grullo sonni molto quieti. Di casa il Grullo stava in un paese che aveva tutta gente equilibrata: nessuno in quel paese è nato matto, eccetto il Grullo, il quale da sé solo raccoglie tutta quanta la pazzia. Se la stagione è nata con la pioggia, il Grullo usciva fuori come quando il cielo è
luminoso e lo splendore ricopre le terrazze di ombrelloni: per questo i suoi parenti spazientiti decisero di prendere un ombrello e di donarlo al
Grullo con l'obbligo
di usarlo quando piove. Il Grullo usciva fuori con il sole e con l’ombrello aperto a mezzogiorno: poi si buttava
giù da un campanile e andava a dondolarsi tra le case. La gente lo
guardava istupidita, pensando che poteva farsi male e fracassarsi il collo con le ossa. Il fatto è che non si è visto mai un uomo sostenuto da un ombrello andare in aria come fosse un seme di quelli ricoperti da peluzzi. Il Grullo dondolò per aria tanto tra casa e casa senza mai cadere un giorno che non c'era punto vento; e quando il sole gli bruciò l'ombrello planò sopra la
terra: dalle mani gli nacquero due alberi di mele. Bambini cari, voi capite bene che sono strane le virtù di un grullo: i meli sono stati già tagliati, e per cavare
il Grullo d’imbarazzo un suo parente
gli tagliò le mani. VIII Il
Grullo senza mani era infelice: un
giorno che bussarono alla porta un
uomo gli portò un barattolino di colla
adatta per le mani mozze - mise l'unguento sopra i moncherini, ci soffiò sopra e subito le mani spuntarono dai polsi. Il Grullo
fece presa con gli uccelli. Infatti trovò
subito l'uscita al corpo che
voleva liberarsi: passò dalla finestra e si mantenne sopra le nubi per parecchio tempo... nei puri deserti del cielo seguito dai sospiri e dal mistero di un sogno infantile di luna -
solo di luna, perché bambini più su non ce n'è. IX La sorte dei bestioni inferociti, dei tori che muggiscono guardando con aria insospettita i cieli rossi, può capitare a un grullo come niente. Voi già sapete quanto si diverta l'umana specie a maltrattare i grulli facendo loro degli scherzi brutti che possono condurli al cimitero... Guardate il Grullo: se ne stava un giorno seguendo con piacere una bambina, di quelle che si vedono sui prati vicino a leggerissime farfalle. Passarono di lì due ragazzotti che aizzarono un cagnaccio contro il Grullo il quale fuggì via gridando aiuto - Fuggendo sollevò una ventatina che prese insieme il cane e la bambina: la bestia s'attaccò alla bimba, al collo, e dopo un giro caddero sui prati due oggetti separati: E il Grullo, che da lì se ne è andato, un'orma triste di bimbo ha lasciato. Bambini cari, dov'è che può andare un grullo,
all'età di... nell'anno
tale? X È cosa
buona chiudere la casa ai venti che la investono da fuori: il Grullo un po' di vento lo cercava tra i pioppi che diventano d'argento. Lì vide una figura che danzava e aveva sotto i piedi il firmamento con l' Arno, dalla Chiana che a giugno è quasi bianca segnata come
ruga in mezzo al piano - Là 've 'l vocabol suo
diventa vano, il Grullo
andava in caccia di parole…
in caccia
senza ebbrezza. Le lasciava
senza tristezza. E voi, bambini cari, che ne fate? Più andate a scuola, meglio le imparate! XI Le navi che si vedono nei porti a volte navigando vanno via: il bimbo che l e guarda non ha pace perché vorrebbe metterle in un vaso con l'acqua da cambiare in capo a un giorno. Il Grullo che sapeva quanto fosse costoso a tutti il gioco delle barche metteva in aria delle stelle rosse capaci di costringere la flotta a dirottare verso un altro mondo - Le boe che voi vedete sopra il mare doppiate dai barconi e dalla flotta son mondi tondi od ugualmente stelle che cadono sul mare a notte piena. Alcuni protestarono con forza: il gioco delle
