
DIRITTO ALLO STUDIO
BORSE DI STUDIO
Il Governo, nella finanziaria 2004, ha incrementato di 20.000.000 € gli stanziamenti per il Diritto allo Studio degli studenti universitari (+16% da 124.000.000 € a 144.000.000 €) Il conseguente incremento delle Borse di Studio si rifletterà positivamente su una Comunità studentesca che è in constante crescita. D’altronde, la Sinistra al Governo aveva ben pensato di introdurre la Riforma del “3+2” e di far aumentare il numero delle immatricolazioni, senza però adeguare i fondi per la didattica, gli stipendi dei docenti ed il Diritto allo Studio.Il regolamento nazionale (DPCM) di gestione dei fondi è in corso di modifica: vogliamo che sia adottata una politica di ripartizione degli stanziamenti secondo migliori criteri reddituali e meritocratici e che siano resi più incisivi i sistemi di controllo, per evitare che questi fondi finiscano nelle tasche di studenti non troppo volenterosi e nemmeno realmente bisognosi.Rimarchiamo quanto sia paradossale che i servizi alloggiativi e le borse di studio vengano erogati ai rispettivi vincitori con minimo un mese di ritardo rispetto all’inizio dei corsi: tali benefici servono ai più bisognosi per pagarsi gli studi e questo ritardo si riflette in modo preoccupante sul percorso di studio. Ricordiamo le importanti vittorie conseguita da Azione Universitaria nel campo del Diritto allo Studio. Nella Finanziaria 2001, abbiamo ottenuto l’eliminazione della tassazione I.R.A.P. sulle Borse di Studio. Nel DPCM 2001, abbiamo strappato, all’allora Governo di Centro-Sinistra, una riserva percentuale di borse di studio ed alloggi, nonché l’accesso gratuito al servizio di ristorazione per i giovani meno abbienti di nazionalità italiana che risiedono all’estero, ivi compresi i nostri compatrioti dell’Istria e della Dalmazia che vengono a studiare nella nostra comune Patria.
PRESTITO D’ONORE
La Finanziaria 2004 (dopo 12 anni di limbo) ha cambiato le norme sul Prestito d’Onore concesso agli studenti capaci, meritevoli e privi di mezzi, iscritti ai corsi di Laurea e di Laurea Specialistica, ai Diplomi di Specializzazione e ai Dottorati di Ricerca.Questo strumento, adottato già da anni in molti Paesi di Europa, è relativo al finanziamento fiduciario degli studi con l’impegno degli studenti alla restituzione dilazionata negli anni. Per farlo funzionare, è stato dato in gestione a Sviluppo Italia Spa ed è stato istituito un apposito Fondo (di ben 10 milioni di euro per l’anno 2004) finalizzato alla costituzione di garanzie sul rimborso dei prestiti fiduciari concessi dalle banche e dagli altri intermediari finanziari. Il Fondo potrà essere incrementato con contributi di Regioni, Fondazioni e altri soggetti pubblici e privati disponibili ad investire nella formazione.Il Prestito d’Onore è un importante e alternativo strumento di sostegno finanziario per tutti coloro che “investono su se stessi”, incentivando maggiormente la responsabilità degli studenti e superando quel concetto univoco di mero assistenzialismo su cui si è basato nonostante la gestione del Diritto allo Studio. Con questa nuova normativa, potranno essere eliminate le criticità connesse ad una legislazione carente e all’incapacità contrattuale delle aziende rispetto agli intermediari finanziari.Ora, sarà necessario sviluppare una decisa azione informativa e di supporto tecnico ed amministrativo a livello locale e nazionale, affinché la componente studentesca sia messa nelle reali condizioni di accedere agevolmente al credito, senza ritardi o disguidi tali da rendere inefficace lo strumento
ALLOGGI PER I FUORI SEDE
