Modulo 13 – Collaborare e
apprendere in rete
13.1 Valore aggiunto delle reti
telematiche alla didattica
13.1.1 Accesso all’informazione utile
allo studio
La capillare diffusione delle TIC
(tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) in ambito
didattico/educativo è ormai una realtà in continua evoluzione: i vincoli di
spazio e di tempo vengono rimossi e si instaurano nuove modalità di accesso
all’informazione.
La ricerca di risorse utili costituisce il più
semplice e il più comune uso della rete.
Occorre predisporre di strategie di navigazione e
di recupero delle informazioni.
Utili per:
·
Approfondire/rinnovare/integrare
la professionalità del docente.
·
Personalizzare
l’accesso alla conoscenza attraverso diversi percorsi esplorativi integrando i
testi in adozione.
Si possono classificare quattro tipologie di ricerca:
a) ricerca tramite banche dati;
b) ricerca tramite motore di ricerca o con metamotore;
c) ricerca tramite portale.
13.1.1.a Banche dati
Insieme strutturato di informazioni
sotto forma di archivio digitale, ospitato da uno o più server e accessibile,
spesso a pagamento, tramite la rete. Consentono una ricerca selettiva delle
informazioni attraverso l’utilizzo di un linguaggio di interrogazione
specifico basato in genere sulla combinazione di parole chiave da inserire in
un form di interrogazione.
Possono essere:
Banche dati documentali
·
Banche dati Fattuali
riservate quasi elusivamente al mondo della scuola e in particolare agli
insegnanti c’è la banca dati dell’ex BDP (attualmente
INDIRE) con il sistema Gold http://www.bdp.it/assistenza/gold.htm e la
banca dati curata dall’ex CEDE attualmente INValSI attraverso l’archivio docimologico ADAS http://adas.cede.it/
·
La banca dati Bibliografiche più rappresentativa è quella che riguarda gli OPAC (open public access catalogue) dove l’utente può effettuare ricerche
bibliografiche compilando la maschera di richiesta. All’indirizzo
http://www.aib.it/aib/lis/opac1.htm si può accedere al repertorio degli OPAC
italiani e a una guida per il pubblico utilizzo.
Banche dati referenziali
Un tipico esempio di banca dati referenziale
sono le metabanche dati: poiché il numero delle
banche dati disponibili in rete è in costante aumento si è sentita la necessità
di orientare l’utente nella scelta della banca dati più idonea con cui
interagire a fronte di una specifica esigenza informativa. Il MAI (MetaOPAC Azalai Italiano)
consente una interrogazione cumulativa negli OPAC
italiani e anche quelli presenti all’estero come quelli ticinesi. All’indirizzo
http://www.aib.it/aib/lis/opac/connect.htm si trova una descrizione del
sistema.
13.1.1b Motori di ricerca e metamotori
Applicativi che attraverso software specifi (spider o crawler)
scandagliano continuamente il contenuto testuale o altri indicatori presenti
nelle pagine web contenute nei loro archivi (continuamente incrementati e
aggiornati); sulla base di interrogazioni per parola/e
chiave integrate con operatori booleiani classici
sono in grado di fornire un elenco delle pagine web utili.
Caratteristiche e storia dei singoli motori (il cui numero è in costante
crescita) si possono trovare nel sito
http://www.motoridiricerca.it costantemente aggiornato e che consente anche di
iscriversi gratuitamente al servizio di new.
In generale va considerato che
sono strumenti in continua evoluzione che lavorano con modalità (tecnologia)
e su domini diversi (campo di ricerca) inoltre ciascuno consente di
personalizzare la ricerca in modo differente e riporta i risultati ottenuti
utilizzando criteri propri oppure scelti dall’utente gratuitamente oppure a
pagamento.
È un metamotore di
ricerca una pagina web da cui si possono effettuare
ricerche contemporaneamente su più motori di ricerca; per esempio con MetaCrawler è possibile effettuare contemporaneamente
ricerca su Lycos, WebCrawler,
Excite, AltaVista,
HotBot e Yahoo!.
Questo metamotore consente di effettuare
con semplicità ricerche molto articolate.
1) la tecnologia di ricerca utilizzata,
2) L’ampiezza e la tipologia di dominio sotto costante
osservazione;
3) La tipologia di ricerca che consente di effettuare (maschere e linguaggio di interrogazione)
4) Modalità di presentazione dei risultati della ricerca.
Le principali tecnologie a cui si rifanno i motori di ricerca
sono quella Inktomi sviluppata dalla società omonima
e PageRank, sviluppata da Google.
