27 LUGLIO

Vi mando una cronaca scritta a caldo
Genova, 19 luglio
Tra stazioni chiuse, treni deviati e informazioni contraddittorie, decidiamo di andare in macchina: l'autostrada è quasi deserta, al casello di Nervi non c'è la solita coda delle 8 di mattina; troviamo immediatamente parcheggio nei pressi della stazione Brignole, dove al Teatro della Corte ritiriamo rapidamente l'accredito stampa: la valigetta blu con logo, le cartine della città, i block notes, due pacchetti di mentine alla violetta, e l'importantissimo pass che ci permetterà l'accesso alla famigerata "zonarossa". Con il badge appeso al collo ci dirigiamo verso l'entrata più vicina, superiamo la cancellata senza particolari formalità ed entriamo in una città tirata a lucido ma spettrale e deserta: negozi e locali pubblici chiusi, decine di poliziotti e carabinieri a presidiare il nulla; e qualche abitante smarrito che commenta ed ironizza sulla situazione insolita. Attraversiamo il centro: palazzo Ducale, la cattedrale, palazzo San Giorgio; strade e piazze ci sembrano inanimate, trasformate in un enorme set, pronte ad accogliere l'evento mediatico di risonanza mondiale. Ai magazzini del Cotone, il centro stampa è ancora deserto. Lasciamo il Porto Vecchio per raggiungere la sede delle conferenze organizzate del Genoa social forum, sul lungomare. Un pubblico colorato ed attento, composto da qualche centinaio di persone, partecipa al dibattito in programma per la mattinata: "Tribunale sui crimini di questo ordine mondiale"; con interventi di Jose Bové sulla sicurezza alimentare, di Vittorio Agnoletto e Nicoletta Dentico (Medici senza frontiere) sul diritto alla salute, di Dennis Brutus del Sud Africa sulla finanza; e tanti altri. L'atmosfera è distesa e costruttiva. Il portavoce del Forum Vittorio Agnoletto, da noi intervistato in una pausa dei lavori, si rammarica per la campagna stampa denigratoria che non rispecchia lo sforzo propositivo di tante persone. Tonino Perna, professore all'Università della Calabria, sottolinea come la disinformazione abbia impedito ad una città intera di godere sia dal punto di vista economico (tutto chiuso) che da quello culturale dell'incontro tra Genovesi e persone provenienti da realtà e paesi diversi. Poco distante, nel grande spazio tra piazzale Kennedy ed il mare, è allestito il centro di accoglienza dei manifestanti. Qui l'atmosfera è diversa, l'età media è tra i 18 e i 25 anni, sacchi a pelo, bandiere, musica e la voglia forse infantile di stare tutti insieme. Intervistiamo ragazzi che arrivano dal sud della Spagna, dalla Normandia, dalle periferie parigine. Si prepara la manifestazione dei migranti, che sfilerà imponente nel pomeriggio senza particolari problemi di ordine pubblico.
Venerdì 20 luglio
Non siamo a Genova ma seguiamo con attenzione gli eventi: per tutta la giornata le televisioni trasmettono continuamente le stesse immagini di devastazioni e saccheggi, che culminano con l'uccisione di un ragazzo; mentre nell'atmosfera rarefatta di palazzo Ducale l'apparato ufficiale celebra l'incontro dei potenti, che decidono ancora una volta di dare pochi spiccioli per la salute di interi continenti.
Sabato 21 luglio
Sull'autobus 17 percorriamo strade dietro la Stazione di Brignole sono tranquille, le bancarelle di frutta e verdura affollate. Superato il sottopassaggio l'atmosfera cambia: sul piazzale della stazione sono inattesa decine e decine di pulmini della polizia; enormi container messi lungo il viale che porta alla Foce, creano strettoie e passaggi obbligati, dall'alto é continuo il passaggio di elicotteri. Nonostante ciò non vediamo segni di vandalismo per le strade. Raggiungiamo a piedi piazzale Kennedy in tempo per assaggiare i tarallucci offerti dall'Associazione italiana agricoltori biologici. Molti hanno dormito nei giardinetti circostanti, una mucca rumina tranquilla, dall'altoparlante una voce esorta a lasciare i giardini puliti prima di partire, per rispetto alla città ospitante. Sotto il tendone del Genoa social forum il tema in discussione è quello del debito, con interventi di relatori dal Brasile, dall'Ecuador, dall'India e dalle Filippine. Anche qui la notte è passata tranquilla, ed è opinione comune che non si ripeteranno gli incidenti del giorno prima, e le migliaia di persone che parteciperanno alla manifestazione potranno sfilare tranquillamente per esprimere la loro opinione. Sempre a piedi risaliamo li lungomare, verso il punto di partenza del corteo. La giornata è splendida, calda ma non afosa, il mare tranquillo, le tantissime bandiere, gli striscioni colorati, la musica, fanno da sfondo all'assembramento pacifico della più grande manifestazione autoconvocatasi in alternativa alle decisioni dei grandi della terra. Alla partenza sul lungomare di Sturla siamo più di 300mila. Il corteo si snoda controllato dall'alto della collina di Albaro dalle forze di polizia: i loro caschi luccicano sotto il sole provocando ondate di fischi da parte dei manifestanti. Decidiamo di lasciare il corteo, e sempre a piedi attraversiamo un accampamento nei giardini pubblici di Albaro. Un passante ci informa che proprio lì si sono accampati i "Black Block" nella settimana procedente e hanno pianificato i loro attacchi provocatori. Noi vediamo solo tende Igloo vuote e cumuli di bottiglie di plastica. Arrivati in corso Europa, davanti alla Casa della studente, troviamo 6 pulmini di poliziotti che sbarrano la strada: stanno perquisendo i ragazzi, volano oggetti nello scalo ferroviario sottostante, ma siamo tenuti distanti. Davanti all'ospedale San Martino tutto è tranquillo, il pronto soccorso è deserto. Sono le 15, e decidiamo di rientrare. La prima carica di polizia arriverà sul corteo poco dopo.
Genova, un'occasione mancata!
Giovanna Cossia De Poli

Un testimone incredulo come tanti
Cari amici,
vi dico subito che sto bene e sono tutto intero...ma mi ci vorrà molto tempo prima di riacquistare un minimo di serenità e riuscire a dimenticare quello che ho visto. Ho visto l'inferno. Inermi manifestanti picchiati selvaggiamente, medici che tentavano di prestare soccorso gonfiati come zampogne e ARRESTATI, gruppetti di tre o quattro persone sdraiarsi per terra con le mani alzate e caricati da dieci (vigliacchi) nerboruti celerini. Io non so che cosa abbia trasmesso la televisione in questi giorni e quali siano stati i commenti, posso riportare ciò che ho visto io e soprattutto quello che hanno visto altri più direttamente coinvolti nell'organizzazione. Sabato io mi sono trovato nella parte di corteo rimasta indietro dopo la divisione del medesimo, con me c'erano vecchi compagni di rifondazione, pensionati, PRETI E SUORE (noti terroristi!!!) ed umanità varia. Ci siamo seduti per terra con le mani alzate, ebbene siamo stati fatto oggetto di fitto lancio di lacrimogeni dai poliziotti che ci sbarravano la strada e dai finanzieri che hanno SPARATO DAL MARE!!!!!! su teste di persone inermi. La saggezza di chi guidava il corteo ci ha permesso, pur nel dolore (i lacrimogeni fanno veramente male) di restare molto uniti, di indietreggiare lentamente e senza panico e di arrivare sani e salvi alla base; i pochi che si sono divincolati e hanno provato a fuggire sono stati circondati e pestati. Un gruppo di miei amici subacquei (sei persone in tutto) hanno scelto come via di fuga la spiaggia; si sono dovuti riparare dietro gli scogli perché appena mettevano il naso fuori la GdF dal mare sparava lacrimogeni. Hanno provato a risalire gli scogli per trovare un'altra via di fuga ma si sono arrestati vedendo che dall'altra parte C'ERANO I SOMMOZZATORI CON LE PISTOLE (PRATICAMENTE I MARINES). La persona che ci ha ospitati a casa sua ha visto due episodi: il capo di Attac France (quindi non un pischello del Corto circuito) avanzare a mani alzate verso i poliziotti che pestavano un povero cane sciolto, lo hanno circondato, costretto a inginnocchiarsi e poi hanno corcato anche lui, abitando (il mio ospite) dove è passato il corteo, ha visto tute nere preparare molotov, rompere marciapiedi per procurarsi sassi mentre la polizia assisteva inerme. Avrei tante altre cose da raccontare (l'imboscata alle tute bianche, l'oramai acclamata complicità tra tute nere e polizia, l'assalto finale alla scuola Diaz) ma mi rendo conto che sto diventando prolisso ed inoltre la mia emotività è a mille, ma capitemi, ho visto Genova trasformarsi in Santiago. Se volete, chiamatemi. Infine un appello: stanno disintegrando le più elementari regole civili, difendiamole!!! Mobilitiamoci perché il numero conta e perché ogni posto lasciato libero da uno di noi potrebbe essere occupato da qualche ventenne esaltato. Saluti a tutti Penso che sia fondamentale far circolare il maggior numero di testimonianze possibili, per evitare di sentire, come mi è capitato questa mattina più volte, purtroppo, commenti incredibili sui fatti, quelli che una "qualunque" persona può arrivare a fare avendo soltanto visto i telegiornali e ascoltando i discorsi di Berlusconi. In certe situazioni far accettare la verità, o semplicemente accettarla, mi rendo conto, é veramente difficile!
Un saluto da un altro dei tanti (increduli) testimoni

