Modulo 9 – Comunicazione e tecnologie
9.1 La comunicazione
Obiettivi:
Riconoscere gli elementi essenziali della comunicazione: emittente,
destinatario, codice, canale, messaggio, informazione, contesto
Un insegnante
entra in classe.
È un bravo insegnante, preparato, ha un ottimo rapporto con gli alunni. Oggi
è venuto a scuola, nonostante abbia dei gravi problemi familiari. Se non fosse per l'attaccamento al lavoro e per il senso di
responsabilità sarebbe rimasto a casa sua.
Sta
attento a non far pesare sugli alunni il suo stato d'animo e svolge la sua
lezione come al solito.
Davvero
come al solito?
I
suoi alunni oggi gli sembrano nervosi, distratti, svogliati. Come mai proprio
oggi?
Semplice: come tutti sappiamo per
esperienza, la classe "sente" il nostro umore, la nostra stanchezza,
la nostra partecipazione o indifferenza.
Infatti comunichiamo, cioè mettiamo in
comune, non solo i contenuti delle lezioni, ma anche pensieri, sentimenti e
stati d'animo.
Comunichiamo continuamente, non solo con le parole, ma con
la gestualità, l'espressione e la mimica del volto, i toni della voce,
l'abbigliamento, il silenzio stesso...
La
padronanza di teoria e tecniche della comunicazione è
fondamentale nella professione dei docenti, i quali ne sono consapevoli e
spesso scelgono corsi di aggiornamento su tale tema. I corsi che prevedono,
oltre alla teoria, esercitazioni e "giochi" di interazione
nel gruppo sono i più seguiti, dato che permettono di scoprire insospettate
capacità di comunicazione, da "spendere" nella didattica.
Quali
sono gli elementi essenziali della comunicazione?
Emittente: (o mittente) chi trasmette il
messaggio, ad esempio l'insegnante che sta spiegando una regola grammaticale
della lingua italiana.
Destinatario:
(o ricevente) colui al quale è destinato il messaggio,
nell'esempio, gli alunni della classe.
Canale:
mezzo fisico: che fa da supporto a un messaggio,
permettendogli di arrivare al ricevente. Nell'esempio è l'aria attraverso la
quale si propagano le onde sonore prodotte dalle
parole dell'insegnante.
Messaggio: l'informazione che si vuole
trasmettere, le frasi che l'insegnante pronuncia per spiegare la regola.
Codice:
insieme dei simboli e delle regole sintattiche utilizzati nella comunicazione;
deve essere condiviso almeno in parte dall'emittente e dal destinatario.
Nell'esempio è la lingua italiana, un codice che potrebbe essere non
completamente codificabile per alcuni alunni, addirittura incomprensibile per
un ragazzo straniero da poco inserito nella classe.
Informazione:
la notizia o l'insieme di notizie riguardanti un certo
argomento. Ad esempio, l'uso del pronome relativo nella lingua italiana.
Contesto:
è la situazione in cui la comunicazione avviene o a cui si riferisce. Diversi contesti possono dare allo stesso messaggio significati
totalmente differenti. Dire "Bravo!" a un
alunno attento può significare "Bene, hai capito.", dirlo a uno
distratto, probabilmente vuol dire invece: "Non hai capito nulla!"
La
comunicazione può essere disturbata dal rumore, cioè
da qualsiasi elemento di tipo fisico o psicologico che distorca il messaggio.
Il
feedback, o retroazione, è la risposta del ricevente. Permette di controllare
se il messaggio è giunto correttamente a destinazione.
Obiettivi: Riconoscere i diversi codici
in cui può essere veicolato un messaggio (verbale,
iconico, etc.)
Nell’istruzione
noi insegnanti tendiamo a privilegiare il codice
verbale orale e scritto, ritenendo che la parola sia il sistema più flessibile,
adatto a comunicare qualsiasi situazione, emozione, sentimento, idea.
