Allevatori & Commercianti

(aggiornamento a fondo pagina del 02.06.2011)

   

Ritengo utile e doveroso raccogliere il sasso che il Presidente della AISAD (Associazione Italiana Imprese Settore Animali Domestici) Virgilio Camillini, nella sua relazione presentata al Convegno sul tema "Animali da compagnia", svoltosi a Roma il 30 novembre u.s., ha lanciato con forza nello stagno.

L'argomento posto all'attenzione dell'assemblea, alla quale erano presenti anche dirigenti e funzionari pubblici, riguarda gli allevatori che si nascondono dietro al paravento dell'allevamento amatoriale per esercitare una vera e propria attività commerciale senza corrispondere le imposte dovute ed esercitando, in tal modo, una palese concorrenza sleale nei confronti dei commercianti che operano nel rispetto delle Leggi. 

Nel suo intervento, il Presidente, afferma: "... Sarebbe quindi auspicabile un atto normativo che imponesse a coloro che fanno annunci su Internet, l'obbligo di partita IVA o di codice fiscale. Andrebbe poi definito un criterio certo per tutti gli animali, per distinguere tra allevamento amatoriale e allevamento a scopo di lucro, così come avviene per cani e gatti. Ad esempio i limiti imposti dalla Regione Emilia Romagna sono 3 fattrici e 10 cuccioli. Questi criteri sono uno strumento indispensabile per contrastare l'abusivismo e l'evasione fiscale. Non è ammissibile che chi detiene e alleva 10 coppie di una specie, sia paragonato a colui che alleva 100 coppie e si avvale della clausola di non lucro, in quanto sostiene di non commerciare." (omissis) Per noi la tracciabilità si articola su tre livelli: igienico-sanitario, fiscale, documentale."

E' difficile non condividere..... in particolare, sui principi enunciati credo che nessun allevatore onesto abbia nulla da obbiettare.

Nutro invece più di una perplessità sui "criteri" che vengono ventilati per riportare a normalità la situazione; a mio parere, si commetterebbe un gravissimo errore se per fare emergere i redditi di qualcuno si colpisse indiscriminatamente l'intera categoria.

La prima cosa che mi sento di obiettare è che, a differenza dell'esempio fatto per i cani, per gli uccelli non può assolutamente valere come parametro utile per individuare la massa imponibile il numero dei soggetti presenti in allevamento.

 
 
 
     
         
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    numero di allevatori

 

Al di là della variabilità del valore delle diverse specie (il prezzo di un esemplare può oscillare da qualche euro a diverse migliaia) credo che sia determinante la filosofia con la quale l'allevatore si appresta a gestire il proprio aviario.

Noi "allevatori anziani"che frequentiamo da un certo tempo questo mondo un pò particolare ci conosciamo bene e sappiamo altrettanto bene chi di noi alleva per denaro, chi alleva per amore e chi alleva per l'uno e per l'altro insieme.

Potrei riempire le quattro caselline della piramide con i nominativi di tanti allevatori e sono certo che non sbaglierei di tantissimo i relativi scaglioni fiscali...

La piramide che ho disegnato qui a fianco indica almeno quattro gruppi di allevatori con relativa fascia di reddito prodotto dall'allevamento; al livello 1) ci stanno coloro il cui reddito risulta negativo, e sono la stragrande maggioranza; al livello 2) quelli che chiudono la gestione più o meno a pareggio; al livello 3) coloro che guadagnano qualche cosa ma ininfluente ai fini fiscali ed al livello 4) ci stanno gli allevatori-imprenditori, con entrate finanziarie sicuramente rilevanti ai fini fiscali.

Da diversi anni tengo una precisa contabilità del mio allevamento (vedi qui) e ciò mi ha fatto comprendere quali siano i parametri di fondo che caratterizzano il conto economico dell'aviario in generale.

Tornando alla piramide di cui sopra, volevo dire a Camillini, e attraverso di lui, a tutti coloro che fossero interessati a questo argomento, che il nostro problema è quello di mettere a punto dei meccanismi che facciano emergere quel 10% di allevatori, inquadrati nel livello 4), che probabilmente da soli accumulano il 90% del reddito dell'intero settore.

