Ecco una descrizione di quello che è il tiro a segno con la pistola ad aria compressa; sono mescolate esperienze personali e insegnamenti presi dal libro divulgativo di Silvano Mignardi "Del tiro di pistola" edito dall'UITS.
L'impugnatura
La forma anatomica dell'impugnatura serve per favorire
la massima aderenza, quindi il più intimo contatto, della mano sulla superficie
dell'impugnatura stessa. Tutte le forme concave e convesse nonchè i piani
più o meno inclinati che si formano all'interno della mano parzialmente
chiusa, debbono trovare riscontro e connessione con le curve convesse e
concave e con i piani ricavati sull'impugnatura. L'aderenza anatomica dell'impugnatura
alla mano, sarà perfetta e funzionale solo quando l'arma normalmente impugnata,
cioè senza ostentato impegno muscolare, descriverà il rilevamento dovuto
all'espansione del gas di proiezione e di rinculo su un perfetto piano
verticale.
Impugnando l'arma, quindi, indipendentemente dal fatto
che questa abbia o non abbia una impugnatura anatomica, bisognerà procedere
per gradi al controllo dei seguenti punti:
- appoggio della parte alta posteriore del castello nella
biforcazione tra il pollice e l'indice;
- sensibilità tattile prevalente delle prime due falangi
del medio e dell'anulare e di contro dell'articolazione dell'osso metacarpale
con la prima falange del pollice, nonchè dell'aponeurosi dell'eminenza
ipotenare del palmo della mano;
- dito indice completamente libero di premere il grilletto,
senza contribuire ad impugnare l'arma. Lo stesso indice deve contrastare
il grilletto con la terza falange, quasi in prossimità dell'articolazione
senza per altro impegnarla.
La pistola, così impugnata, risulterà avere l'ideale
linea di mira che passa sopra il polso, prosegue per 10/15 centimetri sull'avambraccio
e guinge all'occhio che mira passando all'interno, cioè nella parte mediale
dell'articolazione del gomito e quindi del braccio.
La posizione di tiro
Assumere la "posizione" per fare del tiro a segno agonistico
con pistola, significa cercare l'assetto di maggior equilibrio che consenta
di eliminare, per quanto possibile, ogni oscillazione del corpo. Per ottenre
ciò, ogni qualvolta si decide di sparare un colpo o una successione
di
colpi è necessario fare mente locale verificando i seguenti punti:
a) Le gambe devono essere divaricate per aumentare la
base di appoggio a terra; è consigliabile comunque che il raggio di apertura
sia di un'ampiezza pari alla larghezza delle spalle, mai inferiore. La
posizione dei piedi deve dare al corpo un'angolazione di circa 45°
ripetto
al piano frontale del bersaglio; perciì il piede corrispondente all'arto
armato risulterà con la punta divaricata di 45° rispetto al
piano frontale
del bersaglio stesso. La disposizione dei piedi e del corpo può
variare
in considerazione della struttura fisica del tiratore (altezza, peso, lunghezza
del collo,...), ma la variazione deve essere fatta in armonia col principio
fondamentale di raggiungere un soddisfacente equilibrio fisico;
b) Il peso del corpo deve essere distribuito in parti
eguali sugli arti inferiori. Lo sbilanciamento provocato dal sollevamento
dell'arto armato deve essere compensato da una leggera flessione del busto
in senso contrario;
c) Il capo deve essere rivolto naturalmente, non forzatamente
verso il bersaglio e il mento lievemente accostato alla spalla, ma non
a contatto;
d) Il busto deve essere appoggiato sul bacino, quindi
i muscoli posturali (della posizione eretta) si devono trovare in una condizione
di tono inferiore alla norma; l'addome risulterà, quindi, leggermente
pronunciato in fuori;
e) L'arto superiore non impegnato nel tiro, va tenuto
aderente al corpo, muscoli suoi propri e muscoli della spalla rilassati,
gomito flesso e con la mano appoggiata mediante il pollice alla cintura
dei pantaloni in prossimità del centro dell'addome.