Ciò
è vero, ma dà un’idea riduttiva della complessità della comunicazione, la quale
si realizza, attraverso molti altri sistemi di segni:
·
acustici:
il telefono ci avvisa che qualcuno ci vuole parlare; il suono del cannone del Gianicolo dice ai Romani che è mezzogiorno; l’alterarsi di
una voce in un tono più stridulo del normale può indicare rabbia;
·
visivi:
un orologio comunica l’ora attraverso un “codice” a lancette o a numeri; i led di un computer e delle sue periferiche hanno
significati diversi, a seconda che siano accesi spenti o cambino colore o siano
intermittenti; vestirsi di colori vivaci può indicare desiderio di essere
notati;
·
gestuali:
abbracciare una persona manifesta affetto; bruschi movimenti possono tradire
nervosismo; un ritrarsi del corpo segnala paura o disgusto; la mimica del viso
è assai complessa, a volte difficile da decodificare;
·
iconici:
i segnali stradali ci danno molte indicazioni di obbligo, divieto e pericolo o
ci comunicano informazioni utili su servizi disponibili e su luoghi
interessanti; pitture, manifesti sculture sono anch’essi segni, con propri
codici, spesso assai complessi.
Saper codificare, decodificare e ricodificare
i differenti sistemi di segni, saperli utilizzare alternandoli in funzione di
diverse situazioni, saper guidare gli alunni all’uso consapevole degli strumenti
di comunicazione è fondamentale per una buona attività didattica.
Obiettivi:
Distinguere tra segno, significante e significato
"La parola cane non morde." disse un
sofista nell'Atene del V secolo avanti Cristo.
Quella
che sembrerebbe una frase banale e ovvia indica una vera rivoluzione
cognitiva: sino ad allora i Greci tendevano a
credere che l'insieme di suoni che costituiva ogni parola della loro lingua, il
significante, si direbbe oggi, si identificasse con l'oggetto a
cui si riferiva, il significato.
Per
questo chiamavano barbari gli stranieri: le parole delle altre lingue erano,
all'orecchio dei Greci, un incomprensibile bla-bla
(bar-bar, da cui il termine barbari) senza rapporto con le cose.
Il
sofista superò il proprio etnocentrismo culturale,
rendendosi conto che anche nella lingua greca, quindi in qualsiasi lingua, il rapporto
tra parole e oggetti non è naturale e obbligato,
ma convenzionale!
De
Saussure, nei primi decenni del Novecento ha
approfondito lo studio del rapporto tra segno, significante e significato. Il segno
è l’elemento concettuale, il rapporto che unisce il significante, cioè la parte materiale del segno: suoni, lettere
dell’alfabeto, disegni, con il significato, cioè il concetto che abbiamo
in mente.
Obiettivi:
Produrre vari tipi di comunicazione riferite a
situazioni date.variando tra
i seguenti elementi: Lo scopo (informativo, addestrativo,
formativo, ludico); Il Target (bambini,
adulti, specialisti etc, la quantità di persone…);
L'informazione (scelta dei contenuti); I tempi; La forma (emotiva, conativa, metalinguistica); Il linguaggio da utilizzare
(verbale, iconico, filmico, sonoro, audiovisivo etc..);
Le tecnologie disponibili.
Tra
le infinite possibilità comunicative, infinite come sono infinite le
combinazioni tra i diversi elementi, proviamo a
immaginare una situazione scolastica, a prima vista molto semplice.
Un
insegnante riceve dal dirigente scolastico l'incarico di far conoscere (obiettivo
informativo) agli alunni di una prima media (target) le norme del
regolamento di istituto riguardanti l'uscita delle
classi dalla scuola (le informazioni) in modo che i ragazzi smettano di
uscire in maniera caotica, rischiando di farsi male (all'obiettivo informativo
si aggiunge l'obiettivo addestrativo).
Le
norme sono scritte, il docente distribuisce fotocopie agli alunni (linguaggio
verbale scritto) e spiega la regole a voce (linguaggio
verbale orale) sia in forma referenziale (dice quali sono) sia in
forma conativa (invita i ragazzi a seguirle).
Ciò
richiede un tempo assai limitato, probabilmente nemmeno un'ora, e la sola tecnologia
della fotocopia.
La comunicazione sarà efficace?
Molto
improbabile: quasi certamente i ragazzi continueranno a
uscire dall'edificio in modo caotico, oppure obbediranno solo per timore. A
meno che non abbiano ricevuto da altri anche un ben diverso tipo di informazione.
In che cosa sbaglia l'insegnante immaginario?
Vediamo
gli errori e come avrebbe dovuto organizzare il
suo compito per una comunicazione efficace.
L'insegnante immaginario ha sbagliato praticamente
tutto!
Oltre che un informatore poco efficace è
un pessimo educatore.
Speriamo che non esista nella realtà!
