Modulo 9 – Comunicazione e tecnologie
9.1 La comunicazione

 

9.1.1 Il modello generale

Percorso A – modulo 9 – unità 1 – nodo 1

 

Obiettivi: Riconoscere gli elementi essenziali della comunicazione: emittente, destinatario, codice, canale, messaggio, informazione, contesto

 

 

9.1.1a

 

Un insegnante entra in classe.

È un bravo insegnante, preparato, ha un ottimo rapporto con gli alunni. Oggi è venuto a scuola, nonostante abbia dei gravi problemi familiari. Se non fosse per l'attaccamento al lavoro e per il senso di responsabilità sarebbe rimasto a casa sua.

Sta attento a non far pesare sugli alunni il suo stato d'animo e svolge la sua lezione come al solito.

Davvero come al solito?

 

I suoi alunni oggi gli sembrano nervosi, distratti, svogliati. Come mai proprio oggi?

 

Semplice: come tutti sappiamo per esperienza, la classe "sente" il nostro umore, la nostra stanchezza, la nostra partecipazione o indifferenza.

Infatti comunichiamo, cioè mettiamo in comune, non solo i contenuti delle lezioni, ma anche pensieri, sentimenti e stati d'animo.

Comunichiamo continuamente, non solo con le parole, ma con la gestualità, l'espressione e la mimica del volto, i toni della voce, l'abbigliamento, il silenzio stesso...

 

La padronanza di teoria e tecniche della comunicazione è fondamentale nella professione dei docenti, i quali ne sono consapevoli e spesso scelgono corsi di aggiornamento su tale tema. I corsi che prevedono, oltre alla teoria, esercitazioni e "giochi" di interazione nel gruppo sono i più seguiti, dato che permettono di scoprire insospettate capacità di comunicazione, da "spendere" nella didattica.

 

 

9.1.1b

 

Quali sono gli elementi essenziali della comunicazione?

 

Emittente: (o mittente) chi trasmette il messaggio, ad esempio l'insegnante che sta spiegando una regola grammaticale della lingua italiana.

 

Destinatario: (o ricevente) colui al quale è destinato il messaggio, nell'esempio, gli alunni della classe.

 

Canale: mezzo fisico: che fa da supporto a un messaggio, permettendogli di arrivare al ricevente. Nell'esempio è l'aria attraverso la quale si propagano le onde sonore prodotte dalle parole dell'insegnante.

 

Messaggio: l'informazione che si vuole trasmettere, le frasi che l'insegnante pronuncia per spiegare la regola.

 

Codice: insieme dei simboli e delle regole sintattiche utilizzati nella comunicazione; deve essere condiviso almeno in parte dall'emittente e dal destinatario. Nell'esempio è la lingua italiana, un codice che potrebbe essere non completamente codificabile per alcuni alunni, addirittura incomprensibile per un ragazzo straniero da poco inserito nella classe.

 

Informazione: la notizia o l'insieme di notizie riguardanti un certo argomento. Ad esempio, l'uso del pronome relativo nella lingua italiana.

 

Contesto: è la situazione in cui la comunicazione avviene o a cui si riferisce. Diversi contesti possono dare allo stesso messaggio significati totalmente differenti. Dire "Bravo!" a un alunno attento può significare "Bene, hai capito.", dirlo a uno distratto, probabilmente vuol dire invece: "Non hai capito nulla!"

 

La comunicazione può essere disturbata dal rumore, cioè da qualsiasi elemento di tipo fisico o psicologico che distorca il messaggio.

Il feedback, o retroazione, è la risposta del ricevente. Permette di controllare se il messaggio è giunto correttamente a destinazione.


9.1.2 I codici

Percorso A – modulo 9 – unità 1 – nodo 2

 

Obiettivi: Riconoscere i diversi codici in cui può essere veicolato un messaggio (verbale, iconico, etc.)

 

 

9.1.2

 

Nell’istruzione noi insegnanti tendiamo a privilegiare il codice verbale orale e scritto, ritenendo che la parola sia il sistema più flessibile, adatto a comunicare qualsiasi situazione, emozione, sentimento, idea.

 

Ciò è vero, ma dà un’idea riduttiva della complessità della comunicazione, la quale si realizza, attraverso molti altri sistemi di segni:

·           acustici: il telefono ci avvisa che qualcuno ci vuole parlare; il suono del cannone del Gianicolo dice ai Romani che è mezzogiorno; l’alterarsi di una voce in un tono più stridulo del normale può indicare rabbia;

·           visivi: un orologio comunica l’ora attraverso un “codice” a lancette o a numeri; i led di un computer e delle sue periferiche hanno significati diversi, a seconda che siano accesi spenti o cambino colore o siano intermittenti; vestirsi di colori vivaci può indicare desiderio di essere notati;

·           gestuali: abbracciare una persona manifesta affetto; bruschi movimenti possono tradire nervosismo; un ritrarsi del corpo segnala paura o disgusto; la mimica del viso è assai complessa, a volte difficile da decodificare;

·           iconici: i segnali stradali ci danno molte indicazioni di obbligo, divieto e pericolo o ci comunicano informazioni utili su servizi disponibili e su luoghi interessanti; pitture, manifesti sculture sono anch’essi segni, con propri codici, spesso assai complessi.

 

Saper codificare, decodificare e ricodificare i differenti sistemi di segni, saperli utilizzare alternandoli in funzione di diverse situazioni, saper guidare gli alunni all’uso consapevole degli strumenti di comunicazione è fondamentale per una buona attività didattica.

