Certificare gli allevamenti...

 

Cedere i miei soggetti è per me una occasione per allargare il giro degli amici.

In ogni circostanza mi sforzo di offrire la più ampia disponibilità affinché si possano sviluppare rapporti che vadano oltre il semplice atto di compravendita.

Posso affermare, con soddisfazione, che la mia disponibilità ha dato buoni frutti ed oggi posso contare su molti rapporti consolidati che durano anche da diversi anni.

Se posso aiutare qualcuno, sulla base delle esperienze che ho accumulato in tanti anni di allevamento, lo faccio molto volentieri senza andare a sbandierare ai quattro venti i problemi che mi vengono sottoposti.

Grazie ai molteplici quesiti che mi sono stati posti, ritengo di essere in grado di delineare un quadro abbastanza completo sulle problematiche più diffuse presenti nei nostri allevamenti.

Sono giunto alla conclusione che le infezioni presenti abbiano raggiunto dei livelli assolutamente preoccupanti sia per quanto riguarda la diffusione ma soprattutto per il grado di pericolosità.

Esistono diverse patologie subdole che si trasmettono con estrema facilità e che, non causando la morte immediata dei soggetti colpiti, ne determinano una vasta propagazione.

Queste patologie, normalmente, manifestano i loro effetti sugli embrioni (mancata schiusa), su pullus nei primi  giorni di vita (assenza di difese immunitarie), su soggetti debilitati e stressati etc etc.

L'estrema facilità con cui si sta allargando il contagio e’ determinata proprio dal fatto che i soggetti che riescono a superare la fase critica (fino alla muta), diventano “portatori sani” e siccome non manifestano alcun sintomo visibile passano da un allevamento all'altro con le conseguenze immaginabili.

Le principali infezioni che, a mio avviso, stanno colpendo diversi allevamenti sono la Mycoplasmosi, in tutte le sue varianti, e sicuramente anche qualche caso di Polyoma e di PCFB (malattia del becco e della piuma). 

Il grado di convinzione di quanto ho fin qui espresso mi ha portato alla conclusione che, da ora in poi, nel mio allevamento non entreranno più soggetti esterni se non previo accurato periodo di quarantena e con relative analisi di laboratorio. Sto ancora valutando il comportamento da adottare in merito alla partecipazione alle mostre.

Affronto questo delicatissimo argomento con molta decisione ma anche con una particolare sensibilità perchè sono certo che molti miei colleghi sono perfettamente consapevoli della gravità della situazione anche se il timore di una cattiva pubblicità per il proprio allevamento rende l'argomento difficilmente trattabile pubblicamente. 

Sono assolutamente convinto che sia giunto il momento di realizzare un progetto che riesca a mettere il “bollino di qualità sanitaria” a quegli allevamenti che dimostreranno di essere esenti da "infezioni subdole" attenendosi a determinate regole, che potrebbero essere le seguenti: 

1)      accettare un codice etico di comportamento (vedi allegato sotto) che stabilisca alcuni principi comportamentali in relazione all’aspetto igienico-ambientale dell’allevamento, alla tipologia di alimentazione ed al tipo di garanzia da assicurare all’acquirente;

2)      accettare una ispezione in allevamento (iniziale e periodica) da parte di un Veterinario convenzionato con l'Ente, il quale, sulla base di un protocollo di analisi prestabilito, provvederà ad effettuare i controlli ed a comunicarne gli esiti, in primis allo stesso allevatore, e solo in caso di prova favorevole per l'iscrizione nell'elenco degli "allevamenti puliti", anche all'Ente interessato. 

     Naturalmente il costo, preventivamente concordato nell'ambito della convenzione con l'Ente, sarà  interamente a carico dell’allevatore;

3)      sulla base degli impegni assunti dall’allevatore in merito al punto 1), ma soprattutto sulla base del verbale redatto dal veterinario, l'Ente (con una sua apposita commissione) inserirà il candidato nell’elenco degli “allevamenti puliti" e ne sarà divulgato e raccomandato il nominativo su di un’apposita pagina del sito internet, sulla rivista e su qualsiasi altro documento dell'Ente.

     Sono certo che se il progetto riuscirà a decollare tanti allevatori, magari attualmente assolutamente insensibili al problema, nel tempo, si vedranno costretti a fare i conti con gli aspetti sanitari del loro allevamento per evitare l'emarginazione dal mercato. 

 

     Ho sviluppato questa proposta sul mio sito perché la ritengo estremamente importante per la prospettiva del mio e dei nostri allevamenti di pappagalli e mi auguro che qualche club la voglia raccogliere per portarla a compimento.

      Per quanto mi riguarda sarò ben lieto di offrire il mio convinto contributo a chiunque intenda seriamente operare in tal senso.  

 

 

 

CODICE ETICO DI COMPORTAMENTO

 

1.  AMBIENTE

 

Ø       Per quanto riguarda la metodologia di allevamento ci si deve attenere ai principi che garantiscano agli uccelli il massimo benessere possibile ed in particolare:

1.1     l’ambiente in cui vengono alloggiati deve essere pulito, deve avere una adeguata aerazione e, possibilmente, deve essere dotato di pareti lavabili;

1.2      lo spazio minimo vitale per ogni coppia (uccelli di piccola-media taglia) non deve essere inferiore a 1,50 mc.;

1.3      le gabbie (o le reti) non devono essere verniciate bensì zincate e devono avere una dimensione adeguata al tipo di soggetto ospitato;

  

2.  ALIMENTAZIONE

 

2.1      particolare attenzione va riservata alla qualità degli alimentari somministrati; (misto di semi fresco, pastoncino di buona qualità, erbe e verdure non contaminate e non bagnate);

2.2     è assolutamente vietato effettuare trattamenti antibiotici, antibatterici o antimicotici a titolo preventivo. In caso di patologie accertate, i medicinali vanno somministrati dietro prescrizione veterinaria;

2.3     sono consigliate somministrazioni di prodotti a base di erbe, prodotti probiotici e prebiotici finalizzati al rafforzamento delle difese immunitarie e della struttura fisica in generale;

 

3.  RAPPORTI CON L’ACQUIRENTE

 

Ø       L’allevatore deve assumersi i seguenti impegni che costituiranno un vincolo nei confronti dell’acquirente:

 

3.1      sostituire o rimborsare il soggetto dimostratosi di sesso diverso da quello dichiarato al momento della cessione;

3.2      comunicare tutte le informazioni conosciute relativamente al soggetto ceduto (trattamenti medicinali eseguiti, comportamenti anomali, etc);

3.3     quando trattasi di cessione di esemplari di particolare valore si rende obbligatoria l’effettuazione delle analisi atte a rilevare particolari ed importanti patologie (polyoma, PCBF, my coplasmosi etc.) Il costo delle analisi andrà concordato fra le parti contestualmente alla definizione del valore del soggetto in corso di cessione;

3.4      informare l’acquirente circa le abitudini alimentari del soggetto e fornire una scorta di alimenti sufficienti per garantire il passaggio graduale alla nuova dieta;

3.5      assicurare l’assistenza post vendita in termini di consulenza e di consigli che vadano anche oltre le problematiche relative al soggetto ceduto;

 

 

 

 3 gennaio 2009