In questa pagina ci metto ciò che mi aggrada ogni volta che mi va di modificarla.
Se vi siete persi qualche randomata potete ritrovarla a fine pagina.


Il Canzoniere goliardico

Indice


Clerici Vagantes
Il mio culo ha fatto prack
Excrement blues
Fanfulla da Lodi
Inno del corpo sciolto
John Down
Non è frattaglia
Prologo
Quartine fisiologiche
Scoreggiamus
Il testamento del goliarda
Umile, disillusa preghiera
La valigia del questore
Zum zum zum
Osterie


- - - - - - -


Clerici Vagantes

Clerici Vagantes ci chiamavano una volta,
quando bussavamo e cantavamo ad ogni porta;
e donne e donzellette ci offrivano l'amore:
era dolce e stimolante come un sorso di liquore.
SOL LA-
RE SOL
SOL LA-
RE SOL
Gira, gira, gira la ruota della vita,
godi quest'istante, doman non v'è certezza;
passan le stagioni della giovinezza,
passan le stagioni della gioventù.
SOL LA-
RE SOL
MI- LA-
RE SOL
Con lo sguardo torbido e il pampino stillante
ci precedeva Bacco, gridando: "avante, avante!";
sui nostri nostri visi lieti splendeva sempre il sole
e si specchiava Venere, regina dell'amore.
Gira...
Nelle taverne oscure, con passione, ai dadi e ai canti
passavam del tempo e la stagione;
ora fra i grattacieli ed i caffè fumosi
si aggirano, impegnati, politici furiosi.
Gira...
Donne e donzellette intreccino ghirlande,
tra i frutti della vigna si balli in sarabande;
ritorni sopra ai visi il ghigno dei goliardi,
il vino scorra a fiumi, ma sian lucidi gli sguardi.
SOL DO
SOL RE
SOL DO
SOL RE
Gira, gira, gira la ruota della vita,
godi quest'istante, doman non v'è certezza;
passan le stagioni della giovinezza,
passan le stagioni della gioventù.
SOL DO
SOL RE
SOL DO
SOL RE




Il mio culo ha fatto prack

Il mio culo ha fatto prack, ed è un'enorme flatulenza:
mi succede coi fagioli ad incredibile potenza;
ha subito un grosso shock la mia nuova fidanzata,
è svenuto il cameriere nel servire l'insalata.
LA- SOL MI- LA-
ecc.
È un gas nervino, ti fa diventar cretino;
ha un odore di topo morto che ti lascia col fiato corto,
lui si attacca contro il muro, lui ti scardina la porta;
e il dottore viene a dirmi "digestione un po'contorta"...
Non petate, no, per favore no:
un odore così, no, non lo reggo, no!
DO SOL MI- LA-
DO SOL MI- LA-
Le mutande han fatto crack e questa volta son fregato:
a giudicare dall'odore, son sicuro che ho cagato.
Son figure barbine, che ti fanno sputtanare:
quattrocento e più invitati che si senton soffocare;
mentre svuoto la mia panza sta arrivando l'ambulanza;
già mi assale lo sconforto: sto vedendo qualche morto.
È un gas nervino, può uccidere un bagnino;
stan fuggendo i commensali, con conati micidiali
e non petate, no, per favore no:
un odore così, no, non lo reggo, no!
Il mio culo ha fatto prack, ed è di nuovo emergenza,
da quando il meteorismo è diventato prepotenza,
e non petate, no, per favore no:
un odore così grave no, non lo reggo, no!
oh, oh, non lo reggo, no!




Excrement Blues

MI e LA alternati (giocando con le settime e le quarte), quindi in sequenza SI7 - LA7 - MI.

Ma che cos'è quella cosa marrone
che lentamente dal culo si stacca,
eventualmente alla coscia si attacca...
È la cacca! È la cacca!
E la cacca va giù, sempre più giù:
Excrement Blues.
Ma che cos'è quello strano animalo
che se lo tocchi diventa un palo,
eventualmente alla coscia si avvinghia... È la minchia!
E la minchia va su, ma poi torna giù: 'sto cazz'n'blues.
Ma che cos'è quella cosa pelosa
che titillata diventa brodosa,
eventualmente ti accoglie sorniona... È la mona!
E la mona va qua, là: ma chi ce la dà? Pacchio blues!