 


9.1.3 La semiologia

Percorso A – modulo 9 – unità 1 – nodo 3

 

Obiettivi: Distinguere tra segno, significante e significato

 

 

9.1.3

 

"La parola cane non morde." disse un sofista nell'Atene del V secolo avanti Cristo.

 

Quella che sembrerebbe una frase banale e ovvia indica una vera rivoluzione cognitiva: sino ad allora i Greci tendevano a credere che l'insieme di suoni che costituiva ogni parola della loro lingua, il significante, si direbbe oggi, si identificasse con l'oggetto a cui si riferiva, il significato.

Per questo chiamavano barbari gli stranieri: le parole delle altre lingue erano, all'orecchio dei Greci, un incomprensibile bla-bla (bar-bar, da cui il termine barbari) senza rapporto con le cose.

 

Il sofista superò il proprio etnocentrismo culturale, rendendosi conto che anche nella lingua greca, quindi in qualsiasi lingua, il rapporto tra parole e oggetti non è naturale e obbligato, ma convenzionale!

 

De Saussure, nei primi decenni del Novecento ha approfondito lo studio del rapporto tra segno, significante e significato. Il segno è l’elemento concettuale, il rapporto che unisce il significante, cioè la parte materiale del segno: suoni, lettere dell’alfabeto, disegni, con il significato, cioè il concetto che abbiamo in mente.

 


9.1.4 La comunicazione efficace

Percorso A – modulo 9 – unità 1 – nodo 4

 

Obiettivi: Produrre vari tipi di comunicazione riferite a situazioni date.variando tra i seguenti elementi: Lo scopo (informativo, addestrativo, formativo, ludico);  Il Target (bambini, adulti, specialisti etc, la quantità di persone…); L'informazione (scelta dei contenuti); I tempi; La forma (emotiva, conativa, metalinguistica); Il linguaggio da utilizzare (verbale, iconico, filmico, sonoro, audiovisivo etc..); Le tecnologie disponibili.

 

 

9.1.4a

 

Tra le infinite possibilità comunicative, infinite come sono infinite le combinazioni tra i diversi elementi, proviamo a immaginare una situazione scolastica, a prima vista molto semplice.

 

Un insegnante riceve dal dirigente scolastico l'incarico di far conoscere (obiettivo informativo) agli alunni di una prima media (target) le norme del regolamento di istituto riguardanti l'uscita delle classi dalla scuola (le informazioni) in modo che i ragazzi smettano di uscire in maniera caotica, rischiando di farsi male (all'obiettivo informativo si aggiunge l'obiettivo addestrativo).

Le norme sono scritte, il docente distribuisce fotocopie agli alunni (linguaggio verbale scritto) e spiega la regole a voce (linguaggio verbale orale) sia in forma referenziale (dice quali sono) sia in forma conativa (invita i ragazzi a seguirle).

Ciò richiede un tempo assai limitato, probabilmente nemmeno un'ora, e la sola tecnologia della fotocopia.

 

La comunicazione sarà efficace?

Molto improbabile: quasi certamente i ragazzi continueranno a uscire dall'edificio in modo caotico, oppure obbediranno solo per timore. A meno che non abbiano ricevuto da altri anche un ben diverso tipo di informazione.

 

In che cosa sbaglia l'insegnante immaginario?

Vediamo gli errori e come avrebbe dovuto organizzare il suo compito per una comunicazione efficace.

 

 

9.1.4b

 

L'insegnante immaginario ha sbagliato praticamente tutto!

Oltre che un informatore poco efficace è un pessimo educatore. Speriamo che non esista nella realtà!

·           Il primo errore riguarda le finalità: nella scuola qualsiasi informazione tende e deve tendere a una valenza formativa che supera e includere gli aspetti informativi: non si tratta semplicemente di far sapere, ma di far comprendere per modificare atteggiamenti e comportamenti.

·           Il secondo errore è la scelta del linguaggio: probabile che il testo del regolamento sia stato scritto con un registro formale, con un lessico burocratico, dato che il "target" al momento della sua stesura era costituito da adulti (genitori, docenti, funzionari del ministero). Tali lessico e registro vanno "tradotti".

·           Il terzo errore è la mancata attenzione alla risposta (feedback) degli alunni.

·           Altri errori riguardano la scelta degli strumenti e delle tecniche: perché una comunicazione solo verbale, non rafforzata da altri codici?

·           I tempi sono sufficienti solo per una sommaria e superficiale informazione.

 

Un errore gravissimo è la mancanza di coordinazione e collaborazione tra docenti.

 

La stessa comunicazione potrebbe diventare efficace? Vediamo….

 

 

9.1.4c

 

Per l'efficacia, sarà prima di tutto previsto che la comunicazione non sia solo l'iniziativa sporadica di un singolo docente.

Deve essere progettata in modo interdisciplinare, dato che l'argomento è "trasversale" a diverse materie scolastiche.

Le va dato l'adeguato rilievo, attraverso l'inserimento nella programmazione di classe, nell'ambito formativo della sicurezza.

 

Il consiglio, sulla base della conoscenza della classe, delle "risorse" umane e tecnologiche disponibili e della possibilità di aggiornarle in tempi brevi, dovrebbe prevedere di:

·           Rafforzare la comunicazione attraverso l'uso di diversi canali da quello verbale. Nel caso specifico può essere utile:

-            predisporre schemi, immagini, diapositive, filmati sull'argomento, da mostrare agli alunni, ed esercitazioni pratiche di evacuazione dell'edificio.