Abbiamo riscoperto una società civile
Non credo sia possibile comprendere quanto successo a Genova in occasione del G8 se non cerchiamo di ricomporre tutti e tutte onestamente e con schiettezza la nostra vita personale e civile. Hanno trasformato Genova in un campo di battaglia e hanno creato desolazione, perché si creasse una frattura insanabile tra le persone e fosse annullata qualsiasi possibilità di dialogo: non è possibile accettare questo terreno ed è per questo che è necessario aprire un dibattito a tutto campo, che ci permetta di cominciare a riflettere su cosa sia successo a Genova, ma anche su quale sia la deriva che sta prendendo il nostro paese.
Innanzitutto, dobbiamo registrare l'eccezionale partecipazione di centinaia di migliaia di cittadine e cittadini che, nonostante il clima di tensione, sono venuti responsabilmente a Genova, per seguire i numerosissimi i dibattiti del Public forum su temi difficilissimi quali la cancellazione del debito dei paesi più poveri, la riforma della Banca mondiale e del Fmi, i cambiamenti climatici, il governo e i diritti globali e per partecipare alle manifestazioni del 19, il 20 e il 21 luglio, con le "mani bianche" di Lilliput, sotto gli stendardi di Attac o le bandiere con il Quarto Stato dell'Arci. In tutti questi tre giorni abbiamo riscoperto una società civile, che non manifestava con tanta partecipazione e consapevolezza da trenta anni.
A proposito di piazza c'è chi il 21 ritiene, anche fra di noi, che si sarebbe dovuto cancellare il corteo dopo i gravissimi incidenti del 20 e la morte di Carlo Giuliani. Questa ipotesi è stata esaminata seriamente dal Genoa social forum, che ha ritenuto di assumersi la responsabilità di gestire quelle 50-60 mila persone che erano arrivate a Genova da tutta Italia già dal 19 e che non potevano essere lasciato allo sbando, facile terreno di manovra delle squadracce che operavano in piazza. Io credo che quella difficilissima e lacerante decisione fosse l'unica possibile per il Gsf.
A proposito del Black block, ragazzini giovanissimi tra i 14 e i 20 anni, più che attardarci in analisi sociologiche su quale sia il loro terreno ideologico di coltura, faremmo bene a capire come sia possibile produrre strateghi del terrore, allucinati e allucinanti, che riescono solo a concentrarsi nella confezione di molotov, mazze ferrate e tenute da assassini ninja. Come sia possibile che una generazione di marginali irraggiungibili sia potuta venire su nell'epoca del massimo controllo e della comunicazione globale, non lasciando traccia apparente della loro presenza, del loro passaggio, oltre che macerie e carcasse.
A proposito dei manipoli che giravano in città, bisogna domandarsi che cosa facevano quegli skin head che si affacciavano nelle piazze e nelle strade laterali, al passaggio del corteo o quelle bande con i tamburi, che ricordavano tanto le SA naziste, che hanno invaso indisturbate piazza Manin e contribuito a devastare mezza città il 20 luglio, mentre gli elicotteri le seguivano indifferenti dall'alto. C'è un solo precedente nella nostra storia recente, la rivolta nera di Reggio Calabria quando i boia che molla tentarono di fermare i treni speciali e poi di assaltare il corteo sindacale A proposito delle forze dell'ordine sarebbe bene che spiegassero alla cittadinanza come mai in 18 mila e con una quantità di mezzi spropositata non siano riusciti non tanto a controllare, ma a contenere le frange violente, facilmente identificabili. Dovrebbero anche spiegare: come mai abbiano usato metodi così violenti, come mai girassero in città un numero imprecisato di provocatori di mestiere, quanti e quali fossero i membri di altre forze di polizia straniere e di reparti non genovesi che hanno svolto funzioni di ordine pubblico sul nostro territorio senza conoscerlo e, in conclusione perché e come mai, come dice anche un sindacato di polizia, la Questura di Genova sia stata commissariata. Infine, c'è da notare che come raccapriccianti siano stati i raid delle tute nere, sinceramente intollerabili sono stati i gesti di trionfo di carabinieri e poliziotti di ritorno dalle azioni sul campo.
Le istituzioni locali, per la loro parte, devono chiedersi cosa abbiano fatto perché la convivenza civile della comunità non fosse stravolta, ingabbiata e sacrificata per una vuota cerimonia, senza che nessuno pensasse a quanti danni diretti o indotti potessero essere provocati e saranno conservati nella memoria della città e delle singole persone.
Il governo deve rispondere di chi ha emanato ordini insostenibili e tollerato atti intollerabili e deve domandarsi a cosa serve questo clima maccartista di caccia alle streghe, in cui addirittura un ministro della repubblica mette alla gogna in parlamento, facendo i nomi e cognomi, cittadini che godono tuttora pienamente dei loro diritti democratici. Buona parte del "movimento", posto che ne esista uno solo, deve analizzare i propri errori, chiedendosi se all'alba del XXI secolo il continuo rilancio di una vuota radicalità, la simbolica conquista del palazzo d'inverno, i servizi d'ordine inquadrati e lo scimmiottamento di modelli e leader terzomondisti abbiano un senso. Il Genoa social forum aveva con forza annunciato la propria scelta pacifica e nonviolenta e ribadito la sua straordinaria originalità. Nel nostro paese non hanno mai avuto lunga vita movimenti assolutamente critici, trasgressivi e nonviolenti (come i beatnik americani, e - in Italia - gli Uccelli degli anni '60 e gli Indiani metropolitani degli anni '70) o di massa (come il movimento per i diritti civili del reverendo Martin Luther King di 40 anni fa o quello pacifista europeo di 20 anni fa). Dobbiamo chiederci perché: quale sia la maturità di una società civile che dimostra di non saper rinnovare le proprie forme di espressione e mobilitazione. A Seattle, culla di questa new wave, è stata la pacifica contaminazione tra diritti sindacali, ambientalismo, pacifismo, femminismo, difesa dei diritti civili a invadere la piazza; lasciando traccia negli occhi e nella memoria delle persone. Se si auspica che un altro mondo sia possibile, forse è il caso di cominciare ad indurre questo cambiamento dalle teste e dalle pratiche di chi vuole contestare questo mondo.
Stefano Lenzi - rete lilliput/segretario Wwf Liguria

La bastonata più grossa
Vi prego! Fate in modo che nessuno dimentichi e che (come sta già accadendo) i giornali e i media tutti non passino sopra ai fatti dei due giorni di barbarie della polizia, a Genova. Io c'ero, noi c'eravamo, ma gli altri? Quelli che dovrebbero capire tutto dalla televisione? La bastonata più grossa io l'ho presa una volta a casa mia (a Modena) discutendo con miei amici che non hanno creduto ad una sola parola di quello che ho raccontato. Perché loro hanno visto la televisione. Ho fiducia cieca nella vostra organizzazione! Anche se ammetto di essere preoccupato.
Alessandro

Evidentemente eravamo in troppi a Genova
E quando si chiede una cosa a voce alta in 300mila si fa troppo rumore, e il rumore non si riesce a fermarlo. Allora se non ci si può più allontanare si fanno tacere le voci che urlano. Hanno usato la rabbia e la forza dei disadattati, la paura e le armi degli stipendiati e li hanno rivolti entrambi contro di noi. Solo questo è successo a Genova. e adesso stanno usando tutto il loro potere per zittire il rumore delle sirene soffocandolo con litri di inchiostro bugiardo e parate di cravatte costernate. Solo ad una cosa è servito tutto questo: sono venuti allo scoperto, sappiamo che adesso siamo in guerra. Sarà una guerra fatta di idee, parole, risate, marce, lacrime, musica e colore. Ai miei amici che c'erano e sono stati derisi e picchiati chiedo di dire a tutti cosa è successo, a quelli che non c'erano chiedo che si uniscano a noi e comincino ad urlare. Perché "sempre l'ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte". Ho approfittato del vostro tempo, scusatemi.
Laura

8 giorni intensi
Tante cose da dire, su come sono andate le cose, come le ho vissute da domenica 15 a domenica 22, 8 giorni intensi, migliaia di persone, una festa, almeno fino a venerdì mattina...non ci voleva molto a capire che cosa sarebbe successo il 19 e il 20, bastava girare per il centro, le inferriate che chiudevano ogni spazio, le centinaia di poliziotti in divisa e no, le carovane di carabinieri che entravano in città ininterrottamente... era evidente che il gatto stava preparando la trappola per il topo. Io ho lavorato da martedì a domenica in piazza Kennedy, all'info point di Attac, non ho partecipato ad alcuna manifestazione, neanche quelle più divertenti, "dai un calcio al G8" in zona rossa - di fronte a centinaia di poliziotti - partita a calcetto a due passi da palazzo ducale, o alla biancheria stesa, agli striscioni sul ponte monumentale - zona rossa, o a quella bellissima e colorata dei migranti.
Temevo la strumentalizzazione, temevo che l'apparato militare da una parte e i disobbedienti dall'altra, potessero usare le migliaia di persone, dai ragazzini ai 60enni, per raggiungere ciascuno il proprio gioco. Sapevo, come tutti, che alcuni centri sociali si stavano preparando alla guerra da 3 mesi, che alcuni giornali avevano mandato a Genova i corrispondenti di guerra (Alberto del Sole 24 ore, per esempio).
Anche il Genoa social forum sapeva. Anzi, sapeva di più. Aveva assegnato ai ragni neri block il campo Pinelli (quasi tutto) e gli altri erano alloggiati allo Sciorba. Mesi di controlli di polizia a Genova, frontiere bloccate e controllate, una maglia strettissima. E i block ragni neri, sono passati. Servivano allo stato servivano ai loro scopi, non servivano al Gsf. Non erano nel Gsf. Allora, perché sono stati ospitati?
Perché, tutta gente schedata e conosciuta per le loro azioni vigliacche e nichiliste, non è stata isolata e riaccompagnata alle frontiere? Perché il Gsf non ha pensato alla trappola organizzata dallo stato in una città, Genova, impossibile geograficamente per scontri di piazza? Perché non hanno pensato ai genovesi, gente splendida, che nonostante il clima che hanno subito, i posti di blocchi quotidiani, la città divisa, ferita, isolata, ancora parlavano con noi del Gsf, alcuni di loro sono andati contro le disposizioni di chiusura imposta dalla questura? Perché il Gsf non si prende una parte di responsabilità?
Invece solo demagogia. Tanta, dietrologica. Potevamo fare altre cose invece di andare ai cortei di venerdì e sabato, potevamo fare 1000 sit-in in 1000 piazze diverse, potevamo fare una catena umana da una parte all'altra del porto e circondare noi, a distanza, la zona rossa e la polizia, potevamo fare un concerto a piazzale Kennedy. Vi immaginate le facce degli 8 e del loro apparato militare se nessuno si presentava alle manifestazioni, ai cortei che si dirigevano in centro? Se le tute bianche avessero bruciato la gomma piuma. Se parte del Gsf e dei Cobas non fosse stato connivente con i block (venerdì si sono infilati nel loro corteo). Se il Gsf avesse avuto la fantasia e la lungimiranza di non accettare quel tipo di scontro con lo stato. Se si fosse preso la responsabilità di tutte le persone che erano a Genova. Dai bambini ai 60enni. E noi, invece rispondiamo con la demagogia. Neanche la memoria storica. Neanche il ricordo delle cazzate fatte dal 77 in poi, anni di droga, di carceri, di repressioni, di terrorismo. Tutto per criminalizzare chi ha solo il coraggio di dire no ad un sistema che si alimenta, che ci alimenta, al prezzo di fame, malattie e guerre in tutto il mondo. C'era un movimento splendido in piazza a Genova, poteva essere una festa immensa ed una vittoria altrettanto grande. Invece la nostra cecità, la mancanza di memoria storica, la disattenzione colpevole verso tutte le persone che erano lì, hanno permesso di trasformare la festa in tragedia. E poi, quello che ci resta è solo la rabbia, il dolore, l'impotenza, la repressione, il sapore amaro della sconfitta, tanti feriti, tanti arresti, Genova sconquassata, tanta, troppa demagogia. Quella dei nuovi politburo. Tanta democrazia apparente. Non ho sentito un solo gruppo fare un minuto di autocritica. Chi di noi potrà andare a casa di Carlo Giuliani, e dire ai suoi genitori, ai suoi amici che forse potevamo evitarlo? Non avevamo bisogno di un martire, avevamo bisogno di lui. A chi giova tutto questo ?
con affetto
Carlo

