La partecipazione militare italiana ai plebisciti in Polonia  1920/1922

DOSSIER STORIA POLACCA - KATYN

Pilsudski, padre della patria polacca

  L’Alta Slesia è una regione sud-occidentale dell’attuale Polonia all’epoca distretto industriale della Prussia etnicamente divisa fra razze tedesche e slave, (Polacchi e Cechi) per un totale di 1 milione e mezzo di persone per 2/3 però polacchi. L’Alta Slesia, in cui si sarebbe dovuto svolgere il plebiscito per l'assegnazione nazionale, si estendeva per circa 10.400 Kmq. Si occupava della sicurezza e regolarità del plebiscito una Commissione Interalleata presieduta da un generale francese ( Louis Jules Le Rond (1864/1949)) e formata da un colonnello inglese e da uno italiano, Alberto De Marinis Stendardo di Ricigliano (Cava dei Tirreni, 9 dicembre 1868 –13 ottobre 1940). I Francesi qui schieravano tre mezze brigate una compagnia di carri armati: gli Inglesi 8 battaglioni di cui 5 irlandesi distolti dalla madrepatria in guerra per l’indipendenza del’Isola. Gli Italiani avevano predisposto per il febbraio 1920 un primo contingente di truppe formato dal 135° Fanteria, su tre battaglioni effettivi -  32° Reggimento fanteria Speciale Siena (successivamente) - 1 Gruppo Speciale Artiglieria 8° Regg.to Campale - Plot. Aut. 3° Batt. Genio Telegrafisti - 1° Drappello Automobilistico - Ospedaletto da Campo N.ro 40 - 45 Sezione Sussistenza - 458° Plotone Carabinieri Reali per un totale di 166 ufficiali e 3259 sottufficiali e truppa. Il 135° inquadrato in guerra nella Div. Campania col 136° era però di formazione con giovani che avevano fatto un anno di guerra (o per nulla) presi da chi si era offerto per la missione. Mancavano come in guerra i graduati all’altezza e gli interpreti. Il contingente italiano venne diviso nei circondari di Gross Strehlitz, Leobschutz, Ratibor e Cosel, sede del comando, alloggiando nelle ex caserme tedesche e a Ratibor nella scuola Hohenzollern. Gli ufficiali alloggiavano presso privati vivendo in toto difficoltà e “relazioni” sociali e ambientali .segue....

Gleiwitz-Glivice

... 2. Le condizioni della salute sono buone. Le truppe sono in massima bene accantonate: la quasi totalità in caserme fornite di letti (pagliericci con paglia e lenzuola portate dall'Italia). Si è disposto che in ogni caserma sia istituita una Casa del Soldato ed uno spaccio cooperativo con generi che furono portati al seguito delle truppe dall'Italia

  R. Minis. Affari Esteri Tel. in arrivo Nr. 810 (R. Ambasciata Berlino tel. in partenza nr. 89 - gesendt Berlin 22 Februar 1921 h.6 Frassati an Ministero Affari Esteri
- italienische Truppen, die in Oberschlesien stationiert sind, erfreuen sich bei der Deutschen Regierung wegen ihrer uberparteilichen Haltung hoher Reputation
- Forderung nach Verlegung weiterer 2000 Soldaten, da dies auch Wirtschaftsverhandlungen mit der Reichsregierung erleichtern wùrde.

- Le truppe italiane di stanza in Alta Slesia, godono per la loro posizione sopra le parti di una alta reputazione
- Chiamare per l'impiego altri 2.000 soldati, in quanto questo faciliterà i negoziati commerciali con il governo.
Riferimento richiesta fatta Generale De Marinis trattenere 200 militari congedati rappresenta opportunità soddisfarla tenuto conto insistenze fatte a tale riguardo da questo Governo. Governo germanico insiste anche siano reintegrati tutti i militari del nostro contingente Alta Slesia che gode piena fiducia per la sua condotta imparziale. Se V.E. volesse accogliere mia insistente preghiera mandare inoltre altri 2.000 soldati italiani in Alta Slesia senza nostra spesa, mi faciliterebbe trattative commerciali, attenuerebbe impressione Conferenza di Parigi dando possibilità assidere su basi nuove nostri rapporti oggi turbati. Tanto più che corre voce qui che l'Inghilterra manderà quattro battaglioni in più (come visto Irlandesi). Nostra assenza sarebbe male interpretata.