barche era costoso. Il Grullo, è noto, accompagnava i bimbi di notte sulle barche, quando ognuno era caduto in acqua per il sonno tra il pianto dei parenti addolorati... tra gli addii, le occhiatacce, gli ahimé, “le
nebbiose distanze, i non-so-che”. E quando quei bambini addormentati volevano tornare sulla terra, il Grullo li baciava ad uno ad uno e alcuni diventavano... parole: chi
"fiume", chi “ranocchia", chi “tessuto" seguendo di ciascuno il suo vissuto – "Questi era un poeta" dirà un bambino senza pietà. Bambino caro, chi te l'avrebbe fatto di raccontarti in vita la tua vita prima che sia finita? - Un gran cultore della forma,
con la dovuta norma. XII L'immensità della montagna che accoglie i bimbi quando sono morti fece incupire il Grullo perché andava rarefacendo in cielo il suo splendore – La neve era caduta sopra i monti e la stagione non sarebbe parsa tanto felice a chi lavora fuori. Il Grullo
camminava mantenendo i piedi sull'asciutto della strada: chiese lavoro dentro una baracca dove si fabbricavano candele. Il gelo aveva rotto alle finestre i vetri e la corrente era mancata. La gente chiese dunque le candele, ma i soldi per pagarle non li aveva: si sa che chi possiede una baracca vorrebbe fare i soldi vendendo ad ogni costo le candele. Intanto il freddo s’incrudiva, freddo. Il Grullo mise tutti i ceri fuori: illuminò le strade e la baracca su cui scendeva un fitto turbinìo – Allora il proprietario della luce, convinto che la neve luccicava, soffiò sopra quei ceri: un soffio gli costò la vita esatta. Bambini cari,
un soffio è un moto
umano che genera la vita del poeta... né per il lucro, né alle schiere: ma solo per l'ispirazione, i dolci suoni e le preghiere. XIII Talvolta nella calma di settembre si vede una cicogna abbandonata al vento che la tiene come nuvola in
un cielo senz'aria. Da lì le case sono senza forma o meglio si somigliano talmente da non distinguere la casa su cui deve calare la cicogna. In tali condizioni quest'uccello ritorna lentamente sui suoi voli - Gli uccelli migratori hanno un tragitto segnato sulla
carta da millenni e tornano sovente a fare il nido su case abbandonate, proprio vecchie. Un tempo la cicogna, lo sapete, portava a domicilio i bimbi nati: ai nostri giorni c'è soltanto il Grullo che fa questa fatica per la mamma. D'inverno si riposa su isolette al tropico del Cancro, e un dolce vento tracima sopra un letto di donna, ma talvolta esiste una corrente ascensionale che tiene in alto uccelli molto esperti capaci di raggiungere la terra varcando il mare per due volte all'anno... e il Grullo non arriva. Un gran malanno è il tempo che non va perché è cambiato... Chi sa chi sarà stato! Bambini cari, voi capite bene che non
bisogna, non si deve cambiare il tempo - Per un attimo
lo riprendete, ma ingannare lui più non potete. XIV Il sole retto
in cielo da molt’acque induce a tracimare le città: la gente dei villaggi arriva in centro portando dietro l’acqua come viene. Il Grullo disse un giorno alla sua mamma che andava a comperare il cielo vivo e per comprarlo bisognava andare ai grandi magazzini - Voi mi direte in che consiste questa grullata che si chiama cielo vivo: il cielo vivo è un giocattolino venduto su licenza americana, in cui girando dei bottoni accesi si vedono le stelle quando è giorno - I jet vanno in cielo come frecce portando il carburante al cielo vivo, le stelle sono simili a stufine che bruciano petrolio a non finire. Si tratta di un giocattolo costoso... Si pensi che il petrolio arriva con le navi, e che le navi camminano sul mare senza sosta. Ci sono poi le spese di estrazione e quelle per pagare il personale che naviga che vola e che lavora ai pozzi di petrolio. Il Grullo restò male quando seppe il prezzo per avere il. cielo vivo. Tornando verso casa a carnevale, un ragazzino gli gettò le stelle filanti sopra i piedi appesantiti dal lungo strascicarsi per le strade – La gente dei villaggi lo guardava e le ritenne misero e sciupato. Il Grullo fece allora un movimento di stelle e di pianeti sulle braccia e
