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Anche oggi devo scriverti qualcosa, voglio continuare il nostro per così dire colloquio virtuale.

A casa mia la Claudia è sempre più esaurita, non la conosco quasi più, deve lavorare fuori dai suoi soliti schemi e a questa cosa non è abituata. Secondo me si preoccupa troppo di quello che deve fare, deve essere l’unica insegnante italiana che prende il suo lavoro seriamente. Io cerco di aiutarla come posso, ma spero ardentemente che la scuola finisca presto.

Tu non immagineresti mai da dove ti sto scrivendo.

Dato che a Claudia dà fastidio il ticchettio della tastiera in soggiorno, ho preso il portatile della seg. e sono uscito. Dove potevo andare?

Sono di fronte ad una porta chiusa, ad una porta che non si è mai aperta, sono seduto davanti alla chiesetta di S Maria in Monte.

E’ anche una scena di notevole effetto: sono le 21.20, sta calando la notte, ma è ancora chiaro, dal portatile, che tengo appoggiato sulle gambe, al muro della chiesa, sul quale appoggio la schiena, ci sono quasi 500 anni di storia. Ed io ci sono nel mezzo, indeciso se sentirmi uno stronzo tecnologico, o una persona che vive nel presente ed usa nel migliore dei modi, ciò che trova disponibile: un computer per scrivere e un muro di 500 anni fa per appoggiare la schiena.

Questo nostro modo di comunicare sembra sia il solo che funzioni, dunque continuiamo così.

Oggi mi hai scritto che ti sembra di giocare a dama senza scacchiera, di non riuscire a trovare schemi e di dover inventarne nuovi.

Io non so cosa ti abbia portato al punto in cui sei, me lo dirai tu quando e se potrai, ma da quello che ti conosco, io so che tu puoi inventare nuovi schemi, nuovi modi di vedere le cose. Io parlo (scrivo...) senza conoscere, è facile dirai tu...

Ma so che sei cambiata ultimamente, tu stessa lo riconosci, forse io ti ho dato una spinta, mai verso un precipizio, come ti ho già scritto, ma cercando di darti forse quello che a me da un pò non manca: una visione della vita positiva, oggi e adesso è importante, ieri è passato, domani verrà, i legami del passato sono immensi, forti, tenaci ma sono con il passato, il futuro è libero, se vuoi, da quei legami. Io non voglio fare del male a nessuno. In ogni momento puoi dirmi basta, ho tentato io stesso di dirmi basta, in questo nostro “gioco” che diventa sempre meno un gioco, ma non ci sono riuscito, però se tu lo desideri puoi fermarlo, immobilizzarlo quando vuoi, io non voglio ciò che tu non vuoi.

La storia che mi hai fatto leggere è una cosa che mi ha fatto tanto pensare, pensare alle persone che, come mi hai detto tu, l’hanno iniziata ad ispirare, pensare senza però capire, alla tua storia personale, ho forse riconosciuto il giardino a gradini e l’albero tenace, che ora credo che non ci sia più, naturalmente so cos’è la piuma nella scatola, ma tanto mi è ignoto.

Anch’io mi sento cambiato, (non so se in meglio od in peggio) sicuramente a me manca un confronto, una discussione magari su cazzate o su cose importanti, ti giuro che mi manca e forse per questo credo di riuscire a volare.

Una volta parlavo dei miei problemi con tante persone, con Claudia, con gli amici con te, e mi stavate ad ascoltare e consigliare, ora forse è il mio turno.

La luna ha appena oltrepassato il tetto della chiesa, sai perchè io penso che sia così importante?

Due persone che si vogliono bene, anche distanti possono vederla nello stesso momento, e pensare di essere, in questo modo, (virtuale) unite.  E’ come darsi un appuntamento.

Chissà se ora tu stai guardando la luna?

Ora ti lascio, per due importanti motivi: ho il culo che non lo sento (500 anni di storia sono terribili) e i musati stanno trovando fantastica la luce del display e la mia faccia.

Idem.

 

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