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Clerici Vagantes ci chiamavano una volta,
quando bussavamo e cantavamo ad ogni porta; e donne e donzellette ci offrivano l'amore: era dolce e stimolante come un sorso di liquore. |
SOL LA-
RE SOL SOL LA- RE SOL |
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Gira, gira, gira la ruota della vita, godi quest'istante, doman non v'è certezza; passan le stagioni della giovinezza, passan le stagioni della gioventù. |
SOL LA-
RE SOL MI- LA- RE SOL |
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Con lo sguardo torbido e il pampino stillante ci precedeva Bacco, gridando: "avante, avante!"; sui nostri nostri visi lieti splendeva sempre il sole e si specchiava Venere, regina dell'amore. | |
| Gira... | |
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Nelle taverne oscure, con passione, ai dadi e ai canti passavam del tempo e la stagione; ora fra i grattacieli ed i caffè fumosi si aggirano, impegnati, politici furiosi. | |
| Gira... | |
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Donne e donzellette intreccino ghirlande, tra i frutti della vigna si balli in sarabande; ritorni sopra ai visi il ghigno dei goliardi, il vino scorra a fiumi, ma sian lucidi gli sguardi. |
SOL DO
SOL RE SOL DO SOL RE |
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Gira, gira, gira la ruota della vita, godi quest'istante, doman non v'è certezza; passan le stagioni della giovinezza, passan le stagioni della gioventù. |
SOL DO
SOL RE SOL DO SOL RE |
| Il mio culo ha fatto prack, ed è un'enorme flatulenza:
mi succede coi fagioli ad incredibile potenza; ha subito un grosso shock la mia nuova fidanzata, è svenuto il cameriere nel servire l'insalata. |
LA- SOL MI- LA-
ecc. |
| È un gas nervino, ti fa diventar cretino;
ha un odore di topo morto che ti lascia col fiato corto, lui si attacca contro il muro, lui ti scardina la porta; e il dottore viene a dirmi "digestione un po'contorta"... | |
| Non petate, no, per favore no:
un odore così, no, non lo reggo, no! |
DO SOL MI- LA-
DO SOL MI- LA- |
| Le mutande han fatto crack e questa volta son fregato:
a giudicare dall'odore, son sicuro che ho cagato. Son figure barbine, che ti fanno sputtanare: quattrocento e più invitati che si senton soffocare; | |
| mentre svuoto la mia panza sta arrivando l'ambulanza;
già mi assale lo sconforto: sto vedendo qualche morto. È un gas nervino, può uccidere un bagnino; stan fuggendo i commensali, con conati micidiali | |
| e non petate, no, per favore no:
un odore così, no, non lo reggo, no! | |
| Il mio culo ha fatto prack, ed è di nuovo emergenza,
da quando il meteorismo è diventato prepotenza, | |
| e non petate, no, per favore no:
un odore così grave no, non lo reggo, no! oh, oh, non lo reggo, no! |
MI e LA alternati (giocando con le settime e le quarte), quindi in sequenza SI7 - LA7 - MI. |
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Ma che cos'è quella cosa marrone che lentamente dal culo si stacca, eventualmente alla coscia si attacca... È la cacca! È la cacca! E la cacca va giù, sempre più giù: Excrement Blues. |
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Ma che cos'è quello strano animalo che se lo tocchi diventa un palo, eventualmente alla coscia si avvinghia... È la minchia! E la minchia va su, ma poi torna giù: 'sto cazz'n'blues. |
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Ma che cos'è quella cosa pelosa che titillata diventa brodosa, eventualmente ti accoglie sorniona... È la mona! E la mona va qua, là: ma chi ce la dà? Pacchio blues! |
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Evviva gli ombrelli Pirelli che paran gli uccelli, che paran gli uccelli, Evviva gli ombrelli Pirelli che paran gli uccelli, dall'umidità. |
DO SOL
DO SOL SOL7 DO |
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Il barone Fanfulla da Lodi, condottiero di gran rinomanza, fu condotto un bel giorno in istanza da una donna dai facili amor. |
DO
SOL DO |
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Era vergine il prode Fanfulla, ma alla vista di tanta maliarda tirò fuori la casta alabarda e con zelo si mise a giostrar. | |
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Gran condottier, gran cavalier, cessa di far la guerra, la guerra, la guerra; gran condottier, gran cavalier, cessa di far la guerra e vieni a goder! |