d’improvviso apparve la Via Lattea che è dentro l’universo in espansione. Bambini cari, misteriosamente il Grullo si fa amica la gente (me per primo) dal non far
niente. XV Si dice che il pastore principiante che lega alla montagna il proprio gregge non sa seguire in aria linee bianche. È vero questo quando un aeroplano sorvola sulla vetta le montagne. Nessuno sale in cielo senza lasciare in aria righe bianche o un bianco fil di fumo... Pare che spesso l'acqua dia l'esempio che tutto vada in fumo sotto il sole. Il Grullo disegnò sulla terrazza due strisce parallele di parole: su quelle fece scendere un aereo -
La gente che
discese restò male, perché
credeva d'essere arrivata, invece c'era
ancora tanta parte di cielo
aperto e terra azzurro sale... Bambini cari,
un grullo questo vuole: sporcare il
mondo intero di parole. Le mette in bocca, come se volesse mangiarsi le
parole (anche se parla, si mangia le
parole) nascoste negli
oggetti. Così fece in effetti Geppetto con
Pinocchio: si mangiò il
legno e fece un burattino vivo come un
bambino. XVI Guardate quanto è triste la sciagura dei polli che stramazzano nell'aia: gli hanno tirato il collo, estratto fuori il gozzo e messo un dito in gola. Il giro della
morte fu imparato guardando
queste bestie agonizzanti – Il Grullo vide un giorno un ragazzino che aveva un aeroplano di carta di giornale, che faceva in cielo giravolte eccezionali. Girando l'aeroplano prese vento e andò disperso per parecchie miglia. Il Grullo si dispiacque, lì impotente che il ragazzino stesse a mani vuote e
cominciasse proprio a disperarsi: l'aereo
non soltanto si girava nel giro della
morte: non tornava in mano a chi
lo lancia. Era già buio: in aria c'era
solo una giraffa emersa su dal
corpo di una nube. Quest'animale avendo il collo
lungo distingue senza sforzo gli aeroplani e legge con premura le notizie che sono riportate dai giornali. Quest'opera importante intitolata “Il Grullo Parlante” l’ha portata invece in quel deserto un venditore ambulante di lunari - Bambini cari, e ora va imparata! XVII
Sono nate le rose rifiorenti: si colgono prestissimo al mattino e quando è notte sono ancora accese. Il Grullo ne
raccolse un camioncino per metterle in terrazza ad asciugare - Le rose del mattino sono molle: hanno una "voglia" di giornate belle, senza una goccia che barlumi in viso all'aria abbacinata dalle rose. I fiori quando appaiono in terrazza diventano la gemma delle cose... l'infanzia delle rose. A mezzogiorno appaiono le nubi coperte di nerissimi mantelli: il Grullo nel vedere il cielo ucciso da quelle masse piene di livore chinò la
testa e pianse amaramente – Bambini cari, è da mandare a mente prima che andiate a letto: il Grullo è il prediletto trastullo della rosa, suo conforto in ogni pena e
compagno dei suoi sonni. XVIII Se un uomo generasse nuvoloni nessuno crederebbe al suo operato: è troppo dolce la bambagia bianca che tocca le colline e si riposa ai piedi di una casa dentro la quale il Grullo addormentato sognava un lago pieno di barchette -
È certo una speranza senza fondo sognare un lago nella valle arsa: eppure il Grullo quando s'è svegliato ha visto un vuoto ancora tremolato dai moti delle barche... quale par tremolando mattutina stella. Il giro di quel lago era abitato da tanti "soli" e da casine bianche -