Gli sfigati come me
Carissimi, ero a Genova. Mi permetto solo di sottolineare la precisa volontà della polizia di farci del male a tutti quanti noi dimostranti pacifici. C'era gente in carrozzina e disabili psichici nella sfilata, oltre ad anziani ed alcuni bambini. Non so cosa possa essere stato di loro nei lunghissimi minuti di "retromarcia" sotto il lancio dei lacrimogeni, e non so come sia stato possibile che nessuno sia morto schiacciato o calpestato. Io me la sono cavata per un pelo e posso ringraziare la fortuna di aver azzeccato il varco di uscita giusto, non riportando ferite se non nell'orgoglio di cittadino di un ex paese democratico. Non eravamo noi ad assediare la città, ma le forze dell'ordine, chiaramente colluse con i blockers. Centinaia di cittadini genovesi, dall'alto dei palazzi, hanno assistito ai colloqui tra loro e le forze dell'ordine e a proposito -non ne hanno preso quasi nessuno! - e poi la polizia dovrà spiegare come facevano a non "filtrare" i furgoni con le spranghe se non si poteva manco uscire dai percorsi per fare pipì. Un saluto a tutti i triestini e friulani, e soprattutto al gruppo di sfigati che con me si sono trovati in mezzo agli scontri più violenti.
Gigi Mattiussi

Il dovere dello Stato
Ma la vogliamo smettere di rimanere divisi su fatti ed eventi che sono stati sotto gli occhi di tutti? Ma possibile che anche li dove la realtà è stata filmata, raccontata, rivoltata come un calzino si debba scegliere di stare da una parte o dall'altra, per una pura proiezione delle proprie paure o delle proprie storture ideologiche?
I fatti sono che viviamo in uno stato che è dichiarato democratico e che dunque deve garantire in modo inalienabile dei diritti ed imporre dei doveri ai cittadini. Tutto ciò è scritto nelle nostre leggi.
In base a questi principi e solo a questi si devono passare in rassegna gli accadimenti. E' vero … le scene alle quali abbiamo assistito tutti sono di devastazione e violenza che coinvolgevano forze dell'ordine e manifestanti e black block, abbiamo assistito a scene di ragazzini inermi picchiati a manganellate da tutori dell'ordine pubblico li dove non era assolutamente necessario e scene di accerchiamento di singoli o di mezzi delle forze dell'ordine da parte dei manifestanti ed anche di un carabiniere quasi linciato, e per finire le scene dei black block in azione che hanno provocato danni per miliardi alla città di Genova, ed non ho dimenticato Carlo Giuliani. Di Carlo Giuliani e di quel carabiniere che ha sparato, personalmente penso per entrambi che siano stati SOLO vittima di un incidente, un tragico incidente, ma provocato da uno stato di cose ben più ampio. Era dovere dello Stato assicurare il corretto svolgimento sul nostro territorio del G8 che, per quanto si voglia dire, è stato uno degli eventi politici più importanti al mondo da molti punti di vista.
Era dovere dello Stato assicurare il corretto svolgimento delle manifestazioni autorizzate e dunque di assicurare il DIRITTO di manifestazione. Era dovere dello Stato difendere i cittadini Italiani dalle frange di facinorosi. Era dovere dello Stato difendere la città di Genova ed assicurare l'ordine pubblico. Noi, Stato italiano, credo che poche di queste cose siamo stati in grado di assicurare, tranne la prima ovviamente e dico ovviamente perché lì non siamo stati lasciati soli poiché eravamo 'affiancati' dalle polizie se non dai servizi segreti di mezzo mondo. Per il resto lo Stato Italiano non è stato in grado di assicurare più nulla, la democrazia ha vissuto dunque momenti di spegnimento. Mai come per un evento del genere si è potuto disporre di tante forze, di tanti mezzi e di tanti soldi. Sono stati spesi 300 miliardi in sicurezza, sono state sguarnite le città di tutta l'Italia. Non ci sono dunque scuse di sorta. Addirittura in Genova è stato preso d'assalto un penitenziario per il quale non erano disponibili forze di difesa ed ordine pubblico. Che mai dunque è del nostro Stato, della nostra democrazia ? Vorrei rispondere a quei tanti che hanno detto che chi voleva manifestare doveva rimanere a casa. Il diritto di manifestare è un diritto inalienabile della nostra democrazia e probabilmente uno dei diritti naturali dell'essere umano.

Vorrei rispondere
Duecentomila persone sedute per terra avrebbero fatto forse molto più notizia della vita stroncata di un essere umano e sicuramente avrebbero isolato efficacemente le frange di facinorosi. Vorrei rispondere ai dirigenti di più alto grado delle forze dell'ordine. Credo che non siamo adeguati da un punto di vista tecnico. Abbiamo bisogno di uomini, di ragazzi più preparati a questo tipo di eventi. Non si può colmare questo gap tecnico 'allevando' tali uomini in una cultura di corpo come cani affamati per il combattimento per scagliarli contro propri simili. Quegli uomini, perché tali sono e non dei cani da combattimento, devono essere dei professionisti quando stanno lì in strada. Vorrei rispondere al ministro Scagliola. Quando ero più giovane e giocavo a Risiko quando volevo difendere a tutti i costi uno stato che ritenevo importante, ammassavo lì tutti i carri armati di cui disponevo. Perdevo sempre ! Più in la negli anni mi hanno spiegato cos'è la Strategia. Ed infine vorrei rispondere ai Media ( da RAI1 a Canale5). Si, siete stati lì, avete raccontato tutto e subito. Un ottimo lavoro. Solo ora però mi sta venendo un dubbio. Ho visto tutta la distruzione e la violenza di cui tutti che erano li hanno parlato, è vero, però tanti mi hanno parlato anche di 200mila manifestanti pacifici che sfilavano, ma io in Tv non li ho visti mai, dov'erano? E per finire l'ultimo dubbio e forse il più grosso nell'animo di uno spirito realmente democratico. Ma se non ci fosse stata tutta quella televisione e tutta quella stampa, nazionale ed internazionale, cosa sarebbe mai accaduto?
Mi auguro che in parlamento una ventata di costruttività, quella che può essere di un pastore o di un contadino, colga tutti ed abbatta quella dialettica greca che pare prevalga ad oggi nei nostri politici.

Un cittadino
Sono tornato da Genova più vivo e incazzato di prima, unendo la mia voce a quella di altre 300mila persone pretendo giustizia e kiarezza, la verità deve venire a galla. Quelli ke come me erano a Genova facciano sentire il loro grido di rabbia e di dolore, vadano x le strade a far sapere a ki non c'era com'è andata. Sono convinti, dopo aver distrutto il centro stampa, sequestrato filmati, foto e altre le prove del massacro e delle devastazioni, sono convinti di averci intimoriti e zittiti. Una cosa voglio ke sappiano: per impedirmi di far sapere quello ke è successo dovranno cavarmi gli okki, xkè qualsiasi persona guardi negli okki di un sopravvissuto alla mattanza di Genova vedrà il dolore e la rabbia ke solo un regime terroristico può causare.

La nostra è già una storia lunga
Non credo che si possano correttamente interpretare gli avvenimenti di Genova, in particolare la loro regia, senza una riflessione sul "movimento", sui suoi possibili sviluppi, sulla sua portata. Non si portano a Genova 300mila persone su tematiche così generali da un giorno all'altro. E nemmeno si può spiegare questa straordinaria mobilitazione con il presunto effetto amplificante della repressione. Poteva succedere il contrario (e forse su questo contavano): la gente poteva rimanere a casa spaventata. Invece sono venuti, in tanti. E poi il 19, alla manifestazione dei migranti, eravamo già oltre 50mila ed il 20 nelle piazze tematiche più di centomila ed erano giorni feriali e non vi erano ancora stati incidenti. Da dove è venuta tutta questa gente? E' una storia lunga. Ci sono voluti dieci o forse vent'anni per costruire la manifestazione di Genova. Genova è stata costruita dal lavoro quotidiano e capillare svolto da migliaia di volontari e attivisti attraverso centinaia di piccole, e meno piccole, associazioni, comitati, gruppi, centri sociali, botteghe del commercio equo, gruppi di preghiera. Abbiamo agito a partire da problemi concreti e per campagne mirate - dalla solidarietà pratica con le vittime delle guerre, gli immigrati, le popolazioni del sud del mondo, alle campagne contro il lavoro minorile, la messa al bando delle mine, la remissione del debito, la revoca dell'embargo all'Iraq - abbiamo costruito legami e reti internazionali negli incontri che da oltre 10 anni - ben prima di Seattle - accompagnano i vertici della Banca mondiale, del G7 e di altri organismi e agenzie. E' da questo lavoro pratico e senza visibilità che è nata la piattaforma del Gsf. Questo lavoro necessitava da tempo di uno sbocco politico più generale. L'evento G8, per la sua elevata simbolicità mediatica, ma anche perché costituisce davvero la controparte di tutte le rivendicazioni è stata l'occasione della sua emersione. Per molti di noi andare a Genova e far venire altre persone è stato il naturale proseguimento del proprio lavoro di anni. L'aver capito, interpretato e proposto uno sbocco organizzato e unitario a tutto questo è il grande merito del Genoa social forum e di tutte le sue componenti. E da Genova potevamo cominciare - ed avevamo cominciato -a parlare, a influenzare e a convincere fasce ampie di opinione pubblica. Già nei giorni precedenti al vertice, solo nella fase preparatoria, erano stati fatti emergere e introdotti nella agenda politica grandi temi globali solitamente appannaggio di esperti o di minoranze sensibilizzate.
Credo si possa dire, senza enfatizzazione, ma con tranquilla coscienza, che questo cominciava a dar fastidio, e non solo al Governo italiano. Penso che a ciò abbia reagito il G8 (e non solo il nostro governo). I fatti di Genova hanno mirato a spostare la attenzione dal terreno delle politiche economiche e militari globali a quello dell'ordine pubblico interno, a rompere l'unitarietà e articolazione del movimento, a ricacciare alcuni nella spirale della lotta alla repressione e altri nel lavoro di base senza conseguenze politiche generali. E' possibile però che "il sasso gli ricada sulla testa" e che, invece, gli avvenimenti degli ultimi giorni finiscano per fare da amplificatore alla affermazione che un altro mondo è possibile. Ciò dipende molto anche da noi. Dipende se sapremo riproporre da subito e trasformare in concrete rivendicazioni, qui ed ora, i temi della mobilitazione di Genova, se sapremo chiedere non (solo) le dimissioni di Scajola, ma, ad esempio, la cancellazione del debito e il rispetto dell'impegno dello 0,7%, se sapremo costruire una, sinora mancata, saldatura con il mondo del lavoro, se sapremo coltivare l'unitarietà del movimento senza tentazioni egemoniche di nessuno, se sapremo evitare il rischio di richiuderci su noi stessi, soprattutto se sapremo non abbandonare, ma anzi allargare, includendo coloro che hanno manifestato ieri in tutta Italia, il lavoro concreto di sensibilizzazione, di solidarietà e di rivendicazione che abbiamo fatto fino a ieri nel profondo della società. La preparazione della grande manifestazione del 10 novembre, che può essere la manifestazione della società italiana per un diverso futuro e non solo degli "antiglobalizzatori", comincia già oggi e necessiterà di molta intelligenza.
Buon lavoro.
Fabio Alberti
presidente della associazione "Un ponte per"