In ogni presidio è impiantato un magazzino distribuzione viveri ed è eseguita la panificazione servendosi di forni locali, con mezzi e personale militari.
3. Le truppe italiane occupano la parte sud-occidentale del territorio dell'Alta Slesia. La dislocazione è la seguente:
a) Kosel  - Comando delle truppe italiane
Comando del gruppo di batterie autoportate
Comando dì due battaglioni (compreso il 4° del 135° annunziato in partenza dall'Italia il 3 marzo)
b) Ratibor - Comando di battaglione
c) Leobschutz  - Comando di battaglione
e) I battaglioni hanno tutti distaccamenti di compagnie.
.. Meno che ad Oppeln, sede della Commissione, presidiato da truppe francesi e da una compagnia italiana, non vi sono presidi interalleati. Finora le truppe non hanno avuto mai occasione dì essere impiegate. Esse attendono alle ordinarie istruzioni.
4. Il colonnello Salvioni con rapporto pervenutomi oggi mi dà le seguenti informazioni circa inconvenienti verificatisi durante il viaggio delle truppe:
a) Una donna travestita da soldato ha potuto compiere il viaggio con il 2° battaglione fino a Ratibor, per seguire un soldato del quale era l'amante da molto tempo (ndr.in Italia) È in corso un'inchiesta per le responsabilità e verrà rimpatriata col primo treno di ritorno .... 
  .segue. Gelo geografico e della popolazione in genere comunque. I francesi parteggiavano per i Polacchi, gli inglesi per i tedeschi e noi non si sapeva ma presto virammo sui tedeschi dimenticando di averli avuti contro in trincea e minaccia costante nel paese fino al 1916 con sabotaggi e spionaggio. Anche se un po’ inesperto il soldato italiano era ben equipaggiato (ma le uniformi non erano per quei climi) e una diaria in moneta locale che all’inizio permetteva alcuni lussi inimmaginabili in Italia. Col passare del tempo e la svalutazione del marco non ci comprarono poi neanche le sigarette giornaliere. Li comandava il Col. Salvioni classe 1872 milanese d’origine catturato proprio dai tedeschi a “Caporetto”. Ai difficili problemi militari che vedremo nel testo si aggiunsero quelli organizzativi, sanitari (clima) e comportamentali (prostituzione, alcolismo, politica etc..). Affiancavano i nostri la polizia interalleata (tale per il comando unificato a cui era sottoposta ma mista etnicamente) e quella di frontiera usuale. Per le strade e le località minori agivano dei pattuglioni detti colonne volanti e dei posti di blocco che si rivelarono quasi inutili. Dalle frontiere improvvisate passava di tutto: armi e uomini. Da subito iniziarono i problemi. A marzo le truppe restarono consegnate in caserma per parecchi giorni: ad aprile due compagnie vennero impiegate in servizio di ordine pubblico, a Ratibor, per disperdere manifestazioni opposte di Tedeschi e Polacchi, a giugno un battaglione fu inviato a Teschen per proteggervi le miniere. Il 17 magio 1920 la commissione interalleata chiese un più rigido controllo sulle frontiere che restò cosa morta. Quando i polacchi avevano dei problemi per gli scontri in corso con i rivoluzionari russi a Est i tedeschi si riprendevano il controllo dei territori. Non era infrequente trovare in mezzo ai tedeschi civili italiani qui emigrati per il lavoro in miniera (era cosa comune da anni). A Ratibor uno di questi aveva fatto fortuna e si qualificava come imprenditore attirando anche soldati in servizio (disertavano) sicuri che al ritorno in patria avrebbero comunque dovuto emigrare. Si trattava di tale Ferdinando Petrucco che si incaricò, come impresario edile, del progetto di un monumento nel cimitero di Kosel ai soldati italiani caduti (Don Primo Mazzolari, cappellano del 135°, vedi sotto,  scopre anche a Beuthen la tumulazione di 38 prigionieri di guerra. I suoi tentativi di rimpatriarli non avrà seguito). La data dei plebisciti venne fissata per la primavera del 1921. A fine 1920 venivano congedati i soldati della classe '98/99 rimpiazzati da reclute del 1901 che a casa avevano già avuto modo di conoscere lo scontro in atto fra destra e sinistra per cui si raccomandava “ora il cittadino viene alle armi con un corredo di idee assai diverse da quelle di un tempo. Egli è cosciente di molti diritti, ai quali non sempre contrappone altrettanti doveri”. Insieme ai rimpiazzi arrivarono, in vista del plebiscito due battaglioni del 32° Fanteria Siena, come detto, che vennero assegnati alle zone di Nikolai e di Pless. Dove c’è il soldato c’è prostituzione, ma qui ce n’era in abbondanza dapprima per le difficoltà economiche, e non era infrequente vedere dame della borghesia che si offrivano ma in maniera più discreta fra le mura delle stanze affittate agli ufficiali. Inutile dire che poi vi fossero anche figli e matrimoni riparatori ad aumentare i problemi. A volte occasione per l’incontro era anche il solo affidare la biancheria da lavare alle giovani. Dei problemi morali del contingente e della popolazione ebbe ad occuparsi Don Primo Mazzolari che riporterà nel suo diario diverse considerazioni (raggiungibile dal link più sotto)  http://books.google.it/books?id=Qm21L14YWbwC&dq=col+salvioni+slesia&source=gbs_navlinks_s 

