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Esagamma
Successore del mitico “Esatau B” e rappresentante della gamma pesante Lancia degli anni ’60, l’”Esagamma” era prodotto in tre serie; la “516” (1962 – 1967), la “519” (1966 – 1967) e la “520” (1967 - 1970).
La cabina
Per l’epoca, l’”Esagamma” era un camion rivoluzionario e tecnologico, che era progettato per soddisfare al meglio il lavoro di autisti e padroncini. La cabina era totalmente nuova; per la prima volta su un veicolo industriale si poteva ammirare il parabrezza unico, e non diviso dal classico montante centrale. Nel progetto, era data molta importanza all’aerazione dell’abitacolo, munendolo di numerose bocchette dalle quali fuoriusciva aria. L’abbondante vetratura, in totale era costituita da 9 cristalli: due sulla parete posteriore, due sopra la cuccetta, due discendenti nelle portiere, due deflettori rotanti e un parabrezza unico. Il numero dei cristalli saliva a 10 se si optava per la divisione in due del parabrezza, con i due vetri divisi da un montante centrale asportabile. Per la prima volta su un camion Lancia, le portiere erano incernierate anteriormente, così da ottenere un’apertura contro-vento. L’abitacolo dell’”Esagamma” era arredato con due comode poltroncine regolabili, e a richiesta, si potevano aggiungere una o due cuccette fissate alla parete posteriore che, come l’”Esatau B”, era leggermente inclinata in avanti. Il cruscotto del Lancia “Esagamma” era costituito da 6 indicatori circolari indicanti temperatura olio, pressione aria (due indicatori), velocità, temperatura dell’acqua e quantità di gasolio presente nel serbatoio. Le due lunghe leve con terminale in plastica nera a destra e a sinistra del volante erano rispettivamente il devio luci e lo splitter per le marce lunghe o le corte. Il volante aveva un diametro abbastanza contenuto, ed era a tre razze con angoli interni di 90 gradi; il materiale era bachelite nera. Fra i due sedili c’era naturalmente il tunnel motore sotto il quale era alloggiato il 6 cilindri Lancia.
Le motorizzazioni
Il Lancia “Esagamma” era motorizzato solamente da unità a sei cilindri in linea da 10,521 litri. La versione “516” era proposta con due diverse tipologie di motori: aspirato (motore “516.000”, erogante 197 Cv a 2200 giri/min) oppure turbocompresso (motore “516.100”, erogante 228 Cv). Il “519” (versione successiva alla “516”), era dotato di un propulsore leggermente più “prestante”; l’unità era la “519.000”, erogante 207 Cv al regine di 2200 giri/min. Il “520” (sia nella versione 4x2 che nella 6x4) era motorizzato dal propulsore “520.000” che, a 2200 giri/min forniva 209 Cv. La scatola del cambio era la medesima per tutte le versioni: i rapporti erano quattro in avanti e uno in retro, moltiplicati da un riduttore preselettivo, così da ottenere un cambio “8+2”.
Telaio
Il telaio dell’”Esagamma” era costituito da longheroni diritti in acciaio uniti da traverse. Le versioni disponibili erano varie: il “516” era proposto sia nella configurazione 4x2 (camion a due assi, uno solo motore) oppure 6x2 (camion a tre assi, uno solo motore). Nella configurazione a due assi, i passi disponibili erano 4400 e 3970 mm (per gli autocarri) e 3350 mm per il trattore stradale. I 6x2 invece, erano disponibili sia con il terzo asse posto dietro il ponte motore, sia con il terzo asse centrale. Nel primo caso (disponibile solo con gli autocarri) il passo risultava di 4645 mm, mentre nel caso del terzo asse centrale, i passi erano di 3770 mm per l’autocarro e 3070 mm per il trattore. Il “519” era disponibile solo nella versione 4x2, con gli stessi passi del “516”. Il “520” (l’ultima versione prodotta) era prodotto sia nella configurazione 4x2 che nella 6x4 (camion a tre assi con i due posteriori motori). I passi della versione 4x2 erano differenti sia dal “516” che dal “519” ed erano: 3840 e 4770 mm per l’autocarro e 3250 mm per il trattore. La versione 6x4, particolarmente adatta a cantieri oppure ad ambienti con difficoltà di attrito, disponeva di due opzioni di passo; le scelte erano: 3450+1300 oppure 3050+1300 mm. La prima scelta era la preferita per mezzi che venivano trasformati in 8x4 (camion a quattro assi con trazione sul tandem posteriore) da allestitori esterni (ad esempio Battaglino).
Assali
Per tutti i tipi di “Esagamma”, gli assali erano di due tipi: quelli sterzanti (non trattivi, montanti gommatura singola) e quelli trattivi, muniti di pneumatici gemellati. L’assale sterzante era rigido e costruito in acciaio; aveva una sezione a “I”. Quello gemellato invece ospitava gli ingranaggi che trasmettevano il moto dall’albero motore alle ruote. La riduzione (come la maggior parte dei camion degli anni ‘60) era doppia (coppia conica e cilindrica), con ingranaggi con dentatura doppia (il famoso “double chevron”, che la Citroen ha come marchio). Questa soluzione era progettata per ottenere una distanza tra il terreno e la parte inferiore del carter più alta possibile. A listino, erano disponibili vari rapporti per adattare al meglio il veicolo alle varie situazioni operative. Il rapporto più “corto” permetteva all’”Esagamma” una velocità massima di circa 40 Km/h, mentre quello più ”lungo”, lanciava l’”Esagamma” a ben 95 Km/h!
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