-            organizzare la partecipazione attiva degli alunni, fondamentale per la motivazione e nell' apprendimento, con i "normali" elaborati grafico-testuali-iconici, cioè testi, tavole sinottiche e disegni da riportare in quaderni e cartelloni. L'elaborazione guidata di ipertesti è di grande valenza formativa, purché gli insegnanti siano in grado di guidare gli alunni in tale attività.

·           prestare grande attenzione alla risposta degli alunni, agli elementi di disturbo e a quelli metacognitivi: l'argomento li interessa? stanno comprendendo e memorizzando le regole? Sulla basa del feedback deve essere attuato un insegnamento flessibile.

·           prevedere la distribuzione oraria del lavoro: importante che venga svolto senza superficialità, ma senza essere diluito in un arco di tempo eccessivo, che potrebbe far diminuire l'interesse: in questo caso potrebbero essere una decina di ore, meglio in un arco di tempo breve, due settimane, ad esempio.

 


9.2 I linguaggi

 

9.2.1 Il concetto allargato di testo

Percorso A – modulo 9 – unità 2 – nodo 1

 

Obiettivi: Saper distinguere varie tipologie testuali come ad esempio:
testo verbale - testo iconico: una sola immagine (quadro, affresco, fotografia) -testo verbo-iconico: parola scritta e immagine fissa (fumetto, manifesto,testo informatico)- ipertesto e ipermedia

 

 

9.2.1

 

Il testo verbale, pur nelle grandissime differenze legate al codice linguistico utilizzato, alla forma orale o scritta, alle funzioni, ha una caratteristica costante: il linguaggio verbale, appunto, che organizza la comunicazione attraverso parole articolate e dà ordine ai pensieri in modo allineato e sequenziale. Tale comunicazione procede linearmente e si svolge nel tempo.

 

La caratteristica fondamentale del testo iconico di una sola immagine è invece di poter essere percepito e fruibile tutto contemporaneamente, in modo quindi non sequenziale né lineare.

Fumetti, manifesti, testi informatici misti di immagine e parola attengono a entrambe le caratteristiche.

 

Nel testo verbale-iconico l'immagine e il messaggio verbale si completano a vicenda, non in un semplice rapporto di identificazione, ma di aggiunta di valore: il linguaggio logico e quello creativo possono integrarsi, aggiungendo efficacia alla comunicazione.

 

L'ipertesto, pur utilizzando il codice linguistico, è caratterizzato da link, cioè da collegamenti previsti dall'autore tra le diverse parti. Il lettore può quindi procedere in modo non strettamente sequenziale, ma seguendo associazioni di pensieri. La sua libertà è però sostanzialmente solo quella concessa dall'autore.

 

L'ipermedia è anch'esso caratterizzato da una struttura non lineare, ottenuta attraverso i link. Utilizza oltre al codice verbale anche quelli visivi e uditivi. Aggiunge quindi alle caratteristiche di libertà di percorso, quelle di molteplicità dei media, dunque di maggiore efficacia comunicativa.

 


9.2.2 La specificità dei linguaggi

Percorso A – modulo 9 – unità 2 – nodo 2

 

Obiettivi: Distinguere le specificità dei linguaggi utilizzati (es: illuminazione, inquadratura, colore, stile, etc.). Riconoscere le principali regole di composizione delle varie tipologie di testo (es uso opportuno dei colori e delle forme, brevità o lunghezza del testo verbale, tendenza alla paratassi o all'ipotassi, uso opportuno di dissolvenze, possibilità di interrompere - riprendere audio e video, giusta inquadratura etc..)

 

 

9.2.2

 

"Che brutto film da un così bel romanzo!"

Probabilmente a tutti noi è capitato di ascoltare o di pensare questa frase.

È possibile che esprima una valutazione esatta, dal momento che di brutti film ce n'è tanti.

Il punto non è però la valutazione del singolo film: la frase a volte significa "tout court" che il testo scritto è di per sé superiore alla cinematografia, che questa è una tecnica inferiore, rozza e superficiale, che non arriva mai ad essere arte.

Come nasce tale idea?

Spesso nel passato, al momento di "tradurre in film" famose opere letterarie o anche teatrali o liriche, si poneva grande attenzione a rispettare alla lettera l'originale.

Con il risultato di tradirne lo spirito, il senso comunicativo più profondo e di produrne una versione noiosa e scialba, con degli errori gravi di utilizzazione del mezzo cinematografico.

 

Ad esempio, l'uso di "voce fuori campo" per descrivere paesaggi o stati d'animo è quasi sempre un errore, un uso improprio del codice filmico.

 

Gli effetti comunicativi che lo scrittore ottiene con:

il lessico, la punteggiatura, la capitolazione, la struttura sintattica, la retorica, il regista li deve ottenere con:

il susseguirsi delle immagini, il modo di passare dall'una all'altra, la scelta dei punti da illuminare e di quelli da lasciare in ombra, la messa a fuoco di determinati oggetti invece che di altri, il colore che faccia risaltare o "spinga" nello sfondo, l'inquadratura, la scelta dei "piani" e il loro variare, e il pittore li otterrà con:

luce, ombra, colore, tratto, struttura compositiva.