I problemi venivano al pettine alla fine delle missioni   Vorrei comunicarle che per 14 mesi ho avuto una relazione stabile e amorosa con un soldato italiano e che dallo stesso aspetto ora un figlio. Ma siccome ora tutti i soldati se ne stanno per andare, noi due osiamo rivolgerci a sua Eccellenza (Salvioni) implorandole di aiutarci in questa situazione. Lui mi ama sopra ogni cosa ed è fermamente convinto di volermi portare a casa dai suoi genitori. Per lui sono stata cacciata dalla casa paterna e sono vicina all’orlo della disperazione. Per questo motivo la prego con tutto il mio cuore sanguinante di aiutare me disperata e lui infelice nella nostra sofferenza” il tutto naturalmente in un cattivo italiano. In altre occasioni più spicce ci si prendeva semplicemente a fucilate nei vicoli sordidi fra noi e Inglesi e Francesi con i quali non era mai corso buon sangue. Malattie veneree a parte il secondo grande problema era l’alcolismo. Al vino e alla grappa portati dall’Italia (oltre ai problemi visti sopra) s'era aggiunta la birra e la vodka. Bastava anche una festa qualsiasi dei tre alleati, con alzate di gomito, che le sparatorie fra i fumi dell'alcol riprendevano. Vennero formalmente proibite le bevande oltre i 10° e mai fuori pasto!!? poi coprifuoco dopo le 21. Non era finito: circolava cocaina in libera vendita nelle farmacie e idee politiche in vendita ovunque che causarono il rientro di teste calde.

 

Oświęcim in basso a destra lungo la Vistola, a sx di Cracovia (e sotto Katovice), ospiterà nel secondo conflitto mondiale il campo di concentramento più conosciuto come Auschwitz

Leobschutz ......................... Teschen  -  Teatro ............................. Stazione di Katowice

 

Da "Fondazione Don Primo Mazzolari"

  DIARIO FEBBRAIO-LUGLIO 1920

 - stralci da DIARIO (1905/1926) per gentile concessione delle Edizioni Dehoniane di Bologna che ne hanno autorizzato l'edizione

 