Comprendo fino in fondo le legittima pretesa dei "commercianti regolari",e credo che noi "allevatori hobbisti" dovremo essere, e mi auguro che saremo, al loro fianco nella ricerca della soluzione per questo delicato problema, però dovremo stare molto attenti alle misure che si andranno ad adottare perchè corriamo il rischio di ottenere l'effetto contrario a quello desiderato.

Se sul piano fiscale, ma anche solo burocratico, si colpisse indiscriminatamente " l'intera "piramide" si otterrebbe sicuramente il risultato di provocare un devastante "effetto abbandono" con conseguenze negative, in primo luogo, per gli stessi operatori commerciali, che vedrebbero crollate le loro vendite, e di conseguenza per lo stesso fisco!

Non e' facile trovare una valida ed efficace soluzione!

Il parametro del "numero della coppie" forse potrà essere uno degli indicatori a cui fare riferimento ma non potrà certamente essere l'unico.

Faccio un solo esempio dei tanti che potrei fare. In provincia di Modena, a pochi kilometri da casa mia, risiede uno dei più grandi e preparati allevatori che io conosca.

L'obiettivo che si pone è quello di riuscire a fare riprodurre in cattività esemplari che non si siano mai riprodotti prima o che l'abbiano fatto, in qualche parte del mondo, con estrema difficoltà.

Una volta raggiunto l'obiettivo della riproduzione domestica (quando riesce) cede i novelli con relativi riproduttori e con i proventi ricavati acquista una nuova coppia di uccelli ancora più difficili......e via d'accapo...

Ha riempito una enorme mansarda con voliere, volierette, gabbie e gabbiette di ogni tipo e dimensione dentro alle quali dimorano un numero rilevante di coppie, tra l'altro, anche di esemplari di un certo valore commerciale.

Se si applicasse un parametro con finalità fiscali che avesse come base il numero delle coppie risulterebbe senza dubbio uno dei primi contribuenti ed invece dal suo allevamento non mette in tasca neppure un euro!!

Per quanto riguarda la gestione economica ha adottato una filosofia che dovrebbe essere comune a tutti noi allevatori amatoriali; tiene nettamente separati i conti dell'allevamento e non devono interferire in alcun modo con il reddito famigliare (sia in positivo che in negativo).

L'ultima volta che visitai il suo allevamento stava facendo cassa, con molta determinazione, perchè voleva acquistare una nuova coppia di esemplari particolarmente difficili per affrontare l'ennesima sfida....

Ho fatto questo esempio perchè allevatori di questo genere andrebbero sostenuti con appositi contributi pubblici finalizzati alla ricerca scientifica piuttosto che essere bastonati da una eventuale mannaia fiscale.

Di contro però ne conosco anche di quelli che traggono dai loro allevamenti proventi economici di un certo rilievo e sarebbe giusto che fossero sottoposti a regolare tassazione fiscale.

Faccio un'altro esempio per dimostrare che si possono fare tanti soldi anche con poche coppie.... esistono aviari che riproducono specie indigene (cardellini mutati, in particolare) o grandi pappagalli che introitano somme davvero considerevoli...

Non ho sviluppato tutto il ragionamento di cui sopra per dimostrare che non si può fare nulla, altrimenti è peggio...

Il mio intervento si pone l'obiettivo, oltre che di rassicurare gli amici commercianti circa la consapevolezza del problema anche da questa parte..., di sensibilizzare i miei colleghi sull'opportunità di mettere in evidenza questo argomento e per dare avvio ad un'azione di persuasione nei confronti di coloro che traggono dalla loro attività di allevamento un reddito vero e proprio, affinchè regolarizzino la loro posizione.

Ed in ogni caso prima di legiferare alla cieca sarebbe bene costituire un tavolo tecnico con il compito di approfondire il delicato argomento che veda la presenza, oltre che dei rappresentanti degli operatori commerciali del settore, anche di quelli degli allevatori.