I dati in nostro possesso sono chiari: i posti alloggio a disposizione delle aziende per il Diritto allo Studio sono circa 29.000: meno del 40% rispetto al numero degli studenti idonei. Nelle varie riforme dei Governi precedenti si è tanto sbandierata la “mobilità dello studente”, ma questa resta sostanzialmente inapplicabile.Lo Stato ha effettuato un importante investimento, stanziando contributi per la ristrutturazione e l’edificazione di numerose residenze universitarie, che saranno pronte entro il 2005. Ma il numero di alloggi a disposizione degli studenti sarà ancora insufficiente. A ciò si aggiunge la precarietà, la fatiscenza e la carenza qualitativa delle strutture esistenti (infrastrutture fuori norma, impianti di sicurezza inadeguati, collocazione lontana dalle Facoltà…) e gli elevati costi di mantenimento e manutenzione, che sono problemi reali e non eludibili.La domanda di alloggi è, dunque, troppo alta rispetto ad una “forma” di offerta insufficiente e troppo costosa. Perciò noi spingiamo affinchè lo Stato, le Regioni e le Aziende per il Diritto allo Studio scelgano il modello del contributo per l’affitto di abitazioni presso i privati, rispetto alla costosa edificazione e gestione pubblica delle “Case dello studente”. Il contributo alloggiativo rappresenta un nuovo e moderno strumento di gestione dei servizi abitativi che comporta un sicuro abbattimento della spesa pubblica. Quindi, a parità di stanziamenti statali e regionali, si otterrà un effettivo aumento del numero di studenti che potranno usufruire di un alloggio gratuito o a costi agevolati, risiedendo, inoltre, dove gli è più congeniale ed in condizioni sicuramente più umane. Ecco perché, per meglio sostenere gli studenti Fuori Sede, riteniamo sia necessario istituire il contratto unico nazionale (siglato in accordo con i rappresentanti dei locatari e degli studenti, sottoposto comunque ad accordi territoriali), costituire delle banche dati locali degli alloggi privati disponibili per gli affitti e realizzare convenzioni con strutture esterne (per esempio collegi, ostelli e convitti). Altro elemento portante di questa politica, dovrà essere la parziale defiscalizzazione (nei termini di abbattimento dell’ICI o di contributi statali per le ristrutturazioni) per i locatari in modo che potranno meglio “digerire” il contratto unico nazionale, una riduzione degli introiti dalla locazione e le maggiori garanzie qualitative che dovranno offrire agli studenti Fuori Sede. L’obiettivo di questa complessa ma ragionevole operazione è la creazione di un sistema di concorrenza tra i locatari e di controllo dei prezzi, superando l’attuale “caccia all’alloggio” che fa lievitare i prezzi ed alimenta un “mercato nero” privo di regolamentazione (danneggiando gli studenti che sono parte debole). D’altronde, la Legge 431/98, voluta dalla Sinistra per le stesse ragioni, ha di fatto fallito (come ipotizzabile…) poiché sono mancate la previsione normativa del contratto nazionale come unico strumento di accordo possibile tra le parti e la necessaria formula della defiscalizzazione per i proprietari (che per loro sono i soliti “sporchi” capitalisti…).
VIAGGI DI STUDIO E DI RICERCA
Il Governo ha costituito (Legge 170/2003) un apposito "Fondo per il sostegno dei giovani e per favorire la mobilità degli studenti" stanziando ben 6.000.000 €. Lo scopo è potenziare la mobilità internazionale ed il programma Socrates-Erasmus, mediante l'erogazione di borse di studio che integrano gli importi sinora insufficienti, consentendo agli studenti un tenore di vita quantomeno decente. Tali risorse consentiranno di aumentare di circa il 50 per cento l'importo delle attuali 14.000 borse e permetteranno al tempo stesso di istituirne circa 3.000. Per la riuscita dei viaggi di studio, è necessario lavorare ancora per migliorare i sistemi di riconoscimento degli esami sostenuti all'estero e per potenziare il sistema informativo e il supporto logistico.
