Parrocchia"DIVINO CUORE DI GESU'" Mirto-Crosia (CS) Archidiocesi Rossano-Cariati

IL PARROCO: MONS. PIETRO DE SIMONE

(Dalla rivista diocesana "Camminare insieme" - novembre 2004)

INTERVISTA A MONS. PIETRO DE SIMONE
PER IL 50° DI SACERDOZIO

Mons. Pietro De Simone            Cardinale Michele Giordano   Arcivescovo Andrea Cassone
   

- 50 anni di sacerdozio: le emozioni nel giorno dell'Ordinazione e del Giubileo d'oro.
Sia la giornata dell'Ordinazione presbiterale nel lontano 1954, sia quella di cinquant'anni dopo, 28 ottobre 2004, sono state giornate emozionanti, ma di timbro diverso. Allora per le primizie sacerdotali era il compimento di un cammino di preparazione... A cinquant'anni di distanza... la giornata ha avuto il sapore di un traguardo, sì, raggiunto, ma di sapore un po' crepuscolare... l'avvicinarsi della fine della giornata lavorativa, con l'approssimarsi della "sera".

- Tra questi sentimenti un interrotto, vario, qualificato impegno ministeriale. Vogliamo ripercorrerlo ordinatamente? Cominciamo con Rossano:  Convitto e Seminario.
Le tappe di questo itinerario, lungo cinquant'anni, vanno dagli inizi del ministero sacerdotale a Rossano, come insegnante di Lettere ai seminaristi, ben numerosi in quegli anni, come vice-rettore del Convitto Arcivescovile... ( in seguito) continuai l'insegnamento ai seminaristi e gli studi umanistici presso l'Università "Federico II" di Napoli.

- Poi le prime esperienze parrocchiali: alla parrocchia di San Bartolomeo al Traforo (Rossano)...
... Iniziai, così, la vita pastorale nella Chiesa Cattedrale come vice-parroco, coniugandola con quella di docente e studente universitario... All'avvicinarsi, poi, della celebrazione del IX Centenario della morte di San Bartolomeo da Rossano (1955), si cominciò a parlare di preparativi sfocianti nell'erezione di una nuova Parrocchia cittadina, in onore del Santo e, quindi, quando fu il momento dell'erezione canonica l'ordinario diocesano fece cadere il peso degli inizi della nuova realtà parrocchiale extra moenia, alla zona Traforo della città, su di me... Cominciai, quindi, la vita di piccolo parroco, accanto a figure eminenti di confratelli, impegnati nella conduzione delle altre parrocchie della Città, cariche di storia e già organizzate... (Costoro) mi accolsero, mi stimarono, mi vollero bene, mi sostennero.. Venne poi la nuova Chiesa parrocchiale, dopo il tirocinio di vita parrocchiale in locali di fortuna...

- A Longobucco...
Dopo l'inaugurazione della Chiesa di San Bartolomeo, nella primavera del '60... venne il comando (dico comando) di raggiungere... Longobucco... Dovevo fare il Parroco nell'abbandonata parrocchia di S. Domenico, ma in realtà, mi trovai a fare il vice-parroco nella Chiesa Matrice per i continui spostamenti del titolare per vari motivi... un pomeriggio di inizio novembre 1966, una telefonata urgente mi fece raggiungere l'Episcopio di Rossano. Mi fu detto: "Lascia Longobucco e vai". Ma dove? Risposi. A Mirto, dove, secondo le parole dell'Arcivescovo non avrei trovato nulla...

- A Mirto: dal "Non troverai niente..." ad oggi. Quasi un quarantennio in un tessuto umano, sociale, ecclesiale, in via di rapida crescita. Sullo sfondo dello sviluppo del ridente centro di passaggio sulla 106, le sequenze di un servizio pastorale in una Comunità tutta da costruire.
E così il 9 novembre 1966 cominciai la vita a Mirto in mezzo a mille difficoltà, ma col permesso di insegnare Lettere presso la locale Scuola Media "Vincenzo Padula". Accanto a me trovai le Suore dell'Assunzione e insieme cominciammo a dissodare il terreno. Quell'anno un movimento quasi biblico di gente longobucchese, che io ben conoscevo, raggiunse Mirto nella speranza di trovare lavoro e un migliore domani. Ebbe così inizio una urbanizzazione "accelerata e disordinata" che portò la frazione di Crosia a moltiplicarsi di mese in mese... (In seguito l'Arcivescovo) mi disse: "Devi ritornare a Longobucco, ma questa volta con l'onere e l'onore di fare l'arciprete. Starai a Mirto, provvisoriamente, ancora fino a nuovi ordini"... (Salivo da Mirto a Longobucco tutti i giorni fino al) contro-ordine: "Rimani a Mirto..." Ripresi con novello slancio il lavoro, furono intessute relazioni pastoral-culturali con la FUCI di Bologna e ci fu un fiorire di iniziative, accolte con slancio specialmente dai giovani, ma anche dagli adulti. Furono negli anni incrementate le associazioni, specialmente l'Azione Cattolica in tutti i suoi rami e l'Associazione ACLI... Crescendo l'impegno pastorale, cedetti l'insegnamento letterario e presi a insegnare solo Religione. Si stabilizzarono di anno in anno le feste annuali e le tradizioni legate ai vari momenti dell'anno liturgico. Intanto veniva fuori piano piano una formidabile Schola Cantorum per l'impegno appassionato del giovane prof. Giuseppe Carrisi. E i nostri canti giunsero alle orecchie delle "Edizioni Paoline", che le lanciarono in campo nazionale ed estero. Alle Suore dell'Assunzione che lasciarono Mirto e la sua scuola materna, per mancanza di personale, succedettero come d'incanto, le Suore Adoratrici del Sangue di Cristo di S. Maria de Mattias che fino ad oggi affiancano l'attività parrocchiale egregiamente.. Nel 1986 sottoposi all'allora arcivescovo Sprovieri il progetto di smembrare la Parrocchia del Divino Cuore, divenuta troppo grande, con la creazione di una seconda Parrocchia, delimitata dalla strada nazionale e dalla ferrovia. Con decreto arcivescovile la nuova Parrocchia venne istituita e primo Parroco fu nominato mio nipote Don Giuseppe De Simone...

