Alla Lazio dalla stagione 83/84
alla stagione 84/85

Presenze
Campionato: 60
Coppa Italia: 10
Coppe europee: -

Reti segnate
Campionato: 9
Coppa Italia: 3
Coppe europee: -

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Fonte: LazioNet



La storia di Michael Laudrup è quella (classica) di un calciatore ritenuto già a 18 anni un fenomeno, con le conseguenze onerose che una definizione di questo tipo comporta.
Quando arrivò alla Lazio (1983) si diceva che sarebbe diventato il più forte d'Europa e, in effetti, erano in parecchi a credere che il pronostico si sarebbe avverato, prima fra tutte la Juventus che lo acquistò. In anni in cui la collaborazione tra Juventus e Lazio era assai intensa, il prestito di Laudrup alla Lazio venne ritenuto dalla società bianconera un fatto quasi naturale: si trattava di "svezzare" il ragazzino rendendolo adatto al campionato italiano, e la Lazio sembrava la destinazione ideale, essendo appena risalita in serie A e coltivando qualche (velleitaria) ambizione di inserimento nel giro europeo. Si sa come poi andò a finire, l'epilogo di quel fallimentare biennio portò addirittura la Lazio in serie B e la presenza in squadra di Laudrup fu ritenuta una delle (varie) cause del disastro biancoceleste.
Non che non sapesse giocare al calcio, tutt'altro. Quello che gli mancava, e che gli fu fatale nella sua esperienza romana, era una robustezza caratteriale che avrebbe acquisito proprio alla Lazio e che gli sarebbe stata utilissima una volta riscattato dalla Juventus. Juan Carlos Lorenzo, nel suo pittoresco e singolare linguaggio, lo definì "un tacchino freddo", per sottolinearne il carattere assai poco propenso a qualsiasi forma di entusiasmo o di abbattimento. Questo senso di distacco nei confronti di ciò che lo circondava era al tempo stesso un suo pregio e un suo limite. Aggiungeva, il tecnico argentino, che Laudrup era forte davvero "...ma solo in allenamento".
La classe, invece, era cristallina. Aveva fantasia e saltava l'avversario diretto con grande facilità (ma forse questa era una giocata che tentava troppo spesso). Aveva qualità tecniche straordinarie, univa la rapidità di esecuzione ad un eccellente tocco di palla, e negli anni seguenti avrebbe dimostrato tutta la sua enorme classe militando in alcune tra le squadre più prestigiose d'Europa: Juventus, Barcellona, Real Madrid e Ajax.

Proveniva dal Broendby, un mondo a parte rispetto al campionato italiano, e nonostante la sua giovane età la prima stagione a Roma fu piuttosto buona - addirittura 30 presenze -, ma i detrattori sottolineavano che delle 8 reti segnate molte (la maggior parte) erano inutili essendo state realizzate a risultato ormai acquisito. L'esordio fu indicativo: realizzò una doppietta in casa del Verona quando la Lazio era già sotto di quattro reti! Il secondo anno fu quello della retrocessione, e Laudrup fu coinvolto nel disastro generale: segnò soltanto una rete in tutto il campionato, e le sue prestazioni furono davvero deludenti.
In questi casi è sempre complicato capire se un giocatore sia vittima o responsabile dei risultati negativi di una squadra, ma certamente si può dire che Laudrup si trovò catapultato, a 20 anni, in un vero e proprio inferno (la Lazio di quegli anni) che non rappresentava l'ambiente migliore per costruire un ambientamento in un campionato così radicalmente diverso rispetto a quello danese.

In definitiva i tifosi laziali non lo amarono mai tantissimo. Gli rimproverarono sempre una colpa non sua, quella di essere semplicemente "in parcheggio" a Roma. Sostenevano che non si impegnasse perché sentiva di essere di passaggio, e quello che più faceva rabbia era la convinzione che, di lì a qualche anno, sarebbe diventato un grandissimo calciatore.
Infatti lo diventò, ma oramai non era più un giocatore della Lazio.