MENSE
Per meglio rispondere alle esigenze della popolazione studentesca, non possiamo che ribadire la necessità di un aumento della qualità e della quantità del servizio di mensa. Spesso, negli Atenei, vi sono strutture fatiscenti ed inadeguate al numero ed alle esigenze degli studenti. La migliore soluzione (in un contesto di scarsità di risorse per costruire e gestire delle nuove strutture) è rappresentata della sottoscrizione di convenzioni con strutture esterne (sottoposte ad adeguati sistemi di controllo) al fine di garantire agli studenti maggiore qualità e possibilità di scelta. Si potrà, così, incidere anche sulle elevate tariffe della mensa: vanno abbattute, i prezzi imposti sono troppo alti, il Diritto allo Studio è stato ignorato.
“CARTA DEI SERVIZI”
Per concludere, ricordiamo che gli studenti necessitano di una rilevante quantità di servizi ed informazioni durante il proprio percorso universitario. In quest’ottica, noi chiediamo che su tutto il territorio italiano siano potenziate le “carta dei servizi” per gli studenti che, attraverso una serie di convenzioni con realtà pubbliche e private locali, permetta di sostenere ulteriormente coloro che trovano difficoltà a sostenere le normali spese legate al percorso di studi. Attraverso la creazione di appositi sportelli per l’erogazione di servizi informativi e di supporto alla qualità dello studio o la sottoscrizione di convenzioni, gli studenti potranno essere agevolati:
Ø nella ricerca, redazione, stampa, fotocopiatura e archiviazione di materiale a scopo didattico, culturale e divulgativo;
Ø nell’acquisto dei libri di testo;
Ø nel reperimento degli alloggi;
Ø nelle tariffe per il trasporto pubblico;
Ø nella partecipazione ad attività culturali e sportive (accesso agevolato a cinema, musei, teatri, impianti sportivi…);
Ø nell’assistenza alla compilazione della modulistica per il Diritto allo Studio;
Ø nell’assistenza per favorire i programmi di scambio culturale e la mobilità internazionale.
LA RIFORMA INCOMPLETA
La Riforma del “3+2” aveva l’obiettivo ambizioso di dare una svolta al sistema universitario per superare lo storico immobilismo degli insegnamenti, abbattere la durata media degli studi ed istituire un titolo (intermedio fra il diploma superiore e la vecchia laurea) spendibile sul mercato del lavoro. Azione Universitaria ha, oggi, l’obbligo di denunciare le “cantonate” prese dall’allora Governo di Centro-Sinistra nel riformare la didattica senza “ascoltare” adeguatamente le Facoltà, i professionisti, le imprese ma, soprattutto, noi studenti. Gli ottimi e condivisibili intenti sono, infatti, naufragati in una Riforma incapace di rispondere alle esigenze per cui era nata.Innanzitutto, continuiamo a criticare l’adozione, voluta dall’allora Governo di Centro-Sinistra, del “3+2” come unico e rigido modello strutturale per tutte le Facoltà, dimenticandone le peculiarità: una scelta che a molti giovani è apparsa come uno schiaffo morale alla Cultura e che ha “omologato” il Sapere.Dobbiamo ricordare che l’Autonomia universitaria, nella fase applicativa della Riforma, ha agevolato la “spartizione” degli insegnamenti piuttosto che la creazione di un nuovo impianto formativo, trasformando gli Atenei in “diplomifici” ed abbassando il livello qualitativo dei laureati, facendo così perdere all’Italia un primato storico di eccellenza in Europa. Quasi tutti i giovani, per la semplificazione degli studi, si laureano con un titolo triennale realmente non qualificante e proseguono con un percorso “specialistico” non adeguato ad una più alta formazione.In molte Facoltà, i problemi maggiori si riscontrano nei nuovi ed obbligatori percorsi triennali, che vanno migliorati e resi più qualificanti. La conversione dei “Diplomi” in “Laurea” è stata, infatti, un’intuizione importante che ha creato le condizioni per accrescere il livello medio di preparazione degli Italiani. Ma non possiamo dimenticare i danni prodotti dalla forzata scelta di un unico modello seriale di formazione, che ha portato alla creazione di un “3” e un “+2” entrambi non adeguati agli obiettivi. I percorsi triennali portano ad un titolo poco chiaro, con nessun legame reale fra la domanda e l’offerta lavorativa e con la formazione di figure professionali non sempre richieste dal mondo del lavoro.Dobbiamo, per questo, richiamare una mancata correlazione, coerente ed organica, tra i Corsi di Studio e gli sbocchi professionali: è naturale conseguenza che molti giovani laureati triennali, sopratutto nell’area umanistico-sociale, trovino difficoltà all’ingresso del mondo del lavoro a causa delle scarse competenze acquisite, accentuando i problemi in quei settori in cui notoriamente si riscontrano i più alti tassi di disoccupazione