·
Il
primo errore riguarda le finalità: nella scuola qualsiasi informazione
tende e deve tendere a una valenza formativa
che supera e includere gli aspetti informativi: non si tratta semplicemente di
far sapere, ma di far comprendere per modificare atteggiamenti e comportamenti.
·
Il
secondo errore è la scelta del linguaggio: probabile che il testo del
regolamento sia stato scritto con un registro formale, con un lessico
burocratico, dato che il "target" al momento della sua stesura
era costituito da adulti (genitori, docenti, funzionari del ministero). Tali lessico e registro vanno "tradotti".
·
Il
terzo errore è la mancata attenzione alla risposta (feedback) degli
alunni.
·
Altri
errori riguardano la scelta degli strumenti e delle tecniche: perché una
comunicazione solo verbale, non rafforzata da altri codici?
·
I tempi
sono sufficienti solo per una sommaria e superficiale informazione.
Un
errore gravissimo è la mancanza di coordinazione e collaborazione tra docenti.
La
stessa comunicazione potrebbe diventare efficace? Vediamo….
Per l'efficacia,
sarà prima di tutto previsto che la comunicazione non sia
solo l'iniziativa sporadica di un singolo docente.
Deve
essere progettata in modo interdisciplinare,
dato che l'argomento è "trasversale" a diverse materie scolastiche.
Le
va dato l'adeguato rilievo, attraverso l'inserimento nella programmazione
di classe, nell'ambito formativo della sicurezza.
Il
consiglio, sulla base della conoscenza della classe, delle "risorse"
umane e tecnologiche disponibili e della possibilità di aggiornarle in
tempi brevi, dovrebbe prevedere di:
·
Rafforzare
la comunicazione attraverso l'uso di diversi canali da quello verbale. Nel caso specifico può essere utile:
-
predisporre schemi, immagini, diapositive, filmati
sull'argomento, da mostrare agli alunni, ed esercitazioni pratiche di
evacuazione dell'edificio.
-
organizzare la partecipazione attiva degli
alunni, fondamentale per la motivazione e nell' apprendimento, con i
"normali" elaborati grafico-testuali-iconici,
cioè testi, tavole sinottiche e disegni da riportare in quaderni e cartelloni.
L'elaborazione guidata di ipertesti è di grande
valenza formativa, purché gli insegnanti siano in grado di guidare gli alunni
in tale attività.
·
prestare grande attenzione alla risposta
degli alunni, agli elementi di disturbo e a quelli metacognitivi:
l'argomento li interessa? stanno comprendendo e
memorizzando le regole? Sulla basa del feedback
deve essere attuato un insegnamento flessibile.
·
prevedere la distribuzione oraria del lavoro:
importante che venga svolto senza superficialità, ma senza essere diluito in un
arco di tempo eccessivo, che potrebbe far diminuire l'interesse: in
questo caso potrebbero essere una decina di ore, meglio in un arco di tempo
breve, due settimane, ad esempio.
Obiettivi:
Saper distinguere varie tipologie testuali come ad esempio:
testo verbale - testo iconico: una sola immagine (quadro, affresco, fotografia)
-testo verbo-iconico: parola scritta e immagine fissa (fumetto, manifesto,testo informatico)- ipertesto e ipermedia
Il testo verbale,
pur nelle grandissime differenze legate al codice linguistico utilizzato, alla
forma orale o scritta, alle funzioni, ha una caratteristica costante: il
linguaggio verbale, appunto, che organizza la comunicazione attraverso parole
articolate e dà ordine ai pensieri in modo allineato e sequenziale. Tale
comunicazione procede linearmente e si svolge nel tempo.
La
caratteristica fondamentale del testo iconico di una sola immagine è
invece di poter essere percepito e fruibile tutto contemporaneamente, in
modo quindi non sequenziale né lineare.
Fumetti,
manifesti, testi informatici misti di immagine e
parola attengono a entrambe le caratteristiche.
Nel
testo verbale-iconico l'immagine e il
messaggio verbale si completano a vicenda, non in un semplice rapporto di identificazione, ma di aggiunta di valore: il linguaggio
logico e quello creativo possono integrarsi, aggiungendo efficacia alla
comunicazione.
L'ipertesto,
pur utilizzando il codice linguistico, è caratterizzato da link,
cioè da collegamenti previsti dall'autore tra
le diverse parti. Il lettore può quindi procedere in modo non strettamente
sequenziale, ma seguendo associazioni di pensieri. La sua libertà è però
sostanzialmente solo quella concessa dall'autore.
