I
iuchi di na vota
Fin dai tempi antichi il gioco era un divertimento, un passatempo, un esercizio ricreativo,che impegnava la mente o l’abilità fisica di bambini ed adulti. I bambini e i ragazzi calabresi passavano le loro giornate con diversi giochi:
-La campana,
-Lo strumbolo,
-A’mmuciatella,
-Pizzicu-Pani-sazizzu,
-Gli stacci,
-Vola vola,
-Mastricchio,
-Battimuru.
LA CAMPANA:
con
un gessetto, a terra, si disegnava il quadrante numerato, si tirava poi una
pietra in uno dei riquadri e bisognava andarla a prendere, saltando su un piede
oppure tentando qualche altro gioco d’ equilibrio, come tenere qualcosa sulla
testa senza farla cadere. Il vincitore continuava a tirare, mentre chi perdeva
doveva passare il turno agli altri compagni, il pegno veniva deciso
precedentemente.
Lo
strumbolo era la moderna trottola che i nostri nonni costruivano utilizzando
una sferetta di legno ed un chiodo. Ad un’estremità del chiodo veniva
arrotolato un laccetto che poi veniva tirato per far girare lo strumbolo.
Vinceva chi riusciva a far girare lo strumbolo per il maggior tempo possibile.
A’ MMUCCIATELLA:
chi
di noi non ci ha mai giocato? Infatti si tratta del moderno nascondino in cui,
a turno, uno dei giocatori contava ad occhi chiusi e gli altri giocatori
andavano a nascondersi. Finita la conta, iniziava la caccia e chi veniva
scoperto per primo andava a contare nel turno successivo a meno che, o si
salvava da solo andando a toccare la tana, oppure veniva salvato dall’ultimo
dei giocatori che al grido di “salva tutti” salvava se stesso, e tutti gli
altri.
PIZZICU-PANI- SAZIZZU:
questo
gioco si pratica all’ aperto, e gli strumenti necessari per la gara erano
costituiti da due pezzi di legno, a mazza simile al manico delle scope per
lunghezza e spessore, e ‘u pizzico lungo 15\20 cm era appuntito ai lati.
Il gioco si svolgeva in questo modo: posizionato ‘u pizzico a terra, lo
si colpiva con la mazza, per farlo librare in aria e allontanarlo quanto più
possibile dal campo di gioco con un altro colpo secco e deciso. Vinceva la
partita chi aveva effettuato il maggior numero di lanci più lunghi e spesso i
lanci erano da record.
GLI STACCI
questo gioco consisteva nel lanciare pietre
piatte a turno e si doveva farle avvicinare al boccino (gioco simile alle bocce
odierne). Vinceva chi per primo ci riusciva.
BATTIMURO
questo gioco consisteva nel buttare spiccioli
al muro e vinceva chi per primo riusciva a farli avvicinare a sé.
TESTA O CROCE: ( vola vola )
Consisteva
prima nello scegliere una delle facciate della moneta e poi lanciarla in aria.
Prendeva i soldi a chi usciva la facciata scelta all’inizio del gioco.
MASTRICCHIO:
in questo gioco si posiziona una pietra e
dietro degli spicci, poi si prendeva un pezzo di staccio e si cercava di far
posizionare lo staccio sui soldi.
I Giochi
Antichi
Abbiamo intervistato tre nonnini, Teresa di
anni 84, Pasquale di anni 80, e Fiore di anni 75, per avere maggiori
chiarimenti riguardo i giochi antichi e come trascorrevano le giornate le poche
volte che i genitori li lasciavano liberi. Alcuni giochi sono:
A ru Spinzu
Il
gioco consisteva nel fare un cerchio grande per terra, era composto da un
battitore che stava all’interno del cerchio
munito
di due bastoni uno chiamato spinzu ( una forma dialettale che sta ad
indicare un oggetto piccolo ed agile
lungo 30 cm) e una mazza più lunga circa 65 cm, si sorteggiava tra chi doveva
essere il lanciatore e il battitore.
