L'amore come passione
Nel Seicento le passioni perdono la connotazione negativa loro attribuita dalla tradizione classica e poi da quella cristiano-medievale per assumere quella di cause del comportamento, indipendenti dalla volontà individuale e quindi analizzabili in modo scientifico. L’etica prescrittiva, sostenuta da Platone, da Aristotele e dal cristianesimo, intesa come determinazione del bene da cui derivano norme per il comportamento, lascia il posto a quella descrittiva, indirizzata a spiegare il comportamento senza indicazioni normative, ma individuandone le cause oggettive.
Consideriamo, ad esempio, come Hobbes analizza le passioni e quindi anche l’amore.
T6. Hobbes, L’analisi meccanicistica della morale
Nell’ottava sezione del secondo capitolo si mostra come i concetti o apparimenti non siano nulla di reale, se non moto in qualche sostanza interna del capo; e poiché tale moto non si ferma lì, ma prosegue fino al cuore, necessariamente esso deve, o assecondarvi o contrastarvi quel movimento che si chiama vitale; quando lo asseconda è detto piacere, contentezza o diletto, che non è nulla di reale se non moto intorno al cuore, così come il concetto non è altro che moto all’interno del capo; e gli oggetti che lo causano sono chiamati piacevoli o dilettevoli, o con qualche nome equivalente; i latini avevano il termine jucunda, a juvando, dal verbo aiutare; e il medesimo piacere riferito all’oggetto, si chiama amore: ma quando tale moto indebolisce o contrasta il moto vitale, allora si chiama dolore; e in relazione a ciò che lo causa, odio, che i latini esprimono, talvolta con odium, talvolta con taedium.
2. Questo movimento, in cui consiste il piacere o il dolore, è anche una sollecitazione o provocazione, o ad avvicinarsi alla cosa che piace, o a ritrarsi dalla cosa che dispiace. E questa sollecitazione è il conato o inizio interno del moto animale, che quando l’oggetto piace, si chiama appetito; quando dispiace, si chiama avversione, se riferito ad una ripugnanza presente; ma riferito ad una ripugnanza attesa, si dice timore. Cosicché piacere, amore e appetito, che si chiama anche desiderio, sono diversi nomi per diverse considerazioni della medesima cosa.
Elementi di legge naturale e politica, parte I, VII, parr. 1-2, pp. 49-50.
Le passioni vengono intese come moto di sostanze interne al corpo e ricondotte all’istinto fondamentale di conservazione di sé. Ciò che lo favorisce viene detto istinto e in riferimento all’oggetto che lo provoca si prova amore. L’analisi delle passioni è meccanica, ricondotta interamente a cause efficienti, e in essa non ha spazio la “volontà”.
Non molto distante da quella di Hobbes è la posizione di Cartesio in merito alle passioni, nonostante la profonda differenza tra i due filosofi sulle questioni di fondo. Anche per Cartesio tutte le passioni possono essere ricondotte al principio della conservazione del proprio essere e dedotte da quelle originarie, sei in tutto, tra cui l’amore e l’odio.
T7. Cartesio, Le passioni fondamentali e la loro connessione
Osservo inoltre che gli oggetti che muovono i sensi non eccitano in noi passioni diverse in ragione di tutte le loro differenze, ma solo in ragione dei vari modi in cui possono nuocerci o giovarci, o, in genere, assumere per noi importanza; e la funzione di tutte le passioni consiste solo nel disporre l'anima a voler ciò che la natura ci indica come utile, e a perseverare in questa volontà, così come l'agitazione stessa degli spiriti che è solita causarle dispone il corpo ai movimenti che servono a eseguir tali cose: perciò, per individuare le passioni, basta solo esaminare ordinatamente in quante diverse maniere per noi interessanti, i nostri sensi possono essere mossi dai loro oggetti; e farò qui l'enumerazione di tutte le principali passioni secondo l'ordine in cui si possono trovare in tal modo. […]
La meraviglia. Quando, vedendo un oggetto per la prima volta ne siamo sorpresi, e lo giudichiamo nuovo, o molto diverso da quanto conoscevamo in precedenza, o da quel che supponevamo dovesse essere, allora ce ne meravigliamo e ne siamo stupiti; e poiché ciò può accadere prima che ci rendiamo menomamente conto se l’oggetto ci conviene o no, la meraviglia mi sembra la prima di tutte le passioni [...].
L’amore e l’odio. Ora, tutte le passioni possono essere eccitate in noi senza che in alcun modo ci rendiamo conto se l’oggetto da cui sono prodotte è buono o cattivo. Ma quando una cosa ci è rappresentata come buona nei nostri riguardi, ossia come a noi conveniente, ne deriva amore per essa; e quando ci è rappresentata come cattiva o nociva, questo ci eccita all’odio.
