
S. E. Mons. Giovanni Ferro : É nato a Costigliole d'Asti il 13 Novembre 1901; all'etá di undici anni venne accolto come postulante dai Padri Somaschi. A ventun anni ha conseguito la laurea in Filosofia presso l'Universitá Gregoriana; a ventiquattro fu ordinato sacerdote nella Cattedrale di Chiavari (Genova). Nel 1931 si laureó in Sacra Teologia. II suo primo campo di apostolato fu l'insegnamento ed il servizio ai giovani quale Rettore del Collegio "Trevisio" ed in seguito del "Gallio" di Como, ai tempi difficili della seconda guerra mondiale. Nel 1945 divenne parroco della Chiesa della Maddalena a Genova; nel 1948 fu eletto Provinciale dell'Ordine dei Somaschi. Mons. Ferro fù consacrato Arcivescovo di Reggio Calabria e Vescovo di Bova il 29 Ottobre 1950 nella Cattedrale di Genova dal card. Siri; il solenne ingresso in città avvenne il 2 Dicembre dello stesso anno. Dal 1950 ininten-ottamente fino al 1977 fu Presidente della Conferenza Episcopale Calabra e membro del Consiglio Permanente della CEI. II 15 Luglio 1960 fu nominato Assistente al Soglio Pontificio da Papa Giovanni XXIII. Ha partecipato a tutte le sessioni del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962- •65). Nel 1971 il Presidente della Repubblica Saragat gli ha donato un artistico calice d'argento del 1700 per l'opera di pacificazione svolta durante la c.d. "Rivolta di Reggio". II 4 Giugno 1977 dopo aver compiuto settantacinque anni ha presentato la rinuncia all'ufficio di vescovo diocesano. L'11 Agosto 1977 il Consiglio Comunale di Reggio Calabria, all'unanimità, gli ha conferito la cittadinanza onoraria della città. Nel Seminario "Pio XI" ha trascorso gli ultimi anni della sua vita offrendo anche con il suo corpo quasi paralizzato dalla sofferenza, una crescente testimonianza di santità e di sublime amore verso Dio e il suo popolo. É morto il 18 Aprile 1992, all'alba del Sabato che annunciava la Pasqua di Resurrezione.
Prefazione
Alla vigilia del Concilio Ecumenico Vaticano II, un letterato e storico lucano, don Giuseppe De Luca, in un articolo su "L'Osservatore Romano" del 2 dicembre 1961, auspicava una Storia dei vescovi, che riteneva una storia grandissima, più bella di una storia di poeti e pensatori. Ed in un precedente articolo sullo stesso giornale (21 aprile 1947) il medesimo don Giuseppe De Luca aveva scritto: «Non ci si pensa: forse non c'é nulla di più bello nella storia del mondo dacché é venuto il cristianesimo: non c'è nulla di più caro di questi vescovi, di questi pastori che tra cento miserie e mille tristezze hanno governato il loro gregge, tra i monti, lungo i mari, sui fiumi, in plaghe deserte, in città paurose più dei deserti. Che cosa sia un vescovo non é mai stato detto a dovere né in prosa né in verso. E una delle melanconie più vere del nostro tempo é proprio questa, che non vogliamo più il bene che dovremmo volere ai nostri vescovi». II lamento non ha più ragione di essere, quanto a teoria, dopo che sull'appartenenza del Vescovo al Collegio episcopale, sul suo carisma episcopale, sull'essere ambasciatore di Cristo in mezzo agli uomini ha parlato cosi egregiamente il Concilio Vaticano II nella costituzione Lumen Gentium e nel decreto Christus Dominus. Pur conscio dei torti subiti dalla sua gente, l'esortò al perdono, che non é rinuncia ai diritti propri, ma é un elevarsi al piano superiore delle vicende umane. Insieme non mancò di dire tutta la verità a chi di dovere, reclamando giustizia per il suo popolo. Che quel vescovo cosi mite, e quasi timido, sceso in campo da solo in una situazione incandescente e di momento in momento sempre più esplosiva, come quella di Reggio allora, fosse riuscito a discernere gli animi ed a restituire l'ordine pubblico nel nome di Maria, lasciò più che ammirati coloro che, guardando solo dall'esterno non erano ancora riusciti a comprendere la misura dell'uomo. Tutto il popolo di Reggio si ritrovò attorno al suo Arcivescovo e lo salutò in campo Defensor civitatis. Questo é l'uomo apostolico che l'agile penna di don Antonio Morabito ha cercato (e con successo) di far rivivere. Questo é l'operatore di pace che ha lasciato la sua rimarchevole impronta su tutto, cittá e diocesi di Reggio Calabria, entrando a pieno titolo nella sua storia.