Se la posizione assunta è valida il sistema tacca-mirino
manterrà le corrette caratteristiche di puntamento durante tutto lo spostamento
di va e vieni compiuto sull'asse verticale del centro del bersaglio.Se,
invece, risultasse necessario spostare il sistema tacca-mirino si procederà
nel modo seguente:
1. Per correggere errori di puntamento sul piano orizzontale
del bersaglio bisogna effettuare piccoli spostamenti con entrambi i piedi,
mantenendo la stessa posizione di equilibrio del corpo e dell'arto armato;
cioè bisogna spostare l'intero sistema gambe, bacino, busto e testa facendo
perno sul baricentro;
2. Per spostare il "sistema" a sinistra del centro del
bersaglio bisognerà spostare verso sinistra il piede corrispondente all'arto
armato e verso destra l'altro piede avendo cura che l'arco descritto da
entrambi sia di uguale dimensione;
3. Per spostare il "sistema" a destra del centro del
bersaglio si procederà in modo opposto;
4. Per correggere errori di punteria sul piano verticale
del bersaglio si dovrà allargare il compasso delle gambe divaricate per
abbassare il sistema tacca-mirino rispetto al centro del bersaglio; si
stringerà il compasso per ottenere l'effetto opposto.
Spesso per piccoli spostamenti è sufficiente variare
l'angolazione della punta dei piedi rispetto al piano frontale del bersaglio
per ottenere la lieve correzione voluta.
Congegni di puntamento e di scatto
Nelle pistole, i congegni di puntamento debbono essere
per regolamento limitati a tacca di mira e mirino. Sono proibite quindi
diottrie, tunnel, mirini ad anello e a canocchiale, nonchè ogni altro
accessorio applicato all'arma che costituisca congeno ottico formato da
lenti correttive.
Il corretto puntamento si ha quando:
- lo spigolo superiore del mirino viene visto in allineamento
con le due costole superiori della tacca di mira;
- il mirino, contenuto nella tacca di mira, dà luogo
a due luci laterali equidistanti.
La tacca di mira è sempre fornita di regolazioni micrometriche
in elevazione e in direzione. Il mirino, posto all'estremità della canna,
ha forma trapezoidale (con la base maggiore rivolta versso la tacca di
mira) a spigoli vivi per consentire una visione nitida dei contorni. Non
va trascurata poi l'importanza di una brunitura uniforme, onde evitare
deleteri riflessi di luce.
La dimensione dell'apertura della tacca di mira (con
l'arma in pugno) dovrà essere tale da permettere l'inquadratura del mirino
lasciando le luci laterali appena sufficienti a poterne controllare i movimenti.
La larghezza del mirino in proiezione è leggermente
inferiore al diametro del disco nero del bersaglio e la tacca di mira leggermente
superiore allo stesso diametro.
L'occhio umano si comporta come l'obiettivo di una fotocamera
e non è, quindi, in grado di mettere a fuoco tre oggetti posti a tre distanze
diverse: la tacca di mira a circa 60 cm dall'occhio, il mirino a circa
80 cm ed il bersaglio a 10 metri. L'occhio può focalizzare un solo
punto
e tutto ciò che viene a trovarsi nella relativa profondità
di campo.
È irrazionale, perciò, mettere a fuoco il bersaglio,
perché il valore
dell'angolo di errore che può verificarsi tra l'occhio e i congegni
di
mira verrebbe a moltiplicarsi per la grande distanza del bersaglio.
Una visione corretta dovrà, quindi, focalizzare perfettamente
il mirino, scorgere la tacca di mira sufficientemente nitida,
perché vista
nell'ambito della profondità di campo, ed il bersaglio su di un diverso
piano focale, quindi offuscato.
Lo scatto
L'azione di pressione esercitata sul grilletto per ottenere
la partenza del colpo prende il nome di azione di scatto.
Questa è la fase cruciale che conclude tutta la precedente
preparazione. La pressione del dito non deve alterare il sitema di tacca
di mira-mirino-zona di puntamento sul bersaglio.