L'ipermedia è anch'esso caratterizzato da una
struttura non lineare, ottenuta attraverso i link.
Utilizza oltre al codice verbale anche quelli visivi e uditivi. Aggiunge quindi
alle caratteristiche di libertà di percorso, quelle di molteplicità dei media, dunque di maggiore efficacia comunicativa.
Obiettivi: Distinguere le specificità dei
linguaggi utilizzati (es: illuminazione,
inquadratura, colore, stile, etc.).
Riconoscere le principali regole di composizione delle varie tipologie di testo
(es uso opportuno dei colori e delle forme, brevità o
lunghezza del testo verbale, tendenza alla paratassi o all'ipotassi, uso
opportuno di dissolvenze, possibilità di interrompere - riprendere audio e
video, giusta inquadratura etc..)
"Che brutto film da un così
bel romanzo!"
Probabilmente
a tutti noi è capitato di ascoltare o di pensare
questa frase.
È
possibile che esprima una valutazione esatta, dal momento che di brutti film ce
n'è tanti.
Il
punto non è però la valutazione del singolo film: la frase a volte significa
"tout court" che il testo scritto è di per sé superiore alla
cinematografia, che questa è una tecnica inferiore, rozza e superficiale, che
non arriva mai ad essere arte.
Come
nasce tale idea?
Spesso
nel passato, al momento di "tradurre in film" famose opere letterarie
o anche teatrali o liriche, si poneva grande attenzione
a rispettare alla lettera l'originale.
Con
il risultato di tradirne lo spirito, il senso comunicativo più profondo e di produrne una versione noiosa e scialba, con degli errori
gravi di utilizzazione del mezzo cinematografico.
Ad
esempio, l'uso di "voce fuori campo" per descrivere paesaggi o stati
d'animo è quasi sempre un errore, un uso improprio del
codice filmico.
Gli
effetti comunicativi che lo scrittore ottiene con:
il lessico, la punteggiatura, la capitolazione, la struttura
sintattica, la retorica, il regista li deve ottenere con:
il susseguirsi delle immagini, il modo di passare dall'una all'altra,
la scelta dei punti da illuminare e di quelli da lasciare in ombra, la
messa a fuoco di determinati oggetti invece che di altri, il colore
che faccia risaltare o "spinga" nello sfondo, l'inquadratura, la
scelta dei "piani" e il loro variare, e il pittore li otterrà con:
luce, ombra, colore, tratto, struttura compositiva.
Obiettivi: Scegliere i contenuti adeguati
al target e la loro organizzazione spaziale e temporale. Documentare la
struttura logica assegnata ai contenuti della comunicazione multimediale (mappa
concettuale e relazioni tra elementi della stessa pagina o di pagine
diverse). Produrre semplici ipermedia
(anche attraverso l'uso di un software non dedicato come Word o Power Point).
All'inizio
della terza media gli alunni danno inizio a un rito,
tramandato ormai da generazioni di scolaresche: è il rito della tesina.
Ne
discutono in modo appassionato:
-
Io
porto la seconda guerra mondiale, così la collego a
scienze, per la bomba atomica e a geografia per il Giappone.
-
Che
dici, posso portare la Germania che l'abbiamo studiata
l'anno scorso? Poi ci attacco la rivoluzione industriale e l'inquinamento.
-
Io
gli Stati Uniti, non prendetemeli, e dopo ci metto l'emigrazione e il
brigantaggio.
-
Il
brigantaggio è dell'anno scorso e poi l'avevi già portato
all'esame di quinta!
E il più furbo aggiunge:
-
Io
ci faccio un ipertesto così porto il computer all'esame.
Gli
insegnanti non sono contrari alla tesina in sé, ma all'idea che ne hanno molti ragazzi: è frequente che vogliano affastellare
in un unicum argomenti che hanno legami solo estrinseci, nell'ansia di
preparare un qualcosa che "li salvi" dall'essere interrogati nelle
singole materie.
Non
importa che gli insegnanti dicano che la tesina non è che
necessaria, mentre:
·
è necessario saper cogliere i nessi
logici tra argomenti di diverse discipline;
·
acquisire
conoscenze organizzate,
non frantumate nei rigidi scomparti delle singole materie;
·
evitare
nelle eventuali tesine accostamenti
estrinseci e artificiosi.