 


9.3 La comunicazione multimediale

 

9.3.1 La struttura logica

Percorso A – modulo 9 – unità 3 – nodo 1

 

Obiettivi: Scegliere i contenuti adeguati al target e la loro organizzazione spaziale e temporale. Documentare la struttura logica assegnata ai contenuti della comunicazione multimediale (mappa concettuale e relazioni tra elementi della stessa pagina o di pagine diverse). Produrre semplici ipermedia (anche attraverso l'uso di un software non dedicato come Word o Power Point).

 

 

9.3.1a

 

All'inizio della terza media gli alunni danno inizio a un rito, tramandato ormai da generazioni di scolaresche: è il rito della tesina.

Ne discutono in modo appassionato:

-            Io porto la seconda guerra mondiale, così la collego a scienze, per la bomba atomica e a geografia per il Giappone.

-            Che dici, posso portare la Germania che l'abbiamo studiata l'anno scorso? Poi ci attacco la rivoluzione industriale e l'inquinamento.

-            Io gli Stati Uniti, non prendetemeli, e dopo ci metto l'emigrazione e il brigantaggio.

-            Il brigantaggio è dell'anno scorso e poi l'avevi già portato all'esame di quinta!

 

E il più furbo aggiunge:

-            Io ci faccio un ipertesto così porto il computer all'esame.

 

Gli insegnanti non sono contrari alla tesina in sé, ma all'idea che ne hanno molti ragazzi: è frequente che vogliano affastellare in un unicum argomenti che hanno legami solo estrinseci, nell'ansia di preparare un qualcosa che "li salvi" dall'essere interrogati nelle singole materie.

Non importa che gli insegnanti dicano che la tesina non è che necessaria, mentre:

·           è necessario saper cogliere i nessi logici tra argomenti di diverse discipline;

·           acquisire conoscenze organizzate, non frantumate nei rigidi scomparti delle singole materie;

·           evitare nelle eventuali tesine accostamenti estrinseci e artificiosi.

 

Niente da fare, la tesina ha un valore di auto-rassicurazione molto forte.

Gli insegnanti tuttavia, se hanno lavorato bene negli anni scolastici precedenti hanno un "asso nella manica". Possono cioè ricordare agli alunni le attività interdisciplinari già svolte, attraverso le quali i ragazzi hanno acquisito, oltre a numerose conoscenze, anche la capacità di organizzarle in lavori coerenti, spesso con caratteristiche ipertestuali e multimediali.

 

 

9.3.1b

 

Riflettendo sulle tesine è forse più semplice capire "per analogia" che cosa va bene e che cosa non va in una comunicazione multimediale.

I ragazzi dovrebbero iniziare ponendosi alcune domande:

A chi è rivolta la tesina?

Che cosa voglio comunicare?

Quanto tempo è previsto per la preparazione del lavoro? E per la sua fruizione? Con che strumenti sarà svolto?

 

I lavori degli alunni spesso non hanno un target, cioè un destinatario, sono fine a sé stessi, lavori di semplice esercitazione, destinati a non essere mai più utilizzati da nessuno.

È bene invece che gli alunni si abituino a pensare a chi è destinato il lavoro: potrebbe essere un ragazzo più piccolo, un gruppo di coetanei, gli stessi insegnanti: avendo in mente il destinatario, sarà più facile trovare forme di espressione adatte a e scegliere gli argomenti "giusti": che possano interessare chi legge o chi ascolta, integrando il nuovo nel già noto.

 

Nella fase preparatoria si dovrebbero stabilire i tempi di esecuzione, i modi di fruizione, il supporto e gli strumenti da utilizzare.

 

Il contenuto va sottoposto ad analisi: l'elenco degli argomenti, la loro suddivisione in principale e secondari, permetterà di elaborare una prima semplice mappa, da precisare in seguito, chiarendo i nessi logici tra gli elementi.

 

Una tesina organizzata in tale modo ha in sé una logica ipertestuale: la stesura dovrà essere fatta sulla base della mappa e corredata da indici, glossari, illustrazioni appropriate e inserite in funzione comunicativa. Fondamentale evidenziare i richiami tra le varie parti.

 

Una stesura a mano o una stampa "avvilirà" l'ipertestualità, che sarà invece valorizzata da software adatto.

L'ideale sarebbe produrre un ipertesto con programmi dedicati. Meglio ancora con il linguaggio html.

Tuttavia anche con un programma di scrittura come Word si possono usare link; Power Point oltre alla presentazione di "diapositive" dà la possibilità di un'organizzazione ipertestuale con suoni e animazioni.


9.3.2 L’integrazione di più codici

Percorso A – modulo 9 – unità 3 – nodo 2

 

Obiettivi: L'integrazione di più codici - Analizzare ipermedia per riconoscere le tecniche da adottare per dare efficacia alla comunicazione multimediale (testi brevi, presenza di bottoni di rientro o avanzamento sequenziale, presentazione della mappa concettuale sottostante, comparabilità di qualità e stile tra gli elementi grafici e il resto, icone esplicative, etc

 

 

9.3.2a

 

La comunicazione multimediale è caratterizzata dall'integrazione di codici diversi, testuali, sonori, iconici (immagini fisse , animazioni, clip filmate) e offre agli utenti possibilità di "interazione".

 

Obbedisce a proprie regole comunicative, ha un proprio lessico e proprie strutture.

Come per ogni nuova tecnologia, non sempre se ne comprendono tutte la potenzialità e spesso la si sotto-utilizza.