FRANCIA

Diario 18 marzo 1920 ….. Se l'Intesa, come proclamava a perdifiato durante i momenti difficili del conflitto, avesse davvero mirato a liberare l'Europa e la Germania dal militarismo, avrebbe dovuto continuare la sua opera nel periodo susseguente con maggiore intelligenza. Prima di tutto non avrebbe dovuto scrivere quell'infame trattato che per ironia dicesi di pace: o, commesso l'errore, di ripararlo con un'interpretazione larga, umana del trattato stesso. Invece nulla. La Francia ci tiene fino ai puntini, ottenendo due effetti egualmente disastrosi: l'irritazione della Germania, la disunione dell'Intesa. E' un fatto ormai innegabile che né l'Italia, né I'Inghilterra, molto meno l'America, agiscono rispetto alla Germania nello spirito e nella direttiva della politica francese. Tanto la Germania come la Francia avvertono tale disgregazione, ancora velata da ipocrisie diplomatiche e da convergenti interessi: e la prima ne approfitta per recalcitrare, la seconda se ne adonta e impazzisce già in una china, dove si sente ormai sola, e troppo impegnata per fermarsi a tempo. Da Berlino, in data 7 marzo, il corrispondente del Matin, commentando i soliti incidenti, scrive: « On ne la respecte plus (la France), parce qu'on sent qu'elle est seule, et qu'on espère que bientòt elle ne sera plus la plus forte. On Sait que l'Angleterre, l'Amerique et I'Italie vont tendre à l'Alllemagne une maìn compatissante; on sait que ce serait déja un fait accompli, si encor une fois entre l'Allemagne et le reste du monde il n'y avait pas la France ».
Come sempre, invece di aprire gli occhi, i francesi si esaltano nella loro vecchia abitudine di posare a salvatori. Intanto, però, i tedeschi non mancano di parlar chiaro. Lo stesso corrispondente raccoglie questo discorso sulle labbra di un grosso industriale tedesco: « Vous mangez vòtre haine: digérez-la bien, mais el1e vous étouffera. Il faut choisir entre la haine et l'argent: vous avez choisi la haine, vous n~aurez pas d'argent». Il suggerimento di Nitti, di venir in aiuto della economia tedesca, che tante ire suscitò nella stampa francese, ha in questi moti da dimostrazione della sua saggezza. Non so che potrà spremere la Francia da un paese che non produce, ove la miseria servirà di pretesto al vecchio spirito militare di rigermogliare e di impedire il formarsi di un governo nuovo, che orienti le forze della nazione verso aspirazioni più umane? Purtroppo qualcuno di là del Reno vede con spavento ogni accenno di risurrezione: ma allora tanto varrebbe fare un dominio o una colonia francese della Germania. Un popolo di 70 milioni, o lo si uccide, o se ne fa un amico. Ogni altra via è pericolosissima. Lo spettro della rivincita germanica fa fare brutti sogni in Francia, dove per quarant'anni lo stesso tormento angustiò ed esaltò la nazione. Dunque siamo daccapo: nulla la Francia apprese del suo lungo dolore, all'infuori d'una sete di vendetta che ora si toglie senza badare a nulla.

                                          Don Mazzolari-Biografia e scritti..

Madre ricordati sempre di me

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POLONIA

3 maggio 1920. ... Il I° maggio è trascorso relativamente quieto: non così ieri. A Oppeln e a Ratibor, senza dire dei centri minerari, le dimostrazioni polacche hanno provocato gravi incidenti. La Sichereipolizei intervenendo incitò maggiormente i polacchi, i quali vedono in essa il sostegno della Germania. In Ratibor dovettero intervenire le nostre truppe per sedare il tumulto e per evitare uno spargimento di sangue. Furono accolte da applausi e senza difficoltà riuscirono a rimettere la calma. Mi convinco sempre meglio che noi qui siamo in una falsa posizione. L'insufficienza delle nostre forze costringe a mantenere un corpo di polizia che, servendo la Germania, è malvisto dagli altri, e ogni volta che esso interviene invece di pacificare eccita a disordini più grandi. I polacchi hanno le loro ragioni e le loro colpe. Ora si rifanno dell'oppressione in cui furono tenuti, e nella maniera dei popoli che non hanno appreso dall'esperienza il dominio di sé. C'è però dell'artificiale nella propaganda che essi vanno facendo: un po' ce la mettono i francesi, spalleggiandoli senza tatto e misura; un po' è l'effervescenza della giovinezza e degli avvenimenti che si svolgono in Polonia. L'offensiva vittoriosa - così dicono - contro i bolscevichi (e anche qui lo zampino della repubblica protettrice c'entra in gran parte) è un eccitante terribile. Ma che vuole questa benedetta Polonia? Non s'accorge che è pericoloso addentare il colosso russo mentre egli tendeva la mano? Bisogna fermarla, giacché: o vincono i bolscevichi, la cui boria diverrebbe, dopo quest'altra vittoria, diabolica: o vincono i Polacchi con quella loro frenesia di ricostruire,  esplicitamente o larvatamente, l'enorme Polonia del 1634, sdraiata da Odessa (mar Nero) al golfo di Finlandia, da Posen a Poltava. Il programma è romanzesco. Ma se i polacchi non vengono fermati a tempo dai loro amici d'occidente, se ne vedranno degli orrori, se ne spargerà del sangue prima che l'Europa orientale abbia tregua dal suo martirio.