Niente
da fare, la tesina ha un valore di auto-rassicurazione
molto forte.
Gli
insegnanti tuttavia, se hanno lavorato bene negli anni scolastici precedenti hanno un "asso nella manica". Possono cioè ricordare agli alunni le attività interdisciplinari
già svolte, attraverso le quali i ragazzi hanno acquisito, oltre a numerose
conoscenze, anche la capacità di organizzarle in lavori coerenti, spesso
con caratteristiche ipertestuali e multimediali.
Riflettendo
sulle tesine è forse più semplice capire "per analogia" che cosa va
bene e che cosa non va in una comunicazione multimediale.
I
ragazzi dovrebbero iniziare ponendosi alcune domande:
A chi
è rivolta la tesina?
Che cosa voglio comunicare?
Quanto
tempo è previsto per la preparazione del lavoro? E per la sua fruizione? Con che strumenti sarà svolto?
I
lavori degli alunni spesso non hanno un target, cioè
un destinatario, sono fine a sé stessi, lavori di semplice esercitazione,
destinati a non essere mai più utilizzati da nessuno.
È
bene invece che gli alunni si abituino a pensare a chi è destinato il lavoro:
potrebbe essere un ragazzo più piccolo, un gruppo di coetanei, gli stessi
insegnanti: avendo in mente il destinatario, sarà più facile trovare forme di espressione adatte a e scegliere gli argomenti
"giusti": che possano interessare chi legge o chi ascolta, integrando
il nuovo nel già noto.
Nella
fase preparatoria si dovrebbero stabilire i tempi di esecuzione,
i modi di fruizione, il supporto e gli strumenti da utilizzare.
Il
contenuto va sottoposto ad analisi: l'elenco degli argomenti, la loro
suddivisione in principale e secondari, permetterà di elaborare una prima
semplice mappa, da precisare in seguito, chiarendo i nessi logici tra gli
elementi.
Una
tesina organizzata in tale modo ha in sé una logica ipertestuale: la
stesura dovrà essere fatta sulla base della mappa e corredata da indici,
glossari, illustrazioni appropriate e inserite in funzione comunicativa. Fondamentale evidenziare i richiami tra le varie parti.
Una stesura a mano o una stampa
"avvilirà" l'ipertestualità, che sarà
invece valorizzata da software adatto.
L'ideale
sarebbe produrre un ipertesto con programmi dedicati. Meglio ancora con il
linguaggio html.
Tuttavia
anche con un programma di scrittura come Word si possono
usare link; Power Point
oltre alla presentazione di "diapositive" dà la possibilità di
un'organizzazione ipertestuale con suoni e animazioni.
Obiettivi:
L'integrazione di più codici - Analizzare ipermedia
per riconoscere le tecniche da adottare per dare efficacia alla comunicazione
multimediale (testi brevi, presenza di bottoni di rientro o avanzamento
sequenziale, presentazione della mappa concettuale sottostante, comparabilità
di qualità e stile tra gli elementi grafici e il resto, icone esplicative, etc
La
comunicazione multimediale è caratterizzata dall'integrazione di codici
diversi, testuali, sonori, iconici (immagini fisse ,
animazioni, clip filmate) e offre agli utenti possibilità di
"interazione".
Obbedisce a proprie regole
comunicative, ha
un proprio lessico e proprie strutture.
Come
per ogni nuova tecnologia, non sempre se ne comprendono tutte
la potenzialità e spesso la si sotto-utilizza.
Inoltre
avviene spesso che se ne apprezzino gli aspetti più
vistosamente nuovi, senza esercitare alcun senso critico sul loro valore
comunicativo: ne sono esempi tanti siti ipercolorati
e iperanimati, che in realtà sono vuoti di contenuto
o in cui la multimedialità è solo ornamentale.
In
modo analogo, gli utenti di un ipermedia a volte lo
utilizzano come un libro a stampa o un'enciclopedia testuale, oppure si
aspettano che "giri" da solo come un film, rimanendo talvolta delusi
perché l'ipermedia è differente da un libro o da un
film.
Osservare criticamente prodotti altrui è un ottimo esercizio, ma sarà bene
contemporaneamente provare a costruire propri lavori, per comprendere meglio le
difficoltà di chi si cimenta con l'ipertestualità e
per acquisire competenza anche in previsione di attività
con gli alunni.