La fase di scatto si compie in parziale apnea espiratoria:
- in apnea perché i movimenti ritmici di
dilatazione
del torace dovuti alla respirazione non devono avere riflessi sulla spalla
e sul braccio armato e cioè non devono pregiudicare la posizione ferma
necessaria alla precisione del colpo;
- parziale espiratoria perché, avendo i muscoli
inspiratori
rilassati, si ottiene quella condizione di migliore ossigenazione che
può
essere protratta per 10/12 secondi senza incorrere in fenomeni nervosi
e visivi dovuti a scarsa alimentazione dei ossigeno alle cellule.
Partendo dalla base d'appoggio si solleva il braccio
teso inspirando; si supera il bersaglio in altezza, si espira un po' e,
arrivati sul bersaglio, si blocca l'espirazione e si prende la mira
Il grilletto va premuto col dito indice esercitando un'azione
di trazione su una linea parallela al prolungamento dell'asse della canna.
Per ottenere ciò è consigliabile contrastare il grilletto
con la parte
interna della piccola falange, quasi a contatto con l'articolazione della
media falange.
La corsa del grilletto è formata da due parti ben distinte:
all'inizio il grilletto oppone poca resistenza e percorre molto spazio
(mezzo centimetro); questa è detta "prima corsa" o "primo tempo"; subito
dopo aumenta la resistenza (il peso deve essere maggiore di 500 grammi,
nel caso della P10) e nello spazio di meno di un millimetro parte il colpo;
questa è la "seconda corsa" (secondo tempo).
Per scattare si esercita una pressione decisa sul primo
tempo del grilletto (questa pressione si effettua durante la breve espirazione
che si fa dopo il sollevamento dell'arma), poi una breve sosta prima del
secondo tempo atta a consentire il perfezionamento della punteria e quindi
la continuazione in modo progressivo dell'azione di pressione sino alla
partenza del colpo. L'azione completa deve essere controllata e decisa:
ogni esitazione in qualsiasi fase dell'azione di scatto altera il ritmo
e il tempo in cui il movimento deve concludersi, generando partenze "fuori
tempo" del colpo stesso.
Timori, indecisioni o perdite di tempo determinate da
posizione sbagliata o da difficoltà a rimanere nella corretta punteria,
influenzano negativamente l'azione di scatto, modificandone l'unità di
tempo e l'esecuzione perfetta delle sue fasi, impedendo quindi di averne
il pieno controllo. In questi casi, appena viene avvertita l'alterazione,
è necessario sospendere l'intera azione, per poi riprenderla da capo dopo
un'opportuna pausa.
È chiaro, a questo punto, che un'abile azione di scatto
è la risultanza di una perfetta coordinazione neuro-muscolare che
si può
scomporre ed analizzare nel modo seguente: la sensibilità tattile pressoria
del dito indice sul grilletto e la visione della linea di mira proiettata
sul bersaglio sono gli stimoli periferici che, attraverso i nervi recettori,
giungono alla corteccia cerebrale. Da questa, parte l'impulso nervoso volontario
che attraverso il midollo spinale giunge al nervo motore che stimola a
sua volta il muscolo flessore del dito indice. Per migliorare questa sensibilità
e ridurre il tempo di reazione del muscolo flessore è necessario l'allenamento,
cioè l'abitudine a compiere l'azione corretta fino a renderla un riflesso
condizionato. Molto consigliabile è iniziare con lunghi periodi di scatti
"in bianco", cioè senza la partenza del colpo. La pratica "in bianco"
metterà in miglior evidenza gli errori da correggere; solo in un secondo
tempo si passerà all'esercizio a fuoco intervallandolo sempre con colpi
in bianco.
Lo scatto, è bene ripeterlo, costituisce la fase più
delicata e più difficile del tiro a segno; la maggiore percentuale di
errori deriva da esso ed è indispensabile perciò che la
maggior percentuale
del tempo di allenamento sia ad esso dedicata: educazione muscolare e nervosa
sono le qualità da sublimare.