Presentazione
E’ motivo di intensa gioia e di riverente ricordo presentare un'opera sull'arcivescovo metropolita mons. Giovanni Ferro che, nella sua qualità di Presidente della Conferenza Episcopale Calabra, mi accolse l'11 dicembre 1971 come arcivescovo della Chiesa di Rossano. Da quel giorno ebbi la piena consapevolezza di aver incontrato un uomo di Dio: di grande finezza spirituale, di autentica passione apostolica e di viva sensibilità alla concretezza storica. Leggendo il lavoro di don Antonio Morabito, sicuro interprete della vita e del pensiero di mons. Ferro, ci si accorge che é stata effettivamente poliedrica la figura dell'arcivescovo di Reggio che nel suo ministero quasi trentennale m Calabria ebbe la mente tesa al cielo e il cuore aperto ai bisogni dell'uomo calabrese. Incarnò pienamente i problemi del Sud: nonostante fosse un mistico, ma proprio perché era un mistico. É intanto bello constatare che ci siano presbiteri che amano i loro vescovi fino a piegarsi sugli scritti per scandagliarne pensiero e vita e tramandare alla storia "veri modelli" di un servizio espresso m charitate et humilitate. II senso dell'onore é delegittimato dal vescovo perché «produce danni maggiori dei beni che si vorrebbero tutelare». "Queste piaghe dolorose" tra la sua gente costituivano per il vescovo Ferro il motivo dominante della sua sofferenza, ma alla sofferenza egli univa una volontà tenace che lo fece guida vigilante perché non ci fosse metastasi nel corpo ecclesiale. Sono convinto che la lettura dell'opera di D. Morabito sarà davvero utile se il lettore si accosterà al testo non solo per conoscere chi fu il vescovo Ferro, ma specialmente per volersi collocare nel solco della continuità della sua persona: avvolta nell'umiltà, permeata della caritas pastoralis, immersa nel crogiolo della sofferenza. Si può tranquillamente affermare - e ne sono davvero lieto - che in mons. Ferro la Chiesa ha avuto il maestro di verità, la Calabria ha sperimentato il testimone della carità, Reggio ha trovato il difensore della comunità.
Luci ed ombre
Nel suo fecondo magistero episcopale, mons. Ferro ha invitato a riflettere e comprendere come vi é una causa principale da cui derivano gli squilibri di questa nostra inquieta società: la profonda frattura tra fede e vita e conseguentemente il non amore alla verità. II progresso della scienza e della tecnica non sempre eleva spiritualmente né ci migliora nella vita morale. «Si ha l'impressione che ci manchino la serenità, la calma e persino il tempo per rientrare in noi stessi, per iniziare o riprendere il colloquio di Dio che solo può ispirare pensieri e propositi di bontà, di giustizia e di pace aiutandoci ad attuarli con il dono della sua grazia» 20. Da ciò deriva la superficialità e la precipitazione nel giudicare e nell'operare e la carenza di quella sensibilità sociale che risulta essenziale caratteristica del messaggio cristiano. Mons. Ferro ha affermato che le parole dell'apostolo Pietro sembrano avere un particolare riferimento per l'uomo moderno che fra le diverse contrastanti correnti del pensiero e le incoerenze e disarmonie dell'azione, si trova spesso come viandante smarrito in mezzo a fitte tenebre senza speranza di riprendere il cammino verso la luce. Le creature umane per la fede in Cristo sono dirette verso il Dio della speranza e della consolazione e sono sorrette nella lotta contro lo spirito del male, perché non esiste conciliazione alcuna tra luce e tenebre: non si addice dunque parlare di tenebre se non per dissiparle con la luce vera che illumina ogni uomo in questo mondo. Nessuno dovrà quindi dispiacersi di un discorso che con parola serena e libera denuncia le ombre che si distendono ovunque nel mondo del "Maligno", giungendo talora ad oscurare nei membri e nelle istituzioni ecclesiali il volto splendente della Chiesa.
