6 NOVEMBRE 2002
La farsa di "Porta a Porta" sul
Social Forum di Firenze

 

Personaggi ed interpreti principali:

 

-   Bianco: il teorico dell’isolamento dei 1000-2000 Black-Blok (confonde gli agitatori infiltrati con l’ala estrema del Movimento no-global)

-   Nania: il teorico del “Cambiamento del Modo” piuttosto che del “Cambiamento del Mondo” (non s’accorge che le due cose sono una cosa sola)

-   Zeffirelli: la suora fifona, con visioni sul ruolo messianico di Oriana Fallaci

-   Bersani (di Attac): il poveraccio, che insiste a voler parlare di contenuti ma ne è sempre impedito da B. Vespa

-   Cecchi Paone: in insospettabile concorrenza con Piero ed Alberto Angela, l’apologeta dell’Impero Romano, che porta al mondo luce e benessere, medicine ed OGM per risolvere problemi che prima dell’Impero Romano non c’erano

-   Toscani: il fotografo finito quasi in coma per aver dovuto riprendere la Fallaci

-   Urbani: la visione automobilistica del mondo. Per lui la Ferrari è il top ma la Punto è un progresso che il badrone nordista concede al bovero negro che aspira a diventare civis romanus

-   Bruno Vespa: interruttore, rimescolatore e rumorista in scena

 

Comparse: il rappresentante della Guardia Pretoriana

 

Personaggi fuori scena:

 

-   Oriana Fallaci (in immagine e tra qualche tempo, piacendo la cosa a Zeffirelli, in santino): l’invasata strafatta; ha visioni alcaloidi sull’economia e sulla cultura euro-americane

-   Bertinotti: il vetero comunista che ancora usa la FIAT come paradigma per parlare di economia e di politica

-   Casarini: lo zelota, il Barabba del movimento no-global, che offre al sì-global una comoda immagine guerrafondaia del Social Forum e del Movimento no-global; il “disobbediente” che non contesta tanto gli abusi commessi dai “Pretoriani”, quanto i Pretoriani in generale

-   Indistinto fantasma di Agnoletto

 

LA TRAMA IN BREVE

Apparentemente, la farsa vuole rappresentare il tema del Social Forum non per ciò che quello è realmente, ossia presa di coscienza a macchia d’olio delle contraddizioni, degli squilibri, dell’agonia distruttiva del Modello d’Inviluppo rappresentato dall’Imperialismo euro-americano, ma come gli Attori di tale Modello vedono il Social Forum e più in generale il Movimento no-global, vale a dire come un Virus.

Nel corso della rappresentazione scenica, si vede in che modo gli Attori del Modello liberista si muovono, adoperando ogni strumento, da quello istituzionale a quello mediatico per confondere l’opinione pubblica e distoglierla dalla realtà delle cose. Di fronte all’evidente inspiegabile certezza che a Firenze non succederà nulla, essi insistono a proporre scenari di possibile violenza ed a richiamare in quella direzione l'attenzione dell’immaginario collettivo ed individuale, come efficacemente dimostrato dalle ansie conventuali di Zeffirelli, spinte fino all’invocazione della beatitudine per la strafatta Fallaci.

La comprensione del Social Forum e del Movimento no-global sembrano seriamente compromesse; ma alla fine, soprattutto grazie proprio a Zeffirelli e a Cecchi Paone, diventa chiaro che il Sistema ha paura: la suora-Zeffirelli diventa isterica e parla di una Firenze che esiste solo nella sua testa; Cecchi Paone, prima rispettabile conduttore di “La Macchina del Tempo”, appare ora stolido ignorante di Storia, di Economia e soprattutto di Scienza, giungendo, nel suo percorso apologetico, ad esaltare le capacità risolutive degli OGM, desiderabili come e più di un cibo naturale, ed a confondere il Liberalismo con il Liberismo, il sacro concetto autentico di Libertà con l'attitudine mongoloide che è alla base dei sistemi capitalistici, cioè la “libertà di fare del mondo ciò che a loro pare”, prescindendo dalle Leggi naturali e calpestando i diritti, lo spazio e le libertà altrui, imponendo con la forza il loro punto di vista e reclamando poi che solo esso è garante di Democrazia e libertà, come se Democrazia fosse sinonimo e garanzia di Giustizia e la libertà limitata da un padrone fosse Libertà.

Con “PORTA A PORTA” la farsa mostra agli occhi di chi sa giudicare l’insopprimibilità della verità anche da parte del più organizzato conservatorismo clericale, confermandosi massima espressione della rappresentazione teatrale da sempre.

 

F. G. Urbon

 


 

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