Nessuno ha mai descritto così profeticamente come Don Mazzolari cose che accadranno 20 anni dopo: anche Lloyd George marzo 1919, nel Memorandum di Fontainebleau con altre analisi: profetizzava un futuro oscuro" se essa [la Germania] ritiene che sia stata trattata ingiustamente nella pace del '19, troverà i mezzi per esigere la giusta punizione dai suo conquistatori .. Il mantenimento della pace allora dipenderà dall’inesistenza di cause di esasperazione che attizzino lo spirito di patriottismo, di giustizia o di fair play per ottenere il risarcimento ... Per queste ragioni, pertanto, sono fortemente contrario al trasferimento di tedeschi dal dominio tedesco al controllo di qualche altra nazione, e che eventualmente può essere aiutata. Non riesco a concepire una causa maggiore di una futura guerra, diversa da quella del popolo tedesco, che ha certamente dimostrato di essere una delle razze più vigorose e potenti del mondo, che verrebbe circondato da una serie di piccoli Stati, molti dei quali costituiti da popoli che non hanno mai istituito in precedenza un governo stabile da se stessi [cechi e polacchi], ma ciascuno di essi ospitano grandi masse di tedeschi, che chiedono a gran voce il ricongiungimento con la loro terra natia. La proposta della commissione polacca, che vorrebbe porre 2.100.000 tedeschi sotto il controllo di un popolo di religione diversa e che non ha mai dimostrato una capacità di auto-governo stabile in tutta la sua storia, a mio giudizio, porterà prima o poi a una nuova guerra nell'Europa Orientale".

Venti giorni dopo la fine del suo incarico da cappellano la Polonia si salvava sotto le porte di Varsavia "grazie" anche alla Madonna nera di Czestochowa imponendo ai Russi una disonorevole sconfitta che non li fermerà dallo schierarsi con l'odiato nemico tedesco 20 anni dopo (1939).

    Ma torniamo alle operazioni di voto.

Br. Campania 135 Rgt

 

Passi rielaborati da STORIA MILITARE Il contingente italiano in Alta Slesia (1920/22) dott. Pietro Crociani (in blu)
- Il plebiscito (20 marzo 1921) si svolse senza particolari incidenti ma, in attesa dei risultati, la tensione andò crescendo: già tre giorni dopo le votazioni lo stato d’assedio dovette essere di nuovo proclamato nei “circoli” di Pless e di Rybnik, per esservi mantenuto quasi un mese. Il 24 aprile vennero resi noti i dati delle votazioni, tali da rendere necessaria una spartizione del territorio dell’Alta Slesia fra Germania e Polonia, da realizzarsi progressivamente. I Polacchi, appoggiati da oltre frontiera, si stavano preparando ad un’azione di forza tendente ad impadronirsi di tutte le zone a cavallo del fiume Oder. Stavolta non si trattava di semplici disordini o di rivolte a carattere locale, stavolta si trattava di azioni militari in piena regola, secondo precisi piani di operazione e con armamento pesante, non eccettuato un treno blindato. Il Comando Superiore delle Truppe Interalleate, che ne aveva avuto sentore, non ne valutò, però, pienamente i rischi, limitandosi a prescrivere di ritirare i distaccamenti di forza inferiore alla compagnia, ciò che non si rivelò sufficiente. Il 2 maggio venne proclamato lo sciopero generale e i poliziotti polacchi delle centurie miste di polizia (50% polacchi e 50% tedeschi) abbandonarono il servizio. Alle 23,45 venne dato l’allarme, ma ormai in tutta la regione gli insorti polacchi erano già pronti per l’attacco ed interruppero subito le comunicazioni via filo tra i vari presidi. Gli scontri con le più gravi conseguenze per il nostro contingente si verificarono a Czerwionka, dove una compagnia del 32° Fanteria venne sopraffatta dopo aver esaurito le munizioni. Caddero un ufficiale e quindici soldati (uno dei quali al termine dello scontro) mentre altri 24 rimasero feriti. La mattina successiva i soldati vennero liberati da una nostra colonna con un’azione di forza, che costò un altro morto e due feriti, imprecisate le perdite polacche.