Capite bene che uno specchio d'acqua così svuotato in mezzo alla pianura farebbe gola agli uomini incapaci di fare in acqua tuffi e capriole. Soltanto il Grullo vide alcuni omini gettarsi da una casa dentro il lago, poi con un salto uguale alla discesa tornare su per alto: sono “alieni” venuti giù per essere ripieni di terra: venuti, qui... da dove? Da Marte no, non da Venere o da Giove pianeti senza vita. La cosa di per sé sarebbe già finita quando si sveglia il Grullo... Il lago c'è, però, come una casa che appena scuote, il giorno cade in acqua... Bambini cari, senza esagerazione... la casa cade, immediata - mentre il
Grullo la ghermisce al sonno. Lei
cade e quello si ridesta su. E a cadere non
ce la fa più. XIX Non c'è bisogno d'essere sospinti dai lampi dentro case più spaziose – la terra accoglie bene il temporale: la gente che lo fugge cade in acqua. Il Grullo abbiamo visto non fa caso all’acqua
che lo bagna. In capo al giorno si
ritrova in tasca le goccioline da infilar con l'ago, e gli ci scappa sempre una collana che le ragazze metteranno al collo - È bello ritrovarsi in una casa con le ragazze in forme iridescenti per la collana
d'acqua che il Grullo ha dato loro… Se scrivo “a l’oro”, la collana d’oro! Nel cuore della notte una ragazza cammina in sogno per vedere il Grullo... se è proprio grullo, oppure se la fascia coi bracci, se la bacia. Bambini cari, nell'incertezza di come fare, perde chi si angoscia. XX Dopo la pioggia la giornata è d'oro: spagliano in aria stormi di colombe - Si farà sera per la gente scalza: il sole rotolando già sobbalza, affioca sul paesaggio le stoppie che rimangono nei campi, e l'erba molto secca brucia tutta. Dentro le case entra un po' di fumo, che un poco camminando, un po' sospinto dal vento più leggero della notte, arriva quasi in cima alle colline - Succede che nel corso di una festa si accendano i falò per qualche santo, il quale da sé solo è solo nebbia, con gli altri sembra invece mezzo grullo: il Grullo lo riscontra... Lui si aspetta che faccia partorire le idee ai grilli, convinca a ripartire l'infermo che c'è lì, sfinito da morire. Si mette a piangere e a tossire. Bambini cari, chi è infermo nel suo affetto, commuove... Ma è avvezzo al suo angoletto. Non ama mura nuove. XXI Sebbene in cielo passi la lunetta: il guscio solo, perché la faccia è in ombra, nessuno si accontenta di una casa se dentro non ci brillano le luci. Il Grullo stava appunto girellando col motorino avuto da un amico e oltrepassata un poco una collina trovò davanti a sé una casa al buio -
Dalle finestre al piano superiore usciva la lunetta. In quel momento si affacciò
una donna che chiese al Grullo di lasciare a terra la luce che faceva il motorino: il Grullo accelerò il motore in folle e verso l'alba terminò la luce -
Un astro si spostò dalla sua via e il sole caricò la batteria: ballando in casa accese un lampadario da un difetto d'anima afflitto... sospeso al soffitto. Bambini cari, è proprio necessario di un ballo offrire una descrizione lesione per lesione? XXII Sui tetti non si gira senza meta - quando c'è la luna è un
precipizio il tetto di una casa: soltanto chi è sonnambulo è sicuro di non cadere mai dai cornicioni. Il Grullo fece un giro sopra i tetti tenendo in una mano la chiavetta che serve per aprire le mattine - Con quella chiave il Grullo taglia i muri per fare entrare in casa i lumi fissi: la luna poi si aggira in ogni stanza. La luna mette gli occhi sui bambini: su quelli che non dormono da soli e temono di stare a luce spenta. Le stelle sono
fisse in apparenza, ma girano
anche loro: bisogna aver
pazienza con i bimbi che vedono nel sole un precipizio. XXIII
È bene