In regalo, le loro spranghe
Sono Piera Zuccherin e il giorno 18 luglio alle ore 5 del mattino sono partita da Ferrara con altri 6 ragazzi. Tutti facciamo parte del gruppo di affinità per l'azione diretta non violenta formatesi a Ferrara, il successivo sabato ci hanno poi raggiunto gli altri del gruppo. I primi due giorni mi riferisco a mercoledì e giovedì sono stati carichi di entusiasmo dovuti da un lato alla nostra partecipazione ai forum organizzati dal Gsf e dall'altro dal fatto di aver finalmente conosciuto gli altri Gda dopo che con gli stessi vi era stato nei mesi precedenti un fitto scambio di e-mail.
Non mi voglio soffermare sul racconto di queste due giornate ma voglio raccontarvi i fatti di cui sono stata testimone diretta e che mi hanno allarmato molto:
1) Il venerdì 20 luglio tutti i gruppi di affinità hanno deciso di fare un presidio della zona rossa e ci siamo suddivisi in due gruppi da una parte coloro che solamente facevano sitting davanti alla zona rossa (no-block) e dall'altra coloro che invece provvedevano a bloccare, naturalmente in forma pacifica e non violenta, un varco della zona rossa. Noi del no block siamo partiti da piazza Manin e abbiamo raggiunto la nostra piazza (quella adiacente a piazza Masarà). Tutto bene fino a quando spostateci tutti nella piazza Masarà la polizia ci ha avvisato che i Black Block erano in arrivo e ci consigliavano di andarcene. Io insieme al mio Gda e ad altri (ricordo quello di Modena per esempio) siamo risaliti e durante il percorso ho visto ragazzi di altro Gda che ci precedeva di pochi metri rovistare dentro i cassonetti tutti sorridenti. Il cassonetto era pieno zeppo di libri buttati dentro alla rinfusa senza essere raccolti in sacchetti di plastica.
2) Dopo un incontro ravvicinato che ci ha riempito di paura con i Black Block siamo risaliti in piazza Castelletto e lì abbiamo avuto la fortuna di incontrare due avvocati del Centro giuridico di Legambiente messici a disposizione del Gsf. Gli avvocati ci dissero di non dividerci mai in piccoli gruppi e di non lasciare quella piazza fino a quando non fossero riusciti a suggerirci un percorso sicuro per la nostra incolumità fisica. Dopo una mezz'ora che eravamo lì alcuni seduti altri un po' più rilassati altri ancora in preda al panico si sono avvicinati a noi due ragazzi intorno ai 30 anni ricordo benissimo la faccia di uno di loro due e saprei riconoscerlo (capelli ricci lunghi legati con elastico, occhi scuri, barba incolta molto robusto con un po' di pancia, l'altro aveva i capelli corti ricci neri) e si sono avvicinati a noi uno aveva in mano una spranga di ferro arrugginito preso da un cantiere e l'altro due pietre. Hanno fatto finta di gustarsi il panorama e dopo un po' in perfetta tranquillità se ne sono andati dopo aver appoggiato vicino a noi la spranga e le pietre. Molti di noi hanno preso paura e hanno deciso in preda al panico di andarsene è stata molto dura da parte nostra ristabilire la calma. Mi spiegate chi erano quei due? Perché l'hanno fatto? Se si fosse trattato di due teppistelli perché non se ne sono andati con le loro spranghe in mano? Perché appoggiarle lì in bella vista? Perché neanche per un attimo hanno dubitato di noi? Perché erano sicuri che tra noi non c'era polizia in borghese? Per concludere, un ragazzo di uno dei Gda ha raccolto spranghe e pietre e le ha riportate nel cantiere che c'era a pochi metri. Poi ristabilita la calma ce ne siamo andati via tutti insieme il più compatti possibile. Questi sono due episodi che mi sono rimasti chiari nella mente e che ho voluto raccontarvi perché a mio parere molto significativi. Spero sia fatta chiarezza su tutti gli x-files successi a Genova la settimana scorsa.
Cordiali saluti,
Piera Zuccherin

Grazie genovesi !
Scrivo a Carta perché non so a chi scrivere. Grazie genovesi che avete disobbedito agli inviti di andarsene in ferie, grazie per aver usato i vostri occhi e cervelli, grazie per averci guidati dall'alto delle vostre case nelle strade strette quando cercavamo di evitare le cariche, grazie per averci aperto i portoni e anche gli appartamenti quando non avevamo vie di fuga dalle botte e dai gas, grazie per l'acqua, grazie per la frutta, grazie per il gatorade, grazie per il polase, grazie per averci fatto usare i vostri telefoni, grazie per le caramelle, grazie per le mutande sventolanti, grazie per le fotografie e le videoriprese, grazie di esserci stati, grazie di aver guardato e visto, grazie ai negozianti che hanno lavorato fino ad esaurimento scorte, grazie al tabaccaio che mi ha regalato un accendino, grazie di esservi fermati a parlare con molti di noi, grazie di averci consigliato il bar con le brioches più grandi, grazie per averci fatto leggere con voi i quotidiani esauriti, grazie per averci indicato le cabine telefoniche più vicine, grazie per averci riferito cosa diceva la tele, grazie per aver scelto da che parte stare, grazie per aver dimostrato che la solidarietà umana è sempre possibile, grazie di averci fatto credere ancora di più nella capacità di affratellarci nonostante le menzogne, 6 miliardi di grazie dal cuore.

Il mio imbarazzo
Mi chiamo Michele, ho 33 anni, mi piace definirmi nonviolento. Ieri sera ho manifestato in piazza Duomo a Milano, perché NON ACCETTO che due o trecentomila persone appartenenti a più di 600 diverse organizzazioni pacifiche vengano definite - da un governo colpevole, ipocrita e antidemocratico - COMPLICI di una minoranza di imbecilli criminali andati a Genova per distruggere. Ed è inaccettabile che siano state picchiate e caricate con brutale violenza persone indifese e pacifiche. Ho provato imbarazzo però, nell'essere circondato da persone che gridavano "assassini, assassini!". Perché non sono d'accordo con chi considera Carlo Giuliani un MARTIRE del cosiddetto "popolo di Siattle". E con ciò non voglio certo dire che era giusto uccidere! Ma sull'uso della violenza non ci devono essere ambiguità o mezze misure. E ho uguale pietà per il 23enne Giuliani e per il 20enne carabiniere che ha sparato. Perché LA VIOLENZA E' PERDENTE, sempre! E LA VIOLENZA CONFONDE gli animi, le idee, le verità (e ne ho sentita molta di gente confusa in questi giorni, in piazza, tra gli amici, sul lavoro...). Su tutto ciò il "popolo di Seattle", e soprattutto i suoi portavoce (quanto si sente la mancanza di veri "leader"!) deve esprimersi in modo CHIARO e INEQUIVOCO.
Per non scivolare nel vortice delle strumentalizzazioni, delle accuse reciproche (ma andiamo! da che mondo e mondo le forze dell'ordine si servono di infiltrati per raccogliere informazioni!). Per non cadere nella trappola dei molti che lavorano per la CONFUSIONE e la MENZOGNA (nel governo, nei mass media, nei movimenti...), al fine di distrarre gli onesti da ciò che invece conta: i DIRITTI UMANI, la LIBERTA', le IDEE, la VERITA'.
Mi auguro che qualcuno raccolga, condivida e diffonda questo mio appello.
Michele Romagnoli

Cronaca di venerdì all'anti-G8
Sono Francesca Longo e sono socia della cooperativa Pangea di Roma (commercio Equo e solidale). Come me c'erano tanti amici, alcuni partiti giovedì altri venerdì stesso. Arriviamo venerdì mattina, lasciamo la macchina a Boccadasse, dove c'è un clima sereno. Da lì ci avviamo verso Brignole, ci fanno deviare, questo tutto a piedi, su una traversa a destra, dove abbiamo incontrato, in una traversa di corso Torino, i Neri che si stanno vestendo, hanno le pietre nelle buste (erano circa le 11.30). Finalmente, dopo tanto camminare, si arriva a piazza Manin dove c'è la piazza tematica sul commercio equo, Manitese ecc. tutto tranquillo, saluti, amici, canti, mani bianche... poi ci si organizza con Lilliput per il sit-in nonviolento, si scende con un serpentone vicino alla linea rossa, la polizia schierata davanti.
Inizia a volare un pallone/mondo....palloncini ....slogan. Arriva don Gallo a braccetto di Franca Rame che parla di pace e di nonviolenza e soprattutto del dialogo con l'istituzione. Si inizia sentire il nervosismo della polizia, e si mormora che stanno arrivando i Neri. Pian piano si scioglie il sit-in e si risale, ritornando alla piazza. C'é chi suona e canta De André, si mangia tranquilli. Poi verso le 14 al centro arrivano i neri, allora Lilliput si mette al centro della piazza con le mani alzate e un nero con sopra una vestaglia bianca si avvicina dicendo cose incomprensibili, poi il caos più totale...... Io stavo alla destra della piazza, la gente si spaventa perché la polizia ha accerchiato la piazza e inizia a lanciare un lacrimogeno, alcuni di noi, me compresa, veniamo spostati sulla strada destra con dietro un muretto. Alla nostra destra arriva la polizia camminando o meglio MARCIANDO: scudo, elmo e manganello..... cammina e manganella senza ritegno indistintamente noi di Lilliput. A me é arrivata una manganellata del poliziotto sul braccio destro provocandomi un forte ematoma, ma ancor più forte l'intossicazione da lacrimogeno. E' difficile descrivere la sensazione..."non respiro più", lacrime, sputi, vuoi solo bere e poi soprattutto paura, brivido...poi rabbia e tristezza....
* Poi ci siamo dispersi e poi la cronaca la sapete....ore 17…
FRANCESCA LONGO

Ero con Carlo
Ero a piazza Alimonda il 20 luglio alle 17.
Ero con Carlo ed alcuni altri fratelli davanti al mezzo dei CC apparentemente "bloccato" tra cassonetto e non si sa bene cosa. Eravamo in pochi lì davanti, una dozzina forse, e la nostra attenzione non era proprio rivolta verso il fuoristrada dei carabinieri bensì verso il plotone di celerini che, maschera antigas indossata, lanciavano pietre e puntavano fucili verso i manifestanti.
I secondi scorrevano istante per istante, fotogramma per fotogramma. Mi ha fin da subito stupito che quella jeep e chi era rimasto dentro (ho ben chiara l'immagine di un "carrubba" che ha il tempo di uscire e di raggiungere gli altri) facessero "cose strane": prima ancora che un paio di compagni si avvicinassero ai finestrini i manifestanti, il carabiniere all'interno colpiva ripetutamente a suon di anfibio il lunotto posteriore del fuoristrada cercando di romperlo. Ho visto chiaramente l'anfibio del militare sfondare il vetro posteriore della jeep. E' stato proprio questo gesto inconsueto, apparentemente non comprensibile che mi ha fatto istintivamente allontanare e correre sul sagrato della chiesa. Mentre correvo verso il muro della chiesa avevo già la sensazione di ripararmi da qualcosa che non erano pietre o lacrimogeni. Ero appena rientrato dalla testa del corteo disobbediente che cercava di difendersi dalla brutale e inarrestabile violenza dei celerini che caricavano la gente con blindati, sassi e lacrimogeni e avevo già visto quelle camionette CC che arretravano in retromarcia con la portiera aperta e la pistola puntata ad altezza d'uomo verso la folla. Avevo già sentito pochi minuti prima quei suoni "diversi", quegli spari secchi e concisi che si distinguevano da quelli dei lacrimogeni. Ma non avevo ancora realizzato.Quando mi sono girato, spalle al muro, verso la strada ho visto il corpo che giaceva immobile per terra. Il respiro e il tempo si erano fermati. Mi sono precipitato sul corpo urlandomi dentro: "Non e' possibile! Perché??! Perché??!!". Mi sono fermato un istante che non finiva mai guardando Carlo, poi mi sono girato verso quegli assassini in divisa che indicavano il corpo coi manganelli e che cominciavano a correre verso di noi urlando. Sono corso via con le lacrime in volto, con la morte dentro e con quegli spari che mi rimbalzavano nei timpani. Ho visto il capo zampillare di sangue, e poteva essere il mio. Ho visto un corpo trucidato dal piombo, e poteva essere il mio. Ho visto un fratello cadere...era un mio fratello!!!
Carlo era uno di noi.
p.s. un paio di osservazioni:
-in tutti i filmati NON SI VEDE MAI il vetro posteriore essere colpito dai manifestanti (era già stato rotto da dentro per "farsi spazio") - da dove prende l'estintore Carlo, o meglio, dov'era l'estintore prima che fosse per terra vicino alla jeep??