Częstochowa (in tedesco Tschenstochau)  una delle località appena fuori dall'area del plebiscito

  - Focolai di lotta un po’ dovunque: Sempre il 3 si verificavano scontri a Bad Jastrzemb, e qui si protraevano per due giorni, con un morto e cinque feriti tra i soldati del 135° Fanteria, mentre altre perdite – un morto e tre feriti dello stesso reggimento – si avevano a Gross Strehlitz. La città di Rybnik era occupata da 3000 insorti polacchi che si impadronivano della ferrovia mentre il presidio locale, del 135° Reggimento, era costretto alla difensiva nei suoi accampamenti, con la perdita di due morti e due feriti. Soltanto il 5 il Colonnello Salvioni riusciva a sbloccarlo intervenendo con una batteria da campagna e tre compagnie, raggiunte poi anche da unità francesi. Ripetute trattative riuscivano infine a persuadere i Polacchi ad abbandonare la città la sera del giorno seguente. Gli Italiani restavano a Rybnik fino al 16, quando si portavano a Ratibor nei cui dintorni serpeggiava la guerriglia, dato che ormai agli insorti polacchi si contrapponevano gli irregolari tedeschi. A Ratibor, difesa dai Tedeschi, la permanenza delle truppe italiane si sarebbe protratta sino alla fine, con la morte di un nostro soldato ed il ferimento di un altro. Era comunque a Cosel, intorno ai suoi ponti sull’Oder, che si protraeva più a lungo il conflitto. Iniziati già dal 5 maggio nei dintorni, gli scontri si spostarono poi verso l’abitato. La sera del 10 i Polacchi raggiungevano la linea degli Italiani posta a difesa della città, attaccandola e ricevendone un uguale accoglienza.

  Alberto De Marinis a Frassati: Oppeln 12 marzo 1921 …i francesi continuano a partecipare alla lotta con tutte le loro forze, capeggiati da un uomo che per soddisfare le proprie ambizioni non ripiega innanzi a nessun mezzo. Ed il suo governo lo incoraggia in tutti i modi. Dopo la sua nomina a Presidente di questa commissione lo promosse or 2 mesi a generale di divisione: ed ora, durante il suo soggiorno a Parigi, il Millerand gli ha conferito personalmente le insegne di comandante di Corpo d’Armata. Che cosa c’entri il governo civile con le promozioni non è facile intendere. Ma tant’è la Francia paga bene e ne farà un ambasciatore dopo questa missione (era attachè in Giappone). Sembra che egli sia candidato a Londra.Non arrischio previsioni: tuttavia mi pare indubbio che la più gran parte dell’Alta Slesia debba andare ai tedeschi. Se si consentisse un voto onesto, la quasi totalità del paese sarebbe per la Germania; ma nel cuore della zona industriale non vi sono che francesi. Ritengo che difficilmente la Germania otterrà il circolo di Pless, in realtà in maggioranza abitato da Polacchi. E questi potranno avere anche la zona industriale di Rybnik e i bacini carboniferi dell'ultimo lembo della frontiera orientale Slesiana in corrispondenza della Polonia. Non è da escludersi che se i polacchi vedranno intorbidirsi le acque ricorreranno a violenze per impedire il plebiscito. Non credo di ingannarmi affermando che l’opera mia è bene vista da ogni classe di cittadini per l' assoluta imparzialità da cui mi lascio guidare. Di qui le buone relazioni con i rappresentanti dei due partiti .