che un profumo non diventi più acuto
della luna tra la nebbia, così tracima altrove in qualche santo - In cielo camminava un uomo, un altro teneva la cavezza a una giovenca. La corda tra le mani lo mordeva: Giovenca seguì l'uomo nella stanza dove sarebbe entrato per dormire - A oriente c'era un gruppo di sei stelle: Le bestie più tenaci già nel sonno barattano le cose e il fiato si trasforma man mano in cose larghe, più leggere. Il Grullo
tiene in serbo per la notte le stelle che spariscono di giorno, ma lo faceva solo per dormire: Così sognava il cielo ancora rosso, e quando vede in alto un animale (Giovenca che brucava i prati verdi o il Toro, l'Ariete, il Capricorno) allora si addormenta in sogno,
e viaggia come Ulisse… Bambini cari,
sarebbe necessario rileggere con voi l'Apocalisse. XXIV Nel cielo non ci sono che due facce: quella del Sole e quella della Luna – tutte le stelle sono solamente puntini trascurabili in confronto. È cosa nota che variando zona nella galassia
che contiene il Sole, a esempio tra le Pleiadi o sul Carro, il Sole appare come una stellina mentre la Terra e l'astro suo notturno non si distingue più. Il Grullo imparò un giorno che iniziava la gente a trasmigrare verso gli astri: per sé si procurò una navicella con cui girò parecchio intorno al mondo e poi
si allontanò verso la Luna - Trovò che le città erano quelle: i fiumi non più azzurri i mari scialbi e tutto molto grigio... Rifare il cielo fu la sua novella. I monti
somigliavano a casine disposte sulla terra a fasce unite intorno a Biancaneve e i sette nani a Bambi, Cenerentola e Alice nel paese delle meraviglie... ma senza le stoviglie di cucina. Dimentico che vide anche i deserti, ma da lontano non si distingueva la sabbia che li copre - vide tutto ciò che brilla e ride. Là andremo dove un ruscelletto, Bambi- ni cari, corre al fiume per un boschetto. XXV Come
passando dal turchino al
buio il cielo manifesta qualche sole, l'aria si stringe tra i palazzi e preme luci di dentro: case cemento spillano
a migliaia: luce non basta a ricondurre in moto la luce consumata. Il Grullo che
disturna i firmamenti, che ha dato la
disturna, e lancia frizzi in uno scambio di motteggi in versi, si accorge dalla culla... da terra, che può cantare-nulla - da Terra con l'aggiunta di Mercurio di Marte-Giove-Venere che con Bacco-Tabacco riduce l’uomo in cenere. Nessuno vi può
dire quanti sono levando gli occhi in su i corpi oscuri o accesi bambini, oh cari!, se ci restate presi. Parole e occhiate di stelle maliarde come i piedini... furono
bugiarde. XXVI Il fontanile che distilla i mondi delle parole grandi
e profumate ha reso verdi zone popolate da gente primordiale senza casa: Il ghiaccio forma adesso lunghi fiumi che gli elfi e i nani portano giù a spalla posando prima d'essere in pianura le pietre che si chiamano morene. È? verde la pianura con i fiumi e quelli la dilatano sul mare formando gli arenili e foci a delta: i fiumi che non portano parole si scavano una grotta nel profondo di terre accatastate dai ghiacciai - Può quindi capitare che sotto un fiume ce ne scorra un altro, oppure vi potete immaginare un uomo che risale la corrente senza motore e senza far fatica coi remi della barca: il fiume è chiaro e scorre verso il mare, le barche non lo accostano per niente, sono soltanto vene: un fiume che cammina in senso opposto porta le barche fino alla sorgente. Il Grullo per seguire le parole aveva escogitato questo trucco: bloccava i fiumi presso la marina dove già esiste un foro naturale che aiuta le parole a risalire verso le vallate, in modo che passando da quel foro coi pesci che provengono dal mare il Grullo risaliva facilmente le valli inseminate. Così per anni interi il Grullo ha fatto il giro dei poemi o terre emerse e percorrendo in senso opposto il tratto che va dal mare all'acqua di paese, tornava più pulito nella casa vicina ai vecchi muri, dalla mamma. Uscito poi nelle correnti esterne, doppiò le