tra i laureati (e in molti ancora si chiedono cosa farà nella vita un laureato triennale in lettere o sociologia oltre il “semi-cultore della materia”…). Tutto ciò in contrasto con gli obiettivi della stessa Riforma.Infine, il passaggio vincolante dalla laurea triennale, anche per chi vuole raggiungere sicuramente il titolo quinquennale, crea uno “spezzatino” del percorso di studi, con forzature (interruzioni per la stesura delle tesine, passaggi burocratici, mancata convalidi di esami della specialistica, appesantimenti psicologici…) che allungano inutilmente i tempi di permanenza nel sistema universitario per coloro che intendono raggiungere la laurea quinquennale.Azione Universitaria vuole partecipare ad una vera Contro-Riforma creando un nuovo Ordinamento nel quale vanno distinti adeguatamente e resi paralleli due percorsi formativi adeguatamente progettati: un percorso triennale più qualificante rispetto all’attuale ed un percorso formativo almeno quinquennale costruito su un modello di ciclo unico che garantisca maggiore organicità, unitarietà, completezza e qualità nella formazione. La nuova organizzazione didattica, che va discussa insieme a tutte le parti interessate, deve generare competenze concrete e facilmente spendibili sul mercato del lavoro, garantendo contemporaneamente una buona formazione culturale e adeguati sbocchi professionali, tanto ai laureati triennali, quanto ai laureati quinquennali.C’è stato chi al “3 + 2” voleva contrapporre il “4 – 3 – 3”, ma forse è bene far capire una volta per tutte che la Cultura, quella vera con la “C” maiuscola, non ha né potrà mai avere colori politici perché apparterrà ad ognuno di noi. Sarà una Cultura Nazionale così come i nostri Padri, secoli fa, la posero alla base di valore e concetti fondamentali, quali Patria, Libertà e Giustizia. La riforma “rossa” dell’Università, non ci è proprio piaciuta!!
RACCORDO UNIVERSITÀ - LAVORO
Gran parte del nostro sistema universitario non ha alcun tipo di rapporto con il mondo del lavoro, sia pubblico che privato. Di conseguenza le esperienze lavorative pre-laurea (come stage e tirocini) non sono ancora adeguatamente garantite a tutti coloro che ne hanno diritto e necessità per completare la formazione, come previsto (sulla carta…) nella Riforma del “3+2”, e sono spesso sostituite da generiche attività di studio o ricerca. Viene, così, a mancare quella maggiore “professionalità” dei giovani laureati triennali e specialistici, indicata come un obiettivo della Riforma stessa. Non va, infatti, dimenticata l’esigenza, ultimati gli Studi universitari, di dover affrontare lunghi anni di specializzazione e praticantato, che aggravano il ritardo nella conclusione del percorso formativo e, quindi, la perdita di competitività del singolo sul Mercato del Lavoro. Per giunta, le esperienze di stage e tirocinio post lauream non sempre sono realmente formative (spesso sono semplici lavori di segreteria…), anche per una mancanza di controllo che sicuramente potrebbe essere effettuato nell’ambito di convenzioni tra Università e Ordini professionali. Noi siamo ben consci che la formazione dei professionisti e della classe Dirigente del Paese passa per il sistema universitario: per il futuro, pensiamo sia necessario rendere più efficaci i corsi di studio, proprio attraverso l’adozione di specifiche convenzioni tra le Università, gli Ordini professionali e le imprese per realizzare stages e tirocini professionali durante il percorso formativo.Inoltre, ci piacerebbe vedere realizzato un collegamento diretto tra Università e mondo del lavoro: un’esigenza imprescindibile per i giovani. Una valida ipotesi è quella di promuovere Forum locali “Università–Lavoro”, che consentano la creazione di un canale privilegiato per gli studenti ed i laureati con la Pubblica Amministrazione, gli enti pubblici, gli Ordini professionali e le realtà produttive nazionali e locali.A supporto di questi processi di interazione dovranno essere istituiti degli uffici permanenti nel Ministero e negli Atenei, che consentano agli studenti di accedere a stages e tirocini professionali, orientandone le scelte pre, durante e post universitarie e promuovendo un approccio immediato con il mondo del lavoro per ridurre i limiti informativi, causa principale della “discontinuità” tra domanda e offerta di occupazione. In questa direzione, per costruire un maggior raccordo Università-Lavoro, un primo importante atto è stata l'istituzione, da parte del Ministro Moratti, dell'Anagrafe nazionale degli studenti e dei laureati delle università per valutare l'efficacia, l'efficienza e la qualità dei percorsi formativi degli studenti e per verificare il successivo inserimento dei laureati nel mondo del lavoro.