Fanfulla da Lodi

Evviva gli ombrelli Pirelli
che paran gli uccelli, che paran gli uccelli,
Evviva gli ombrelli Pirelli
che paran gli uccelli, dall'umidità.
DO SOL
DO
SOL
SOL7 DO
Il barone Fanfulla da Lodi,
condottiero di gran rinomanza,
fu condotto un bel giorno in istanza
da una donna dai facili amor.
DO
SOL

DO
Era vergine il prode Fanfulla,
ma alla vista di tanta maliarda
tirò fuori la casta alabarda
e con zelo si mise a giostrar.
Gran condottier, gran cavalier,
cessa di far la guerra, la guerra, la guerra;
gran condottier, gran cavalier,
cessa di far la guerra e vieni a goder!
FA DO
SOL DO
FA DO
SOL DO
E cavalca, cavalca, cavalca,
alla fine Fanfulla s'accascia;
lo risveglia la turpe bagascia:
"100 scudi mi devi donar!"
" Vaffancul, vaffancul, vaffanculo!
le risponde Fanfulla incazzato:
"20 scudi io gia t'ho donato,
gli altri 80 li prendi nel cul!"
Evviva l'amor, evviva l'amor:
quando si fa la cacca, la cacca, la cacca,
Evviva l'amor, evviva l'amor:
quando si fa la cacca si sente l'odor.
Passa un giorno, due giorni, tre giorni,
a Fanfulla fa male l'uccello:
"Cos'è mai questo male novello
che natura mi vuole donar?"
Fu chiamato un dottore di grido
che gli disse: "mio caro Fanfulla,
qui bisogna amputare una palla
se di scolo non vuoi tu morir!"
Di Fanfulla l'orrido membro
fu deposto in una gelida bara;
cento vergin facevano a gara,
intonando codesta canzon:
"Facesti il fol, facesti il fol:
chiavasti senza guanto, senza guanto, senza guanto;
facesti il fol, facesti il fol:
chiavasti senza guanto e beccasti lo scol."
La morale di questa vicenda
assomiglia alla legge del Menga:
"chi l'ha preso nel cul se lo tenga,
se lo tenga fin dove gli sta!"
Di rimando alla legge del Menga,
contrapposta è la legge del Volga:
"chi l'ha preso nel cul se lo tolga,
e lo metta nel cul del vicin."
Ma in materia di scoli e banani
non c'è proprio mai nulla che tenga;
vige solo la legge del Menga
che a un dipresso si enuncia così:
"Chi l'ha nel cul, chi l'ha nel cul,
nel culo se lo tenga, se lo tenga, se lo tenga;
chi l'ha nel cul, chi l'ha nel cul,
nel culo se lo tenga, e lo tenga ben dur."




Inno del corpo sciolto

E questo è l'inno del corpo sciolto,
lo può cantare solo chi caga di molto;
se vi stupite, la reazione è strana,
perché cagare è soprattutto cosa umana.
DO
SOL

DO
Noi ci svegliamo, e dalla mattina
il corpo sogna sulla latrina,
le merde posano in mezzo all'orto:
è questo l'inno del corpo sciolto.
Ci han detto "vili, brutti schifosi",
ma sono solo degli stitici gelosi:
il corpo è lieto, lo sguardo puro,
noi siamo quelli che han cagato di sicuro.
Pulirsi il culo dà gioie infinite,
con foglie di zucca, di bietola o di vite;
quindi cagate, perché è dimostrato:
ci si pulisce il culo dopo aver cagato.
Evviva i cessi, sian benedetti!
Evviva i bagni, le toilette, i gabinetti;
evviva i campi da coltivare,
viva la merda e chi ha voglia di cagare.
Se parlo con un demente, un fetente o un ignorante,
mi levo la giacca e la cacca gli fo.
Il bello nostro è che ci si incazza parecchio,
ci si calma solo dopo averne fatta un secchio:
la vogliam reggere per una stagione,
e con la merda poi far la rivoluzione.
Pieni di merda andremo a lavorare,
poi tutto a un tratto si fa quello che ci pare:
e a chi ci dice "fai questo e quello",
noi lo cachiamo e lo copriam fino al cervello.
Non son mai stato così giocondo:
viva la merda che ricopre tutto il mondo,
è un mondo libero, un mondo squacquero,
perché spillacquera di qua e di là.
Caccone, merdone, stronzone, puzzone:
la merda che ci scappa si sparga su di te.