- Negli incarichi diocesani ricoperti, i più gravosi quali sono stati e perchè?
In questa vorticosa vita parrocchiale che, tral'altro vide il tempio arricchirsi di preziosi pannelli musivi e di pregiate vetrate istoriate, quasi nessun incarico a sfondo diocesano mi venne affidato dai vari vescovi. Incapacità?, distrazione?, non lo saprei dire. Eccezione: fugace incarico di vice-assistente diocesano delle ACLI... Sul finire dell'episcopato di mons. Sprovieri fui annoverato tra i membri di una commissione diocesana per la revisione del territorio delle parrocchie, incarico poi che mi fu riaffidato anche sotto mons. Cassone. La benignità, però di mons. Sprovieri nel novembre del 1991 mi fece annoverare tra i Cappellani di Sua Santità. Dopo alcuni anni dall'Istituzione in Diocesi dell'Istituto di Scienze Religiose "S. Nilo" fui chiamato come docente di Dottrina Sociale della Chiesa, incarico che tuttora ricopro.

- Un caro ricordo di confratelli più vicini per mutua e sincera collaborazione...
Ho già ricordato gli indimenticabili formatori mons. Altavista, mons. Locco, mons. Cicala, mons. Guarasci, mons. Santoro, di venerata memoria, dei miei compagni don Antonino Bennardis, don Nicola Librandi, don Antonio Pedace, arciprete del mio paese Cropalati, don Alfonso Cosentino, don Liberale Piratino e don Luigi Mazza, anch'essi di venerata memoria.

- I Luoghi della formazione: Cropalati, i seminari di Rossano, Reggio C., Posillipo. Volti di educatori ed eredità di insegnamento. Oltre al  card. Giordano - visibilmente contento nel condividere la gioia del 50° e presiedere la solenne Concelebrazione insieme con i confratelli vescovi Cassone, Cantisani, Ciliberti e Graziani - altri nomi (diciamo) così eccellenti avuti come compagni di studio.
Nato a Cropalati il 10 agosto 1930, frequentai (le scuole dell'obbligo a Cropalati... e continuai gli studi) nel Seminario Arcivescovile... (poi) presso il Pontificio Seminario "Pio XI" di Reggio C... Figure indelebili di compagni di cordata in quegli studi sono il card. Michele Giordano, che mi ha onorato nel presiedere l'Eucarestia del ringraziamento giorno 28 ottobre, insieme con il mio arcivescovo Cassone e le LL.EE. Cantisani, Ciliberti e Graziani, il ch.mo mons. Cosimo Damiano Fonseca, accademico dei Lincei, mons.  Leonardo Erriquenz, i vescovi mons. Cuccarese, Sparafile Ruotolo. Conseguii la licenza in Teologia dogmatica con voti brillanti nel luglio 1954, col proposito di continuare l'anno successivo per la Laurea... (mi veniva assegnata) una borsa di studio presso l'Ateneo del "S. Cuore" a Milano. Mons. Rizzo, pur gioiendo della notizia, non mi mandò, perchè aveva troppo bisogno di preti in Diocesi. Donde il reclinare per una facoltà statale, senza obbligo di frequenza.

- Da presbitero "stagionato" un appello fraterno per i più giovani e i nostri chierici teologi.
Arrivato al crepuscolo, mentre si delinea l'invito del Maestro: "Passiamo all'altra riva!" mi sento pieno di gioia per avere detto sempre "Sì" al Signore, pur con le mie deficienze e le mie inadempienze. Ho amato pazzamente la Chiesa, l'ho difesa ad oltranza nelle diatribe, ho venerato i miei vescovi, non ho chiesto trasferimenti favorevoli, ho amato la gente delle varie parrocchie, ho prediletto i fanciulli e i giovani con la dovuta "reverentia", ho studiato e continuo a studiare per diventare sempre più edotto nelle scienze umane e in quelle prettamente ecclesiastiche, per catechizzare fino alla noia le pecorelle a me affidate dal Maestro. Ho avuto stima e riverenza verso tutti i confratelli sacerdoti, dei quali sempre ho detto bene. Mai ho raccolto sfide, anche se il mio cuore ha spesso sentito le punture dell'incomprensione. Ai confratelli più giovani dico: "Vivete con gioia il vostro sacerdozio, onoratelo con condotta irreprensibile e dignità professionale e poi vogliatevi bene e fate a gara nel rendervi servizio l'uno verso l'altro". Grazie.

 

Home          torna indietro a IL PARROCO