ACCESSO ALLE PROFESSIONI
Azione Universitaria si è fortemente battuta in questi anni sul fronte dell’accesso alle professioni intellettuali, in cui rientrano l’ordinamento universitario; le scuole di specializzazione; il tirocinio; l’esame di Stato. Finalmente, per rispondere alla debacle della Sinistra, è in corso di modifica il D.P.R. 328/2001 che regola le norme per l’accesso agli Ordini professionali. Gli errori della Sinistra sull’attuale impostazione dell’accesso alle professioni sono state generati dall’introduzione del “3+2”. Infatti, la Riforma ha reso obbligatorio il percorso triennale a carattere fortemente qualificante anche per chi intende acquisire una formazione più completa (su 5 anni) che necessita di più solide conoscenze di base. Contemporaneamente, l’adozione dell’impianto seriale del “3” seguito dal “+ 2” non ha consentito una reale professionalizazione di quei percorsi triennali che avrebbero dovuto essere concepiti e finalizzati per un rapido ingresso nel mondo del lavoro. Anche queste sono ragioni che ci inducono a spingere per la necessaria Contro Riforma della didattica universitaria. Vogliamo, infatti, che siano ridefiniti i percorsi universitari e che l’accesso agli Ordini sia meglio regolato, definendo e distinguendo in modo più appropriato la ripartizione delle competenze fra i professionisti che hanno conseguito il titolo di laurea triennale e quelli che hanno il titolo di laurea quinquennale. Proponiamo, inoltre, che l’attuale tirocinio post lauream, per quei settori dove ne risulta fondamentale l’effettuazione, sia integrato (tramite apposite convenzioni tra Università ed Ordini) nel percorso di studio e che sia reso obbligatorio garantire uno stipendio agli apprendisti (magari detraibile dalle tasse del libero professionista che ha assunto il praticante). Inoltre, ricordiamo che, grazie al nostro tempestivo intervento, è stato corretto un errore marchiano della Sinistra: gli studenti laureati del vecchio Ordinamento svolgeranno, fino al 2006, le prove degli Esami di Stato per l’accesso alle professioni di dottore agronomo e dottore forestale, architetto, assistente sociale, attuarlo, biologo, chimico, geologo, ingegnere e psicologo secondo le modalità previgenti alla Riforma. Abbiamo, anche, raggiunto l’obiettivo di migliorare le regole per lo svolgimento degli esami di Stato per l'accesso alle professioni economico-contabili, di farmacista e di psicologo. Sul fronte dell’accesso alla professione forense, abbiamo combattuto per la tutela dei diritti acquisiti dai giovani praticanti avvocati contro il Decreto che ha modificato temporaneamente l'esame di abilitazione alla professione. Nato per contrastare i fenomeni delle “commissioni facili” e degli abusi sugli esaminandi, rischiava di cancellare i diritti acquisiti e, perfino, l’uso durante gli scritti dei “codici commentatati” Oggi, come allora, pensiamo che la migliore politica da applicare per l’accesso alla professione forense sia la scelta di valorizzare le scuole di specializzazione, mutando le modalità di svolgimento dell'esame di Stato. Questo resta un meccanismo di controllo e garanzia, ma dovrà divenire solo il terminale di un percorso formativo serio ed obbligatorio comprensivo del tirocinio. Ma pretendiamo di più: la formazione del giovane inizia dalla Facoltà di Giurisprudenza che dovrà garantire una preparazione completa già indirizzata nel settore delle professioni di avvocato, notaio e magistrato con “nuovi” corsi di Laurea caratterizzati da unitarietà didattica su cinque anni I giovani devono, infatti, guadagnare la padronanza degli strumenti di conoscenza, di comportamento deontologico e di organizzazione che possano consentire al cliente di essere assistito in modo protetto e corretto. L'attuale Ordinamento del “3 + 2” non fornisce le adeguate garanzie “sociali”.