Un manifestante dentro la moltitudine
NELLA NOTTE TRA IL 23 E 24 LUGLIO QUATTRO COMPAGNI DI "ALTERNATIVA MARXISTA" SONO STATI FERMATI DA TRE VOLANTI DELLA POLIZIA E UNA DEI CARABINIERI IN QUANTO SOSPETTATI DI AVER FATTO ALCUNE SCRITTE CONTRO IL COMPORTAMENTO DELLE FORZE DELL' ORDINE DURANTE IL G8 AGENOVA. I COMPAGNI CHE ERANO FERMI PRESSO LE LORO MACCHINE SONO STATI PRESI E PICCHIATI SELVAGGIAMENTE IN STRADA PER UNA DECINA DI MINUTI PRIMA DI ESSERE CONDOTTI IN QUESTURA. LI' LE VIOLENZE, LE MINACCE E LE INTIMIDAZIONI SONO CESSATE SOLO GRAZIE AL PRONTO INTERVENTO DI UN AVVOCATO DI FIDUCIA E I COMPAGNI SI SONO QUINDI POTUTI RECARE AL PRONTO SOCCORSO PER POTER ESSERE CURATI. IERI POMERIGGIO C'E' STATO UN PRESIDIO DEL GSF IN PIAZZA GARIBALDI DI CIRCA 400 PERSONE CHE HANNO SENTITO LE TESTIMONIANZE DI CHI E' STATO A GENOVA. POI LA MANIFESTAZIONE E' FINITA DAVANTI ALLA QUESTURA PACIFICAMENTE.

Volevo vedere, perché non ho mai partecipato a una manifestazione
Sono arrivata a Genova martedì sera. Sono arrivata da sola. Non faccio parte di nessuna associazione. Sono andata in questa città perché l'amico Umberto mi aveva detto che in questi giorni ci sarebbero state delle conferenze interessanti e una grande manifestazione e io volevo vedere perché non avevo mai partecipato ad una manifestazione.Vado in piazzale Kennedy e chiedo al Convergence Point dove mi posso sistemare con la tenda. Mi danno la cartina col programma e mi dicono di andare alla Valletta Cambiaso, viale N. Sauro, a 300 mt. dalla caserma dei carabinieri. Arrivo che è già buio. Fuori dal parco c'è un pullman nero decorato con una scritta tedesca "Alternativebus" mi pare. Mi sistemo quasi all'entrata, vicino ai bagni chimici (una puzza ...). Non riesco a prendere sonno subito perché dei tipi continuano a parlare in tedesco e in inglese. Nel parco non sono quasi mai riuscita a parlare italiano. La mattina dopo mi sveglio mi rendo conto che mi sono messa vicina a un gruppo di tedeschi vestiti di nero, punk bestia credo. Continuano ad ascoltare una cassetta di rock duro urlato, inascoltabile. Intanto io vado alle conferenze, e mi godo il fatto di stare in vacanza. Parlando con un ragazzo di Torino che era nel parco, si diceva: "Guarda questi tedeschi non vanno quasi mai alle conferenze, che strani che sono. Hanno un diverso approccio. Siccome giovedì mattina non li ho visti nemmeno partire per la manifestazione Migrantes, ho pensato che in realtà ai tedeschi gli interessava solo fare campeggio. Giovedì di ritorno dalla manifestazione mi siedo sulla tenda con la testa fuori. Arriva una macchina dai miei vicini tedeschi, aprono il cofano: vedo che il guidatore gli fa vedere dei caschi e delle bombolette spray. Altre cose non sono riuscite a vederle. Venerdì mattina mi sveglio, metto la testa fuori e mi vedo circondata dai vicini vestiti di nero, imbottiti, con maschere e passamontagna, zaini gonfi. Vado in piazzale Kennedy, vicino al Converegence Point e chiedo di fare una telefonata. Mentre utilizzo il cellulare gentilmente prestato da una volontaria del Gsf, c'è uno che si avvicina alla volontaria e dice: "Ho visto al parco Valletta Cambiaso dei tedeschi fare delle Molotov". Finisco la telefonata e le dico: "Sono con la tenda vicino ai tedeschi. Ho visto i caschi e le bombolette spray" Lei mi chiede se ho visto che facevano le molotov? No, non le ho viste, rispondo.
Si parte con la manifestazione, io vicino ad un mio amico di Padova. Una bellissima manifestazione all'inizio. Pensavo come quella di giovedì. Poi siamo finiti per sbaglio vicino ai socialisti francesi (bandiera rossa con pugno giallo) e quando questi si sono avvicinati alla zona rossa tutti insieme, i poliziotti hanno cominciato a sparare con gli idranti e buttare lacrimogeni. Allora io e il mio amico abbiamo pensato di andarcene via da questi che urlavano un po' troppo per i nostri gusti e per quelli dei poliziotti. Decidiamo di andare in piazza Carignano. Mentre risaliamo un vicolo (non c'era manifestazione, solo gente che voleva stare come noi fuori dai casini, a gruppetti di tre, due, cinque), vediamo della gente che corre. Corro anch'io e il mio amico. Mi volto appena: vedo una camionetta della polizia che prende il gruppetto di cinque ragazzi/e, sento l'urlo di una ragazza, vedo i poliziotti che li chiudono dentro e scappano via col blindato.
Venerdì sera. Sono stanca e ritorno alla tenda. Io non sono abituata ai lacrimogeni e agli idranti. Ho sentito Casarini che ha detto che è morto un ragazzo. Non so niente dei pestaggi della polizia. Sono contenta che Agnoletto ha confermato la manifestazione per il giorno dopo. Vedo il gruppo dei tedeschi, che sta sbaraccando. Se ne vanno. La mattina dopo non vedo più il loro bus.
Sabato mattina: vado alla manifestazione con John, un giornalista di Belfast conosciuto nel parco (www.indymedia.org), va nelle scuole ad insegnare ai bambini l'ecologia. Sembra uno della trasmissione "L'Albero Azzurro". Mi dice che non devo avere paura e che nel suo paese era normale sentire tutta la notte gli elicotteri, tutto il resto. Lo seguo con la bicicletta pieghevole tipo Graziella che gli serve per portare la pesante telecamera. Siamo in tantissimi e ci mettiamo vicino a quelli con le biciclette che hanno cominciato con il giubileo a manifestare per cancellare il debito pubblico. Fa caldo e ci mettiamo all'ombra, sopra la macchinetta per fare le foto automatiche. Il mio amico comincia a filmare. Ad un certo punto vediamo un plotone azzurro della polizia scendere giù in corso Italia e andare verso i manifestanti, verso la fine del corteo. Un ragazzo col volto coperto, accento meridionale, cerca di dare dei colpi sulla telecamera con un bastone di legno e grida: non filmare bastardo. C'è un altro manifestante sempre con il volto coperto che cerca di fermarlo. Siccome siamo in alto, riesce a bastonarci solo i piedi e riusciamo a scappare via su per un muretto nel giardino di una casa. Il giornalista di Belfast corre all'ufficio stampa con la video cassetta e mi dice di badare alla borsa e alla bici che aveva lasciato giù. Ok, gli dico. Lui prende il Ventolin e scende. Arrivano i poliziotti. Ci costringono a scendere in strada. Abbiamo tutti le braccia alzate. Ci strattonano, da dietro le maschere vedo i loro occhi da pazzi. Un poliziotto mi sputa in faccia due volte e mi dice una parolaccia. Prendo la telecamera e la bici. Vengo imbottigliata nel corteo compatto della Cgil o Rifondazione, gente sui 40-50 anni, a volto scoperto, dall'aspetto molto pacifico. Piovono gas lacrimogeni da tutte le parti e non si può scappare via. Riesco ad arrivare in tenda sana e salva con telecamera e bici. Dopo poco mi raggiunge il giornalista da Belfast, anche lui salvo.
Le sera io e John dopo essersi riusciti a lavarci le mani e i piedi alla fontanella, scendiamo in piazza Kennedy, c'è poca gente, ma i pochi che siamo scesi facciamo una festa grandissima. Anche per sfogarci. Continuiamo a ballare e a suonare e a dire "Genova Libera", con le mani alzate. Ad un certo punto uno col megafono dice che i poliziotti hanno fatto irruzione dentro l'ufficio stampa del Genoa social forum e hanno portato via tutte le prove a loro sfavore. Ci dice di andare là a difenderli per solidarietà. Non ci dice niente di quello che era capitato alla scuola Diaz. La festa finisce e io e il mio amico irlandese torniamo al parco. Arriviamo e i suoi amici irlandesi sono preoccupatissimi, non riesco a capire che cos'hanno, (so male l'inglese) continuano a parlare di difesa, di fare i turni. Del fatto che il giornalista deve aiutarli, deve filmare. John mi dice di non preoccuparmi, mi dice che hanno paure ingiustificate, probabilmente hanno bevuto (nel parco non ho mai visto girare nemmeno una canna tanto meno gente ubriaca). Facciamo i turni davanti al cancello. Siamo in tre con un fischietto, le telecamera e un sacco a pelo sulle spalle. Tutta la notte elicotteri a volo basso, ma finito il turno mi addormento e dormo fino a mattina.
Il giorno dopo devono partire i tre pullman di irlandesi. Sento che hanno ancora paura. Non so di che cosa. Non riesco a capire. Dicono: tu sei italiana. Dicono al giornalista di non andarsi a prendere la cassetta all'ufficio stampa. Gli elicotteri li avrebbero inseguiti. Invece ci andiamo lo stesso perché noi due non abbiamo paura. Recuperiamo la cassette e gli irlandesi partono. Sbaracco anch'io perché tutti stanno andando via e mi viene una certa fifa. Mentre sto smontando la tenda arrivano dei tipi correndo inseguiti da altri con la macchina. Quelli con la macchina hanno tutta l'aria di essere poliziotti in borghese. Sono in tre e dicono: "non qui sono in troppi." (ormai nel parco eravamo pochissimi, rispetto all'inizio). Danno dei calci ai bagni chimici, dicono parolacce, se ne vanno. Dopo mezz'ora arriva un altro in moto, anche questo aria da poliziotto in borghese, dice: "eccoli qua dove sono questi bastardi." Ancora parolacce ancora calci ai bagni.
Mi muovo ad andare via. Scendo dal parco a Punta Vanzo e sento la conferenza stampa. Finalmente so le cose e sono scioccata. Finita la conferenza sto per andare via. E c'è uno zoppicante con la testa e la mano rotta che mi chiede se voglio delle coperte. Gli dico no grazie sono già troppo carica io e mi faccio raccontare perché è fasciato. E in stato confusionale e non riesce a trovare il numero dell'avvocato, perché aveva un foglio della Questura che diceva che il giorno dopo deve ripresentarsi in questura e ha paura di riprenderle. Questo è quello che mi ha detto:
"Venerdì sono andato al pronto soccorso spontaneamente perché avevo la testa spaccata, dai manganelli (ho visto la sua maglietta tutta sporca di sangue n.d.r.). Sono venuto da solo a Genova. Era meglio se andavo a vedere il concerto di Vasco Rossi. Mi sono trovato per sbaglio in prima linea. Avevo in mano una carota e un albero di gomma piuma mi hanno rincorso e me le hanno date. Appena ricucito in testa hanno preso la barella quelli della polizia politica e mi hanno portato nel bunker. Lì c'era anche una ragazzina greca alta così (un metro e mezzo) che piangeva come una neonata, era ricoperta di sangue e loro continuavano a bastonare. A me mi hanno fatto fare il corridoio: una fila di poliziotti da una parte e una fila dall'altra e io dovevo passare in mezzo mentre questi tiravano calci e pacche sulla schiena, e dappertutto. Poi uno mi ha pestato il piede e mi ha detto cammina bastardo! Ho provato a camminare e lui ha pestato ancora di più mi ha rotto il dito. Poi un altro mi ha preso la mano e tirando due dita per parte me l'ha aperta. Ho sentito un dolore atroce poi più niente: ho guardato la mano ed era tutta brandelli di carne."