·
Inktomi ha sviluppato
una tecnologia proprietaria mediante la quale gestisce un archivio di
oltre 500 milioni di pagine web, che poi fornisce in outsourcing
ai suoi clienti, svincolandoli completamente della parte sistemistica e di infrastruttura. Ad esempio, quando si effettua
una ricerca su HotBot oppure su GoTo, i rispettivi
siti lanciano una richiesta ai server gestiti da Inktomi,
il quale provvede a restituire i risultati. La tecnologia di Inktomi è considerata una delle più valide, sia come
qualità dei risultati di ricerca, sia come fessibilità
nell'implementazione in diversi contesti. Non a caso HotBot,
il primo motore di ricerca ad utilizzare i servizi Inktomi,
ha vinto quasi tutti i primi premi nei sondaggi e nei test effettuati dalle
riviste specializzate.
·
Google è una delle
aziende con la tecnologia di ricerca più interessante. Sviluppata
all'università di Stanford ,
La caratteristica di Google, è quella di selezionare
i risultati di ricerca valutando l'importanza di ogni pagina web con metodi
matematici, in base ad un controllo di oltre 500 milioni di variabili e di 2
miliardi di termini. Questa tecnologia, chiamata PageRank
ed attualmente in fase di brevetto, controlla non
solo il contenuto della pagina web, ma verifica anche altri eventuali siti che
hanno un link verso la pagina: in base
alla quantità ed al tipo di link, la pagina riceve
una valutazione più o meno alta. Fornisce la tecnologia di ricerca ad
altre aziende (Yahoo! e SuperEva, ad esempio) e offre servizi per la ricerca
interna ai siti, come ad esempio per Red Hat, l'azienda specializzata sul sistema operativo Linux e dall'estate del 2001 anche a tutti gli utenti
tramite una semplice form on-line.
Il dominio del motore costituisce l’archivio di pagine web che il motore
scandaglia e analizza; è una variabile
direttamente connessa a quella precedente, in costante incremento e ugualmente
importante; si va dai 2.500.000.000 circa di Google.it
ai… di Altavista. Comunque, poiché il numero di documenti vagliati da ciascun
motore in genere è elevato e tale da produrre comunque un certo risultato a
fronte di una “normale” richiesta, questa variabile di tipo quantitativo
rimane, come quella precedente (di tipo qualitativo) “trasparente” all’occhio
dell’utente inesperto. Una considerazione importante è quella sulle modalità di estensione del dominio, cioè in base a quali
criteri un motore scandaglia alcune pagine e non altre? In genere per includere
i propri documenti nell’archivio di un motore occorre farne richiesta e
aspettare un certo periodo di tempo: per esempio che per essere inclusi in Google i tempi di registrazione sono elevati (30gg circa)
ma non occorre effettuare alcun tipo di pagamento
mentre per chi vuole includere i propri documenti in motori che utilizzano la
tecnologia inktomi i tempi sono più brevi (7gg) ma
occorre pagare la registrazione e un tanto a pagina.
Linguaggio di interrogazione. Per realizzare una ricerca si deve ricorrere a parole
chiave digitando entro campi predisposti i termini. Occorre utilizzare
termini o stringhe non generici/che e consultare attentamente le istruzioni relative a ciascun motore che riportano la tipologia di linguaggio
di interrogazione da utilizzare. In genere sono sempre possibili almeno due modalità di ricerca: quella semplice (per ottenere risultati
che andranno successivamente vagliati) o quella avanzata che consente di
restringere il dominio di ricerca; l’utilizzo di una tipologia di ricerca
piuttosto che un’altra è in funzione del
tipo di risultati che si richiedono: quando si desidera avere una panoramica
ampia di informazioni in un contesto specifico si utilizza il primo tipo di
ricerca, quando la tipologia di informazione richiesta è circoscritta in
termini spazio-temporali, è da preferire effettuare una ricerca avanzata. Una
tipologia di ricerca interessante e raramente a disposizione di motori è quella
di operare per idee e concetti anziché per parole chiave: Exite
è stato programmato anche per trovare idee strettamente correlate alle parole
della richiesta. Consente quindi anche di eseguire la ricerca in base a idee e concetti, anzichè
per semplici parole chiave, utilizzando più parole, per questo si serve della
tecnologia ICE - Estrazione del Concetto Intelligente - per
individuare i rapporti che legano le parole alle idee, in modo tale che i
documenti trovati contengano parole correlate ai concetti che sono oggetto
della ricerca.
Presentazione ddei risultati. Ciascun motore posiziona
i risultati di una ricerca in ordine gerarchico secondo criteri stabiliti oltre
che dalla tipologia di tecnologia sfruttata anche dalle modalità di
interrogazione dell’utente: rimane comunque spesso il problema di quali
documenti prendere in considerazione cioè quello della selezione e valutazione
delle fonti. Questo è un discorso generico che occorre prendere in
considerazione ogni volta che si naviga in rete e che riguarda l’analisi di un
sito.