Comunque, via con l'analisi…
Cosa analizzare?
Soprattutto
l'utilità, l'usabilità, ma anche la presentazione grafica.
Formulare
delle domande può essere di aiuto.
Utilità:
·
L'ipermedia dà le informazioni che interessano all'utente?
·
Che
cosa offre in più rispetto a uno strumento testuale?
In altri termini:
-
Il
lavoro ha una vera struttura ipertestuale o si tratta in realtà di un testo
sequenziale salvato come ipertesto?
-
Sfrutta
le potenzialità multimediali ai fini comunicativi?
Usabilità e navigabilità:
·
È
facile arrivare alle informazioni desiderate?
·
La
navigazione è intuitiva?
·
I
bottoni di navigazione sono comprensibili e comuni a tutte le pagine?
·
È
presente una mappa?
·
Posso
capire in ogni momento dove mi trovo o mi perdo facilmente ?
·
I
testi sono "scritti per il web?" Sono cioè
adatti ad essere fruiti a video, dove si tende più a scansionare
che a leggere?
·
Colori,
immagini animazioni hanno un valore informativo o sono semplici aggiunte
esterne?
Grafica:
·
Il
lavoro è graficamente gradevole? O dà un 'idea di
confusione? O di "povertà" grafica?
·
Le
pagine sono coerenti tra di loro o cambiano troppo
colori, stile, layout (struttura) come se non appartenessero a un unico ipermedia?
Obiettivi:
Descrivere le principali caratteristiche delle tipologie di comunicazione via Internet (chat, pagine web,
messaggi di e-mail). Costruire una pagina web attraverso un editor html
L'e-mail
è una delle tipologie di comunicazione più note e usate in rete. Si sta
diffondendo velocemente anche tra le persone sino a poco fa più restie a utilizzare un computer.
L'e-mail
ha numerose caratteristiche positive dal punto
di vista della comunicazione:
·
è
semplice da utilizzare;
·
è
veloce;
·
è
affidabile;
·
costa
poco (niente, se non si
considerano le spese di connessione a internet);
·
dà la possibilità di aggiungere al testo
del messaggio degli attach (allegati) di vario
tipo, compresi file musicali, immagini, filmati …(e qui molti eccedono);
·
può essere inviata contemporaneamente a
uno solo o a più destinatari.
Permette
anche una comunicazione all'interno di un gruppo di persone iscritte a una stessa mailing list. Con il sistema della
mailing list ogni messaggio spedito da uno qualsiasi degli iscritti viene ricevuto da tutti gli altri.
Aspetti negativi:
la possibilità di subire spamming,
cioè di ricevere grandi quantità di e-mail indesiderate o di vedersi arrivare
allegati (attach) non richiesti, particolarmente
sgraditi se "pesanti", quindi lenti da scaricare.
Gli
allegati possono inoltre contenere virus pericolosi per il computer.
La pagina web
ha una grande estensione comunicativa: può essere
vista in qualsiasi parte del mondo, da chiunque abbia un collegamento a
internet.
Che cosa poi realmente comunichi….è un altro e ben complesso
discorso, che ha a che vedere con gli obiettivi della comunicazione, con i
contenuti, con la padronanza dei codici da utilizzare, con i destinatari, con
la lingua usata.
E se vogliamo essere noi i comunicatori?
Costruire una pagina web è più complicato che rispondere a
un'e-mail o parlare in chat.
Alla
base di qualsiasi pagina Web c'è il linguaggio HTML, un linguaggio di
"marcatura", a prima vista ostico, ma di grande
semplicità e "leggerezza".
Se
non si è in grado o non si vuole utilizzarlo direttamente, si può ricorrere a un editor html.
Ne esistono molti di uso intuitivo e che permettono di produrre
singole pagine web, di gestire un intero sito e anche di pubblicarlo in modo
automatico.
Tra
i più diffusi : Dreamweaver,
Front page, Home page.
Questi
tre programmi hanno la caratteristica di essere "Wysiwig"
(acronimo di What You
See Is What You Get: quello che vedi è quello che appare nel
browser).
Permettono
cioè di costruire e modificare le pagina utilizzando
un'interfaccia grafica, senza bisogno di intervenire sul codice.
Come
sempre, tuttavia, la promessa di un programma di far tutto da sé, senza
problemi per l'utente, nella pratica crea qualche difficoltà. Perciò è consigliabile avere almeno qualche nozione di html, per poter meglio controllare i propri lavori.