Voleva passare la notte a Genova, nel sacco a pelo e all'aperto perché non aveva più soldi per tornare a casa (i poliziotti si sono presi tutto, telefono, L. 400.000 ecc... a parte le borse).
L'ho convinto a venire a Nervi con me, e in un posto nascosto abbiamo montato la tenda. Prima di andare a dormire siamo andati a prendere un gelato, siamo andati a vedere l'ex stazione di S. Ilario quella di Boccadirosa - De André. Appena parlavamo di quello che era accaduto a Genova, ci accorgevamo di avere poliziotti in borghese che ci seguivano, e non capivamo da dove erano sbucati.
La mattina dopo ci avviamo verso la questura. Il numero dell'avvocata eravamo riusciti trovarlo e abbiamo chiamato dalle 8,30 alle 9,30. Lui va in questura da solo perché ha paura che questo ritardo di mezz'ora faccia imbestialire i poliziotti. Ci mettiamo d'accordo che io lo aspetto in un bar e che se non lo vedo arrivare fra un'ora, vado in questura a cercarlo. Aspettando in bar riesco a contattare l'avvocata che mi sgrida perché è andato in questura da solo e mi dice che fra un quarto d'ora, mi fa sapere. Passa un'ora, riesco a richiamare l'avvocata. È irritata e mi dice che se le do' il tempo mi richiama. Io penso, che come il mio amico chissà quanti casi dovrà gestire. Chiedo ai gestori del bar di tenermi i bagagli finché io vado un attimo in questura. Loro dicono no perché la polizia gli ha detto che se qualcuno lascia qualcosa nel bar loro devono chiamare gli artificieri. Mi carico dei bagagli e vado in questura. Quando arrivo i poliziotti mi dicono che devo andare via con tutti quei bagagli e che non è entrato nessuno con quel nome. Io sorrido, insisto. Dopo un quarto d'ora, esce il mio amico. Non l'hanno picchiato, volevano che facesse un riconoscimento di uno che non conosceva. Non fa nessuna denuncia perché si sta facendo la licenza di rigattiere e non vuole che gli facciano problemi.
Scappo via da Genova. Non ne posso più. In treno, c'erano sempre dei poliziotti in borghese vicino a me. E penso anche in autobus che mi ha portato a casa. Un ragazzo qui con gli occhiali scuri e fisico atletico è sceso dove sono scesa io e si è messo a parlare con la mia dirimpettaia di condominio che sogna di diventare una guardia carceraria.
Spero che questa sia mia paranoia e che finisca presto perché non ho fatto niente, e faccio l'impiegata comunale per una Giunta di Forza Italia. Amo il mio lavoro e credo di farlo bene. Voglio bene al mio capo che è dello stesso partito di Berlusconi. Io adesso ho paura.
Roberta

Appunti sul G8 presi sul campo
Questi sono alcuni brevissimi appunti, presi sul campo, sulle vicende dei G8. Le telecronache dei canali televisivi e quanto detto dalla stampa è molto esaustivo, posso solo confermare alcune cose, perché viste e toccate di persona. Questa volta, tranne le Tv di regime le altre, soprattutto quelle locali, hanno evidenziato a tutti la verità. Giovedì 19 luglio la manifestazione dei Migrantes è andata benissimo (oltre 50 mila persone da P.za Sarazano a P.le Kennedy) i Black Block non si sono fatti vivi, la polizia ha seguito regolarmente il corteo. Nella notte arrivano molte persone, i controlli non esistono. Venerdì 20 luglio. Tarda mattinata. Accerchiamento della zona rossa con 4 programmate e autorizzate manifestazioni. p.za Dante , Arci, cobas…la sinistra ove sono entrate 4 persone, fermate dagli idranti…senza grossi scontri, e rientrate nel primo pomeriggio piazza Manin, distanti 300 metri dalle barriere, Rete di Lilliput, Manitese, Don Benzi…pacifisti e cattolici. C'erano donne e mamme, bancarelle e canti, sembrava una festa paesana. Poca polizia a controllare, si annuncia l'arrivo di lì ad un'ora dei Black Bloc, arrivano, tentano di infiltrarsi, vengono di fatto allontanati dai ragazzi e nel frattempo, loro vanno a distruggere c.so Magenta e la Polizia carica i pacifisti, distrugge le bancarelle e picchia chi si trova lì. Ai B.B. nulla, liberi di scorazzare. In Corso Buenos Aires 200 metri dall'inizio della zona rossa (v.XX settembre) la polizia fa una zona cuscinetto, per fermare le tute bianche, grossi scontri e ci riesce..ma gli scontri continuano tutto il pomeriggio, fino a che il Sindaco chiede ad Agnoletto di smettere con l'assedio alla zona rossa, ciò avviene e si allenta la tensione. I B.B. si infiltrano, nel corteo delle tue bianche e dei cobas, provocano e scappano, il quartiere della Foce è messo a sottosopra, in p.za Alimonda muore un ragazzo (vicenda nota e chiara, dai diversi filmati).
In mattinata, in v.Tolemaide, vicino a Brignole i B.B. (oltre 200) danzano e si preparano, con tamburi, armi improprie ecc. La polizia li sta a guardare e non fa nulla. Gli scontri di venerdì hanno evidenziato una sola scelta tattica delle forze dell'ordine, in maggioranza carabinieri, quella di allontanare dalla zona rossa, oltre la zona gialla, chiunque, lasciando libero di distrugger la città. L'unica cosa importante era quello di non far arrivare le persone alle griglie di ferro (nella notte, la questura ha chiesto al sindaco l'intervento delle squadre di tecnici dell'Amiu per ripristinare al meglio alcune barriere, ma tutto il personale era già impegnato per ripulire e mettere a posto cassonetti e altro in giro per la città.) Intanto in città arrivano oltre 100 mila persone. I B.B. in azione erano forse 400-500, il giorno dopo dicono tra i 1000 e 2000.
Le T.V. locali hanno fatto vedere, nella notte di venerdì, un filmato, mai più messo in onda, fatto e commentato dal regista Ferrario dove si vede benissimo che alle 15,30 di venerdì, all'incrocio tra P.le Kennedy e C.so Torino tre B.B. parlano serenamente con agenti della polizia nei pressi di due autoblindati, sembra che prendano disposizioni, poi si allontanano qualche metro e due ragazzi in motorino (le staffette) vengono a prendere da loro nuove disposizioni. Questo è un fatto inquietante: diverse staffette in motorino e diversi infiltrati, che ruolo hanno avuto? Perché non li hanno fermati e isolati? Perché hanno lasciato che provocassero? L'unico obiettivo chiaro è la difesa della cittadella (all'interno si dice oltre 15.000 uomini delle forze dell'ordine). Sabato 20 il grande corteo, oltre 200.000 persone. Pacifico fino a p.za Rossetti, poi la polizia, con lacrimogeni ed altro lo spezza in due, picchia violentemente i pacifisti, li vedo con i miei occhi, certamente c'erano dei B.B. che ogni tanto si infiltravano, ma per lungo tempo si sono tenuti fuori dal corteo e la Polizia non li ha mai affrontati.
Una parte arriva a Marassi, l'altra torna indietro per corso Italia, io sono alla Chiesetta di Boccadasse e vedo per ore il ritorno. Continuano gli scontri in zona Marassi-Foce-Brignole-S.Fruttuoso e poi Albaro a questo punto, oltre i B.B. ci sono altre frange violente (tute bianche e cobas?), tutto è fuori controllo. Nella Chiesa di Boccadasse continua da tre giorni il digiuno e la preghiera, e dove arrivano spesso testimonianze di persone, sconcertate e sconvolte, anche lì sono passati,l'altra sera i B.B., distruggendo macchine e vetrine nelle vie limitrofe ma attorno alla chiesetta nulla. Proviamo ad aprire un dialogo con loro offrendo acqua, è subito rifiutato.
La polizia, mentre tornavano i pacifisti, a tarda sera del sabato, ci dice di far entrare la gente in chiesa perché avrebbero sparato anche lì i lacrimogeni, ma non c'era alcuna necessità e protestiamo! La cosa poi non accade. Per tre giorni non si è visto nessuna forza dell'ordine davanti alla chiesetta, eppure sono transitate migliaia di persone. Abbiamo perfino visto fermare, con una azione degna da film, un canoista che stava per i fatti suoi vogando tranquillamente.
La notte tra sabato e domenica, l'assalto alla sede del GSF. E' ben riportata dai giornali, le informazioni mie sono di prima mano….hanno fatto un bliz dove si sapeva che lì B.B. non c'erano, si sa che dormivano in altre zone. Hanno voluto cercare collusioni, non hanno lasciato né filmare né far entrare la stampa, hanno portato via i filmati e il materiale raccolto, hanno recuperato quali oggetti impropri. Oltre che a qualche parastinchi, passamontagna, borchie,forse due molotov, anche cose che di violento non hanno nulla quali telefonini, bibbia, macchine fotografiche, fazzoletti di carta, 6 coltellini da scout, un piccone e due mazze da muratori (lì c'è un cantiere aperto).
In conclusione:
Tutte le mattine, da mercoledì, in diversi punti della città (io ho assistito tutti i giorni sul piazzale vicino alla entrata autostradale di Bolzaneto, area ex sanac, protetti da un muro) carabinieri e polizia facevano simulazioni di cariche e addestramento …c'era voglia di alzare l'emotività.
la scelta tattica è stata quella della esclusiva difesa del fortino (oltre 160 varchi chiusi da griglie metalliche alte oltre 4 metri e a maglie strettissime, non ci si poteva nemmeno infilare un dito, costo oltre 8 miliardi), l'attenzione di berlusconi era posta sui fiori (ha fatto sostituire in tutte le aiuole gli alberi di ulivo con altre piante, ha fatto legare con il filo limoni grandi ad alberelli piccoli ed altre mille sciocchezze).
La polizia ha lasciato fare scorribande ovunque, mettendo nel conto forse le distruzioni per motivare la scelta della chiusura della città. Cosa si sarebbe detto se non ci fossero stati danni? E poi così si è parlato della violenza e non dell'insuccesso del vertice.
La delegittimazione politica del GSF è stato l'obiettivo politico e le forze dell'ordine dovevano essere funzionali a ciò, durante tutti i giorni sono continuate visite e presenze di politici nazionali e regionali di AN presso la questura. Il presidente Biasotti, con la sua proverbiale insipienza, cavalca la teoria che tutti i contestatori sono uguali e quindi violenti.
I movimenti cattolici, che hanno fatto la veglia di digiuno e preghiera per tre giorni, ufficialmente hanno tolto l'adesione alla marcia di sabato (anche se migliaia e migliaia di aderenti poi sono andati) perché l'obiettivo non era più il sostegno ai poveri e l'annullamento del debito ma si era trasformata in una contestazione al sistema.
Il GSF ha commesso due grandi errori: il primo quello di cercare di recuperare frange violente (tute bianche ecc.) all'interno del movimento, pur condannando sempre i B.B. ma dietro a queste ha impostato concettualmente la giornata di venerdì come attacco alla zona rossa; il secondo quello di politicizzare lo scontro contro qualcosa e non per qualcosa.
Queste sono le mie povere impressioni: un disagio e sgomento enorme, la città fantasma dentro, ove si danza e si balla, senza concludere nulla, ove non volava una mosca, piena di irrealtà. La desolazione, disperazione, il dramma fuori. Le forze dell'ordine, poveretti quei giovani, guidati per scopi che forse sono chiarissimi anche se non del tutto dimostrabili. Bisogna chiedere la rimozione almeno del capo della polizia e del questore di Genova!
Massimiliano Costa
Capogruppo alla Regione Liguria
del Gruppo Consigliare PPI - UDEUR Insieme