John Down

John Down giace in un letto d'ospedal
dentro una camicia di forza
John Down giace in un letto d'ospedal
e giammai uscirne potrà!
Certo, i matti hanno ragione! [3 v.]
perché l'handicap non c'è!
John Down giace in un letto d'ospedal
il Valium ebbe il sopravvento
John Down giace in un letto d'ospedal
e fuggir non gli riuscirà!
[Rit]
Questa canzone è interessata
perché noi siamo gli scampati
non vogliam giacere in un letto d'ospedal:
siam la crême della società!
[Rit] ad libitum




Non è frattaglia

Le parole sottolineate vanno ripetute più volte.
Sei vigliacca:
fai la cacca
dura...
sembra segatura.
DO
SOL
SOL7
FA SOL
Poi ti alzi soddisfatta:
guarda... lì, se ne hai fatta!
Oh, mio dio, che colore...
chiama... un dottore.
Signorina, che è successo?
Ma cosa... c'è
dentro il cesso?
Beh, mi sembra, sior dottore,
un lungo... stronzo,
dal fetore.
Signorina, lei si sbaglia:
quella... lì non è frattaglia.




Prologo

Ballata di poche pretese,
cantata una sera qualunque
davanti a un bicchiere di vino,
davanti a qualcuno che canta con te.
DO FA DO
FA SOL DO
FA SOL DO
FA DO RE SOL
Cantiamo e beviamo cantando,
insieme al fratello ubriaco,
insieme alla vecchia bagascia
che si sente vergine e canta con noi.
DO FA DO
FA SOL DO
FA SOL DO
FA DO SOL DO
E al coro si unisce altra gente,
quel tizio che stava da solo,
pensando a suo figlio che nacque e morì
portando sua madre con sé.
E il vecchio che ha speso nel vino,
i soldi di un pasto mai fatto,
che forse nemmeno domani farà
e beve per non pensarci più su!
E canta anche quel fuorisede
che studia per farsi un domani,
pensando a parenti ed amici laggiù,
convinti che non tornerà.
E canta anche il pregiudicato
che è uscito da una settimana,
e da sette giorni lui cerca lavoro
e lavoro nessuno gli dà.
Che importa se fuori fa freddo
che importa se si e' fatto tardi,
in fondo noi siamo goliardi e perciò
Gaudeamus Igitur iuvenes dum sumus! [bis]
Post iucundam iuventutem, Post molestam senectutem,
Nos habebit humus. [bis]
DO FA DO
FA SOL DO
FA SOL DO FA
DO FA DO FA SOL DO
SIb FA SIb FA
SOL DO




Quartine fisiologiche

Spesso vidi turbinio
e distinsi vento o scora,
che quest'ultima più odora
e la faccio pure io;
spesso odo suo romore
e non so se è vera o falsa,
ma il morale sempre s'alsa
e lontan presto si core.
Spesso furon larghe chiazze
associate a larghe fosse
e puranco a vili mosse
e parevano boazze;
spesso fosse la diarrea,
che nell'ano ben ribolle,
ed è liquida oppur molle
e mai sembra roba bea;
spesso furono crostoni,
e giammai s'impara a scuola
che dipingon le lenzuola
e s'impregnano ai coglioni.
Spesso son cammole al naso,
che le ebbe il papà e l'avo,
che xe dura ma la cavo
e la inghiotto, ma per caso.
Spesso è l'aureo cerume
che vien fuori dalla recia
che l'ha il bimbo e anche la vecia
e che a volte sembra un fiume.
Spesso è pure gran sudore
che è una cosa portentosa,
e non serve alcuna cosa
che diventa tosto odore.
Spesso fu pure il verdone:
esso è fluido ed alla spina,
e par quasi gelatina
ed ognuno a terra il pone.
Per qualcun chiazza è schifezza
perciò in ano se lo pigli:
cazzo in culo non fa figli
nel diman non c'è certezza.