Tutte le volte che vado dal mio gommista mi tocca leggere l'enorme cartello che ha attaccato, in alto, sulla parete frontale, sul quale sta scritto a caratteri cubitali: "Per colpa di pochi non si fa credito a nessuno"; ecco, non vorrei che anche a noi allevatori della domenica, prima o poi, qualcuno ci mostrasse lo stesso cartello.

Castelnuovo Rangone, 6 gennaio 2011

(aggiornamento del 02 giugno 2011)

pubblico di seguito una interessante mail pervenutami, in data odierna, dal Presidente dell'Associazione Linnaeus alla quale rispondo di seguito.

Salve Daniele, mi chiamo Angelo Cabodi, vivo in provincia di Bologna, sono presidente di un associazione per la tutela degli animali da terrario e la rappresenza dei loro detentori, denominata Associaizone Linnaeus (www.associazionelinnaeus.it).
 
Ho trovato in rete la tua pagina "Allevatori e Commercianti", e l'ho trovata estremamente interessante rispecchiando completamente la mia opinione, dato che anche in ambiente terrariofilico (rettili, anfibi, insetti ed aracnidi...) stiamo vivendo gli stessi contrasti descritti da te in quell'articolo.
Conosco marginalmente la realtà ornitofilica ed i parallelismi con la nostra, terrariofilica, sono notevoli.
 
Visto il problema comune, mi piacerebbe conoscere se da Gennaio (se non erro è la data in cui hai creato la pagina) ad oggi avete ottenuto qualche novità, ed eventualmente se è possibile una collaborazione con voi o chi per voi sta affrontando il problema per dare maggior peso a richieste di questo tipo, prima che il così detto colpo di mannaia tagli la testa agli allevatori amatoriali, con una serie di controlli a tappeto senza diritto di replica o peggio con qualche legge che faccia di tutta l'erba un fascio.
 
Grazie per l'attenzione,
Angelo Cabodi
Grazie Angelo,

la tua mail mi permette di ritornare su questo argomento, che mi sta particolarmente a cuore, per il fatto che prima o poi "la mannaia taglierà le teste degli allevatori amatoriali".

Di reazioni positive neppure l'ombra, solo qualche amico mi ha telefonato per accertarsi che non l'avessi inserito al vertice della piramide di cui sopra e qualcun altro mi ha rimproverato per aver dato rilievo ad un argomento particolarmente scabroso.

Il messaggio che avevo lanciato nell'articolo qui sopra era rivolto agli allevatori amatoriali veri (la stragrande maggioranza), ed in particolar modo alle loro associazioni e clubs di rappresentanza, affinchè  cominciassero a prendere le distanze dai commercianti-allevatori.

Sta invece succedendo il contrario; le associazioni organizzatrici delle manifestazioni ornitologiche li stanno coccolando e vezzeggiando in tutti i modi possibili affinchè portino i loro numerosi uccelli alle loro esposizioni.

Capisco perfettamente le ragioni che spingono il Presidente dell'AISAD a proporre interventi legislativi che pongano fine alla concorrenza sleale che i suoi associati sono costretti a subire dai pochi commercianti in nero travestiti da allevatori.

Avrei preferito che il nostro movimento avesse avuto il coraggio di affrontare direttamente questo problema, in fondo si tratta solo di spingere i nostri colleghi-commercianti a regolarizzarsi sul piano fiscale, mica di smettere di allevare, ma temo che nulla sarà fatto e si continuerà a tenere la testa sotto la sabbia per poi gridare allo scandalo quando la mannaia si abbatterà su tutti.

Purtroppo, o per fortuna, non rappresento nessuno per cui, oltre a lanciare messaggi e provocazioni da questo mio sito, non posso fare molto di più... mi dispiace.

Ti ringrazio e ti auguro di riuscire, nel tuo movimento, a concretizzare qualcosa...

Daniele Zoli

Castelnuovo Rangone, 02 giugno 2011