Siamo un gruppo di teatranti
Camogli. Venerdi 20 luglio 2001 (dalle ore 15 circa in avanti). Sole in spiaggia e una folla di bagnanti. Siamo un gruppo di teatranti di Milano che ha creato una performance centrata sui temi anti-G8 con l'intenzione di sensibilizzare coloro che, ignorando ciò che accade a pochi chilometri, trascorrono la giornata al mare. Utilizziamo una parte della spiaggia pubblica per mettere in scena lo spettacolo. Subito il pubblico tutto, compresi gli inquilini dei palazzi sul lungomare, sembra essere molto partecipe ed interessato. L'obiettivo dello spettacolo è quello di coinvolgere in modo ironico e giocoso la gente, cercando di attirare l'attenzione sul tema della globalizzazione attraverso espressioni corporee e verbali. Poco prima della conclusione due guardie della marina ci interrompono con un atteggiamento, a nostro avviso, garbato, presentando il rischio di ricorrere a un verbale per disturbo alla quiete pubblica qualora avessimo continuato. Disturbo alla quiete pubblica?! Venerdi pomeriggio. In spiaggia. Bambini che schiamazzano.
Onde che si infrangono.
Quale occasione per noi migliore poteva presentarsi se non quella in cui le forze del (dis)ordine proibiscono la libertà di espressione? Gli spettatori allibiti dimostrano la loro disapprovazione attraverso fischi ed implorazioni, espressione di solidarietà questa che ha rafforzato il nostro sconcerto. Dovendo per necessità smettere, accogliamo comunque gli applausi calorosi del pubblico. Decidiamo di lasciare Camogli e mentre parte dei presenti si avvicina per chiederci informazioni sul G8, alcuni di noi sono già in strada e non fanno in tempo a decidere sul da farsi che arrivano di gran fretta due auto dei carabinieri e una probabilmente della digos vuote (esclusi autisti) con lampeggianti accesi. Si fermano davanti a noi. Scende l'agente in borghese con occhiali scuri, guanti di pelle nera e un manganello in mano e senza qualificarsi, con toni e gesti invadenti, urla. Lui: "Se volete far casino andate a Genova così vi facciamo quello che i vostri amici stanno facendo ai miei colleghi" Noi: "…" Lui (agitando il manganello): " Se ci richiamano vi spacco la testa e voi siete morti, siete morti…intesi? " Noi: "…" Lui (indicando uno di noi con la barba e capelli lunghi): "Sei tu il boss, vero?!" Noi: "Nel nostro gruppo non esiste nessun boss" Il nostro senso di impotenza. La nostra rabbia. La sua infamia. Partiamo alla volta di Genova… ciò che purtroppo accade attorno al vertice è già abbastanza noto.
Il gruppo di teatro.

Ho avuto l'impressione che il plotone avesse perso completamente la ragione
Venerdi 20 ore 10,30/11 circa ero a piazza de Novi. Grande schieramento di polizia. Ad un tratto arriva un furgone bianco con manifesti attaccati sulle fiancate. E' lo stesso che poi ho visto nelle riprese televisive e da dove uscivano i bastoni. Sembrava un furgone noleggiato, almeno aveva il marchio di un noleggiatore locale (non era Avis, Hertz o Maggiore) di cui non ricordo il nome ed era targato o Frosinone o aveva le prime lettere Fr del nuovo tipo di targa.
Dopo qualche minuto hanno iniziato a sfondare le vetrine del Credito italiano di corso Torino. Questi del gruppo erano vestiti di nero, volto coperto e cappuccio. Uno grande e grosso, con accento emiliano, andava in giro a bloccare chi fotografava e filmava. La polizia non si é mossa. Quando quelli dei Cobas hanno deciso di abbandonare la piazza, andando verso il mare, il gruppo si é accodato e dopo qualche minuto ecco che é partita la carica della polizia con lancio di candelotti ad altezza uomo, uno di questi mi é passato ad un metro di distanza su corso Torino.
Venerdi 20 pomeriggio.
Corso Torino angolo via Ivrea, vicino al sottopasso ferroviario. Il corteo dei "disobbedienti" era in corso Castaldi, quello che fiancheggia il terrapieno ferroviario. Era a circa 200 metri. C'erano diverse persone che aspettavano. In via Ivrea un plotone di carabinieri di circa 50 uomini. Ero sull'angolo a circa 5 metri di distanza. Uno che sembrava il comandante ha messo un carabiniere sul marciapiede opposto, quasi all'angolo, separato dal plotone, e lo istruiva su che fare : "Mettiti qui e appena li vedi spara " testuali parole, e in mano il carabiniere aveva il fucile con un candelotto inserito. Dopo pochissimo tempo è stata lanciata, da qualcuno dei presenti (un infiltrato/provocatore?) e non dal corteo, un'unica bottiglia vuota senza colpire nessuno e a questo punto il carabiniere nell'angolo ha sparato il lacrimogeno e il plotone si è mosso di corsa verso corso Castaldi, seguito dai blindati. Dal corteo si è sentito chiaramente il megafono che diceva " tutti dietro gli scudi, tutti dietro gli scudi..." I carabinieri si sono letteralmente avventati sulla testa del corteo, sfondandola, senza che nessuno avesse ancora reagito. Solo dopo c'è stata la reazione. Ho avuto l'impressione che il plotone avesse perso completamente la ragione. Andavano avanti e indietro con i blindati che manovravano senza coordinarsi, tanto che ad un certo punto due si sono anche scontrati tra loro. E' li che quel blindato é rimasto da solo in panne per poi essere abbandonato dai militari.
Sempre venerdì pomeriggio, corso Torino, in almeno tre occasioni ho visto carabinieri pestare in gruppo dei manifestanti fermati e sicuramente innocui. Addirittura ad un certo punto un gruppo di poliziotti ha caricato le persone che stavano protestando contro questi pestaggi. Un carabiniere in borghese, barba e occhiali scuri, abbastanza robusto ma non molto alto con un fazzoletto rosso al collo, che ho rivisto chiaramente in un filmato trasmesso domenica sera da "Primo piano" su Rai3, prima ha minacciato e insultato persone ferme nella zona e poi ha fermato un ragazzo e una ragazza che dovevano solo attraversare la strada in un posto dove non c'erano scontri in corso. Il ragazzo e' stato spinto a terra e questo carabiniere lo ha preso a calci.
PASQUALE ZAMBRANO