 

Inoltre avviene spesso che se ne apprezzino gli aspetti più vistosamente nuovi, senza esercitare alcun senso critico sul loro valore comunicativo: ne sono esempi tanti siti ipercolorati e iperanimati, che in realtà sono vuoti di contenuto o in cui la multimedialità è solo ornamentale.

 

In modo analogo, gli utenti di un ipermedia a volte lo utilizzano come un libro a stampa o un'enciclopedia testuale, oppure si aspettano che "giri" da solo come un film, rimanendo talvolta delusi perché l'ipermedia è differente da un libro o da un film.

 

Osservare criticamente prodotti altrui è un ottimo esercizio, ma sarà bene contemporaneamente provare a costruire propri lavori, per comprendere meglio le difficoltà di chi si cimenta con l'ipertestualità e per acquisire competenza anche in previsione di attività con gli alunni.

 

Comunque, via con l'analisi…

 

 

9.3.2b

 

Cosa analizzare?

Soprattutto l'utilità, l'usabilità, ma anche la presentazione grafica.

Formulare delle domande può essere di aiuto.

 

Utilità:

·           L'ipermedia dà le informazioni che interessano all'utente?

·           Che cosa offre in più rispetto a uno strumento testuale? In altri termini:

-            Il lavoro ha una vera struttura ipertestuale o si tratta in realtà di un testo sequenziale salvato come ipertesto?

-            Sfrutta le potenzialità multimediali ai fini comunicativi?

 

Usabilità e navigabilità:

·           È facile arrivare alle informazioni desiderate?

·           La navigazione è intuitiva?

·           I bottoni di navigazione sono comprensibili e comuni a tutte le pagine?

·           È presente una mappa?

·           Posso capire in ogni momento dove mi trovo o mi perdo facilmente ?

·           I testi sono "scritti per il web?" Sono cioè adatti ad essere fruiti a video, dove si tende più a scansionare che a leggere?

·           Colori, immagini animazioni hanno un valore informativo o sono semplici aggiunte esterne?

 

Grafica:

·           Il lavoro è graficamente gradevole? O dà un 'idea di confusione? O di "povertà" grafica?

·           Le pagine sono coerenti tra di loro o cambiano troppo colori, stile, layout (struttura) come se non appartenessero a un unico ipermedia?


9.3.3 L’integrazione di più codici

Percorso A – modulo 9 – unità 3 – nodo 3

 

Obiettivi: Descrivere le principali caratteristiche delle tipologie di comunicazione via Internet (chat, pagine web, messaggi di e-mail). Costruire una pagina web attraverso un editor html

 

 

9.3.3a

 

L'e-mail è una delle tipologie di comunicazione più note e usate in rete. Si sta diffondendo velocemente anche tra le persone sino a poco fa più restie a utilizzare un computer.

 

L'e-mail ha numerose caratteristiche positive dal punto di vista della comunicazione:

·           è semplice da utilizzare;

·           è veloce;

·           è affidabile;

·           costa poco (niente, se non si considerano le spese di connessione a internet);

·           la possibilità di aggiungere al testo del messaggio degli attach (allegati) di vario tipo, compresi file musicali, immagini, filmati …(e qui molti eccedono);

·           può essere inviata contemporaneamente a uno solo o a più destinatari.

 

Permette anche una comunicazione all'interno di un gruppo di persone iscritte a una stessa mailing list. Con il sistema della mailing list ogni messaggio spedito da uno qualsiasi degli iscritti viene ricevuto da tutti gli altri.

 

Aspetti negativi:

la possibilità di subire spamming, cioè di ricevere grandi quantità di e-mail indesiderate o di vedersi arrivare allegati (attach) non richiesti, particolarmente sgraditi se "pesanti", quindi lenti da scaricare.

Gli allegati possono inoltre contenere virus pericolosi per il computer.

 

 

9.3.3b

 

La pagina web ha una grande estensione comunicativa: può essere vista in qualsiasi parte del mondo, da chiunque abbia un collegamento a internet.

Che cosa poi realmente comunichi….è un altro e ben complesso discorso, che ha a che vedere con gli obiettivi della comunicazione, con i contenuti, con la padronanza dei codici da utilizzare, con i destinatari, con la lingua usata.

 

E se vogliamo essere noi i comunicatori?

 

Costruire una pagina web è più complicato che rispondere a un'e-mail o parlare in chat.

Alla base di qualsiasi pagina Web c'è il linguaggio HTML, un linguaggio di "marcatura", a prima vista ostico, ma di grande semplicità e "leggerezza".

Se non si è in grado o non si vuole utilizzarlo direttamente, si può ricorrere a un editor html.

Ne esistono molti di uso intuitivo e che permettono di produrre singole pagine web, di gestire un intero sito e anche di pubblicarlo in modo automatico.

Tra i più diffusi : Dreamweaver, Front page, Home page.

 

Questi tre programmi hanno la caratteristica di essere "Wysiwig" (acronimo di What You See Is What You Get: quello che vedi è quello che appare nel browser).

Permettono cioè di costruire e modificare le pagina utilizzando un'interfaccia grafica, senza bisogno di intervenire sul codice.

Come sempre, tuttavia, la promessa di un programma di far tutto da sé, senza problemi per l'utente, nella pratica crea qualche difficoltà. Perciò è consigliabile avere almeno qualche nozione di html, per poter meglio controllare i propri lavori.

Un editor professionale per progettazione di siti web è Home site.

 

 

9.3.3c

 

La chat è una tipologia di navigazione "sincrona": per utilizzarla è necessario che due o più utenti siano collegati contemporaneamente alla stessa "stanza di chat".