Scoreggiamus

Scoreggiamus igitur, satii dum sumus!
post magnadam fasolorum
post bevudam cervogiarum
nos domane non magnamus.
Sputtanatos habemus
omnes nostros soldos.
sine soldos no se magna
si non magni no te caghi
et gran poco te scoresi
Si volebimus scorare
aër magnabimus
sed memoria restarat
sed istesso no sarat
et scorare no ne piasarat
Gaudeamus igitur,
satii dum sumus
nos hac sera scoreremus
nos domane cagheremus
post fortuna oreremus:
vivat et fortuna,
se la ne fa scorare:
se la roda girarat
et magnar ben se podrat
scorare ne piasarat.




Il testamento del goliarda

Un giorno settembrino
di fine settimana
è nato in un casino
un figlio di puttana.
La mamma merdaiola
al povero bambino
per fare una spagnola
il latte cambiò in vino.
L'allattamento alcolico
quale trasformazione
il ciclo metabolico
cambiò in fermentazione.
D'istinto naturale
beone smoderato
goliarda eccezionale
fosti considerato.
Ma un giorno, Dio sagrato,
amara fu la sorte:
tu fosti avvelenato
avvelenato a morte.
Dal tuo bicchier di chianti
con acqua a tradimento!
Prima di andar fra i santi
facesti testamento:
Le mie bestemmie amate
compagne della vita
le voglio tramandate
da un nero gesuita.
Tutte le mie battone
che mi hanno sollazzato
facciano un rampicone
a chi mi ha sotterrato.
Amore mai trovato
in giro per la terra
quello che ti ho narrato
dentro al tuo cuore serra.
Fratelli in Goliardia
dentro un bicchier di vino
vi lascio la pazzia
fateci un gran casino.
Il mio goliardo rosso
che l'è di medicina
lo trombo a più non posso
davanti e a pecorina.
Il mio goliardo nero
resti con me in eterno
lo voglio al cimitero
lo voglio anche all'inferno.
Il mio goliardo rosa
l'ho preso su dal cesso
lo so che fa cagare
ma lo porterò lo stesso.
Il mio goliardo blu
con l'aquila dorata
lo dono alle battone
per farci una chiavata.
Il mio goliardo verde
color dei prati in fiore
anche se pien di merde
non cambia il suo colore.
Il mio goliardo giallo
che l'ho uccellato a Pietro
di economia davanti
e di commercio dietro.