FUNZIONAMENTO DEL SISTEMA UNIVERSITARIO
VALUTAZIONE DEL SISTEMA UNIVERSITARIO
Molti sostengono che i problemi dell’Università italiana siano la carenza di fondi e il (conseguente) basso numero di docenti rispetto ad un numero di studenti sempre crescente. Noi rispondiamo che il malfunzionamento del sistema è congenito: gli Atenei sono gestiti da “baroni”, che “spendono” piuttosto di “investire” e che scelgono il personale con criteri “fiduciari” che poco tengono in conto delle capacità dei docenti e dei ricercatori loro sottoposti.Queste sono le vere ragioni della carenza di qualità nella didattica, dei “fantasiosi” meccanismi per l’assunzione e la progressione nella carriera dei professori e dell’incapacità, dimostrata dalle Università, nella gestione dei fondi derivanti sia dallo Stato che dalle sempre più alte tasse universitarie.Addirittura, gli infiniti “compromessi accademici” hanno portato all’apertura di interi Corsi di Studio, inutili e carenti sul fronte degli sbocchi professionali. Con il contributo delle nostre continue denunce, grazie all’intervento dell’attuale Governo, sono state introdotte delle regole (i cosiddetti “requisiti minimi”) che hanno permesso di chiudere questi corsi scandalosi, nonché di evitare clamorosi sprechi ed un incremento del numero dei laureati disoccupati. Per rafforzare l’azione riformatrice dell’Università, vogliamo che siano cambiate le “regole del gioco” e che siano introdotti più efficienti sistemi per valutare l’efficacia e la qualità della didattica, della docenza, dell’organizzazione, delle strutture e dei servizi offerti dall’Ateneo. Solo dopo una vera riforma dei meccanismi di gestione delle Università, sarà possibile, infatti, procedere al taglio degli sprechi ed a nuovi investimenti che consentano di rilanciare i servizi e di completare le strutture esistenti, che sono carenti di aule, banchi, biblioteche, laboratori, centri di calcolo, accesso ad internet, strutture sociali e sportive. I Nuclei di Valutazione, gli attuali organismi universitari preposti a compiti di monitoraggio, hanno una normativa carente e perciò operano, quasi sempre, in regime di “spartizione” tra i vari corporativismi accademici. Una prassi che può essere abbandonata solo attraverso l’introduzione di parametri nazionali e locali più oggettivi, che consentano di generare concorrenza fra le Università e all’interno delle stesse. Insomma, noi puntiamo ad una vera valutazione qualitativa e quantitativa dei risultati conseguiti dagli Atenei ed a più moderni meccanismi di premi e sanzioni nell’assegnazione dei fondi. Un esempio di come le attuali stime siano state effettuate erroneamente: la valutazione di efficienza del sistema basata sul numero di laureati ha contribuito alla trasformazione delle Facoltà in “diplomifici” (sfornano laureati come fosse pane…). È necessario puntare su indicatori diversi, rafforzando il “peso” degli investimenti in strutture, dell’erogazione dei servizi e del tasso di abbandoni, ma anche introducendo la stima del numero di laureati che sono occupati ad almeno tre anni dal conseguimento del titolo. Così, lo Stato investirà i propri fondi in un sistema universitario che premia gli Atenei e i Corsi di Laurea qualitativamente migliori e che più lo meritano, bloccando i fenomeni di finanza “allegra”, nonché superando l’attuale sistema di compromessi e tutele corporative. In questo processo, il ruolo degli studenti non potrà essere marginale. Per questo proponiamo l’istituzione in ogni Ateneo dell’Osservatorio studentesco per la qualità della didattica e dei servizi amministrativi. Un organismo degli studenti, affiancato ai Nuclei di Valutazione, che consenta (tramite migliori e più precisi questionari compilati dagli studenti) di analizzare e monitorare l’efficienza e la qualità delle strutture e dei servizi, ma soprattutto la qualità e l’efficacia degli insegnamenti, la disponibilità, la presenza alle lezioni e negli orari di ricevimento, nonché la professionalità dei docenti. Chiaramente, di fronte a proposte così serie e così forti, una parte consistente dei Professori alzerà le “barricate”, per timore di perdere “diritti” e privilegi da lungo tempo acquisiti.
