a cura di
Orazio laudani
tratto parzialmente da " Questioni di scienze" O. Laudani e M. Bolgan
M. Media 1990

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Fino a non molto tempo fa l'uomo ha subito il clima della terra, ma da alcuni anni, in particolare con l'avvento dell'era industriale, egli riesce a influenzare il clima specie nelle zone urbane e di produttività. L'attività umana ha addirittura variato la costituzione chimica dell'atmosfera con l'aggiunta di sostanze inquinanti come S02, S03, CO , CO2, NOx ecc.
In particolare negli ultimi 50 anni l'anidride carbonica neIl'aria e il CO, sono costantemente aumentati. Ciò ha fatto sorgere la preoccupazione di un possibile effetto serra con la conseguenza di un innalzamento della temperatura. Studi internazionali hanno accertato che nel secolo trascorso la temperatura globale è aumentata di circa 0,6 gradi facendo temere I'inizio del tanto discusso effetto serra. Per altro su tale fenomeno, che risulta molto controverso, molti scienziati esprimono opinioni diverse e contrastanti. I più possibilisti ritengono che nel giro di un ventennio la temperatura del pianeta aumenterà di circa 5 gradi, i più cauti, invece, di 2 gradi.Oggi si è orientati a ipotizzare l'aumento di mezzo grado nell'arco di mezzo secolo ma c'è gia chi addirittura dà valore all'ipotesi di un inizio di era glaciale.
Coloro che giudicano tale fenomeno innocuo pensano addirittura che la Terra potrebbe cominciare a raffreddarsi per diverse concause (minore irraggiamento del Sole, diminuzione dell'attività magmatica all'interno della Terra e inizio di una possibile era glaciale).Da chiarire che l'effetto serra permette alla terra di mantenere la vita, infatti la temperatiura media, che risulta essere intorno ai 18 gradi, è dovuta proprio a questo effetto. Sulla Luna dove manca l'atmosfera e le condizioni di irraggiamento sono quasi uguali alla Terra , la temperatura media si aggira intorno ai meno venti gradi.Responsabile dell'effetto serra è soprattutto il vapore acqueo e le nuvole per l'80%, il resto si suddivide con gli altri gas tra cui la tanto temuta CO2 ( il metano possiede un effetto serra 80 volte maggiore della CO2 ).
SINTESI CONCLUSIVA
Circa 20.000 mila anni fa si concludeva l’ultimo periodo glaciale del nostro pianeta; il livello del mare all’epoca si era abbassato di oltre un centinaio di metri a causa di una spessa coltre di ghiaccio che aveva sepolto quasi tutte le terre emerse della fascia temperata e sottratto acqua agli oceani. Il ghiaccio aveva praticamente sommerso quasi tutta l’Asia, l’Europa e il nord America e lo spessore in certi punti più freddi raggiungeva quote ragguardevoli oltre il km di altezza . Con l’inizio della fase post glaciale la temperatura è ricominciata a salire e il ghiaccio lentamente a sciogliersi ed arretrare; pur con fasi alterne, tale processo è continuato fino ai tempi attuali che rappresentano la fase conclusiva del disgelo, infatti sono rimasti pochissimi ghiacciai perenni. Il mare ha così ripreso i sui livelli iniziali e negli ultimi decenni l’andamento di risalita sembra, specie per il Mediterraneo, arrestarsi.Per quanto riguarda il nostro mare c’è da dire che essendo praticamente un bacino chiuso e ricevendo pochi fiumi, il bilancio evaporazione e scarico fluviale è in difetto nel senso che il Mediterraneo dà in evaporazione più acqua di quanto ne riceve dai fiumi o dalle piogge. Ciò porta a due conclusioni, il mare tende ad abbassarsi e ad aumentare in salinità. Per conseguenza dallo stretto di Gibilterra viene richiamata acqua di compensazione che entra con difficoltà a causa della relativa minore salinità. Come dire che il Mediterraneo verrebbe richiamato per osmosi dall’oceano perché meno salato e si formerebbe, secondo questa ipotesi, una sorta di leggero scalino ed ecco anche perché il nostro mare non è più in risalita. Non sempre però c’è corrispondenza fra aumento del livello degli oceani e dei mari e la linea di spiaggia in terraferma. Molti infatti sono i movimenti della crosta terrestre: isostasia, interventi antropici ( prelievi di liquidi e gas dal sottosuolo), bradisismi positivi e negativi, terremoti, oltre ai movimenti astronomici ( maree di terra ) e spostamento delle zolle per il movimento del mantello.L'Italia in particolare viene spinta dalla zolla africana verso l'Europa orientale e in certi punti - coste della Sardegna - le antiche spiagge dell'era glaciale wurmiana sono sollevate di oltre 8 metri. Le terre emerse, in particolare quelle vicine alle spiagge, si