terre emerse andando a capo Buonasperanzaverdecaponero. A Capo Matapan vide la Grecia e sotto Capo Horn
monti di ghiaccio caduti dall'Olimpo -
A questa conclusione arrivò il Grullo che adesso ricordava che la sede dei numi antichi era tra la nebbia. A Capo Horn c'era molta nebbia: il mare mosso e un branco di pinguini che accesero un bel fuoco... Bambini cari, tenetevi vicini: le mani nelle mani, in girotondo. Il mondo dei
poemi è un mondo tondo ritratto come appare... Quale insperata mèta! Un manicomio sì grande per sì piccolo poeta. XXVII Parrebbe che nel corso dei millenni g1i Inca o
altri popoli per loro raggiunsero
gli atolli, prima ancora dell'isola di
Pasqua - Il volte umano non distingue l’acqua pacifica che va fino agli
atolli: i numi come
sempre indifferenti o avversi per
natura, vivevano nell'
isola rimasta lontano dalla
terra popolata. Il Grullo
visitò gli atolli quando gli apparve un cavaliere che aveva
l'armatura di corallo. Al centro
degli atolli c’è la luna, ovvero una
laguna per mancanza di una o due
parole, che osserva il
proprio aspetto nello specchio di mare chiuso
in sé. L'oceano immenso è senza meraviglia dinanzi a un
isolotto popolato dall'acqua di
bacino per traslato, se invece
da altre parti nasce a caso un' isola dal
fondo degli abissi e l'acqua
bolle intorno fumando case
cenere e lapilli, il Grullo
grida forte: "Miei pupilli... bambini cari, state via da me! XXVIII Per la stagione è facile il respiro se gli uccellini battono la coda sopra la terra rassodata appena e nata dalla vena di un poeta – Volano molto e sono poco esperti, toccano l’acqua a ogni spuntar di luna mentre chi passa li vorrebbe in mano. Ardono i campi per l’azzurro
intenso prima di sera, con la paglia mozza da mettere nel cuore e nel cervello di un uomo che stagiona da sé solo: Lui ride a tanti uccelli, poi li scaccia lontano lontanissimo quando qualcuno gli si posa in mano. Il Grullo ha visto un uomo in mezzo al grano che aveva in cuore come una muraglia cinese: dalla Cina visibile perfino dalla luna: il troppo faticare è una sfortuna... Tutto rientra nel giochino onesto che fanno i bui con il sole amico e anche la famiglia ne è contenta se tiene a bada dagli uccelli i campi e se fatica con la bocca unta per il gran caldo e per i figli giunti in terra da lontano... Bambini cari, il caso non è strano: i figli come i gigli e le parole in chiesa, dolci e belle, sono caduti un giorno dalle stelle. “… Sei sfortunato come un cane in chiesa”, diceva invece il Grullo a te, fanciullo. XXIX
Essere nati è come trasparire in mezzo ai campi e avere tra le mani l'uva le viti insieme alla cavalla che portano al macello i ragazzini - Il Grullo vide uscire da una stalla la vacca con le corna di metallo che alleva un vitellino senza corna e i bimbi appiccicati ad una culla tendono le mani verso le colombe, che adesso vanno su e giù
sopra la culla: altre ancora si staccano
ben presto dal risucchio che lega terra terra i nuvoloni e voi, bambini