STATO GIURIDICO DEI DOCENTI
È in discussione la nuova Legge per la ridefinizione dei contratti e degli stipendi dei professori. Cosa vorremmo che scaturisse dal dibattito? I nuovi meccanismi concorsuali per l’assunzione e la progressione nella carriera dei docenti devono essere basati su criteri autenticamente scientifici per contrastare i baronati (quei professori intoccabili e inamovibili), i privilegi e i clientelismi. Un professore bravo, interessante, preparato, presente e disponibile va premiato ed incentivato; un professore incapace, impreparato, incurante degli studenti e assenteista (magari perché interessato solo al prestigio ed alla libera professione) deve essere penalizzato, anche con l’eventuale rescissione del contratto per dare spazio a giovani e volenterosi docenti. Ed, inoltre, vorremmo più adeguati meccanismi di incentivazione per il potenziamento dell’orientamento e del tutorato (assistenza agli studenti). Insomma, i professori devono rispondere a qualcuno del proprio operato, unica via per far assumere al corpo docente le proprie responsabilità. È buona l’idea di ripristinare concorsi unici nazionali per eliminare i nepotismi locali e garantire maggiore trasparenza. Sicuramente più interessanti sono le proposte di raddoppiare, portando da 60 a 120, le ore obbligatoriamente destinate dai professori alle attività didattiche frontali e di introdurre la durata limitata dei primi contratti di ricerca e docenza. L’incremento della presenza dei professori in aula e l’inserimento dei criteri di “merito accademico” per la determinazione di una quota dello stipendio e per la progressione della carriera sono un vero incentivo per l'impegno qualitativo e quantitativo dei docenti, nell'interesse di un miglioramento del servizio offerto agli studenti. Con queste scelte, tutt’altro che scandalose, prima di assumere definitivamente (a tempo indeterminato) i “futuri lumi” della scienza italiana, si potrà vederli all'opera e valutare i risultati scientifici ottenuti prima di confermarli come tali. Nel passato, non ci sono mai state forme di tutela così forti per gli Atenei e per gli studenti (componente "debole" del sistema
universitario).
Le proteste incomprensibili e strumentali della Sinistra contro questa impostazione, vanno chiaramente a supportare quei settori che non intendono innovare, introdurre flessibilità e, soprattutto, criteri di merito per mantenere il sistema universitario ancorato sulle vecchie logiche lobbistiche dei “baroni”. Si spera che il corpo docente non si arrocchi sulla difesa dello Statu quo, ma si adoperi nella comune ricerca di soluzioni riformiste per il bene del Paese.
Visto che vi sarà un elevato turn over (per il pensionamento di circa il 50% dei docenti entro il 2017) e considerate le risorse inserite in Finanziaria 2004 che porteranno un aumento del 10% del numero dei ricercatori operanti in Italia, si apriranno numerose possibilità per i giovani. Noi auspichiamo che questi possano intraprendere più agevolmente la carriera docente in un nuovo contesto legislativo che valorizzerà i migliori.