Alla luce della fede
Nella lettera pastorale per la Quaresima del 1969, mons. Ferro ha esortato i diletti figli dell' arcidiocesi reggina a mettersi in ascolto della "Parola" di Dio seguendo Cristo che ci rivela il Padre parlando agli uomini amorevolmente come ad amici per far loro conoscere, con l'azione misteriosa della sua grazia, la verità che illumina il cammino e dona la salvezza. La rivelazione di Gesù Cristo é il perfezionamento del messaggio di verità e di salvezza che Dio ha voluto far giungere agli uomini a più riprese e in diversi modi per mezzo dei profeti. Questa altissima verità é esposta dall'evangelista Giovanni il quale ha accennato alla cecità di coloro che rifiutarono il Cristo luce del mondo, mentre a coloro che l'hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio . Dio parla all'uomo e lo chiama a corrispondere al suo piano di universale salvezza; l’assistenza divina fonda la nostra speranza per la vita presente e quella futura. In ciò sta il segreto di una pace interiore che nessuna forza umana può rapire all'uomo di fede. «Egli, pur vivendo tra le sconcertanti vicende del mondo, si affida all'infinita bontà del suo Signore, e unito con Lui, non ha timore di nulla». Il cristiano é chiamato a manifestare la sua intima adesione a Cristo con le opere della giustizia e della carità perché senza una fede sincera nessuno può essere riconosciuto membro vivo della Chiesa che in Cristo é sacramento di unione con Dio e con gli uomini fratelli. In occasione della giornata della carità del 1977, mons. Ferro ha esortato a ravvivare la fede affinché il grande mistero pasquale sia celebrato da tutti con la sincera conversione del cuore con la quale si esprime al mondo il lieto annunzio del Risorto. La parola di Dio si viene vigorosamente affermando contro il dilagare dell'edonismo, mentre lo spirito di penitenza eleva le menti a moderare le passioni portando sollievo ai fratelli moralmente o fisicamente sofferenti.
Il significato delle feste religiose
Mons. Ferro é stato pastore zelante, vigilando perché le feste religiose che tanta importanza hanno nel nostro popolo, fossero orientate non solo a manifestazioni liete, ma ad un civile progresso del popolo di Dio per la crescita nella fede . La finalità delle feste religiose, ha affermato mons. Ferro in occasione delle feste mariane del 1966, é celebrare i misteri della fede, rendere il culto dovuto a Dio e ai santi facendo partecipi della gioia comune i fratelli bisognosi e sofferenti: purificarsi ed elevarsi spiritualmente nella radiosa speranza che la festa celebrata in terra non sia soltanto un simbolo, ma preludio dell'eterno gaudio in cielo . La devozione alla Madonna per molti fedeli non si limita a semplici tradizionali manifestazioni di culto esteriore, ma é espressione di una profonda fede. Non bastano le leggi o le riforme sociali se non c'é la riforma delle coscienze e dei comportamenti. Tali orientamenti concreti per le feste religiose sono: 1) é da considerarsi un diligente e serio esame delle proprie responsabilità alla luce della parola di Dio; 2) un sincero proposito di liberarsi dagli errori e dalle colpe per mezzo del sacramento della conciliazione; 3) una risposta concorde perché il tempo precedente le feste in tutto il centro diocesi sia dedicato ad un'intensa attività spirituale; 4) valorizzare i corsi di cultura, catechesi e liturgia, ritiri spirituali, dottrina sociale, musica e canto, arte sacra . II vescovo, in occasione delle feste mariane del 1965, ha esortato i Reggini a presentarsi spiritualmente uniti alla patrona Maria SS.ma della Consolazione. Occorre esaminare perciò, con senso di lealtà e responsabilità quale sia una docile rispondenza alla Chiesa nel seguire in spirito, più che nella lettera un suo generoso sforzo per andare incontro al suo celeste Sposo, con rinnovato fulgore di grazia e santità.