Puntamento respirazione e scatto
Tutte le azioni compiute per la preparazione allo scatto
devono essere le più efficaci, le più razionali, ma soprattutto sempre
le stesse.
L'insieme dei gesti e degli atti respiratori che il tiratore
compie per andare in punteria e far partire il colpo, devono costituire
un rituale da compiere con raffinato e religioso metodo.
Impugnata la pistola e assunto in ottimo equilibrio la
posizione rispetto al bersaglio, si solleva l'arto armato teso fino ad
oltrepassare con il mirino dell'arma il disco nero del bersaglio.
Nel fare ciò è indispensabile non
articolare il polso
e il gomito, ma solo l'omero sulla scapola. Il gesto di sollevamento dell'arto
armato deve essere accompagnato da un atto inspiratorio; seguirà poi una
parziale espirazione eseguita contemporaneamente alla discesa del braccio
nella "zona" di punteria sul bersaglio.
Durante quest'ultima fase (espirazione e discesa nella
zona di punteria) è necessario anche provvedere ad eseguire la pressione
sul primo tempo del grilletto.
Giunti a questo punto della fase preparatoria inizia
l'apnea, cioè la pausa respiratoria durante la quale dovrà partire il
colpo. Il tiratore prosegue quindi l'impegno psicofisico per concludere
il rituale di azioni, con le fasi più importanti e determinanti per il
risultato tecnico: il perfezionamento della punteria (focalizzazione del
mirino) e la pressione sul secondo tempo del grilletto. È importante che
questi due elementi del tiro vengano effettuati contemporaneamente
perché,
solo integrandosi e fondendosi, possono risultare efficaci. Cercando prima
la visione perfetta del mirino per iniziare poi la pressione sul secondo
tempo dello scatto, si crea una situazione di instabilità in cui la posizione
ferma viene sistematicamente alterata dall'azione di pressione sul grilletto.
Si avverte, quindi, la necessità di sospendere l'azione
di scatto, di spostare di nuovo l'attenzione sul mirino per riportarlo
in visione perfetta per riprendere poi a premere il grilletto. Questo modo
di procedere può protrarsi per diversi cicli, rendendo faticosa,
poco
redditizia e assolutamente irrazionale la condotta di gara.
Perch+AOk- l'azione di punteria/scatto possa avvenire
nelle
migliori condizioni fisiologiche, il tiratore dovrebbe compierla in una
unità di tempo non superiore agli 8-10 secondi dall'inizio dell'apnea.
Mentre il tiratore perfeziona la visualizzazione dei
congegni di mira, lasciando che tacca e mirino si muovano entro la "zona"
di punteria, l'indice agisce gradualmente sul secondo tempo di scatto
finché
non parte il colpo: lo sparo sorprende il tiratore in un momento qualsiasi
dello spazio di tempo favorevole (da 5 a 8 secondi). Questa tecnica è
detta del fuoco "inconscio".
Premendo il grilletto quando si è certi di essere in
punteria perfetta ed in posizione ferma, si determina un tiro "conscio"
soggetto inesorabilmente ad azioni di "strappo".
Con la tecnica del tiro inconscio il tiratore
può concentrarsi
esclusivamente sulla esecuzione tecnica della fase "punteria e fuoco" e
coordinare nel modo migliore la forza statica (punteria) con quella dinamica
(pressione sul grilletto).
Quando si inizia la punteria, vi sono delle oscillazioni
determinate dal braccio e dal tronco che vanno diminuendo, si fermano per
un breve istante e poi ricominciano aumentando.
Non si deve iniziare la pressione sul grilletto nella
fase di stasi delle oscillazioni, perché sicuramente l'azione
diviene
di tiro conscio.
Il tiro inconscio è bene che cominci non prima di tre
secondi dall'inizio dell'apnea e si concluda nella fase di diminuzione
delle oscillazioni (tra i 3 e i 6 secondi).
L'utilizzazione della pausa respiratoria, suddivisa per
azioni da compiere, risulta specificata nel seguente diagramma:
Decidere di attendere la fase statica per iniziare la
pressione sul secondo tempo dello scatto è un atto volitivo che riduce
al minimo la reale possibilità di effettuare un tiro inconscio.