FA DO
SOL DO FA DO SOL DO |
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E cavalca, cavalca, cavalca, alla fine Fanfulla s'accascia; lo risveglia la turpe bagascia: "100 scudi mi devi donar!" | |
| "
Vaffancul,
vaffancul,
vaffanculo! le risponde Fanfulla incazzato: "20 scudi io gia t'ho donato, gli altri 80 li prendi nel cul!" | |
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Evviva l'amor, evviva l'amor: quando si fa la cacca, la cacca, la cacca, Evviva l'amor, evviva l'amor: quando si fa la cacca si sente l'odor. | |
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Passa un giorno, due giorni, tre giorni, a Fanfulla fa male l'uccello: "Cos'è mai questo male novello che natura mi vuole donar?" | |
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Fu chiamato un dottore di grido che gli disse: "mio caro Fanfulla, qui bisogna amputare una palla se di scolo non vuoi tu morir!" | |
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Di Fanfulla l'orrido membro fu deposto in una gelida bara; cento vergin facevano a gara, intonando codesta canzon: | |
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"Facesti il fol, facesti il fol:
chiavasti senza guanto, senza guanto, senza guanto; facesti il fol, facesti il fol: chiavasti senza guanto e beccasti lo scol." | |
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La morale di questa vicenda assomiglia alla legge del Menga: "chi l'ha preso nel cul se lo tenga, se lo tenga fin dove gli sta!" | |
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Di rimando alla legge del Menga, contrapposta è la legge del Volga: "chi l'ha preso nel cul se lo tolga, e lo metta nel cul del vicin." | |
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Ma in materia di scoli e banani non c'è proprio mai nulla che tenga; vige solo la legge del Menga che a un dipresso si enuncia così: | |
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"Chi l'ha nel cul, chi l'ha nel cul, nel culo se lo tenga, se lo tenga, se lo tenga; chi l'ha nel cul, chi l'ha nel cul, nel culo se lo tenga, e lo tenga ben dur." |
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E questo è l'inno del corpo sciolto, lo può cantare solo chi caga di molto; se vi stupite, la reazione è strana, perché cagare è soprattutto cosa umana. |
DO
SOL DO |
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John Down giace in un letto d'ospedal dentro una camicia di forza John Down giace in un letto d'ospedal e giammai uscirne potrà! |
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Certo, i matti hanno ragione! [3 v.] perché l'handicap non c'è! |
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John Down giace in un letto d'ospedal il Valium ebbe il sopravvento John Down giace in un letto d'ospedal e fuggir non gli riuscirà! |
| [Rit] |
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Questa canzone è interessata perché noi siamo gli scampati non vogliam giacere in un letto d'ospedal: siam la crême della società! |
| [Rit] ad libitum |
| Le parole sottolineate vanno ripetute più volte. |
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Sei vigliacca: fai la cacca dura... sembra segatura. |
DO
SOL SOL7 FA SOL | |||
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Poi ti alzi soddisfatta: guarda... lì, se ne hai fatta! | ||||
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Oh, mio dio, che colore... chiama... un dottore. | ||||
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Signorina, che è successo? Ma cosa... c'è dentro il cesso? | ||||
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Beh, mi sembra, sior dottore, un lungo... stronzo, dal fetore. | ||||
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Signorina, lei si sbaglia: quella... lì non è frattaglia. |
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Ballata di poche pretese, cantata una sera qualunque davanti a un bicchiere di vino, davanti a qualcuno che canta con te. |
DO FA DO
FA SOL DO FA SOL DO FA DO RE SOL |
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Cantiamo e beviamo cantando, insieme al fratello ubriaco, insieme alla vecchia bagascia che si sente vergine e canta con noi. |
DO FA DO
FA SOL DO FA SOL DO FA DO SOL DO |