Disoccupazione ed emigrati
Mons. Ferro, pur essendo un uomo di elevata profondità spirituale era altrettanto concreto nel riconoscere i mali della società calabrese ed in particolare della sua diocesi. Nella lettera pastorale per la Quaresima del 1955, il vescovo ha fortemente orientato verso quello che si può definire uno spirito di cooperazione: egli affermava che risultava insufficiente fare le più ardite opere su queste terre, se non accompagnate da un'azione di bonifica morale e spirituale. II presule, quindi, ha esortato ad operarsi per stabilire uno spirito di cooperazione fra la gente, per correggere l'esagerata tendenza individualistica che porta solo al sospetto e all'isolamento tanto lontano dall'ispirazione delle prime comunità cristiane; anzi bisogna stabilire delle solide basi per un chiaro orientamento ed una maggiore efficienza in tutti i settori della vita, specialmente in quella del lavoro. La Chiesa é sempre pronta ad accogliere i suoi figli qualunque sia la loro provenienza . I figli sono per sempre disposti a star vicini alla madre e a inserirsi nelle nuove comunità cristiane? II vescovo si é domandato con la preoccupazione di padre, se i nostri emigrati troveranno al loro arrivo in terra straniera, fratelli e sorelle nella fede pronti a consigliarli ed aiutarli nel superare le difficoltà e il disagio di chi deve trovare una nuova sistemazione in una città ed in una parrocchia sconosciuta. É necessario, ha ribadito mons. Ferro, che la Chiesa dia dei suggerimenti e promuova delle iniziative per togliere al fenomeno migratorio ogni aspetto negativo e mortificante conferendogli quella dignità che apre a considerazione e rispetto. II presule ha invitato le organizzazioni diocesane e parrocchiali, i singoli fedeli a fare a gara per dar prova di fraterna solidarietà verso gli emigranti, preparando loro sia nella partenza che nel paese di destinazione, un ambiente di simpatia e di sincera amicizia come si addice ad una società veramente cristiana.
Il senso dell’onore e la mafia
L onore é un bene indicibile che consiste nella rettitudine e nella virtù dell'animo, ma l'insipienza degli uomini arriva spesso a fare apparire come onore le cose più inutili e talora gli stessi delitti. Ma, l'onore talora non va ai meriti e alla dignità della persona, ma si riserva agli uomini ricchi, a coloro che vestono elegantemente, agli astuti, a quelli che sono forti o belli fisicamente. Ad un solo titolo sono cose che valgono pochissimo agli occhi di Dio perché disgiunte dalla bontà e dalla virtù, ma per l'uomo che é vanitoso sono motivo di autocompiacimento oltre che di inspiegabile esibizionismo. Si cerca l'onore con il lusso anche nelle cose più sacre che si fanno asservire all'ambizione, alla preoccupazione di far bella figura per cui tutto viene sacrificato, soprattutto la libertà nella scelta dello stato, nei matrimoni e nella professione. Quanto mai sono attuali queste parole di mons. Ferro, scritte per i nostri giorni in cui la ferocia omicida di Caino si é scagliata contro Abele; il presule ha detto che questa insidiosa e funesta ira é lasciata libera di agire nel regno del nemico del genere umano che é omicida sin dall'inizio e ciò non può che portare che «pensieri ed opere di morte» . L'animo del pastore ha descritto minutamente le conseguenze dell'appoggiarsi su satana, principe di ogni vizio oltre che il vuoto pauroso che produce nell'uomo la negazione di Dio e la non curanza dell'essere in relazione con Lui. II vescovo Ferro ha affermato di avere indicato «queste piaghe dolorose» per stimolare coloro che sono indolenti a scuotersi da ogni viltà, perché il maestro divino é vicino, chiama e offre la sua grazia a chi si é attardato per le vie di un mondo superbo e menzognero: alzati e cammina! E il grido di dolore con cui l'arcivescovo ha stimolato i Reggini a riprendere il cammino nonostante le tante cadute e ferite manifestatesi nella società di questi giorni e in questi tempi.