Il battitore che sta all’interno del cerchio, con l’aiuto della mazza
colpisce lo spinzu in modo da farlo arrivare il più lontano possibile,
una volta lanciato il lanciatore doveva andarlo a raccogliere. Visto che anche
lui era provvisto di una mazza doveva riuscire a fare arrivare lo spinzu
all’interno del cerchio, se in caso non ci riusciva si misurava con un bastone
la distanza che c’era tra il bordo del cerchio e lo spinzu. Alla fine in
base ai bastoni che corrispondevano alla distanza si davano i punti, fino ad
arrivare alla meta prefissata.
Palla
al muro
Questo
gioco consisteva nel tirare la palla al muro e dovevano cantare una filastrocca
e in base ad essa dovevano seguire le indicazioni per tirare la palla.
‘A Mucciatella
(il moderno nascondino)
Questo gioco consisteva in un numero elevato di ragazzi, più si era e
più divertente era il gioco.
Come prima cosa si sorteggiava chi doveva andare a contare.
Finito il sorteggio chi era capitato per andare a contare, mentre lui
contava gli altri giocatori si dovevano nascondere nei luoghi più sicuri
possibili da non essere scoperti da chi contava.
Quando chi contava andava a cercare i giocatori gli altri, più
velocemente si avvicinavano alla tana, chi non faceva tana perdeva e toccava a lui
contare.
‘U Canpanaru
Poiché tutti i giochi venivano inventati dagli stessi bambini anche
questo, secondo me, è tratto da alcune caratteristiche urbane, che come dice la
parola stessa sta ad indicare un vero e proprio campanile della chiesa. Infatti
veniva disegnata una campana, divisa in otto parti, i partecipanti dovevano
tirare un sassolino per ogni parte vinceva chi riusciva a superare tutte e otto
parti senza uscire fuori.
‘U Tirri
Questo gioco viene praticato soprattutto dai ragazzi. U tirri era
un piccolo oggetto di legno la cui forma è come una pera, presenta un filamento
d’acciaio all’estremità inferiore alla quale era legato un laccio incerato
grosso che avvolgeva una parte del tirri. Il gioco consisteva nel tirare
il laccio e a fare arrivare il tirri per terra, più a lungo si faceva girare
più si vinceva.
‘A Buttuni
Anche questo era un gioco praticato per la maggior parte dei ragazzi.
Come prima cosa si disegnava per terra un quadrato a sua volta diviso in 4
parti, i partecipanti al gioco possedevano una porzione di bottoni e a turno
dovevano buttarli in aria, alcuni entravano nel quadrato, altri cadevano al di
fuori, che venivano spinti dallo stesso giocatore all’interno del quadrato con
l’uso di due dita (il pollice e l’indice.) vinceva chi faceva entrare più
bottoni all’interno dei quadrati.
I Cuti
Il gioco si svolgeva fra 2 o più bambini. Ogni bambino aveva nelle mani
5 sassolini della stessa grandezza. Il primo giocatore buttava 4 sassolini per
terra, lanciava il quinto e dovevano affamare con la stessa mano tutti i
sassolini che erano per terra. Al secondo giro il bambino doveva di nuovo
lanciare i 4 sassi e con il quinto cercare di afferrare quelli a terra a 2 a 2.
Al terzo lancio dovevano afferrare tre sassolini insieme e poi l’altro alla
fine doveva prendere con una mano il gruppo intero dei sassi.