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Che importa se fuori fa freddo che importa se si e' fatto tardi, in fondo noi siamo goliardi e perciò Gaudeamus Igitur iuvenes dum sumus! [bis] Post iucundam iuventutem, Post molestam senectutem, Nos habebit humus. [bis] |
DO FA DO
FA SOL DO FA SOL DO FA DO FA DO FA SOL DO SIb FA SIb FA SOL DO |
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Scoreggiamus igitur,
satii dum sumus! post magnadam fasolorum post bevudam cervogiarum nos domane non magnamus. |
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Buongiorno a te, Signore:
vedo un altro giorno grazie a te; mi dicono sia un segno del tuo grande, grande amore e per questo ti ringrazio, anche se |
RE
SOL LA RE FA#- MI- LA SOL LA |
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il letto sembra vuoto
da quando la mia donna è andata via: l'amavo, ed ho cercato sempre di esserle devoto ma hai deciso che non doveva essere mia. | |
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e il lavoro non va bene:
si dice che entro questa settimana dovrei esser licenziato. Ma so che c'è del buono in queste pene, e grazie per avermi sempre amato. |
SOL LA RE FA#-
SOL LA7 RE REM7 MI- LA7 SOL LA7 RE FA#7 SOL LA7 RE |
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E grazie a te, Signore,
del cibo che anche oggi c'è per me; lo pago lavorando tutti i giorni nove ore, ma sembre debba dire grazie a te... | |
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E non ti preoccupare
se non so neanche far bollire il riso: è solo perché prima che imparassi a cucinare hai voluto portar mamma in paradiso; | |
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e ti prego di scusarmi
se quando lei è morta io, da stolto, ho provato anche dolore: l'hai fatto senza dubbio per mostrarmi che sai essere grande nell'amore. | |
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Lodato sii, Signore:
il sonno sta allungando le sue mani; ti prego di lasciarmi questa fede e questo cuore per poterti ringraziare anche domani; | |
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e guardo l'altra piazza,
ed anche questa sera sto a pensare che neanche oggi mi hai fatto incontrare la ragazza da cui mi permetterai di farmi amare... | |
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ma un amore che finisce
dà sempre bei ricordi, e una montagna di lezioni da imparare; sarà anche vero, oh Dio, ma mi stupisce un modo così strano di insegnare. | |
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Le poche cose che van bene
non sono mai piovute dal tuo cielo, ma da averle sudate, da spezzarsi sette schiene, e spesso ce l'ho fatta per un pelo; |
SOL LA RE FA#7
SOL LA RE FA#- MI- LA SOL LA |
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se non mi vuoi aiutare,
se vuoi lasciarmi solo, sfortunato e bastonato sempre più, allora su di me non ci contare perché io su di te non conto più, perché io su di te non conto più, perché io su di te non conto più. |
SOL LA RE FA#-
SOL LA7 RE REM7 MI- LA7 SOL LA7 RE FA#7 SOL LA7 RE REsd SOL LA7 SI- FA#- SOL LA7 RE |
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Eccomi qua:
sono venuto a vedere lo strano effetto che fa questa vacca sulla mia schiena, e il gaudeamus che si intonerà e se per caso ci scappa un bel duca che sia qualcuno che ancora si ostina a portar la feluca, nonostante l'età e i risultati scarsi all'università e che non gli è mai venuto un sorriso... Improvvisamente eccoci qua: l'abate e il cavaliere arrivati fin qua, il tricheco e lo scudiero e siamo pronti a incazzarci davvero pur di stare qua; tribuno, duchi, questore e vicetribuni, siam qua e pur di averne l'onore abbiam lasciato soltanto un momento le nostre insegne di là, al gancio del lampadario, in Tribunato a da Mario, date a un saiato o al vicario... Date a un saiato o al vicario. |
SI LA MI
FA# SI LA MI FA# RE LA RE LA MI SI MI SI SOL FA DO RE SOL FA DO RE SI SOL FA DO RE SOL FA DO RE SI MI- LA DO RE SOL |
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Eccoci qua:
l'abbiamo fatto per poco, e che sia poco si sa; e un velo pietoso è calato già su questa goliardia, che tanto santa mai non sarà e ci ricorda il sapore di certi vini di certi bar in cui oramai non torniamo più neanche per fare riunione, nemmeno quando ci sentiamo giù comunque eccoci, siamo qua: l'abbiamo fatto per niente, perché è così che ci va; e ci incazziamo infinitamente, c'inalberiamo ripetutamente... Eccoci qua: il tribunato giocondo, finalmente qua; siamo i più fighi del mondo, abbiam lasciato soltanto un momento i nostri amici di là, sotto quel lampadario, a far riunione o da Mario, senza nemmeno un vicario... Senza nemmeno un vicario. |
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Sarà capitato anche a voi di avere un casino in famiglia: il padre che chiava la figlia e il nonno finocchio che incula il marmocchio: |
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zum zum zum zum zum, zum zum zum zum zum... |
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Osteria numero zero
vedo un prete tutto nero che con mille contorsioni suona il piano coi coglioni. Osteria numero uno al casino non c'e' nessuno ci sono solo preti e frati che si inculano beati. Osteria numero due le mie gambe fra le tue le tue gambe fra le mie fanno mille porcherie. Osteria numero tre la peppina fa il caffe' fa il caffe' una volta al mese con le pezze del marchese. Osteria numero quattro la Peppina ha rotto il piatto e per non farlo piu' vedere se lo ficca nel sedere. Osteria numero quattro la marchesa aveva un gatto con la coda del felino si faceva un ditalino. Osteria numero cinque c'e' chi perde e c'e' chi vince ma chi perde caso strano se lo trova dentro l'ano. Osteria numero sei e' il casino degli ebrei ma glie ebrei son porcaccioni ficcan dentro anche i coglioni. Osteria numero sette il salame piace a fette ma alle donne caso strano il salame piace sano. Osteria numero otto la marchesa fa il risotto fa il risotto ben condito con lo sperma del marito. Osteria numero otto cazzo in mano e culo rotto culo rotto e cazzo in mano per inculare il Vaticano. Osteria numero nove il mio cazzo fa le prove fa le prove contro il muro per vedere quanto e' duro. Osteria numero nove la marchesa fa le prove fa le prove col prosciutto per veder se c'entra tutto. Osteria numero dieci se hai fame mangia i ceci per la fica e per il culo troverai sempre un padulo. Osteria numero dieci il sacrista fa le veci fa le veci al cappellano e lo prende dento l'ano. Osteria numero venti se la fica avesse i denti quanti cazzi all'ospedale quante fiche in tribunale. Osteria numero trenta chi ha il culo non si penta oggigiorno caso strano va di moda il deretano. Osteria numero cento se la fica andasse a vento quanti cazzi in alto mare si vedrebbero navigare. Osteria numero cento piu' tu spingi piu' va dentro ma se spingi oltremisura poi ti nasce una creatura. Osteria numero cento il mio cazzo e' di cemento di cemento bene armato quando e' dentro fa il selciato. Osteria numero mille il mio cazzo fa scintille fa scintille sulla legna figuriamoci sulla fregna. Osteria numero mille il mio cazzo fa scintille fa scintille nella notte per veder le dotte biotte. Osteria numero enne il mio cazzo ha due antenne quando inculo il sagrestano sento radio Vaticano. Osteria del cimitero e' successo un fatto vero due cadaveri putrefatti si inculavano come matti. Osteria del Vaticano e' successo un fatto strano c'era il Papa con gli occhiali inculava i cardinali. Osteria del Vaticano pure il papa ha il cazzo in mano va gridando "Porco Dio, voglio fica pure io...". Osteria dell'antinferno s'e' incazzato il padreterno perche' il suo divin figliolo e' tornato con lo scolo. Osteria del Paradiso c'era Dante con sorriso Beatrice, la sua donna, gli e' tornata senza gonna. Osteria del Paradiso e' successo un fatto inviso Gesu' cristo coi cerchietti inculava gli angioletti. Osteria dove si spera anche Petrarca aspetta e spera donna Laura, sua moglie gli e' tornata con le doglie. Osteria della stratosfera si e' scoperto cosa c'era nello Sputnik la cagnetta si sparava una pugnetta. Osteria dell'invertito qui non metto proprio il dito non vorrei che il suo strumento mi mirasse proprio al centro. Osteria della mignotta non vogliamo una bigotta la vogliamo emancipata e per giunta gia' sbiottata. Osteria della Minerva tutta casta si conserva ma con il giallo, il blu e il rosso fan casino a piu' non posso. Osteria del vescovado la di certo non ci vado non e' posto da goliarda perche' manca la bernarda. Osteria del Gallo d'Oro e' uno stronzo chi fa il coro Osteria del Gallo Fritto e' uno stronzo chi sta zitto. |