devono considerare in equilibrio con i fondali marini costituiti da una roccia, il basalto, molto densa rispetto ai vari graniti delle rocce costituenti la parte emersa che sono meno pesanti che continua ad appesantirsi a causa dei sedimenti che raccoglie.Tale equilibrio è regolato dall’isostasia, una forza che risulta dall’insieme della legge di Archimede e l’equilibrio delle leve. L’isostasia ci spiega che le terre liberate dai ghiacci durante il periodo mite tendono, per compensazione, a risalire di quota; risalita che non è immediata ma risente dell’inerzia dei materiali e dalla risposta lenta dei materiali densi del mantello. La Scandinavia e altre zone del nord America come pure l’Europa, guadagnano ogni anno circa un centimetro di quota grazie al minor peso dei ghiacci scomparsi che li ricoprivano nel periodo glaciale che con il loro peso riuscivano a schiacciarli.Con l’aumento della temperatura dell’aria in quest’ultimo secolo, meno di un grado, l’acqua superficiale del mare tende a riscaldarsi e a dilatarsi; da notare però che le correnti calde che portano l’acqua dall’equatore ai poli riportano l’acqua ad una temperatura bassa ristabilendo l’equilibrio. L’acqua raffreddata poi ritorna lentamente a riprendere il suo ciclo iniziale. Per la nota anomalia dell’acqua sappiamo che la dilatazione non è costante e anche la salinità influisce su questo fenomeno. Studi francesi sulle barriere coralline dimostrano che la risalita del livello degli oceani è in fase di diminuzione e ciò concorda con quanto risulta dai dati raccolti nelle stazioni italiane sui livelli del mare e in particolare su Trieste ; mentre nel secolo scorso i dati ci dicono che l’aumento del livello del mare era quasi di due centimetri per decennio, ora i dati ci confermano un rallentamento della risalita fermandosi ad un aumento di meno di un centimetro sempre per decennio. La tendenza perciò è che la risalita risente dell’esaurimento dell’apporto dello scioglimento dei ghiacci delle catene montuose della terraferma. Un aspetto che non sempre viene valutato nella giusta dimensione è che il vero motore del nostro clima è, e rimane, sempre il sole. La nostra stella infatti è l’artefice principale del risultato del nostro clima e anche se non è capace di riscaldare direttamente l’aria che è quasi trasparente ( eccezione per il vapore e il pulviscolo), riscalda il nostro pianeta e poi per contatto dell’aria con l’acqua e la terra ferma anche l'atmosfera. Occorre però ricordare che il nostro sole è una stella variabile in attività, con periodi più o meno intensi di produzione di energia.In certi periodi spariscono le macchie e anche la corona e il flusso di radiazioni che raggiungono la Terra diminuisce in modo tangibile.Il sole possiede un periodo undecennale e le macchie riescono anche ad avere periodiche spostamenti dalla parte nord a quella sud oltre che a diminuire fino alla completa sparizione; esse rappresentano l’acme dell’attività nucleare del sole con produzione di getti e corona.Si ritiene che il maggior numero di macchie solari è causato da un potente campo magnetico che si genera all’interno della nostra stella per un parossismo nucleare. In tale periodo si notano le lingue di fuoco originate da eruzioni di masse gassose elettrizzate che producono un ulteriore fortissimo campo magnetico esterno capace di ionizzare in modo intenso la nostra ionosfera terrestre e quindi di influenzare il tragitto dei raggi cosmici. Il ciclo di maggiore attività e quindi di elevato numero di macchie solari, si manifesta ogni 11,2 anni circa. Nel 2008 sono state al minimo di presenze, mentre nel marzo del 2019 dovrebbero raggiungere il numero di 175 circa. Oggi si conoscono molti periodi diversi nella variazione del numero di macchie, di cui quello di 11 anni è semplicemente il più evidente. Lo stesso periodo è osservato nella maggior parte delle altre espressioni di attività solare, ed è profondamente legato alle variazioni del campo magnetico solare. Diversi studiosi e scienziati ritengono che le macchie solari siano la causa alla base del riscaldamento globale e non l'uomo e i suoi consumi. E’ stato accertato che l’attività solare ha influenza sulla caduta di raggi cosmici sulla terra. Nelle fasi di intensa attività solare i raggi cosmici sono confinati ai poli mentre in assenza di macchie e corona i raggi cosmici piovono su tutto il pianeta terra ma sappiamo anche che i raggi cosmici influenzano la formazione delle nuvole, esse sono come un catalizzatore per la condensazione del vapore. Insomma