Ti sto scrivendo ora, aspettando che tu arrivi, per vederti.

Mi hai scritto che ti sembra di essere pazza, non è vero, non ci credo, perché altrimenti sarei pazzo anch’io.

Domenica sono venuto apposta a casa tua, per vederti, per cercare quasi di aiutarti, anche, sapevo che avevi “visite”, l’installazione della stampante era una scusa.

A casa tua ho sentito L’EQUIPE 84 che cantava “Penso a te”, tu non ci crederai (forse si…), ma io l’avevo cercata giorni prima a casa, sapevo di averla su cassetta e l’ho trovata, l’avrò sentita 100 volte:

E’ così: mi sveglio e penso a te, lavoro e penso a te, vorrei andare via …

La cioccolata è buonissima ti ringrazio soprattutto del pensiero.

Sei arrivata mi hai salutato, siamo lontani eppure ti sento vicina.

Soffoco a stento l’impulso di toccarti, non posso, non possiamo.

Ricorriamo a surrogati che sono forse più forti di un abbraccio, una piuma, un pezzo di cioccolata, una canzone, il nostro saluto …“idem”.

Non è un gioco.

Queste parole virtuali sono reali, tele direi in faccia, credo ne avrei il coraggio.

Di tanto vorrei parlare, ma soprattutto vorrei capire di più di te, perché sempre di più mi rendo conto che anche tu, oltre ad ascoltare, hai bisogno di essere ascoltata, per capirti.

Dobbiamo trovare questo coraggio ,,, parlare e parlare ancora.

Cercherò di trattarti male, come mi hai chiesto, non so se ce la farò.

Idem

 

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