cari, che andate sopra l'erba nell'estate a fare scivoloni... precipitando come nel vuoto pieni zeppi di risate. XXX Ecco che altre volte dalla sabbia si sona ripescati i firmamenti: le piazze che sorprendano per aria sano celesti. Adesso il vento le trascina in casa e escono correndo quei fanciulli che chiudano la bacca ai forestieri appena qualcheduno cade morto dal troppo avere: ha visto con gli occhi case che non può capére - Il Grullo navigando dentro un porto notò che molte barche erano in secche parole senza vele, barcarole , ma c'era tra le barche in mezz’a a l’oro il grande Bucintoro che naviga nel cuore di Venezia... Bambini cari, non è che sia un’inezia! XXXI Certo che il sonno è una gran cosa quando le colombine sbattono le ali e sono presto in cima al campanile di San Marco, che domina Venezia senza staccarsi troppo dalle case per impedire ai cieli di stagnare in gore puzzolenti e avere ancora
i denti in quel sapore - Il doge che comanda ai veneziani è morto di stanchezza. Il Grullo lo rincorre nell'ebbrezza di monti lontanissimi dal lido: sui poggi che riaffiorano sul viso di certi gondolieri… Bambini cari, a me mi sembra ieri di essere stato un giorno anche a Venezia. XXXII Talvolta
quest'azzurro batticuore trasuda sopra i tetti circostanti lasciando in aria un limpido diverso che coprirà
di polvere le stelle – Scesero in tanti gli uomini a brillare seguendo gli elementi primitivi le pelli e gli animali ancora vivi. Colpirono anche i pesci a mazzolate e presero gli uccelli per la coda: ciascuno fu mangiato da un'enorme sirena dalle braccia profumate - Il Grullo ricavato dalla coda di tante sirenette abbandonate non fece troppo caso ai loro versi, invece si occupò degli universi che invadono le
teste alle sirene spaesate tra la gente... Bambini cari, il poeta per fortuna non serve a niente: nemmeno la poesia. Mamma mia! Lei di profumi non ne aveva punti: aveva un sesso quasi inesistente, eppure inceneriva nella mente quasi un forno d’incenso. XXXIII L’ombra che ruba al nostr’andare il tempo e accarezza in mare uno sciacquìo monotono si accorcia a mezzogiorno tra le case lasciando tracce di membra ferite. E proseguendo sopra le ombre immote un bel sereno tocca le fessure dei muri, sopra i tetti gabbiani
stanno in pace: i bianchi
uccelli hanno nidificato la loro assenza in mare - Una gran luce è dentro, nelle stanze: nuvole bianche restano in soffitta e altre nubi
sono esplose in mano. Il Grullo sollevò con l'altra mano città
carbonizzate... chi sa? forse
in agosto: il primo, il
dieci o l'otto - E' bene
non fissarsi coi numeri a
ogni costo... Sono soltanto
date! Bambini cari, è giusto
che giochiate. XXXIV Tra le stagioni è limpido l'inverno che investe l'aria e ci rimette i denti: sotterra i morti con la pelle asciutta e chiude
in casa il resto dei viventi - Ci sono poche foglie nelle piante che rischiano di chiudersi in un brusco addio di tante foglie e accartocciarsi tutte. L'azzurro sbuca fuori come un bruco appena vede l'aria più turchina: la neve circondava la collina e il Grullo ha aperto gli occhi per guardare di quante anime è fatto e quante anime ha in cielo l'alto mare... Lì si può andare nudi anche in estate. E voi bambini nudi ci lasciate. XXXV L'una dall'altra fuggono le stelle quasi impaurite e scacciano via gli urli: oppure l'universo ha due polmoni: l'uno si stringe e l'altro manifesta nuove città. Il Grullo non crescendo mai in età non ebbe mai una veste tutta bianca: fuggiva sopra i tetti e nella sbianca luce dell'alba spense le sue stelle - La mamma desta a ora mattiniera s’alzava invece a lume di candela... Bambini cari, il sonno è una miniera di mezze verità - di
vita vera. XXXVI La
