Il Sabato ebraico e la Domenica cristiana
Nella Bibbia il tempo non è tutto uguale, ma a volte ci sono "tempi santi" (in ebraico "kadosh", cioè "diverso", distinto dalle cose ordinarie). Inoltre anche uno dei dieci comandamenti, ricorda al credente di "santificare la festa", in modo che l'eterno di Dio entri nel tempo dell'uomo. La festa è così una sospensione del tempo ordinario, un momento in cui si ricorda il passato nel rito e ci si riposa dalle fatiche quotidiane. A differenza del pensiero greco, per l'ebraismo il tempo non è "l'immagine mobile dell'eternità, ma l'eternità in movimento". In questo quadro si capisce perché per l'ebreo il "giorno del Signore è più importante della casa del Signore".
Per l'Ebraismo, la festa nasce dalla creazione, è il giorno in cui Dio si riposa dalla fatica della creazione, è il giorno che va dedicato alla contemplazione della bellezza del creato senza compiere alcuna azione, perché essa rischierebbe di alterare l'armonia voluta da Dio.
La festività del sabato nasce già dalla sera precedente, perché l'atto creativo di Dio inizia con le tenebre. Inoltre il riposo e l'inattività hanno anche il senso di anticipare già oggi la pace e la beatitudine eterna.
La domenica cristiana riprende molti motivi dal sabato ebraico, anche se il suo significato teologico è quello legato alla Pasqua, alla risurrezione di Gesù, che avvenne il "primo giorno dopo il sabato".
Per il cristiano la domenica, dal latino "diesis Domini" (giorno del Signore), è l'oggi della vita nuova, è l'anticipazione del mondo redento da Gesù Cristo.
La domenica diventa così il "kadosh", il renderla diversa da tutti gli altri giorni, è l'interruzione del ciclo produttivo della nostra vita quotidiana, con al centro il memoriale dell'Eucaristia che viene celebrato e attualizzato nella Messa.