Russell Crowe - La Stampa

Maria mi invia la trascrizione del seguente articolo pubblicato sul settimanale "Io Donna" del 22 Dicembre 2001. Non c'entra nulla con Russell Crowe, in effetti. Solo che... chi di noi NON si immedesimerebbe nell'autrice...? E' sufficiente poi inserire "Russell" al posto di "George", e sostituire "Maialino Max" con "Mucche Angus" e il gioco e' fatto. ^___^ Grazie Maria!

 

GUARDAMI, GEORGE!

Di Guia Soncini

 

Ho rubato, ho mentito, ho cercato di tradire. Non fate quella faccia, voi avreste fatto lo stesso. E, comunque, per il tradimento avevo il permesso.

Prologo 1, i fatti. Steven Soderbergh fa un film, Ocean’s Eleven, Julia Roberts è la protagonista femminile, il film è un rifacimento di colpo grosso. Fin qui il grafico dell’interesse è piatto. Nel ruolo che fu di Frank Sinatra adesso c’è George Clooney (l’interesse sale). Il cast del film viene a Roma a fare un giro promozionale. L’interesse si impenna.

Prologo 2, le stellette. Chi dovesse stilare un decalogo per giovani giornaliste rampanti deve conoscere alcuni dettagli essenziali. Uno dei quali è che, come ogni ambiente di lavoro, una redazione è un luogo gerarchico: se sei giovane (per così dire) e senza gradi, ci sarà sempre qualcuno più importante di te che ha la priorità d’accesso a Clooney. Ovvero: se Io Donna decide di andare alla conferenza stampa di George Clooney, le tue uniche speranze sono che al direttore (donna) venga l’influenza, al vicedirettore (donna) si allaghi la casa, al caporedattore (donna) si ammalino i figli (niente di grave, per carità, ma insomma, che abbiano bisogno della mamma al fianco), alla redattrice degli spettacoli (donna, ma cos’è, un’epidemia di femminilità?) partorisca un animale domestico, una sorella, un’amica del cuore. Se anche questo improbabile strike dovesse miracolosamente avverarsi, ci sarà qualche gay più alto in grado pronto a superarvi nel rush finale per accedere a George. Care freelance, non avete speranze. Parafrasando la pubblicità: no editor-in-chief, non George.

A meno che…

Prologo 3, la piazzista. Come sa ogni buon rappresentante di pentole, le bugie a fin di bene sono lecite. Specie se il bene è il proprio. <<Ma davvero viene George Clooney a Roma?>> chiede eccitata la detentrice di stellette. A quel punto, dopo aver messo su l’aria più innocente del mondo, la freelance risponde servizievole: <<No, l’ufficio stampa mi ha rivelato in segreto che annunciano la presenza a scopo pubblicitario, ma alla fine non verrà, non si muoverà dagli Stati Uniti, ha molti impegni. All’ultimo momento comunicheranno che ha disdetto. Viene solo il regista, non preoccuparti, la conferenza stampa la copro io>>. Se avete visto Eva contro Eva sapete di cosa sto parlando.

Antivigilia: la visione. Ore 21, proiezione di Ocean’s Eleven. All’esterno, mastini dell’ufficio stampa distribuiscono pass: alla conferenza stampa si entrerà rigorosamente soli e muniti di cartellino. All’interno, platea di giornalistesse eccitate, uomini in misura inferiore al 10 per cento. Si spengono le luci, e lui compare a tutto schermo.

D’accordo, gli americani l’hanno stroncato. Hanno detto che su quel set avrebbero dovuto divertirsi di meno e lavorare di più. Hanno scritto che si esce dal cinema in preda a letargia e con la netta sensazione che nel film non ci sia niente di veramente brutto, ma che se ci fosse sarebbe un film miglior. Che è neutrale ed efficiente come se fosse stato fatto in Svizzera. È evidente che i critici americani sono uomini. E per di più eterosessuali. D’accordo, il meccanismo del giallo (la rapina al caveau in cui vengono convogliati gli incassi di tre casinò di Las Vegas) ha dei buchi. D’accordo, Julia Roberts è invecchiata. Ma, perdonate il francesismo: chi se ne frega. George è lì. In scena dal primo all’ultimo istante. Vestito come Armani comanda e splendente in tutto il suo splendore. Un’ora e 56 minuti di no-martini-no-party. E fra 48 ore sarà qui. Dio, come sono contenta di aver desistito dal mio proposito di fare la ballerina, da grande.

Vigilia: la crisi. <<Mi devi fare una depilazione da tanga: domani c’è la conferenza stampa di George Clooney>>.<<Non ti sembra di eccedere in ottimismo?>>. La mia estetista non è per niente solidale. Pazienza: quando vivrò a casa di George mi depilerò a Beverly Hills. Neanche la mia amica Chiara è comprensiva: io non ho niente da mettermi per andare da George e lei pensa solo alla perdita del suo migliore vestito, appena acquistato per il matrimonio del fratello e lasciato chissà dove. Come se potesse interessarmi, in questo momento. Come se potessi averlo ritrovato dietro una poltrona di casa mia e non averglielo detto…(poi glielo ridò, giuro, ma cercate di capire: è un piccolo capolavoro di taglio, fa sembrare il mio sedere di una misura accettabile. Appena avrò un anello al dito e potrò rivelare le reali dimensioni dei miei fianchi glielo ridarò, giuro: mica sono una ladra, ma in guerra e in George, tutto è permesso, anche i reati minori).