 

Ciascuno di loro ha uno spazio nel quale scrivere il proprio intervento. Con la pressione del tasto invio, l'intervento diventa visibile a tutti coloro che stanno partecipando alla chat.

La chat è di semplice utilizzo e molto diffusa, specie tra i più giovani utenti di internet.

 

Il linguaggio utilizzato dagli utenti delle chat, pur utilizzando il codice verbale scritto, ha alcune caratteristiche del linguaggio parlato: gli interventi corrono veloci, quasi come in una conversazione, senza la revisione propria della scrittura.

 

La chat è la tipologia di comunicazione via internet considerata con maggiore sospetto, quale fonte di incontri pericolosi e di grandi rischi, soprattutto per i bambini e i ragazzi. Paure in gran parte infondate, soprattutto assai amplificate dai "vecchi media", televisioni e giornali.

 

I pericoli esistono in internet, come esistono ovunque nel mondo. Compito degli educatori è fornire degli strumenti per affrontarli: più o meno come spieghiamo ai figli e agli alunni come attraversare la strada o come comportarsi con gli sconosciuti, così insegneremo loro come utilizzare chat, e-mail, forum e come "navigare" per il web in modo sicuro.


9.3.4 Caratteristiche dei diversi media

Percorso A – modulo 9 – unità 3 – nodo 4

 

Obiettivi: Definire e classificare i vari media in funzione delle caratteristiche tecniche e dei modi di utilizzarle

 

 

9.3.4a

 

In sede di programmazione educativa, è importante avere le idee chiare sulle caratteristiche dei media da utilizzare, per scegliere di volta quelli più adatti agli obiettivi previsti e per guidare gli alunni nelle attività didattiche che ne prevedano l'utilizzo.

Nel corso di ciascun ciclo scolastico sarà comunque opportuno che gli alunni svolgano lavori con molti media diversi, al fine di apprenderne un uso consapevole e mirato.

 

Un mezzo di comunicazione può essere :

·           monomediale, cioè utilizzare un solo media;

·           multimediale, se ne utilizza più di uno;

·           monodirezionale se la comunicazione avviene solo dall'emittente al destinatario;

·           bidirezionale se si realizza in entrambi i sensi.

 

a secondo del numero dei destinatari raggiungibili può essere:

·           esteso;

·           non esteso.

 

Per quanto riguarda i tempi, la comunicazione è:

·           sincrona se l'emissione e la ricezione avvengono contemporaneamente;

·           asincrona se emissione e ricezione non sono contemporanee.

 

Vediamo degli esempi....

 

 

9.3.4b

 

La televisione è un mezzo che permette la diffusione di comunicazioni in modo assai esteso, cioè diretto a molti utenti.

 

È multimediale dato che trasmette suoni e immagini.

La direzione della comunicazione televisiva è monodirezionale, dall'emittente al destinatario, non è interattiva: contenuti tempi e modalità della trasmissione vengono infatti decisi dall'emittente, le opinioni degli utenti vengono rilevati con altri mezzi, ad esempio con il telefono o la posta.

 

La trasmissione è sincrona, cioè viene ricevuta mentre viene messa in onda.

Il telefono è un mezzo assai veloce; al contrario della tv è bidirezionale, non è esteso, ma limitato, in genere, a una comunicazione a due

È stato monomediale dalle origini a pochissimo tempo fa, quando trasmetteva solo suoni: attualmente i telefonini cellulari permettono sia la trasmissione di testo sia quella di immagini, quindi la multimedialità.

La comunicazione è sincrona, tranne che per il recente caso dei messaggi sms.

 

Il quotidiano è un medium monodirezionale, asincrono, esteso, monomediale.

 

Internet è bidirezionale (e alcune tipologie di comunicazione sono multiderezionali) è interattivo; è esteso e multimediale; può essere utilizzato in maniera sincrona (chat) o asincrona. (forum, siti web).


9.4 La dimensione relazionale e psicologica

 

9.4.1 Cooperare e progettare

Percorso A – modulo 9 – unità 4 – nodo 1

 

Obiettivi: Individuare problematiche e vantaggi connessi allo sviluppo delle nuove forme di comunicazione con particolare riferimento alla didattica

 

 

9.4.1a

 

La scuola non è certamente la sola fonte di conoscenze per i bambini e per i giovani: specie oggi ne esistono altre, attraenti e facilmente accessibili.

A scuola, ora assai più di un tempo, si dovrebbero ovviamente imparare nozioni (non esiste conoscenza senza contenuti!) ma più che altro acquisire metodi e capacità di organizzare le informazioni in strutture cognitive complesse.

L'organizzazione della conoscenza, cioè la capacità di capire i legami logici fra le informazioni, di collegare ciò che già si conosce in un sistema cognitivo ben strutturato, è un obiettivo didattico fondamentale per ogni ordine di scuola.

 

La comunicazione multimediale, che prevede l'utilizzo di diversi media e l'integrazione di diversi codici, ha delle grandi potenzialità in tale direzione, se utilizzata con chiarezza di obiettivi e con metodologia corretta.

 

Ma poiché ognuno di noi, nello specifico ogni insegnante, sa utilizzare meglio un determinato codice a secondo dei suoi interesse e competenze, è necessario che i docenti dedichino tempo e attenzione a progettare le attività didattiche con metodo interdisciplinare, sia nell'offerta formativa di istituto, sia nella programmazione di classe.