Abbassare l'arma rinunciando a far partire un colpo è
segno di forza interiore; è assolutamente sbagliato forzare o esitare
nella esecuzione dell'azione di scatto.
Condotta di gara e valutazione ambientale
La pistola, cioè l'attrezzo con cui si effettua il tiro
a segno, è un congegno delicato, realizzato con una meccanica di precisione
e per rimanere funzionante ha bisogno di una assidua manutenzione e pulizia.
Il tiratore deve munirsi di tutti gli utensili necessari.
Canocchiale, occhiali da tiro, scarpe con plantare a
suola piatta sono anch'essi oggetti di equipaggiamento necessari.
È inoltre consigliabile usare in gara un abbigliamento
che mantenga invariato il calore del corpo: diminuzioni della temperatura
corporea provocano nei muscoli un aumento di tono tale da provocare contrazioni
involontarie che pregiudicano il controllo dello scatto e rendono ardua
la punteria.
Viaggi e trasferimenti ai poligoni di gara devono avvenire
con un congruo numero di ore di anticipo sull'inizio della competizione,
ed effettuati con mezzi che non impegnino psicologicamente in modo intenso
il soggetto: un viaggio affrettato alla guida di un'automobile consentirà
di arrivare in tempo utile per l'inizio della gara ma ridurrà notevolmente
la resa qualitativa delle risorse psicofisiche del tiratore.
Il tiratore deve studiare il tempo di svuotamento del
proprio stomaco e regolare l'alimentazione del giorno di gara tenendo conto
che la condizione fisiologica migliore è quella in cui l'apparato digerente
svolge minore attività: è quindi sconsigliabile affrontare una gara con
lo stomaco che si contrae per sapsmi di fame, oppure in fase di motilità
per svuotamento.
A titolo indicativo si ricorda che il ciclo digestivo
si completa dopo 3-5 ore dal pasto e che, mentre gli amidacei sono i cibi
che lasciano più rapidamente lo stomaco, la carne lo lasci piuttosto lentamente
e i cibi grassi più lentamente di tutti.
Il riposo nella notte che precede la gara è spesso disturbato
dalla tensione nervosa che il pensiero di questa genera: nessun timore,
alcune ore in meno di sonno non pregiudicano affatto la qualità psicofisica
necessaria per affrontare nel miglior modo la gara del giorno dopo. Cercare
distrazioni per non pensare alla competizione è un errore; bisogna pensare
ad essa col proposito di realizzare un buon risultato tecnico, confortati
dalla consapevolezza della giusta preparazione tecnica e fisica fatta in
previsione di quell'impegno agonistico.
È indispensabile levarsi dal letto almeno due ore prima
della gara ed eseguire pochi e leggeri esercizi fisici per sciogliere completamente
i muscoli ed i nervi dal torpore del riposo notturno.
È opportuno giungere in pedana di tiro con tempo sufficiente
per non doversi affrettare nei preparativi preliminari alla gara, ma nemmeno
con tanto anticipo da permettere che l'attesa logori i nervi.
I gesti e le frasi di disappunto conseguenti ad un colpo
o ad una serie andata male, non migliorano certo il risultato, bensì alterano
l'equilibrio nervoso e rompono la concentrazione (anche altrui!).
Le condizioni climatiche e di luce influenzano molto
il tiro a segno. Il tiratore non si scoraggi per l'inclemenza del tempo,
anche gli altri concorrenti ne subiscono gli effetti perciì restano invariati
i valori agonistici.
Ad ogni buon fine ricordi:
- la luce scarsa costringe a "vedere" più mirino, quindi
le rosate si spostano in alto;
- il vento non è mai costante, per far pertire il colpo
sfruttare per quanto possibile la pausa tra una folata e l'altra;
- la luce del sole proveniente da destra attenua la visione
dello spigolo sinistro del mirino, spostando a sinistra le rosate; effetto
opposto si otterrà con luce da sinistra.
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