Marienwerder una delle cittadine a nord presidiate dal contingente italiano era già nota agli italiani per aver ospitato cent'anni prima la legione italiana di Napoleone Bonaparte costituita dal 111° reggimento e da altri reparti italiani impiegati contro i Russi. Nel 1800 dai vecchi reggimenti dei Savoia "Piemonte, Savoia, Monferrato, Marina, Alessandria, Regina, Cuneo, Saluzzo, Aosta e Cacciatori a piedi" nasce il 111° di linea Napoleonico con reclute da Piemonte, Liguria ed Emilia. La prima guerra russa comincia in Polonia nel 1806 per terminare a giugno del 1807 quando il 14 i russi sono sconfitti nella battaglia di Friedland a cui fa seguito la pace di Tilsit.

 

                    Pio XI                                   

medaglia commemorativa assegnata per il servizio del primo anno

 

Anche se solo due compagnie del III° battaglione del 111° reggimento italiano vi partecipano, gli effettivi si sono notevolmente ridotti per i disagi. Cinque anni dopo nel 1812 la definitiva e sfortunata spedizione nel cuore della Russia per piegare questo paese sterminato e reazionario. La partenza ha luogo il 2 marzo con il corpo del maresciallo Davout composto da più di 70.000 uomini. Malgrado l'alleanza con la Prussia, gli abitanti di queste regioni trattano i francesi con odio. Da aprile il quartier generale arretrato viene posto a Marienwerder. Zanoli, ufficiale italiano lascia scritto: «Il IV Corpo di 52.000 Franco-Italiani partiti per la Russia, non riunì a Marienwerder (al ritorno), a metà gennaio 1813, più di 207 ufficiali e 2.637 fra sottufficiali e soldati dei quali appena la metà in grado di servire. L’intero esercito francese cogli alleati residuava ormai a 18.000 uomini, di cui 9.000 appena in istato di sostenersi in arme». Il IV Corpo d’Armata era posto al comando del viceré d’Italia Eugenio Beauharnais, figlio adottivo di Napoleone. Questi scriveva alla moglie nel dicembre 1812 quando l’avventura russa volgeva al peggio (il generale inverno): «Crederesti, mia diletta amica, che non mi rimangono 2.000 uomini, dei quali la metà sono feriti? Questo è per te sola, te ne scongiuro»Ma la campagna non era ancora terminata. A gennaio i russi si erano diretti su Marienwerder per tagliare in due gli accantonamenti francesi lungo la Vistola. Murat non aveva altra scelta che fare uscire i suoi uomini dagli accampamenti invernali per compiere un'ulteriore ritirata verso Posen (Poznan) (Murat lascerà l’Armee a Eugenio per rientrare a Napoli). Eugenio eseguendo gli ordini di Napoleone, fece un ulteriore ripiegamento fino all'Elba (Fiume) dove arrivò il 6 di marzo. Dell’armata francese non restava che l'ombra: aveva perso 570.000 uomini, 200.000 cavalli insostituibili come gli uomini, 1000 cannoni che nessuna fabbrica avrebbe potuto rimpiazzare.

DOSSIER POLONIA

stazione di Oppeln

 
 

Da wikipedia: Regione di Allenstein (Olsztyn) Le forze di polizia locale furono poste sotto il controllo degli ufficiali inglesi, il Col. Bennet e il Maggiore David Deevis. Bennet riportò in seguito che essi erano "ben disciplinati e amichevoli"; vi era anche un battaglione del Reggimento Reale Irlandese e un reggimento italiano che stazionavano presso Lyck (Ełk). Questa commissione aveva poteri generali di amministrazione e, in particolare, era "incaricata di provvedere ai preparativi per il voto e prendere le misure necessarie per il suo esercizio in completa libertà e segretezza". Regione di Marienwerder (Kwidzyn) Beaumont e gli altri membri della Commissione raggiunsero Marienwerder il 17 febbraio 1920. Al loro arrivo, trovarono il battaglione italiano dei bersaglieri di guardia

 

Saluti da CoselFormazione dello stato tedesco
http://digilander.libero.it/trombealvento/guerra2/varie/tedesco.htm
piantine vicende polacche
http://digilander.libero.it/trombealvento/guerra2/varie/polonia.htm
http://digilander.libero.it/trombealvento/guerra2/varie/polonia1.htm
La sistemazione dei confini nel 1922
http://digilander.libero.it/trombealvento/guerra2/varie/polonia2.htm
la guerra e il massacro di Katyn
http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/39/polonia.htm 
http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/39/poloniakatyn.htm
http://digilander.libero.it/freetime1836/cinema/cinemawajda.htm
il primo dopoguerra
http://digilander.libero.it/fiammecremisi/dopoguerra1/controllo2.htm
personaggi
http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/personaggi/anders.htm            
http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/personaggi/sikorsky.htm 

