Come vanno le cove?

 

La prima cova è andata..., almeno per la maggior parte degli allevatori, e si possono già tirare le prime conclusioni.

L'esperienza mi dice che se la prima cova non è andata tanto bene,  difficilmente, con quelle successive, si riusciranno a fare grandi cose.

Quest'anno sento in giro situazioni abbastanza contrastanti, alcuni amici affermano di aver ottenuto ottimi risultati (qualche caso posso confermarlo, avendo visto gli allevamenti) e molti altri, invece, lamentano problemi di vario genere.

Parlo, ovviamente, di Agapornis, roseicollis in particolare.

Mentre il problema "principe" della precedente stagione era la mancata schiusa delle uova, quest'anno pare essere quello delle uova non fecondate, pur riconfermandosi anche quello del precedente anno.

Io, per fortuna, sto andando molto bene.

Per quanto riguarda i nigrigenis ed i lilianae la prima cova è andata davvero alla grande: le 3 coppie di nigrigenis hanno allevato 12 novelli, con una media di 4 per nido, mentre le 7 di lilianae hanno svezzato 26 pullus, con una media di 3,7 pullus a nido.

Con i roseicollis ho avuto qualche problema in più; con 13 coppie ho inanellato 44 novelli (media 3,3) anche se le cause sono ben identificate.

Una vecchia femmina cannella FA è arrivata a fine carriera e non ha deposto neppure un uovo, due femmine lutine, inserite quest'anno, hanno lavorato male e per salvare qualche pullus ho dovuto ricorrere alle balie.

Insomma, nulla di patologico, solo problemi comportamentali.

Tuttavia ritengo che i roseicollis, da quando si sono trasformati in "maggiorati" siano diventati molto più difficili da riprodurre rispetto al vecchio, ed oramai estinto, "tipo tradizionale".

Sarebbe bello riuscire a comprendere le ragioni per le quali in alcuni allevamenti le riproduzioni vanno bene ed in altri invece denotano problemi di vario genere.

Ascoltando le esperienze di allevamento di diversi amici, ma soprattutto attraverso l'analisi dei fatti che sono successi, e che succedono, nel mio aviario sono giunto a formulare alcune ipotesi che, di seguito, esporrò.

Premetto, ri-premetto e premetto ancora, che sono "ipotesi ruspanti" che non pretendono di avere alcun fondamento scientifico, e con le quali, non è mia intenzione condizionare nessuno!!!

Per cui invito gli amici che leggeranno queste mie considerazioni a prenderle, come eventuale spunto di riflessione, nulla di più.

Secondo me le cause per le quali è diventata così difficile la riproduzione del nuovo tipo di roseicollis possono essere due, una sempre presente e l'altra che può essere associata.

La prima. La trasformazione fisica che ha portato un uccello da piccolo a diventare più grande ha prodotto squilibri sulla struttura complessiva     dando origine a diversi fenomeni degenerativi (ridotta aspettativa di vita, difficoltà riproduttive etc.)

Sulle cause di trasformazione della specie, l'amico Gianni Matranga ha pubblicato su Alcedo del maggio-giugno 2011, un interessantissimo articolo (Roseicollis nuovo tipo o piuma lunga) dove avanza ipotesi davvero convincenti e che meriterebbe un ulteriore aggiornamento alla luce del comportamento in riproduzione.

A supporto di questa prima considerazione porto, anche, l'esperienza degli amici ondulisti.

Gli stessi identici fenomeni , ma in misura molto più enfatizzata, si sono già verificati negli allevamenti di ondulati.

Quando si allevavano i "piccoli ondulati comuni" i pullus traboccavano dai nidi, poi, da quando sono diventati  "grandi ondulati inglesi",  si è verificato un crollo verticale nella riproduzione, ed oggi, sono troppo pochi gli allevatori che riescono a riprodurli, tra l'altro, con medie per coppia davvero irrisorie.

A questo fenomeno  si può aggregare un'altra complicazione, di ordine sanitario, che rende il quadro ancor più difficile.

Parlo della possibile presenza del Polyomavirus.

Parto dalle dichiarazioni fatte da alcuni veterinari i quali sostenevano, già diverso tempo fa, che il temibile virus era  presente nei nostri allevamenti nella misura del 60-70%.