con un sole molto attivo il caldo aumenta sulla terra e diminuisce la nuvolosità; viceversa al contrario con un sole in scarsa produzione di energia.Ci sono infatti concordanze statistiche fra periodi freddi e attività scarsa del sole e viceversa. L'attività solare ha toccato, tra il 2007 e il 2008, il suo minimo undecennale, che si palesa attraverso una drastica riduzione delle macchie solari (Sunspots).Anche se qualche macchia è ricominciata ad apparire a fine 2008, alcuni ricercatori affermano che questa stentata ripresa non rappresenti soltanto la fine di un ciclo undecennale, ma che inauguri un possibile minimo a scala secolare. Se a tutto questo aggiungiamo l'ormai imminente raffreddamento delle correnti atlantiche (ciclo AMO , Atlantic Multidecadal Oscillation.) e l'inizio della fase fredda della PDO ( Pacific Decadal Oscillation) c'è davvero di che riflettere. Come suggeriscono gli acronimi si tratta di due oscillazioni pluriennali, i cui cicli si alternano, rispettivamente, ogni 20-40 anni. Tra il 1645 e il 1715 il mondo sperimentò il cosiddetto 'minimo solare di Maunder durante il quale le macchie solari risultarono quasi assenti interrompendo la normale alternanza ciclica. Quel periodo corrispose con una delle fasi più fredde della piccola era glaciale. Un'altra lunga fase caratterizzata da scarsissima attività solare, denominata minimo di Dalton, si produsse tra il 1790 e il 1820, coincidendo ancora una volta con anni caratterizzati da severe condizioni climatiche. A queste fasi fece seguito l'ottimo climatico moderno che, salvo pochi scivoloni, dal 1890 ad oggi tiene alla larga pericolosi rigurgiti freddi. Ovviamente il coincidente aumento dei gas serra ha esaltato il riscaldamento climatico indotto dal sole superando ampiamente la compensazione e facendoci vivere, specie negli ultimi decenni, fasi di caldo eccezionale. Alcuni ricercatori asseriscono che l'ottimo climatico moderno, che ha rappresentato l'apice solare degli ultimi 8000 anni, sia ormai finito e che al suo posto stia per cominciare un nuovo minimo secolare. Ciclo che potrebbe ripetere risultare del tutto simile a quelli di Dalton e di Maunder, provocando un calo termico nel Nord Emisfero tra gli 0.4 e gli 0.8°C. Secondo la teoria di Croll e di Milankovitch – affinata poi da contributi matematici recenti - le glaciazioni e i periodi interglaciali avverrebbero per motivi astronomici legati all’eccentricità dell’orbita della Terra intorno al Sole,alla precessione degli equinozi e all’obliquità dell’eclittica. Milankovitch riuscì a costruire un modello matematico in grado di spiegare le variazioni climatiche della terra negli ultimi 600.000 anni. Lo studioso Franco Battaglia ,assieme ad alltri 650 scienziati, hanno presentato una loro ricerca al Senato Americano nel 2008 che in sintesi dice:
1) Il pianeta è già stato più caldo di adesso: senza invocare tempi geologicamente lontani, lo è stato per molti secoli nel cosiddetto “periodo caldo olocenico” di 6000 anni fa, e per un paio di secoli nel “periodo caldo medievale” di 1000 anni fa. È spontaneo chiedersi se, per caso, ciò che rese caldo il pianeta allora, sia anche ciò che lo sta rendendo caldo ora.
2) L’attuale riscaldamento è cominciato non nella seconda metà del XIX secolo, all’inizio dell’era industriale – come i rapporti dell’Ipcc (escluso l’ultimo rapporto, del 2007), erano soliti riportare – ma nel 1700, quando si era nel minimo della cosiddetta piccola era glaciale. Ma nel 1700 l’industrializzazione e le emissioni d’origine antropica erano minimali e la popolazione mondiale contava mezzo miliardo di persone. Il riscaldamento cominciato nel 1700 è poi continuato fino al 1940 quando l’industrializzazione era molto inferiore a quella odierna e la popolazione mondiale era un terzo di quella odierna.
3) La temperatura del pianeta è diminuita per ben 35 anni, dal 1940 al 1975, tanto che a metà degli anni Settanta del secolo scorso si era diffusa l’idea che stavamo andando incontro ad una nuova glaciazione. Eppure quelli furono gli anni di grande crescita industriale, del boom demografico e dell’aumento delle emissioni di gas-serra. Secondo la teoria del Global Warming sarebbero dovuti essere anni caldissimi. A questo proposito, l’ultimo rapporto dell’Ipcc – a differenza dei tre precedenti ove attribuiva all’uomo la responsabilità del riscaldamento globale degli ultimi 150 anni – si limita ad attribuire all’uomo la responsabilità del riscaldamento globale iniziato “nella seconda metà del secolo scorso”, cioè dopo il 1975.