Io prima non avevo paura
Mi chiamo Francesca Pesce, ho 35 anni, faccio parte dell'associazione femminista "Non Una di Meno - Coordinamento Nazionale Donne per i Consultori". Vi scrivo, perché a Genova domenica 22, in chiusura del Gsf Agnoletto ha detto che a Genova l'Ics - e a livello nazionale Carta - avrebbero raccolto le testimonianze di Genova. A Genova, il pomeriggio del 21, insieme ad altre due compagne abbiamo parlato ai legali del Gsf lasciando loro i nostri dati e la nostra testimonianza. Sappiamo che nel raid alla scuola Diaz del 21 notte, la polizia - oltre a massacrare quei poveri ragazzi - ha anche distrutto tutto e portato via le carte dei legali, quindi non so se la nostra testimonianza é da ripetere e come. Io in realtà vorrei anche fare denuncia formale qui a Roma, ma non so bene come fare. Avete consigli?
Da quando sono rientrata da Genova lunedì mattina presto (dopo 7 giorni vissuti a Genova per partecipare a tutta la settimana di eventi del Gsf), mi sono preposta di raccontare a quante persone possibili quello che ho visto con i miei occhi. E la scrivo anche a voi. La mia testimonianza si limita alla manifestazione del 21, perché il 20 mi sono salvata per un pelo dall'assalto a piazza Manin.
Alla manifestazione del 21, ero insieme a tante altre donne della Marcia Mondiale delle Donne, verso la metà del corteo. Davanti e dietro tanta gente pacifica, qualche grosso gruppo di anarchici, i Cobas, di tutto.... Al nostro gruppo di donne ogni tanto si accodavano gruppetti di ragazze che vedendo tante donne insieme si sentivano sicure ad unirsi a noi. Abbiamo camminato per ore. Poi su corso Italia, vicino a Punta Vagno, il corteo si é fermato. Vedevamo davanti - presumibilmente all'altezza di Piazzale Kennedy - fumi di lacrimogeni. Una compagna con la radio sintonizzata su Radio Popolare, aveva sentito che erano in corso scontri davanti alla Cittadella. Quando il corteo si é fermato, io ho pensato che era una scelta delle "forze dell'ordine" per non coinvolgere tutta la gente del secondo spezzone del corteo negli incidenti. Dopo 15 minuti di sosta, ci siamo tutti seduti a terra, convincendo gli altri attorno a fare lo stesso, per impedire che a qualcuno venisse in mente di iniziare a scappare all'indietro, travolgendo gli altri. Dopo un paio di minuti in cui tutti erano seduti, compresi gli anarchici, alcuni dei quali avevano sì dei bastoni in mano, ma stavano seduti e tranquilli come noi, i primi dello spezzone si sono alzati in piedi ed hanno iniziato a correre indietro. A quel punto tutte quelle migliaia di persone hanno iniziato a scappare all'indietro. Insieme ad altre quattro compagne, per non essere travolte dalla folla, ci siamo riparate dietro ad una palmetta sull'aiuola centrale del lungomare. Per noi, che mai nella vita avevamo avuto paura della polizia, il problema in quel momento era cercare di rimanere in piedi, salvarci dalla folla. Come noi, sono rimaste ferme sul posto una cinquantina di persone, presumo per il nostro stesso motivo, o perché cadute in terra travolte dalla folla che scappava. Ci vediamo spuntare 2-3 blindati e dalle torrette sbucare dei poliziotti che hanno iniziato a sparare lacrimogeni. Da dietro e dentro i blindati sono sbucati decine di poliziotti e Guardie di Finanza, martellando con i manganelli sugli scudi. E lì è iniziato il finimondo, hanno iniziato a picchiare la gente inerme, ferma, con i manganelli. Più era isolata, più picchiavano. Io mi ero accovacciata a terra, cercando di tenere gli occhi aperti tra i lacrimogeni, per bisogno di non perdere un secondo di quella scena inverosimile. Tre delle mie compagne hanno fatto lo stesso, accovacciandosi attorno a me, mentre la quinta di noi e' rimasta in piedi imbambolata a guardare la scena. Lei si e' presa due manganellate, una in testa e una sul fianco, cadendo poi a terra vicino a noi. Ho visto pestare un fotografo. Un altro ragazzo che aveva addosso un salvagente arancione da barca lo hanno massacrato. Le mie compagne hanno visto un solo poliziotto di tutto il gruppo che cercava di fermare un suo collega dal continuare a massacrare un ragazzo già sanguinante. Gli altri picchiavano e urlavano. Noi li guardavamo dritti negli occhi, attraverso le loro maschere antigas. E loro abbassavano lo sguardo e continuavano. Quando avevano finito, ci hanno urlato di metterci tutti contro il muro con le mani alzate, continuando a colpire alcuni alle gambe. Ho temuto che avrebbero iniziato a sparare. In quel momento tutto era possibile. Un gruppetto di ragazzi (5) che erano insieme a due ragazzi/e in sedia a rotelle con le mani alzate ci sono passati davanti supplicando di non essere picchiati.
Poi ci hanno urlato di defluire via, di corsa. Dopo essere corse per corso Italia per un centinaio di metri, siamo salite per una stradina, Via Quadraro (o qualcosa di simile), dove erano già arrivati dei sanitari volontari del Gsf, che stavano medicando i primi feriti. C'erano 4-5 ragazzi ridotti in stato assurdo, sanguinanti. Alcuni sono stati portati via dalle Ambulanze. La nostra amica e' stata medicata. Siamo rimaste ferme per quasi 2 ore su quella strada, perche' dalla radio sentivamo che era meglio restare nascosti, perché la polizia continuava ad inseguire il corteo. Ho telefonato ad una compagna (di 50 anni) che fino alle cariche era con me e che avevo perso di vista. Era scappata con gli altri. E stava con il corteo che tornava indietro. Mentre mi parlava, mi ha detto di aspettare un momento perché stava arrivando un lacrimogeno. Le ho consigliato di abbandonare il corteo. Il giorno successivo, mi ha raccontato che quando la polizia ci ha caricato è scappata, ma è stata travolta dalla folla. Due ragazzi inglesi (forse del Black Block, perché erano tutti vestiti di nero ed avevano i passamontagna) l'hanno tirata su in piedi buttandole in faccia una borraccia di acqua per permetterle di aprire gli occhi in mezzo ai lacrimogeni, e l'hanno trascinata via. Mi ha detto che dopo la mia telefonata ha seguito il mio consiglio, ma che in tutta la zona giravano le ronde della polizia che picchiavano i gruppetti che trovavano in giro. Con due ragazzi si e' riparata dentro un garage che un genovese aveva aperto per metterli in salvo.
Sono passati ormai 3-4 giorni, ma io continuo ad essere infuriata. Girando per Roma, continuo a sussultare quando intravedo un poliziotto. Lunedì ero a casa, arrivata da poco da Genova dopo il viaggio di notte in treno. Ero a casa e continuavo a sentire un elicottero che girava qui attorno. Poi ho collegato che era perché Berlusconi e Bush stavano pranzando beatamente a Villa Pamphili, qui vicino. Per me e' stato un incubo, finche' l'elicottero non si e' allontanato.
Saro' un'ingenua, ma fino a venerdì non avevo mai avuto paura delle cosiddette forze dell'ordine. Per me, quando di notte, in giro per la città vedevo un poliziotto, mi sentivo al sicuro da eventuali potenziali molestatori e stupratori. Ora la polizia e la guardia di finanza, ma anche i carabinieri, mi incutono terrore. Non mi fido più dopo quello che ho visto. Si sono comportati come bestie. Mi sembrava di stare in una scena di un film che era un mix tra una scena di militari nazisti e una scena sulla polizia cilena. Quelli ora stanno in giro per l'Italia, tornati nei loro normali luoghi di lavoro, e non gli sarà bastato che gli abbiano permesso due giorni di sfogo per massacrare come, quando e chi gli pareva.
A Genova, hanno reso lecito picchiare la gente che protesta pacificamente, per loro eravamo tutti nemici.
L'autorizzazione al massacro concesso per due giorni, non si può annullare cosi' automaticamente.
Francesca Pesce

Chi è il nemico?
Parlerò di Genova. Cercherò di farlo in modo costruttivo, col preciso intento di comprendere anch'io quello che ha rappresentato. Non sono andato a Genova con l'idea che avrei cambiato il mondo o bloccato il G8. Volevo partecipare a un sentimento comune e capirlo. Volevo osservare e cercare di comprendere cosa si nascondeva dietro la semplicistica etichetta di "popolo di Seattle". Volevo vedere fino a che punto era giusto sentirmene parte. E da questo punto di vista, ammetto di avere visto molte contraddizioni. Al termine "popolo di Seattle" è sicuramente preferibile la terminologia "i popoli di Seattle". Un miscuglio eterogeneo di pensieri, ideali, interessi. Questo non lo scredita, anzi lo avvalora. Ma aldilà delle differenze legittime, di cui ci sarà sicuramente modo di parlare in futuro, c'è qualcosa che accomuna in linea di massima questi popoli: uno stesso nemico. E questo è il punto sul quale voglio costruire la mia riflessione: Chi è il nemico?
Il problema è più grosso di quanto sembri. Il nemico non va sottovalutato e va preso per quello che è nella sua interezza. Chi è il nemico? La polizia? Una cosa è certa: le forze dell'ordine hanno avuto comportamenti raccapriccianti, violenza gratuita e inaudita, a volte istigata, ma molte volte no. Dire che si sono limitati a svolgere il loro compito è da ciechi. I loro limiti li hanno abbondantemente varcati.
Tuttavia, dobbiamo sempre tenere in mente che noi stiamo combattendo qualcosa di più grande. Mi riferisco al pensiero unico, alla logica del profitto che domina sulla salute, sulla dignità umana,sull'ambiente. Stiamo lottando contro la società dei consumi irresponsabili,delle ingiustizie globali.
Non stiamo combattendo la globalizzazione, ma la globalizzazione in questi termini e con queste regole. La nostra rabbia, anche quella ulteriore scatenata dalle violenze immotivate e ingiustificate, va canalizzata in questa lotta. Perché questo ho capito da Genova: nel momento in cui delle istituzioni sono a costrette a compiere azioni del genere per screditare un movimento come quello di Seattle, vuol dire che hanno paura, vuol dire che non siamo insignificanti nel sistema di equilibri globali, vuol dire che possiamo dare fastidio a qualcuno. I nostri pensieri, le nostre idee sono pericolosi. Ma lo sono nella maniera in cui riusciamo a non macchiarli,e perché ciò avvenga è necessario rimanere un movimento non violento.
Siamo gli ideali del nuovo mondo, ed ognuno dei nostri comportamenti definisce questi nuovi ideali. La nostra è una responsabilità enorme: stiamo scrivendo la nuova prospettiva da cui guardare il mondo. E se all'interno del nostro movimento consideriamo la possibilità della violenza, della vendetta, non abbiamo creato nulla di nuovo. Abbiamo solo cambiato la maschera allo stesso mondo che vogliamo distruggere. E' naturale, quando vedo un poliziotto oggi,dopo quello che ho vissuto sulla mia pelle e sulla pelle degli altri amici che erano con me, non posso che provare rabbia quasi fisica. Ma perché gli ideali che proponiamo non muoiano è necessario, in un certo qual modo, essere superiori. Non parlo di pacifismo fine a sé stesso, col quale si può essere d'accordo o meno. Parlo di un pacifismo razionale, strategico. L'unica difesa contro i forti tentativi di delegittimazione che vengono dall'alto. Solo così possiamo sperare che vengano fuori gli altri aspetti di Genova,quelli che hanno vissuto solo le persone che erano lì e che la stampa ufficiale non vede o non vuole vedere.
Parlo di migliaia di cittadini pacifici di tutto il mondo che sfilavano per cambiare lo status quo, parlo dei cittadini di Genova che, nonostante il clima di paura creato dai media, si affacciavano per applaudirci e salutarci, parlo della solidarietà che ci ha unito a tutte le grandi città del mondo che in nostro appoggio hanno manifestato. Questa è la Genova che deve venir fuori, la Genova che voglio ricordare e sulla quale bisogna costruire, attraverso il nostro impegno quotidiano, i nuovi sviluppi del movimento. Perché, come scrive Fausto Bertinotti su Carta, Genova non deve morire a Genova. La lucha sigue…
Alessandro Siclari

Io non c'ero, però…
Ciao a tutti, sono Giacomo di Pesaro e non sono stato a Genova (per paura, bisogna dire le cose come stanno). Di Genova lascio parlare chi c'e' stato davvero, io esco dal coro e parlo da spettatore. Oggi, all'ora di pranzo, ho guardato, nell'ordine, Tg2, Tg1 e Tg3 (li trasmettono cosi'). Ad un tratto mi sembrava di vedere tre fotocopie se non per un fatto. Il Tg3 ha dato una notizia (che nulla ha che vedere con Genova) che nessun altro ha dato: una commercialista, che aveva avuto il coraggio di denunciare uno stupro di cui era stata testimone, è stata aggredita ed accecata. Nonostante questo è tornata in questura per denunciare la sua aggressione e far arrestare l'aggressore, il quale aveva ottenuto il beneficio del carcere domiciliare, pur essendo accusato di stupro. Ora è sin troppo facile ricordare al Cavaliere che fine hanno fatto le sue "città sicure", chiedo invece: che fine hanno fatto le notizie. Io non sono un giornalista, ma penso che una persona che si ribella alla violenza quotidiana senza usare altra violenza e paga di persona per questo merita non solo la notizia in prima pagina ma la medaglia al valore civile. Cavaliere, lei che ne pensa? Scusate, so benissimo di non parlare al Cavaliere e che voi probabilmente siete daccordo con me ma ogni tanto essere nonviolenti è più difficile di quel che si creda. Un abbraccio a tutta la redazione.
Giacomo