Umile, disillusa preghiera

Buongiorno a te, Signore:
vedo un altro giorno grazie a te;
mi dicono sia un segno del tuo grande, grande amore
e per questo ti ringrazio, anche se
RE
SOL LA RE FA#-
MI- LA
SOL LA
il letto sembra vuoto
da quando la mia donna è andata via:
l'amavo, ed ho cercato sempre di esserle devoto
ma hai deciso che non doveva essere mia.
e il lavoro non va bene:
si dice che entro questa settimana
dovrei esser licenziato.
Ma so che c'è del buono in queste pene,
e grazie per avermi sempre amato.
SOL LA RE FA#-
SOL LA7 RE REM7
MI- LA7
SOL LA7 RE FA#7
SOL LA7 RE
E grazie a te, Signore,
del cibo che anche oggi c'è per me;
lo pago lavorando tutti i giorni nove ore,
ma sembre debba dire grazie a te...
E non ti preoccupare
se non so neanche far bollire il riso:
è solo perché prima che imparassi a cucinare
hai voluto portar mamma in paradiso;
e ti prego di scusarmi
se quando lei è morta io, da stolto,
ho provato anche dolore:
l'hai fatto senza dubbio per mostrarmi
che sai essere grande nell'amore.
Lodato sii, Signore:
il sonno sta allungando le sue mani;
ti prego di lasciarmi questa fede e questo cuore
per poterti ringraziare anche domani;
e guardo l'altra piazza,
ed anche questa sera sto a pensare
che neanche oggi mi hai fatto incontrare la ragazza
da cui mi permetterai di farmi amare...
ma un amore che finisce
dà sempre bei ricordi, e una montagna
di lezioni da imparare;
sarà anche vero, oh Dio, ma mi stupisce
un modo così strano di insegnare.
Le poche cose che van bene
non sono mai piovute dal tuo cielo,
ma da averle sudate, da spezzarsi sette schiene,
e spesso ce l'ho fatta per un pelo;
SOL LA RE FA#7
SOL LA RE FA#-
MI- LA
SOL LA
se non mi vuoi aiutare,
se vuoi lasciarmi solo, sfortunato
e bastonato sempre più,
allora su di me non ci contare
perché io su di te non conto più,
perché io su di te non conto più,
perché io su di te non conto più.
SOL LA RE FA#-
SOL LA7 RE REM7
MI- LA7
SOL LA7 RE FA#7
SOL LA7 RE REsd
SOL LA7 SI- FA#-
SOL LA7 RE




La valigia del questore

Eccomi qua:
sono venuto a vedere
lo strano effetto che fa
questa vacca sulla mia schiena,
e il gaudeamus che si intonerà
e se per caso ci scappa un bel duca
che sia qualcuno che ancora si ostina
a portar la feluca,
nonostante l'età
e i risultati scarsi all'università
e che non gli è mai venuto un sorriso...
Improvvisamente eccoci qua:
l'abate e il cavaliere
arrivati fin qua,
il tricheco e lo scudiero
e siamo pronti a incazzarci davvero
pur di stare qua;
tribuno, duchi, questore
e vicetribuni, siam qua
e pur di averne l'onore
abbiam lasciato soltanto un momento
le nostre insegne di là,
al gancio del lampadario,
in Tribunato a da Mario,
date a un saiato o al vicario...
Date a un saiato o al vicario.
SI LA MI
FA#
SI LA MI
FA# RE
LA
RE
LA
MI
SI
MI
SI
SOL FA DO
RE
SOL FA
DO RE
SI
SOL FA DO
RE
SOL FA DO
RE
SI
MI-
LA
DO
RE
SOL
Eccoci qua:
l'abbiamo fatto per poco,
e che sia poco si sa;
e un velo pietoso è calato già
su questa goliardia,
che tanto santa mai non sarà
e ci ricorda il sapore di certi vini
di certi bar
in cui oramai non torniamo più
neanche per fare riunione,
nemmeno quando ci sentiamo giù
comunque eccoci, siamo qua:
l'abbiamo fatto per niente,
perché è così che ci va;
e ci incazziamo infinitamente,
c'inalberiamo ripetutamente...
Eccoci qua:
il tribunato giocondo,
finalmente qua;
siamo i più fighi del mondo,
abbiam lasciato soltanto un momento
i nostri amici di là,
sotto quel lampadario,
a far riunione o da Mario,
senza nemmeno un vicario...
Senza nemmeno un vicario.




Zum zum zum

Sarà capitato anche a voi
di avere un casino in famiglia:
il padre che chiava la figlia
e il nonno finocchio
che incula il marmocchio:
zum zum zum zum zum,
zum zum zum zum zum...