La città in rivolta
Se la grandezza di un uomo si misura nelle difficoltà in cui é chiamato ad operare, per mons. Ferro i giorni difficili e drammatici della rivolta di Reggio degli anni '70, hanno costituito un severo banco di prova da cui il compianto Pastore é uscito come il defensor civitatis. Mons. Giuseppe Agostino nell'omelia tenuta nella Cattedrale di Reggio, in occasione del 25° Anniversario di episcopato di mons. Ferro ha affermato: «É stata nell'ora del deserto, in una città "isolata" ed "insultata", che mons. Ferro - solo - é apparso come un punto di riferimento e di polarizzazione: costruttore di pace, suggeritore di equilibrio, sensibile e attento difensore della giustizia e della verità» .Mons. Ferro ha esortato il popolo reggino ad elevare insieme a lui assidue e fervide preghiere a Dio perché tutti possano testimoniare la propria fede in perfetta coerenza di cuore. II presule ha ricordato che, mentre si intendano esprimere le proprie aspirazioni alla giustizia, non bisogna mai trascendere a gesti inconsulti di violenza fisica o morale a danno delle persone e delle cose. II vescovo ha invocato la grazia divina affinché tenga lontano dai Reggini ogni deliberato proposito di odio e di vendetta, in modo che la pace, frutto della giustizia e dell'amore, si stabilisca nei cuori diffondendo ovunque un raggio di speranza. Pur tra le tante difficoltà ed incertezze del particolare momento, l'arcivescovo di Reggio esortava tutti ad avere fiducia nella validità di un dialogo sereno e paziente, ispirato a principi di verità e di giustizia. II pastore é stato vicino ai suoi figli per condividerne le gioie e i dolori di un animo profondamente mortificato per l'incomprensione di molti, nonostante il legittimo desiderio di affermazione di verità e giustizia. Egli conosceva bene il suo popolo, disposto anche a soffrire per la giustizia, ma a non consentire che la dignità e la fierezza fossero mortificate per la deformazione della verità o per il rifiuto di un dialogo onesto e leale. II papa Paolo VI e l'on. Giuseppe Saragat, presidente della Repubblica Italiana, hanno costituito solo i due esempi più elevati di quello che é stato un riconoscimento più ampio dell’attività del pastore nel momento più difficile della città.
I giovani
E’ noto che particolare cura mons. Ferro ha rivolto ai giovani, verso i quali ha sempre espresso parole incomparabili di viva paternità. In occasione della festa di Nostra Signora di Lourdes del 1964, il vescovo reggino ha espresso teneri sentimenti di benevolenza verso i giovani che immensamente amava, affinché fossero meglio seguiti e compresi nelle aspirazioni, ma anche protetti dalle insidie del male . Per questi figli carissimi, l'arcivescovo nutriva lo stupore per la meravigliosa freschezza, le energie fisiche e spirituali, ma anche per i pericoli di ogni genere a cui essi andavano incontro, a causa della inesperienza e dell'età. In particolar modo, a far trepidare il presule era il quadro della nostra societá inquieta, affannata nella ricerca di beni materiali, ma dimentica di quelli dello spirito.