Il desiderio. Dalla stessa considerazione del bene e del male nascono tutte le altre passioni; ma, per indicarle in ordine, mi servirò di distinzioni temporali; e tenendo conto che esse ci portano a guardare molto di più all’avvenire che non al presente o al passato, comincio col desiderio. Perché, non solo quando si desidera conquistare un bene che non si possiede ancora, o evitare un male che si ritiene possa accadere, ma anche quando si desidera solo la conservazione di un bene o l’assenza di un male – ed in ciò consiste tutto l’ambito di questa passione – è evidente che essa guarda sempre al futuro. [...]
La gioia e la tristezza. La considerazione del bene presente suscita in noi la gioia, quella del male la tristezza, quando si tratta di un bene o di un male che ci è rappresentato come nostro.
Le passioni dell’anima, ii, 53, 56, 57, 61, in Opere, vol. II, pp. 436-39.
Simile, pur nella differenza profonda sul piano filosofico generale, è la posizione di Spinoza, che parla in questi termini dell’amore: «l'amore non è niente altro che la letizia accompagnata dall'idea di una causa esterna; e l'odio niente altro che la tristezza accompagnata dall'idea di una causa esterna. Vediamo poi che chi ama necessariamente si sforza di avere presente e di conservare la cosa che ama; e che, al contrario, chi odia si sforza di allontanare e distruggere la cosa che odia» [Etica dimostrata secondo l'ordine geometrico, prop. 13, scolio, p. 145].
Poco più avanti, la sua analisi si fa più approfondita e argomentata.
Proposizione 21. Chi immagina che ciò che ama sia affetto da letizia o tristezza, sarà anch'egli affetto da letizia o tristezza; e ciascuno di questi affetti sarà tanto maggiore o minore in chi ama, quanto maggiore o minore è nella cosa amata. […]
Proposizione 22. Se immaginiamo che qualcuno modifichi mediante letizia una cosa che amiamo, saremo affetti da amore per lui. Se immaginiamo che, al contrario, egli modifichi mediante tristezza tale cosa, saremo invece affetti da odio per lui.
Dimostrazione. Chi modifica mediante letizia o tristezza una cosa che amiamo, modifica mediante letizia o tristezza anche noi, se invero immaginiamo la cosa amata affetta da quella letizia o triste (per la proposizione precedente). Ma questa letizia o tristezza, si suppone che si dia in noi accompagnata dall'idea di una causa esterna; dunque (per lo scolio della proposizione 13 di questa parte), se immaginiamo che uno modifichi mediante letizia o tristezza la cosa che amiamo, saremo affetti da amore o odio verso di lui. C. d. d.
Scolio. La proposizione 21 ci spiega che cosa sia la commiserazione, che possiamo definire come la tristezza sorta dal danno di un altro. Con che nome sia poi da chiamare la letizia derivante dal bene altrui, non so. Diremo ad ogni modo favore l'amore per chi ha fatto bene ad altri, e indignazione l'odio contro chi ha fatto ad altri male. Bisogna finalmente notare, che noi non solo sentiamo pietà della cosa che amavamo (come abbiamo dimostrato nella preposizione 21) ma anche di quella verso la quale eravamo prima indifferenti, purché la giudichiamo a noi simile (come dimostrerò); e perciò anche ci sentiamo ben disposti verso chi ha fatto bene a una cosa a noi simile, e invece ci indigniamo contro chi a una cosa a noi simile ha arrecato danno.
Etica dimostrata secondo l'ordine geometrico, pp. 152-153.
I tre filosofi che abbiamo considerato sono autori di sistemi profondamente diversi, così come diverse sono le loro posizioni sulla possibilità o meno di controllare le passioni. Ma nelle loro analisi sono presenti importanti punti di convergenza.
Risorse in Internet:
- Se conosci la lingua inglese, preleva il Leviathan di Hobbes dal sito del "Project Gutenberg": www.gutenberg.org/etext/3207
Particolarmente interessante è il cap. VI, Of the interiour beginnings of voluntary motions; commonly called The passions. Cerca il passaggio che inizia con These simple Passions called Appetite, Desire, Love e leggi le definizioni che seguono, cercando di ricostruire la derivazione delle diverse passioni l'una dall'altra.
- Se conosci il francese, consulta Les passions de l'âme di Descates nel sito "Gallica classique": http://gallica.bnf.fr/classique
Individua il brano riportato sopra (è semplice, perché il testo è suddiviso in paragrafi). A p. 89 trovi il par. 57, Le désir, seguito, a p. 91, dal par. La joie et la tristesse, riportato sopra. Leggi i paragrafi intermedi, analizzando le altre passioni trattate da Cartesio e mostrandone le connessioni con quelle principali.