Un
editor professionale per progettazione di siti web è Home
site.
La
chat è una tipologia di navigazione "sincrona":
per utilizzarla è necessario che due o più utenti siano collegati
contemporaneamente alla stessa "stanza di chat".
Ciascuno
di loro ha uno spazio nel quale scrivere il proprio intervento. Con la
pressione del tasto invio, l'intervento diventa visibile a tutti coloro che stanno partecipando alla chat.
La
chat è di semplice utilizzo e molto
diffusa, specie tra i più giovani utenti di internet.
Il
linguaggio utilizzato dagli utenti delle chat,
pur utilizzando il codice verbale scritto, ha alcune caratteristiche del
linguaggio parlato: gli interventi corrono veloci, quasi come in una
conversazione, senza la revisione propria della
scrittura.
La
chat è la tipologia di comunicazione via internet
considerata con maggiore sospetto, quale fonte di incontri
pericolosi e di grandi rischi, soprattutto per i bambini e i ragazzi.
Paure in gran parte infondate, soprattutto assai amplificate dai "vecchi
media", televisioni e giornali.
I
pericoli esistono in internet, come esistono
ovunque nel mondo. Compito degli educatori è fornire degli strumenti per
affrontarli: più o meno come spieghiamo ai figli e agli alunni come
attraversare la strada o come comportarsi con gli sconosciuti, così insegneremo
loro come utilizzare chat, e-mail, forum e come
"navigare" per il web in modo sicuro.
Obiettivi:
Definire e classificare i vari media in funzione delle caratteristiche tecniche
e dei modi di utilizzarle
In
sede di programmazione educativa, è importante avere le idee chiare sulle
caratteristiche dei media da utilizzare, per scegliere
di volta quelli più adatti agli obiettivi previsti e per guidare gli alunni
nelle attività didattiche che ne prevedano l'utilizzo.
Nel
corso di ciascun ciclo scolastico sarà comunque
opportuno che gli alunni svolgano lavori con molti media diversi, al fine di
apprenderne un uso consapevole e mirato.
Un
mezzo di comunicazione può essere :
·
monomediale, cioè utilizzare un solo media;
·
multimediale,
se ne utilizza più di uno;
·
monodirezionale se la comunicazione avviene solo
dall'emittente al destinatario;
·
bidirezionale se si realizza in entrambi i sensi.
a secondo del numero dei destinatari raggiungibili può
essere:
·
esteso;
·
non
esteso.
Per
quanto riguarda i tempi, la comunicazione è:
·
sincrona
se l'emissione e la ricezione avvengono contemporaneamente;
·
asincrona
se emissione e ricezione non sono contemporanee.
Vediamo
degli esempi....
La
televisione è un mezzo che permette la diffusione di
comunicazioni in modo assai esteso, cioè
diretto a molti utenti.
È
multimediale dato che trasmette suoni e immagini.
La
direzione della comunicazione televisiva è monodirezionale,
dall'emittente al destinatario, non è interattiva: contenuti tempi e modalità della trasmissione vengono infatti decisi
dall'emittente, le opinioni degli utenti vengono rilevati con altri mezzi, ad
esempio con il telefono o la posta.
La
trasmissione è sincrona, cioè viene ricevuta
mentre viene messa in onda.
Il
telefono è un mezzo assai veloce; al contrario della tv è bidirezionale, non è esteso, ma limitato, in genere,
a una comunicazione a due
È
stato monomediale dalle origini a pochissimo
tempo fa, quando trasmetteva solo suoni: attualmente i
telefonini cellulari permettono sia la trasmissione di testo sia quella di
immagini, quindi la multimedialità.
La
comunicazione è sincrona, tranne che per il recente caso dei messaggi sms.
Il
quotidiano è un medium monodirezionale,
asincrono, esteso, monomediale.
Internet è bidirezionale
(e alcune tipologie di comunicazione sono multiderezionali)
è interattivo; è esteso e multimediale; può essere
utilizzato in maniera sincrona (chat) o asincrona. (forum, siti web).
Obiettivi:
Individuare problematiche e vantaggi connessi allo
sviluppo delle nuove forme di comunicazione con particolare riferimento alla
didattica
La
scuola non è certamente la sola fonte di conoscenze per i bambini e per
i giovani: specie oggi ne esistono altre, attraenti e
facilmente accessibili.