·
Siti
istituzionali spesso sono più oggettivi di quelli commerciali o gestiti da
privati;
·
siti a elevato numero di visite non sempre corrispondono a
una maggiore aderenza all’informazione richiesta;
·
il sito deve essere aggiornato, controllare la frequenza
degli aggiornamenti;
·
il documento recuperato deve esporre in modo chiaro i
suoi obiettivi e chi lo ha implementato;
·
ecc…
13.1.1c Portali/Web Directory
L’utilizzo di un portale costituisce il più popolare
modo di fare ricerca in internet. I portali o web
directory sono elenchi di siti web suddivisi per argomenti. La strutturazione
dei siti nei portali è ad albero, questo permette agli utenti di ottenere
facilmente una suddivisione dei siti per tipologia ottenendo solo quelli relativi allo specifico argomento di proprio interesse.
Si utilizzano quando non si hanno
interessi bene delimitati, si esplorano quindi le risorse in rete affrontando
argomenti generali da approfondire successivamente restringendo il campo e gli
obiettivi.
Essi dispongono di un
database intelligente delle risorse disponibili in rete anche se molto meno
ampio degli archivi a disposizione dei motori di ricerca. I database infatti sono curati da esperti che si occupano di
suddividere le risorse in categorie e in subcategorie…
Si possono classificare in due grandi categorie: portali
orizzontali e portali verticali.
I portali orizzontali sono un prodotto
editoriale on line e svolgono la funzione di accesso
all’web per l’utente e forniscono loro risorse informative, servizi di
comunicazione interpersonale, strumenti di ricerca dei contenuti e
costituiscono i mega siti in senso classico. Yahoo, Lycos, Virgilio,
Jumpy solo per citarne alcuni.
I portali
verticali
sono tematici o di nicchia e offrono contenuti,
servizi dedicati a particolari domini tematici (sport, medicina, turismo…).
Per esempio Alice.it
si occupa del mondo dell’editoria e della cultura in
generale, Html.it si occupa delle
tecnologie e dei principi di progettazione di siti web. In ambito didattico Webscuola.it offre informazioni, laboratori
didattici, risorse per studenti e docenti; Garamond.it si rivolge soprattutto a docenti e offre
diversi servizi: forum, indici di risorse, strumenti di formazione e
aggiornamento tecnologico.
13.1.2 Condivisione di
informazioni e conoscenze
La condivisione di contenuti si realizza attraverso la
costruzione di un dominio informativo costituito da un certo numero di pagine
web opportunamente strutturate e la successiva pubblicazione in rete (web publishing). Questa pratica si è diffusa grazie anche
alla disponibilità di ambienti che facilitano molto la
costruzione di pagine web, oltre alla conoscenza degli strumenti e però anche
necessaria la conoscenza dei criteri di base per la realizzazione di pagine web
e per la loro articolazione in strutture ipertestuali.
In generale per la costruzione di un oggetto
ipertestuale e multimediale le motivazioni più forti sono:
1.
Sviluppo di abilità espressivo-creativa;
Si agevolano gli studenti allo sviluppo di abilità in ambito comunicativo, linguistico, testuale.
2.
Sviluppo di
capacità di riflessione poliprospettica;
Lo stesso argomento può essere visto da più punti di
vista e questo fa parte dell’essenza stessa degli ambienti ipertestuali,
valorizzando una modalità di interazione esplorativa.
3.
Sviluppo di abilità di metariflessione;
Anche questo aspetto è tipico
degli ipertesti: occorre decidere per esempio dove inserire i link, quali possibili percorsi di lettura e di condivisione
predisporre.
4.
Sviluppo di
capacità progettuali.
La costruzione delle informazioni da distribuire
on-line è un’occasione per mettere gli alunni di ogni
età a contatto con il problema della complessità affrontando l’organizzazione e
la realizzazione di un progetto.
1. Progetto del documento ipertestuale
Comporta l’organizzazione della struttura
del documento disegnando diagrammi e/o mappe concettuali che mettano
in evidenza i nodi (ciascun nodo costituirà una pagina web) del documento e i
principali collegamenti fra essi.
·
Evitare strutture
eccessivamente complesse e privileggiare schemi a
gerarchie.
·
Mantenere
un certo equilibrio fra i contenuti (elementi grafici, file di testo).