 

Il che significa:

·           condividere finalità educative e la metodologia;

·           conoscere e controllare le dinamiche di interrelazione;

·           stabilire i contenuti;

·           organizzare tempi e modi di lavoro;

·           prevedere verifiche iniziali, in itinere e finali;

·           essere disponibili a modificare il progetto sulla base delle verifiche.

 

 

9.4.1b

 

È fondamentale essere disposti a rivedere il proprio ruolo di docenti.

Definitivamente tramontata figura di depositario e trasmettitore esclusivo del sapere, dal momento che le informazioni sono così facilmente disponibili in rete e su altri media, l'insegnante può dedicarsi al ruolo di educatore, di persona cioè in grado di:

·           guidare gli alunni nell'acquisizione di un buon metodo di studio,

·           aiutarli ad esprimere e a sviluppare le loro potenzialità,

·           far acquisire strumenti di analisi e di organizzazione delle conoscenze,

·           condurli all'acquisizione di capacità critiche.

 

Le difficoltà sono di diversa origine e natura:

gestionali organizzative, economiche, psicologiche e culturali, spesso strettamente correlate tra loro.

 

Gli insegnanti più disponibili possono fare ben poco se i fondi stanziati per l'acquisto e la manutenzione delle attrezzature multimediali sono decisamente irrisori.

 

L'orario scolastico può essere poco adatto (e difficilmente adattabile!) all'uso delle tecnologie, se non prevede, ad esempio, possibilità di compresenze degli insegnanti.

 

Per evitare danneggiamenti le attrezzature sono di frequente chiuse in aule apposite, non sempre accessibili, mentre l'ideale sarebbe che fossero diffuse in tutta la scuola, utilizzabili in qualsiasi momento.

 

 

9.4.1c

 

Importante è l'atteggiamento dei collaboratori scolastici: se ritengono che le attrezzature multimediali si traducano in un onere lavorativo in più, possono ostacolare in varia maniera le attività.

 

Un altro ostacolo, forse il principale, può provenire dagli altri insegnanti, che per vari motivi siano contrari alla multimedialità o si sentano inadeguati e impreparati.

Senza la collaborazione tra i docenti, l'uso delle tecnologie è davvero problematico!

Anche in questo caso, le difficoltà sono di ordine psicologico - paura di mettersi in gioco, di fare "brutta figura" davanti alle classi - più che di formazione e aggiornamento.

 

Con gli alunni, le difficoltà provengono soprattutto dal diverso livello di familiarità che hanno acquisito con i computer: non tanto dal punto di vista di ciò che sanno o di ciò che non sanno, questo è un aspetto facilmente superabile, quanto da atteggiamenti di superiorità o di inferiorità nei confronti dei compagni e di eccessiva sicurezza o insicurezza di fronte agli strumenti e ai programmi.

 

I genitori degli alunni sono a volte ostili all'uso delle tecnologie a scuola, secondo loro equivalente a "perdita di tempo" sottratto allo studio vero o "fonte di pericoli da internet" o anche causa di "robotizzazione" e blocco della creatività.

 

Queste difficoltà e altre ancora sono all'ordine del giorno in quasi tutte le scuole.

Nonostante ciò, quanti lavori multimediali, progettati e gestiti con ottima metodologia didattica si possono trovare navigando nel web!


Bibliografia

Percorso A – modulo 9

 

 

Per la comunicazione

Roman Jakobson, Saggi di linguistica generale, Feltrinelli, Milano 1966

Ferdinand de Saussure, Corso di linguistica generale, Laterza, Bari 1967

Umberto Eco, Trattato di semiotica generale, Bompiani, Milano 1975

Giuseppe Pittano, Il laboratorio della lingua, grammatica italiana, Bruno Mondatori 1995

 

Per la semiotica

Roland Barthes, “L’immaginazione del segno” e “Letteratura e significazione” in Saggi critici, Einaudi, Torino 1972

Roland Barthes, “Il mito oggi”, in Miti d’oggi, Einaudi, Torino 1994

Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi, Bompiani, Milano 1994

 

Per il canale

Marshall McLuhan, La galassia Gutenberg, Armando Anno: 1976

 

Per il rumore

Shannon, C.E. e Weaver, W., La teoria matematica delle comunicazioni, ETAS LIBRI, Milano, 1983, ed. it. di The Mathematical Theory of Communication, University of Illinois Press, 1949.

 

Per la cybercultura

P. Lévy, Cybercultura, Milano, Feltrinelli, 1999 (trad. it. di D. Feroldi, Cyberculture, Paris, O. Jacob, 1997)

 

Per la comunicazione efficace:

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Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio

M. Visciola, Usabilità dei siti Web, Apogeo, 2000

A. Bandura, Autoefficacia, ed. Erickson, 2000

L. Czerwinsky Domenis, La discussione intelligente, ed. Erickson, 2000

Schulz von Thun, Parlare insieme, Tea Pratica, 1997

P.Watzlawick, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, 1971

V.L.Zammuner, Tecniche dell'intervista e del questionario, Il Mulino, 1998

 

Per la lettura delle diverse tipologie di messaggi e il valore comunicativo delle immagini

Bersi Paola , Ricci Carlo , Borroni Marco Esperienze Visive A: Il libro delle immagini, Zanichelli 2002

Lazotti L., Leggere l'immagine. Educazione visiva e processi di apprendimento, Franco Angeli, Milano 1990

Schodl G. ABC della composizione visiva 1979 Il castello

Munari B. Il laboratorio per bambini a Brera 1981 Zanichelli

Cattani Perrone M. La struttura e l'immagine 1985 Comune di R.E.