A
scuola, ora assai più di un tempo, si dovrebbero ovviamente imparare
nozioni (non esiste conoscenza senza contenuti!) ma più che altro acquisire metodi
e capacità di organizzare le informazioni in strutture cognitive
complesse.
L'organizzazione
della conoscenza, cioè la capacità di capire i legami
logici fra le informazioni, di collegare ciò che già si conosce in un sistema
cognitivo ben strutturato, è un obiettivo didattico fondamentale per ogni
ordine di scuola.
La
comunicazione multimediale, che prevede l'utilizzo di diversi
media e l'integrazione di diversi codici, ha delle grandi potenzialità in tale
direzione, se utilizzata con chiarezza di obiettivi e con metodologia corretta.
Ma
poiché ognuno di noi, nello specifico ogni insegnante, sa utilizzare meglio un
determinato codice a secondo dei suoi interesse e
competenze, è necessario che i docenti dedichino tempo e attenzione a progettare
le attività didattiche con metodo interdisciplinare, sia nell'offerta
formativa di istituto, sia nella programmazione di classe.
Il
che significa:
·
condividere finalità educative e la metodologia;
·
conoscere e controllare le dinamiche di
interrelazione;
·
stabilire i contenuti;
·
organizzare tempi e modi di lavoro;
·
prevedere verifiche iniziali, in itinere e
finali;
·
essere disponibili a modificare il
progetto sulla base delle verifiche.
È
fondamentale essere disposti a rivedere il proprio ruolo di docenti.
Definitivamente
tramontata figura di depositario e trasmettitore esclusivo del sapere,
dal momento che le informazioni sono così facilmente disponibili in rete e su altri media, l'insegnante può dedicarsi al ruolo di educatore,
di persona cioè in grado di:
·
guidare gli alunni nell'acquisizione di un buon
metodo di studio,
·
aiutarli ad esprimere e a sviluppare le loro
potenzialità,
·
far acquisire strumenti di analisi e di
organizzazione delle conoscenze,
·
condurli all'acquisizione di capacità critiche.
Le
difficoltà sono di diversa origine e natura:
gestionali organizzative, economiche, psicologiche
e culturali, spesso
strettamente correlate tra loro.
Gli
insegnanti più disponibili possono fare ben poco se i fondi stanziati per l'acquisto
e la manutenzione delle attrezzature multimediali sono
decisamente irrisori.
L'orario
scolastico può essere poco adatto (e difficilmente adattabile!) all'uso
delle tecnologie, se non prevede, ad esempio, possibilità di compresenze
degli insegnanti.
Per
evitare danneggiamenti le attrezzature sono di frequente
chiuse in aule apposite, non sempre accessibili, mentre l'ideale
sarebbe che fossero diffuse in tutta la scuola, utilizzabili in qualsiasi
momento.
Importante
è l'atteggiamento dei collaboratori scolastici: se ritengono che le
attrezzature multimediali si traducano in un onere lavorativo in più, possono
ostacolare in varia maniera le attività.
Un
altro ostacolo, forse il principale, può provenire dagli altri insegnanti,
che per vari motivi siano contrari alla multimedialità o si sentano inadeguati e impreparati.
Senza
la collaborazione tra i docenti, l'uso delle tecnologie è davvero problematico!
Anche
in questo caso, le difficoltà sono di ordine
psicologico - paura di mettersi in gioco, di fare "brutta figura"
davanti alle classi - più che di formazione e aggiornamento.
Con
gli alunni, le difficoltà provengono soprattutto dal diverso livello di
familiarità che hanno acquisito con i computer: non tanto dal punto di vista di
ciò che sanno o di ciò che non sanno, questo è un aspetto facilmente
superabile, quanto da atteggiamenti di superiorità o di inferiorità
nei confronti dei compagni e di eccessiva sicurezza o insicurezza di fronte
agli strumenti e ai programmi.
I
genitori degli alunni sono a volte ostili all'uso delle tecnologie a
scuola, secondo loro equivalente a "perdita di tempo" sottratto allo
studio vero o "fonte di pericoli da internet" o anche causa di "robotizzazione" e blocco della creatività.
Queste
difficoltà e altre ancora sono all'ordine del giorno
in quasi tutte le scuole.
Nonostante ciò, quanti lavori multimediali,
progettati e gestiti con ottima metodologia didattica si possono trovare
navigando nel web!
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