4) È dal 1998 che la temperatura del pianeta ha smesso di crescere e il 2008 sarà probabilmente dichiarato il più freddo degli ultimi 10 anni; anche se dal 1998 le emissioni di gas-serra a livello mondiale sono aumentate ininterrottamente.
5) Tutti i modelli matematici che attribuiscono ai gas-serra antropici il ruolo di governanti del clima prevedono che nella troposfera a 10 km al di sopra dell’equatore si dovrebbe osservare un riscaldamento triplo rispetto a quello che si osserva alla superficie terrestre; orbene, le misure satellitari non rivelano, lassù, alcun aumentato riscaldamento, men che meno triplo, ma, piuttosto, un raffreddamento. Dai dati sul Polo Sud sappiamo che anche in inverno le temperature massime oscillano tra i -40 e i -60°C, mentre le minime arrivano a toccare i -70°C; anche le aree costiere registrano un costante calo termico al quale si associa una quotidiana espansione della banchisa. La superficie del pack osservata nell'aprile del 2009 dal satellite, era pari a 5.8 milioni di chilometri quadrati, vale a dire 700.000kmq in più rispetto alla media trentennale di riferimento. Il National Snow and Ice Data Center (NSIDC) ha reso noto nell'estate 2009 lo stato attuale della fusione dei ghiacci artici, dalla quale si evince che al 10 Luglio, l'estensione del pack sul Mar Artico risulta in deficit di circa 2.5 milioni di km quadrati, rispetto alla media ventennale 1979-2000 ricavata dalla misurazioni satellitari. Tuttavia l'estensione attuale risulta superiore al minimo raggiunto nel 2007. In base alle rilevazioni satellitari del NSIDC e dell'IJIS del settembre del 2009, rispetto allo scorso anno il pack artico ha guadagnato circa 500.000 chilometri quadrati, mentre rispetto al 2007 il progresso sfiora il milione. In termini percentuali parliamo, rispettivamente, del +10% e del +17%. Nel 2014 i ghiacci antartici hanno raggiunto una estensione di ben 9 milioni di km quadrati, superando di circa 320.000 km quadrati il precedente record registrato nel 2008 ( record da quando si effettuano le misure satellitari ). Durante lo scorso mese di Aprile 2014 in particolare si è assistito ad un incremento medio giornaliero dell'estensione dei ghiacci di 112.600 km quadrati. Da aggiungere che il ghiacciao del Gran Sasso è in costante aumento da diversi anni.
I catastrofisti devono perciò ancora aspettare! Inoltre: Il livello delle acque marine nel mondo sta diminuendo!!! Ad andare controcorrente ci hanno pensato i dati satellitari elaborati dall’Università del Colorado ( ma anche dalla NOAA, AVISO, CSIRO) che smentiscono la convinzione che lo scioglimento dei ghiacciai stia facendo innalzare il livello del mare, e dimostra come negli ultimi anni il livello delle acque marine nel mondo sia addirittura diminuito! Bisogna comunque precisare che il calcolo del livello marino globale è una delle cose più difficili e complesse da effettuare. Gli studiosi del Colorado spiegano, innanzitutto, che le variazioni del livello del mare a lungo termine sono misurati principalmente con due metodi diversi. Nel corso del secolo scorso, il cambiamento globale del livello del mare è in genere stato stimato da misure mareografiche medie realizzate con boe e vari strumenti marittimi. In alternativa ci sono le misurazioni effettuate con l’altimetro satellitare che, combinate con specifici dati provenienti dallo spazio, noti proprio per fornire una misura migliorata di mare cambiamento a livello globale, possono dare un grosso contributo a questi studi. Dal mese di agosto 1992 gli altimetri satellitari hanno misurato il livello del mare su scala globale con una precisione senza precedenti. La missione satellitare ’TOPEX/POSEIDON’ ha fornito le osservazioni del cambiamento del livello del mare dal 1992 al 2005 e dalla fine del 2001 il satellite Jason-1, lanciato in orbita in quei giorni, realizza questi studi ancora fino ai giorni nostri, fornendo una stima del livello mondiale medio del mare ogni 10 giorni, con un margine di 3-4mm. Secondo questi dati, negli ultimi due anni il livello medio mondiale del mare sarebbe calato di 2-3mm, andando così a smentire tutte le tesi catastrofiste che, da decenni, ci tartassano con Venezia e New York sommerse dall’acqua. Per maggiori dettagli: http://sealevel.colorado.edu/documents.php (da 3b meteo )

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