I PROMESSI SPOSI

Il 24 Aprile del 1821 ha origine la progettazione dell’opera più impegnativa del Manzoni. Le origini del romanzo sono da collegare alle esperienze francesi e la frequentazione degli amici Fauriel e Thierry. Fu proprio Fauriel ad attirare l’attenzione del Manzoni sull’opera di Walter Scott, l’Ivanhoe, e in genere sul genere romanzo. Sulla formazione manzoniana esercitò la sua influenza anche la lezione culturale e civile del “Conciliatore” e la sua visione della letteratura in senso moderno, impegnato, antiretorico, sprovincializzato e democratico.
La prima stesura venne iniziata nel 1821 e in quel periodo, sicuramente, l’Adelchi cui l’autore lavorava, avrà dovuto lasciare il posto alla nuova opera. Comunque subito si presentarono i primi problemi, sia di ordine storiografico, sia, e soprattutto, di ordine linguistico e espressivo, poiché la tradizione letteraria italiana era priva di precedenti analoghi cui riallacciarsi. Rispetto a Scott, Manzoni attua una maggiore adesione dei personaggi alla vicenda storica. Si ispira anche all’Historia patriae di Ripamonti e ad Economia e statistica di Melchiorre Gioia.
Problemi linguistici: la lingua italiana, quella scritta, espressa dalla tradizione e sostenuta dai puristi, era al tempo del Manzoni molto povera e inadatta, quindi, a rivolgersi al pubblico. A differenza della situazione francese, sempre presente agli occhi del Manzoni, in Italia non esiste alcuna corrispondenza fra lingua scritta e parlata, e gli scrittori non hanno a disposizione una lingua ricca e viva. Inoltre Manzoni non è neppure toscano e non conosce la lingua usata dai grandi poeti della tradizione. Manzoni è anche insoddisfatto dal provincialismo e dall’arretratezza della cultura italiana rispetto, per esempio, a quella francese.
In un certo senso apprezza i puristi per il “bisogno di una certa fissità, di una lingua convenuta tra quelli che scrivono e quelli che leggono”. Ma li critica nel loro affidarsi alla Crusca e agli scrittori classici.
La prima stesura, col nome di Fermo e Lucia, si articola in quattro parti divise in 37 capitoli. Nei Promessi sposi Manzoni ottenne una maggiore funzionalità con il procedere il più possibile parallelo delle vicende dei personaggi. Ha un rilievo molto consistente l’uso delle digressioni la cui sovrabbondanza nel tessuto narrativo le rende meno coerenti al racconto, tanto che a volte costituiscono addirittura degli episodi a se stanti (per esempio quella della monaca di Monza o dell’Innominato). Vi sono anche momenti e luoghi in cui Manzoni commenta alcune situazioni dal punto di vista etico e religioso.

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