Ciccali cacculi
Il gioco consisteva nel fare 2 squadre composte da 2 persone, si
dovevano scavare due piccole fosse profonde 10 12 cm dovevano essere distanti
tra di loro 8 metri. Ogni squadra doveva avere una mazza e lo spinzu e
si sorteggiava chi doveva iniziare. Finito il sorteggio, il primo che era
capitato doveva cercar di far entrare nella fossa avversaria ‘u spinzu,
il battitore doveva cercare di prenderlo a volo con l’aiuto della mazza, mentre
il lanciatore andava a prenderlo, il battitore andava avanti e indietro per le
fosse entrava i punti. Finito di contare, il gioco si ripeteva da capo.
Vinceva chi faceva più punti.
‘A Rota
A
rota se la
costruivano i bambini con un virgulto molto flessibile e un filo di ferro
robusto. Tutti i bambini si mettevano su una linea di parte con i loro cerchi.
Al via, con l’aiuto di un bastone, dovevano arrivare velocemente ad un punto
prestabilito.
Vinceva
chi arrivava prima.
Grava
alli chiumbi
I
bambini fanno la conta per stabilire chi inizia il gioco. Un bambino si bendava
e si piegava sulle ginocchia, gli altri si disponevano in file e uno per volta
si sedeva a cavalluccio su di lui. Uno dei bambini diceva: gravallu allu
chiunbu, se il giocatore che stava sotto indovinava il nome di chi era
seduto su di lui, si alzava e cedeva il posto, se non indovinava continuava a
stare sotto.
IL GIOCO ANTICO
La
socializzazione
Il
gioco sicuramente è stato da sempre un elemento che ha caratterizzato la vita
di ogni essere vivente. Alla base del gioco vi è sicuramente la
socializzazione, un modo per stare insieme, giocare e divertirsi.
Si riunivano in base al rione ed erano sempre
gruppi formati da molti ragazzi. Le loro giornate, però, non permettevano di
dare maggiore spazio al gioco, in quanto impegnati nel lavoro dei campi e nella
gestione della casa, trascuravano quella che veniva definita, un’attività che
dava sfogo alla creatività e alla fantasia, ma nonostante ciò, giocavano lo
stesso, andavano alcune volte anche contro le direttive dei genitori.
Sta di fatto che per loro il gioco, non
basava sulla competizione, ma sul desiderio di stare insieme, un motivo che
favoriva la crescita della stessa socializzazione. I bambini amavano giocare
all’aperto, definiti, cosi, veri e propri esploratori, che entravano in
rapporto diretto con la natura e che gli piaceva conoscere ogni suo
particolare. Come abbiamo già fatto un accenno prima i bambini, nel gioco,
erano molto creativi, e infatti si costruivano da soli il loro materiale da
gioco, un esempio ci viene dato dalle bambole di pezza, dove le bambine si
preoccupavano nel cucirgli i vestiti, oppure, alcune volte inventavano i giochi
prendendo spunto dalla realtà che li circondava, un esempio ci viene dato dal
campanaro, un gioco, che sicuramente deriva dall’intuizione di un vero e
proprio campanile. Grazie a questa
ricerca siamo riusciti a capire, che con l’evolversi dei tempi, tutto è
cambiato e con esso anche il gioco, che sicuramente, ha assunto diversi
aspetti.
Possiamo partire dal presupposto che ormai i
bambini di oggi, non anno più quella creatività e fantasia di una volta, forse
perché oggi, le attività sono molto di più, infatti, la maggior parte dei
nostri bambini, nonostante abbiano intorno alle loro case, cortili o comunque
degli spazi aperti, passano molto tempo di fronte alla televisione, entrata
ormai nella vita di tutti, rovinando le nostre abitudini sociali, e rapporti
con gli altri, provocando cosi, un isolamento da parte dei bambini, che si
chiudono tra le mura domestiche, diventando succubi di tutto quello che
perviene attraverso i mezzi di comunicazione.
Possiamo dire infine che i bambini non
vogliono, ma a volte non possono fare emergere la loro creatività, perché i
giochi ormai sono già costruiti, basta solo comprarli.
La
creatività però, rappresenta una caratteristica della fanciullezza e dell’
infanzia.