Maurizio Dardano. Il linguaggio dei giornali italiani. Editori Laterza 1981.

Artoon : L'influenza del fumetto nelle arti visive del XX secolo, Electa

Allori, L. Dizionario dei mass media : giornalismo, editoria, pubblicitá a, televisione, videoregistrazione, fotografia, radio, registrazione, telecomunicazioni, informatica, fumetto A. Mondadori;. ed. Oscar dizionari.

Oliverio Ferraris Anna, Grammatica televisiva, Raffaello Cortina Editore, Milano. 1997

 

Tipologie di comunicazione in internet

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Luigi Granata, Le reti telematiche, Ellissi Esselibri S.p.A., 2000

Marco Calvo, Fabio Ciotti, Gino Roncaglia, Marco A. Zela, Internet 2000. Manuale per l'uso della rete, Bari, Editori Laterza, 1999

F. Metitieri G. Manera Dalla email al chat multimediale, ,FrancoAngeli ,2000

 

Costruire una pagina web attraverso un editor di internet

T. Daniotti, HTML 4 Flash, Apogeo, 2001

G. Holden, S. Wills, Dreamweaver 4, Tecniche Nuove, 2001

 

Per la multimedialità nella didattica .

Caravita S., Palomba F., Comunicare per cosa e con chi a scuola? Espedienti per passare dalla classe chiusa alla rete, in G.Trentin (a cura di), Telematica e cooperazione didattica, Atti della giornata di Studio C.N.R., Genova, 9 marzo 1994. Menabò, Ortona, 1995, pp. 29-48

Come cambia l’istruzione: le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) in Europa, a cura di EENet Rete Europea di esperti

Maragliano R., Ripensare la formazione dentro la multimedialità, TD, 13, 1998

Rotta M., Bini M., Le tecnologie e la scuola: una riflessione, in "Computer & Internet", II, 6, 1999, pp.81-88

Trentin G., Insegnare ed apprendere in rete, Zanichelli, 1998

Calvani A., I nuovi media nella scuola, Carocci, 1999

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Alberto Pian, Progettare la scuola, Casa editrice: La nuova Italia Collana, 2000

Alberto Amitrani - Raffaella Di Marzio Un computer per Amico Percorsi multimediali nella scuola del 2000, Garamond 2000

Alessandro Lucchini (A cura di), Content management Progettare, produrre e gestire i contenuti per il Web

P.Meazzini, L'insegnante di qualità.Alle radici psicologiche dell'insegnante di successo, Giunti, 2000

Alberto Pian, L’ora del computer, Casa editrice: La nuova Italia Collana: Progettare la scuola Anno: 2000

Sherry Turkle, La vita sullo schermo, Milano, Apogeo, 1997

Pierre Lévy, Il virtuale, Milano, Raffaello Cortina, 1997

 

Comunicare e apprendere in internet

M. Beatrice Ligorio, Apprendimento e collaborazione in ambienti di Realtà Virtuale. Teoria, metodi, tecniche ed esperienze, Garamond, Roma. 2002

Galliani I., Luchi F., Varisco B. Ambienti multimediali di apprendimento, Corso di perfezionamento a distanza in Multimedialità e didattica, Pensa Multimedia, Lecce,1999

Bilotta E., Interfacce Multimodali ed Aspetti Psicologici Dell’interazione Uomo-Computer, Cosenza, BIOS, 1996.

 

Scrivere per il web e costruire ipertesti:

Piro N., Come si produce un CD Rom. Tecniche, metodi, lavoro di squadra: comunicare mixando media, Roma, Castelvecchi, 1997

Scavetta D., Le metamorfosi della scrittura, La Nuova Italia, Firenze, 1992

Badii V., Leonetti F., Rotta M., Costruire ipertesti. Guida all’uso didattico di ToolBook, Garamond, Roma, 1995

Toselli L., Cosentino Il progettista multimediale, Boringhieri, 1998

Carlini F., Lo stile del web: Parole e immagini nella comunicazione di rete, Einaudi 1999

Ferraris M., Diquattro M., "Fare" con il computer. La tecnologia informatica come mezzo di produzione in mano agli studenti: il caso degli ipertesti, ma non solo, TD, 6, 1995.

L. Carrada, Scrivere per Internet, Lupetti, 2000

A. Lucchini, Business Writing - Scrivere nell'era di Internet, Sperling & Kupfer, 2001

 

Per analizzare ipermedia:

Antonietti A., Valutare il software: che cosa offre di realmente diverso, in "Informatica & Scuola", VI, 3, 1998

Norman D., Il computer invisibile, Apogeo, Milano, 2000

Lo Faso U., M., Valutare la qualità degli ipermedia, in "Informatica & Scuola", V, 4, 1997

 

Sulla formazione a distanza in rete:

A. Calvani, M. Rotta, Fare formazione in Internet, Erickson, 2000

A. G. Devoti, Comunicare e apprendere in rete, Edizioni ETS, 2001 il Mulino, 1995

J. Bourdon, Introduzione ai media, il Mulino, 2001

 

Definire e classificare i diversi media

Michele Mastroianni, Antonio Prigiobbo,Daniela Vellutino, I new media, Ellissi Esselibri S.p.A., 2000

Marialuisa Stazio (a cura di), Leggerù i Media, Ellissi Esselibri S.p.A., 2000

 

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