  Lentamente si tornò alla calma ma le notizie erano arrivate in Italia. Oltre alla riprovazione venne deciso di ampliare il contingente con un battaglione della brigata “Sicilia” (distolta dai Balcani) ed uno del 2° Granatieri (Ratibor il 10-11/9/1921). Era intanto arrivato anche un battaglione di Bersaglieri (11°) che ritroveremo a Marienwerder. In mobilità dalla Slesia a Marienwerder si può dire che il reparto, forse ubriaco o inc... seminò il “panico" sul percorso. Si sequestravano intanto ai contendenti arsenali degni della conclusa guerra. Un distaccamento del 135° agli ordini del Col. Marini, del 32° Fanteria raggiunse Sopron nel Burgenland dove si teneva un egual plebiscito. Rimpatriava intanto la classe ‘900 con le salme dei caduti che erano raddoppiate per le malattie legate al freddo (+57 malati). Nell’imminenza della divisione, con immancabili file di popolazione in viaggio nei due sensi, la situazione tornò ad aggravarsi. Il 19 aprile 1922 veniva proclamato lo stato d’assedio nel distretto di Gleiwitz (Glivice). A Ratibor con le truppe alleate consegnate in caserma venne proclamato lo stato d’assedio. l’11 giugno, ad una settimana dall’inizio della consegna-assegnazione delle zone alle potenze interessate venne disposto che le truppe alleate lasciassero le località da loro controllate qualche ora prima dell’arrivo delle truppe tedesche o polacche, tranne che nei capoluoghi di “circolo”, dove avrebbero ricevuto gli onori militari alle bandiere e lo scambio del comando. Il 19 a Cosel, che sarebbe stata consegnata ai Tedeschi il 28, venne inaugurato un monumento alla memoria dei caduti italiani, caduti che i disordini di Ratibor nei giorni successivi – con il ferimento di un granatiere – avrebbero rischiato di far aumentare di numero.

A Bielany (periferia di Varsavia), nel cimitero militare italiano sono sepolti 2.373 soldati (868 morti nei campi di prigionia durante la grande guerra e 1505 durante la seconda).

  Dal 1 luglio 1922 le tradotte presero la via dell’Italia. In totale si erano alternati in Polonia 10.000 soldati italiani. Il contingente italiano era costituito anche dall'11° Bersaglieri (che qualcuno chiama 11° bis o almeno quello che restava dopo i provvedimenti disciplinari del pronunciamento di Ancona dell'estate del 1920). Fa parte di questo periodo la missione del futuro Papa Pio XI (al secolo Achille Ratti vedi sopra a dx foto): Ratti, divenuto prefetto della Biblioteca vaticana nel 1914, quattro anni più tardi ricevette da Papa Benedetto XV la nomina a visitatore apostolico della Polonia e della Lituania con lo scopo ufficiale di assistere la Chiesa polacca nella sua ricostruzione e risolvere i problemi religiosi posti dal crollo degli Imperi centrali e dalla riunificazione dello Stato polacco: ma quando la Santa Sede riconobbe la Polonia (30 marzo 1919) la sua missione cessò di essere solo religiosa per divenire anche diplomatico-politica, e due mesi dopo fu nominato nunzio apostolico (6 giugno) Achille Ratti. Iniziò così un breve ma intenso e drammatico periodo durante il quale tenne stretti rapporti con il generale Pilsudski di cui appoggiò i piani espansionistici (e anticomunisti) e gettò le basi per un concordato tra la Polonia e la Santa Sede. Il suo operato fu al centro di una vivace polemica in occasione dei plebisciti nell'Alta Slesia e nella Prussia Orientale per i quali era stato nominato commissario pontificio, ma Papa Benedetto XV nonostante le critiche ne approvò la missione, nominandolo poi arcivescovo di Milano e, poco dopo, cardinale.

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