Osterie

Osteria numero zero
vedo un prete tutto nero
che con mille contorsioni
suona il piano coi coglioni.
Osteria numero uno
al casino non c'e' nessuno
ci sono solo preti e frati
che si inculano beati.
Osteria numero due
le mie gambe fra le tue
le tue gambe fra le mie
fanno mille porcherie.
Osteria numero tre
la peppina fa il caffe'
fa il caffe' una volta al mese
con le pezze del marchese.
Osteria numero quattro
la Peppina ha rotto il piatto
e per non farlo piu' vedere
se lo ficca nel sedere.
Osteria numero quattro
la marchesa aveva un gatto
con la coda del felino
si faceva un ditalino.
Osteria numero cinque
c'e' chi perde e c'e' chi vince
ma chi perde caso strano
se lo trova dentro l'ano.
Osteria numero sei
e' il casino degli ebrei
ma glie ebrei son porcaccioni
ficcan dentro anche i coglioni.
Osteria numero sette
il salame piace a fette
ma alle donne caso strano
il salame piace sano.
Osteria numero otto
la marchesa fa il risotto
fa il risotto ben condito
con lo sperma del marito.
Osteria numero otto
cazzo in mano e culo rotto
culo rotto e cazzo in mano
per inculare il Vaticano.
Osteria numero nove
il mio cazzo fa le prove
fa le prove contro il muro
per vedere quanto e' duro.
Osteria numero nove
la marchesa fa le prove
fa le prove col prosciutto
per veder se c'entra tutto.
Osteria numero dieci
se hai fame mangia i ceci
per la fica e per il culo
troverai sempre un padulo.
Osteria numero dieci
il sacrista fa le veci
fa le veci al cappellano
e lo prende dento l'ano.
Osteria numero venti
se la fica avesse i denti
quanti cazzi all'ospedale
quante fiche in tribunale.
Osteria numero trenta
chi ha il culo non si penta
oggigiorno caso strano
va di moda il deretano.
Osteria numero cento
se la fica andasse a vento
quanti cazzi in alto mare
si vedrebbero navigare.
Osteria numero cento
piu' tu spingi piu' va dentro
ma se spingi oltremisura
poi ti nasce una creatura.
Osteria numero cento
il mio cazzo e' di cemento
di cemento bene armato
quando e' dentro fa il selciato.
Osteria numero mille
il mio cazzo fa scintille
fa scintille sulla legna
figuriamoci sulla fregna.
Osteria numero mille
il mio cazzo fa scintille
fa scintille nella notte
per veder le dotte biotte.
Osteria numero enne
il mio cazzo ha due antenne
quando inculo il sagrestano
sento radio Vaticano.
Osteria del cimitero
e' successo un fatto vero
due cadaveri putrefatti
si inculavano come matti.
Osteria del Vaticano
e' successo un fatto strano
c'era il Papa con gli occhiali
inculava i cardinali.
Osteria del Vaticano
pure il papa ha il cazzo in mano
va gridando "Porco Dio,
voglio fica pure io...".
Osteria dell'antinferno
s'e' incazzato il padreterno
perche' il suo divin figliolo
e' tornato con lo scolo.
Osteria del Paradiso
c'era Dante con sorriso
Beatrice, la sua donna,
gli e' tornata senza gonna.
Osteria del Paradiso
e' successo un fatto inviso
Gesu' cristo coi cerchietti
inculava gli angioletti.
Osteria dove si spera
anche Petrarca aspetta e spera
donna Laura, sua moglie
gli e' tornata con le doglie.
Osteria della stratosfera
si e' scoperto cosa c'era
nello Sputnik la cagnetta
si sparava una pugnetta.
Osteria dell'invertito
qui non metto proprio il dito
non vorrei che il suo strumento
mi mirasse proprio al centro.
Osteria della mignotta
non vogliamo una bigotta
la vogliamo emancipata
e per giunta gia' sbiottata.
Osteria della Minerva
tutta casta si conserva
ma con il giallo, il blu e il rosso
fan casino a piu' non posso.
Osteria del vescovado
la di certo non ci vado
non e' posto da goliarda
perche' manca la bernarda.
Osteria del Gallo d'Oro
e' uno stronzo chi fa il coro
Osteria del Gallo Fritto
e' uno stronzo chi sta zitto.




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