I nuovi standard: che delusione!

 

Con la presente nota penso di rappresentare anche il pensiero di tanti altri allevatori dell’area emiliano-romagnola e non solo. Con essi vi e’ stato un raccordo costante, intensificatosi progressivamente, per la condivisa preoccupazione derivata soprattutto dalla recente pubblicazione, sul sito della FOI, degli standards dei Fischeri, (http://www.foi.it/documenti/CTNOP/Standard_fischeri.pdf) a cura della CTN O.P., che ha rappresentato la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso! 

Una lunga serie di incontri organizzati dal Club Italiano Allevatori Agapornis –C.I.A.A. (Glorie di Bagnacavallo, Forli’, Faenza, Palermo) che ha visto la presenza di diversi allevatori, della CTN O.P. e del Dott. Giovanni Matranga, in qualita’ di consulente tecnico-scientifico dello stesso C.I.A.A., aveva fissato quale obiettivo prioritario la pubblicazione dei nuovi standards, profondamente rivisti ed aggiornati, in tempo utile per la loro applicazione nelle manifestazioni 2009. 

Tali incontri sono stati promossi, altresi’, per costituire uno stimolo nei confronti della citata Commissione fornendo anche degli indicatori importanti circa le tendenze selettive di molte “nuove” e soprattutto ”vecchie” mutazioni, con lo scopo di metterci al passo con altri paesi piu’ evoluti nel settore ma con la consapevolezza di seguire una linea tutta Italiana che, come e’ riconosciuto da tutti, riesce sempre a coniugare eleganza e possenza. Il tutto per colmare quel vuoto venutosi a creare durante anni di immobilismo che ha visto gli allevatori patire giudizi non omogenei ed improntati solo sul gusto personale del giudice che in assenza di criteri certi ed adeguati ha dovuto adeguarsi.  

Il lavoro da affrontare da parte della CTN certo non era facile, al contrario era impegnativo ed arduo, tenendo presente che i componenti della stessa sono tre e non e’ detto che fra di essi si possa trovare un profondo conoscitore del genere in atto esaminato. Il campo di azione di questa Commissione infatti e’ vastissimo, motivo per il quale sarebbe stato importante e, oserei dire necessario,  circondarsi di competenze esterne specifiche.

L’attesa era grande ma la revisione degli standards pubblicati non ha ripagato le aspettative, anzi e’ stata considerata, dalla maggior parte degli allevatori, una vera e propria beffa se non addirittura una provocazione. 

Essa appare, infatti, agli occhi della maggior parte di noi, figlia di improvvisazione, fretta o peggio leggerezza. Certo qualcosa non va.

Molti allevatori hanno gia’ da tempo imboccato la strada del Nord Europa riempiendosi gli allevamenti di uccelli di provenienza belga/olandese (anche grazie ai successi di quel

tipo di soggetti a Piacenza) e che piu’ di uno chiede, a gran voce, di non perdere altro tempo in chiacchiere e di adottare in toto gli schemi nordici (standards, giudici, riviste etc.) ritenendoli attualmente di gran lunga i piu’ avanzati.

Io sono uno di quelli che sta resistendo con l’allevamento di “tipo tradizionale” anche se a breve, visto come stanno procedendo le cose, dovro’ decidere se allinearmi al tipo olandese oppure se cambiare specie, o peggio, se cessare di allevare. 

Ritengo tuttavia che esistano ancora alcuni spazi per tentare il recupero di una situazione molto compromessa a condizione che non si commettano ulteriori errori e che si passi direttamente ai fatti senza spendere inutili parole. 

A mio avviso, queste potrebbero essere le azioni da intraprendere:

1)    adeguamento, in tempi rapidissimi, degli standards degli Agapornis (in particolare di quello dei Roseicollis) sulla base di elementi tecnico-scientifici in grado di essere difesi e sostenuti anche nel confronto con quelli più avanzati di altri paesi;

2)    recupero della centralità degli standards, sia per quanto riguarda gli allevatori che per quanto riguarda i giudici, attraverso una serie di corsi di aggiornamento e di formazione per entrambi;

3)  costituzione di un gruppo tecnico-scientifico, coordinato dal Dott. Giovanni Matranga, uno dei pochissimi che gode ancora della stima di molti allevatori, con il compito di confrontare gli argomenti di particolare interesse (standards, aspetti sanitari ed alimentari etc.) con i referenti di altri paesi, Olanda e Belgio in particolare.

Per concludere, oggi il gap culturale che ci separa dai belgi/olandesi è notevole e non permette nessun confronto serio se non di totale assorbimento dell’uno verso l’altro.

Diviene pertanto indispensabile attivare un percorso di crescita accelerato che ci metta in condizione di sederci al tavolo del confronto con un adeguato livello di competenza.

Quanto sopra e’ cio’ che ho sentito la necessita’ di esprimere con l’unico intento di contribuire, nel mio piccolo, al recupero di una situazione di particolare disagio che mette a repentaglio la prospettiva del mio allevamento e di tanti altri.

 

 

12 maggio  2009