Poveri , carità e giustizia
I disagi della povertà e dell'abbandono rappresentano fedelmente l'immagine di Gesù sofferente. Come qualsiasi madre della terra sente forte nel suo cuore una tenerezza per il figlio più insidiato da una malattia e nel suo sforzo é protesa a salvare questo figlio infermo, cosi é la Chiesa che circonda i figli che più soffrono e più degli altri hanno bisogno di conforto. C'é una predilezione della Chiesa che é madre di tutti gli uomini che conduce e rigenera dal battesimo educando ogni uomo ai mezzi soprannaturali della parola e dei sacramenti: essa predilige chi soffre. Se Dio ha voluto cosi per natura il cuore di una madre, a maggior ragione il Salvatore per la sua sposa che é la Chiesa, continua nei secoli l'amore per tutti gli uomini in una predilezione per i deboli e i poveri. Gli apostoli, autentici interpreti del pensiero e della volontà del Maestro, si sono interessati agli inizi della loro missione anche dei bisogni materiali delle prime comunità cristiane e quando hanno avvertito che la cura e frequenta . Coloro che vogliono impegnarsi al servizio della società devono essere attenti e pronti a vigilare su se stessi, sui moti del loro animo di cui conoscono la fragilità e la debolezza avvertendo difetti e miserie anche negli altri; ma, diventando giudici di se stessi, sapranno indulgere verso gli erranti per correggerli ed incoraggiarli a riprendere la retta via. Si diventa guide della comunità se questa si avvierà senza scosse al suo spirituale e materiale progresso, con la consapevolezza dei propri diritti e doveri. Si intendono, cosi, gli uomini che costituiscono la classe chiamata ad assumere la responsabilità di guidare e rappresentare le nostre popolazioni profondamente cristiane: le parole sono molto forti e decise, ma sicuramente efficaci. Se qualcuno obiettasse che il vescovo chiede troppo da chi non può non sentire le conseguenze della fragilità umana, risponderà che proprio da questo riconoscimento della personale debolezza, inizia con l'aiuto della grazia divina, l'azione di ascesa spirituale nel superamento del l’orgoglio e dell'egoismo a cui chiama e sprona il Salvatore. E necessario perciò camminare nella via della salvezza, rintuzzare la superbia e sforzarsi di imitare la modestia e umiltà di Gesù per guarire dalla stolta e ostinata illusione di una inesistente autosufficienza dell'uomo .

Antonio Morabito
: É nato a Reggio Calabria dove ha frequentato gli studi liceali; all'età di
sedici anni era delegato Aspiranti di Azione Cattolica nella sua parrocchia.
All'epoca fu la visita pastorale dell'Arcivescovo mons. Ferro che lo volle tra
la schiera dei giovani che nella cappella privata dell'Episcopio, alla sera del
Sabato attendevano il Vescovo per la confessione e la direzione spirituale Da
laico ha vissuto una impegnata esperienza nel sociale come responsabilità della
comunità studentesca di Comunione Liberazione della città. Ha conseguita laurea
in Giurisprudenza presso l'Universitá di Ferrara con una tesi sulla Storia delle
Dottrine Politiche. Ha frequentato gli studi teologici a Messina dai Salesiani,
a Catanzaro pressi il Seminario Regionale. II 24 Giugno 1979 é stato ordinato
sacerdote dal Papa Giovanni Paolo II nella Basilica di San Pietro in Vaticano.
Ha conseguito il dottorato in Diritto Canonico presso la Pontificia Università
Lateranense con una tesi sul tema il diritto alla libertà religiosa nel
magisteri di Giovanni Paolo II. Dal 1987, é parroco a Reggio Calabria nella
chiesa del SS. Salvatore. Segretario per tanti anni del Consiglio Presbiterale
membro del Consiglio Pastorale Diocesano, in atto é giudice del Tribunale
Ecclesiastico Regionale Calabro e direttore responsabile della Rivista giuridica
dello stesso Tribunale "In Charitate Justitia".
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