navigazione nel lago di Lario non ebbe tempeste. Esiste a Milano; una rete di canali che permise alle chiatte, chiotte chiotte, di raggiungere il mare - Quindi in città arrivano i gabbiani, piccoli, mossi, appena la bonaccia attira questi uccelli in coma in sonno. Il Grullo sonnecchiando trasse in lungo la notte accanto al duomo di Milano che andava scomparendo piano piano in mezzo a tanta gente che parlava... Bambini cari, c’è chi ha già la bava alla bocca e parla parla, ma la gente abbiocca! XXXVII E quando cade il sonno tra le reglie lasciando i contadini ancora scalzi, si accende nella luna un astro circolare: Le case diventavano dei forni in cui non è possibile dormire neanche per i bui - Il Grullo vide il sole in mezzo ai fogli confuso con le reglie e le parole, coi mari che vaporano nel mezzo di terre circolari quasi asciutte. Per questo mise mano al gran poemetto di U1isse e
Po1ifemo… Leggetelo,
bambini, per favore! Fate contento
il Grullo e il suo furore. XXXVIII Non so come spiegarmi - dice il vecchio - che a volte camminando in mezzo a gli orti con tutte quelle stelle luccicanti mi sembra sia più facile parlare in un istante io parlo con la luna... Del resto c'è il palazzo conosciuto col nome di palazzo senza fondo dove è vissuto più di un vagabondo capace di
parlare con la luna - Il Grullo, che sapeva che la luna non gira mai nel verso che si vuole, la chiuse in una scatola rotonda con alberi e montagne di cartone: per farvi divertire... Quella cosa come la terra è sempre polverosa! XXXIX Nel
corso della guerra dei trent' anni spedimmo in cielo alberi indorati di luci di
Natale, divisi in
gruppi come nelle aiuole e tutti senza
foglie, perché il fastidio delle piante è enorme: pensate che
qualcuno le vedeva girare nel
giardino tutte spoglie! D'inverno, voi direte, è naturale che gli alberi
non abbiano le foglie… Non sempre,
specialmente su in montagna dove ci sono
piante sempre verdi - Il Grullo innamorate delle piante distingue tra le case una fontana di luce che tagliò le case basse le piante e ogni essere animale: Un poco più distante come un fungo si alzava una colonna di gente mescolata a un numero fittissimo di fiamme: di fiamme, come mamme che purgano
gli istinti in Purgatorio e chiamano i bambini esagitate - Il Grullo le vedeva e si agitava... come se avesse un appuntamento col sole che spuntava. XL Melozzo da
Forlì - Servator
mundi: Urbino che lo
accoglie ha un grande prato; dipingono i
pittori cittadine con dentro il Salvatore immacolato - Viveva
Federico in un palazzo che guarda la
campagna e non si muove. Il Grullo si affacciò nella sua stanza e lì trovò
che il duca soffriva per
aver dimenticato di far venire
a corte il nostro Grullo: Più sotto, ad Acqualagna, il vento è triste
da quando
Vespasiano imperatore ha perforato
il monte con i chiodi... La Storia è molto lunga a raccontare e il Grullo
non arriva oltre i cent'anni: c'è poi da
dire che con i bambini si parla
raramente di pittura. XLI Il vento pulisce
il cielo senza scosse e passano le nubi lungo un anno: il Grullo che invecchiava era felice: La mamma gli appariva alla finestra in quanto da un po' d'anni era già morta - Si mosse in aria ancora un uccellino e forse era un uccellino vero: la gabbia rossa stava in un cantuccio e il Grullo che l'aveva conservata la riguardava pieno di stupore. Da quella gabbia l'uccellin di stoffa aveva preso un volo molto lungo, e mentre un altro uccello in carne e ossa di notte si sarebbe riposato, quell’uccellino vola senza posa in cerca della mamma e sul mattino la porta alla finestra del suo Grullo... Adesso voi dovete addormentarvi perché nel cielo sono apparsi gli astri: le grandi stelle e gli uccellini nani che passano da un cielo a un altro cielo – Bambini cari, addio: Ormai di separarsi è giunta l'ora, ma promettete un incontro per domani: Il Grullo è
riuscito a taglieggiarsi: Fissa la taglia e premia chi lo trova. Nota I versi in corsivo sono tratti da Dante, La Divina
Commedia Esenin, Congedo Palazzeschi, Cittadino Puškin, Plebe (Il poeta), Eugenio Onieghin
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