Considerato che non esiste nessun vaccino efficace per prevenirlo, che nessun farmaco è stato inventato per contenerne gli effetti, che si trasmette con estrema facilità, che qualsiasi virus può trasformarsi ma non suicidarsi, direi che, a ragion di logica, quel 60-70% di presenza dell'infezione dichiarata dagli esperti, non può essere svanito nel nulla....

Quindi, anche se nessuno ne parla, il virus continua a sopravvivere in molti allevamenti più di quanto si possa immaginare, e nella più totale inconsapevolezza di molti.

Credo si contino sulle dita di una mano gli allevatori che hanno fatto test istologici per accertarne la presenza.

So per certo che un grande allevatore, non italiano, ha l'allevamento infetto da Polyoma ma riproduce una notevole quantità di soggetti,  di grande qualità, e senza grossi problemi.

Questo sta a dimostrare che il virus del Polyoma (almeno per alcuni ceppi) non è così devastante come sembrava, e che, a certe condizioni, ci si può anche convivere.

Di virus di Polyoma ne sono stati isolati almeno 8-9 ceppi, tra l'altro, mutanti, e solo una piccola parte di questi producono effetti davvero devastanti sul sistema immunitario dei nostri amici alati.

Il virus funziona più o meno come quello dell'HIV (AIDS), vale a dire, si insedia all'interno della cellula e lì resta dormiente e solo in determinate condizioni fisiche degli uccelli (stress, debilitazione, malnutrizione, etc.) si muove indebolendo il sistema immunitario e creando quindi le condizioni affinché possano entrare tutte le patologie possibili e immaginabili.

Se così è,  il problema fondamentale diventa quello di una corretta ed equilibrata gestione dell'allevamento! per mantenere i soggetti nella forma fisica ideale soprattutto nel periodo più stressante di tutti: quello della cova.

Quindi l'ambiente e l' alimentazione diventano i principali fattori di successo; l'ambiente deve essere pulito, arieggiato e non sovraffollato, mentre l'alimentazione deve essere ricca, diversificata e, soprattutto, ben equilibrata!!

Anche qui faccio ricorso all'esperienza degli amici "ondulisti inglesi", alcuni dei quali sono consapevoli delle problematiche sanitarie dei propri aviari e per risolvere le quali, puntano il loro principale obiettivo proprio sul menù alimentare!!

Qualcuno dei miei ospiti si ricorderà che in passato, attraverso questo sito, avevo affrontato lo spinoso argomento con ben altro piglio, da allora, però,  anche se non ho più affrontato pubblicamente la questione, ho cercato di comprendere il fenomeno attraverso tutto ciò che è stato pubblicato in rete, e soprattutto, tramite la valutazione delle esperienze che molti amici mi hanno messo a disposizione.

In passato ero terribilmente preoccupato del fenomeno, oggi, sono solo preoccupato.

Cito in proposito una affermazione fatta da uno dei più bravi veterinari specializzati nel nostro settore: "... voi allevatori siete tutti terrorizzati dal Polyomavirus, ma state attenti perchè ci sono infezioni, di altro genere, ben più devastanti"

Naturalmente, ognuno può affrontare il problema come meglio crede, l'importante è farsi assistere da qualche buon veterinario nella gestione del proprio allevamento e soprattutto evitare di somministrare farmaci a caso.

Per esempio,  conosco un grande allevatore belga, tra l'altro dirigente del BVA, che avendo fatto la scelta di condurre il proprio aviario "Polyoma free"  lo ha isolato dal  mondo non partecipando a nessuna esposizione e controllando tutti i soggetti in ingresso con relativo test e quarantena.

Quindi, per concludere il discorso iniziale.

Negli allevamenti di roseicollis maggiorati, magari affetti da Polyomavirus, la riproduzione diventa particolarmente difficile e solo chi riuscirà a trovare il giusto equilibrio, soprattutto alimentare, potrà ottenere risultati soddisfacenti.

Sugli argomenti, oggetto di questo intervento, so che esistono pareri difformi che spaziano dal "ma non è niente" a "è un disastro".

Chiunque avesse intenzione di esprimere un proprio parere può inviarmelo alla mia e-mail (danielezoli@libero.it) e , se richiesto, sarà pubblicato, qui di seguito, integralmente.

 Castelnuovo Rangone, 01 febbraio 2012