Oltretutto, il vicedirettore mi ha già telefonato due volte: <<Ma sei sicura che non venga? Le tue fonti sono attendibili?>>. Non so più come tenerla a Milano. L’unico all’altezza è il mio fidanzato: lo sottopongo alla prova d’amore e lui la supera. << Se George restasse folgorato da me, tu come reagiresti?>>. << Ti aspetterei davanti all’hotel, una volta cacciata a calci dalla sua stanza, ti porterei a mangiare la pizza>>. Riconosco il romanticismo che mi ha conquistata: una degna seconda scelta, dopo George.

G-day. Trovo una segretaria di studio legale, la parrucchiera di una mia amica e la babysitter dei figli di un mio ex caporedattore: il commercio dei pass per questa conferenza stampa deve essere stato fiorentissimo. Centotrenta presenti, dieci uomini. Di cui due dichiaratamente eterosessuali ( anche se potrei giurare solo su uno: siamo stati fidanzati per un po’, mi siede a fianco offrendosi di rianimarmi se dovessi svenire quando George entrerà in sala). Poche storie, lui sta per arrivare, e io sono nettamente in vantaggio. Primo, perché si ricorda di me. Me l’ha detto quando l’ho intervistato da sola (vorrei scandirlo bene: s-o-l-i, io e lui, in una stanza d’albergo, per quattro minuti almeno). Me l’ha detto: <<Mi ricordo di te, eri alla conferenza stampa>>. E non venitemi a dire che l’ha detto perché è gentile: è dal ’98 che tentano di convincermi che era educazione, e non un colpo di fulmine (sì, è successo nel ’98, quando promuoveva Out Of Sight, ma che c’entra, se si ricordava allora, si ricorderà ancora, no?). Dicevo: io e lui abbiamo una certa familiarità, e in più lui mi stima. L’ultima volta che è venuto in Italia, a presentare Three Kings, si è rapidamente convinto che io sono un genio. D’accordo, dovrei ringraziare il fatto che l’addetta stampa non mi ha permesso di formulare domande mentre le altre croniste si producevano in perle come: << Come si dice che sta Max, il suo maiale?>>. Fatto sta che sono l’unica che non ha ancora palesato il trauma cerebrale da cui si viene colti quando lui compare…Oddio eccolo! Ha la barba lunga (oddio quanto è figo), una giacca nera (oddio quanto è figo), Brad Pitt al suo fianco (oddio, pure lui non scherza, ma io sono una donna fedele). L’ex fidanzato al mio fianco resta a bocca aperta e poi mormora: << Forse mi piacciono gli uomini>>.

Anche questo ce lo siamo giocato. Non è solo bello (George intendo, non il mio ex), ma anche di quella strepitosa intelligenza che permette di dare risposte folgoranti a domande fesse. <<Julia Roberts ha detto che lei è camaleontico>>. <<Julia Roberts beve>>. << Sappiamo che ha convinto Julia Roberts a recitare nel film spedendole una banconota da 20 dollari: alla fin quanto è stato il suo cachet?>>. <<Le abbiamo scalato quei 20 dai 60 che prende abitualmente, ma le abbiamo dato da mangiare- e soprattutto da bere- gratis. Quindi non può lamentarsi>>. ( E comunque smettete di parlare di Julia, a me interessa solo Guia- questo non l’ha detto, perché è molto educato, ma gli si leggeva in faccia. Basta, datemi il microfono. Devo fargli una domanda intelligentissima e renderlo mio per sempre. Ma prima tocca a Quella del Maiale, come ormai la chiamano gli addetti ai lavori. George-Porgie è gentile persino con lei: <<Come mai il mito di Frank Sinatra è così resistente?>>. <<Perché è Frank Sinatra>>. Mi ruba il turno per la domanda più intelligente dell’anno una degna competitor: <<Vorrei sapere se la sua vita è cambiata dopo l’11 settembre e se ha partecipato alla sceneggiatura degli spot del Martini>>. Ora basta, quando sarò sua moglie lo intervisteranno solo premi Pulitzer. O Nobel. Intelligentissime, e preferibilmente bruttine. L’uomo che sta per essere mio risponde, con il sopracciglio lievemente alzato e il solito sorriso smagliante: <<Due domande molto diverse. Direi: si alla prima, no alla seconda. Mentre prendo fiato per formulare il quesito che lo conquisterà, l’addetta stampa prende la parola: <<Grazie a tutti, era l’ultima domanda>>. Come sarebbe? L’ultima domanda è la mia. Quella di non ritorno. Quella che racconteremo ai nostri figli: <<Vostra madre mi folgorò durante una conferenza stampa>>. L’orda barbarica delle giornaliste l’ha gia assalito. Fra me e lui ci sono 130 femmine disposte a tutto per un autografo (e per il resto).

Non lo vedo. Dalla calca spunta solo Brad Pitt: al collo gli hanno messo una sciarpa della Roma. Le guardie del corpo fanno cordone attorno a George. Forse, tutto sommato, Brad… In fondo devo solo mettere in ombra Jennifer Aniston, sarà mica più complicato che competere con Max, il maialino.

 

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