2. Realizzazione del documento
Occorre decidere come sviluppare i
vari nodi concettuali (quali contenuti) e che strumento informatico sfruttare
(editor di pagine web). Per quanto riguarda i contenuti si deve valutare quali documenti già presenti in rete possono essere recuperati e quali realizzare
ex novo, occorre comunque:
·
Evitare
pagine troppo lunghe e pesanti (difficili da leggere e da scaricare).
·
Rendere le pagine
il più possibile accessibili.
·
Contestualizzare l’informazione.
·
Inserire nelle
pagine strumenti di navigazione per facilitare l’orientamento all’interno del
sito.
3. Trasformazione in formato HTML
Per quanto riguarda l’editor ipertestuale da
utilizzare tenere presente che gli ipertesti per essere visualizzabili in rete
devono essere scritti utilizzando un particolare linguaggio orientato
essenzialmente all’impaginazione: HTML (HyperTextMarkup
Language). Quando noi visualizziamo una pagina
web presente ad un certo indirizzo (http://www.pincopallino.com
), il nostro browser web (Netscape o Explorer) riceve
una serie di file: uno di questi è scritto in linguaggio html:
le istruzioni che contiene vengono usate dal browser per comporre la pagina web
sullo schermo dell’utente. Sono diversi i programmi applicativi che consentono
la produzione di file in formato html, alcuni sono free e si possono scaricare
dalla rete, altri sono a pagamento. I più conosciuti sono FrontPage e Dreanweaver. Per approfondire l’argomento c’è l’ottimo sito
www.html.it dove si possono trovare lezioni on line per tutti i livelli (c’è
anche un corso dedicato ai bambini), oltre a risorse utili per la pubblicazione
in rete a partire da editor liberamente scaricabili a
applicativi in grado di dare al documento un aspetto professionale.
4. Pubblicazione del documento.
Prevede almeno due fasi:
·
Disporre di
uno spazio web
·
Trasferire il
documento sul server web
In rete numerose sono le possibilità di avere gratuitamente a
disposizione uno spazio per pubblicare i propri lavori dopo aver effettuato la
registrazione al sito. Ecco alcuni URL:
http://www.tripod.com
http://www.geocities.com
http://www.homestead.com
Occorre trasferire le nostre pagine su un servere di rete. Tutti i provider
ne dispongono di almeno uno. Eseguito un accurato
controllo di navigabilità, si può procedere all’invio delle pagine sull’webserver. Per questa operazione si utilizza il servizio FTP (File
Transfert Protocol), programmi che consentono l’invio
e la ricezione di file da due computer remoti. Le pagine vanno a finire in una
directory riservata all’autore e presente sul server web. Un ottimo prodotto free è scaricabile dal sito www.each.com dove c’è anche la possibilità di scelta della versione in
italiano.
5. Manutenzione del sito.
Occorre che l’informazione sia sempre
aggiornata e di facile accesso, quindi si devono aggiornare sia i contenuti sia
i link a eventuali documenti
esterni.
13.1.3 Collaborare e apprendere in rete
La comunicazione via internet, a prescindere dalle tecniche
di interazione, può potenziare e rendere efficace il
flusso informativo: il solo fatto di non essere vincolata nel tempo e nello
spazio, lascia all’utente (docente, studente, genitore, personale
amministrativo) la libertà di gestire di scegliere il momento e il luogo
dell’utilizzo della comunicazione.
Una prima suddivisione delle tipologie comunicative
prende in considerazione la dipendenza o meno dal tempo:
A.
I servizi sono di tipo asincroni
(in differita) quando non c’è l’esigenza di un collegamento
contemporaneo fra gli utenti.
B.
I servizi sono
sincroni (in tempo reale) quando è
richiesta la contemporaneità della presenza degli interlocutori. In
questo caso la tecnologia utilizzata può essere di due tipi:
1.
si parla di tecnologia di tipo push quando
l’iniziativa di comunicazione proviene dall’esterno e l’utente/consumatore si
limita a ricevere informazioni; questa tipologia comunicativa si realizza via e-mail.
2.
la tenologia è invece di tipo pull quando l’utente assume l’iniziativa di
cercare informazioni. Si realizza quindi una comunicazione basata sul concetto
di bacheca elettronica: e-board. In questo caso invece di essere
l’utente a essere “raggiunto” dai messaggi, è il
messaggio che deve essere ricercato dall’utente. Questo è possibile attivando
un collegamento a uno specifico server di rete
(web-server) sul quale la messaggistica viene
regolarmente depositata e organizzata per aree tematiche.
Tra i servizi di tipo asincroni troviamo:
Posta elettronica
La posta elettronica è uno strumento
ottimale per gestire la comunicazione privata e costituisce uno dei
principali motivi che spinge i neofiti a entrare in rete. Internet ha
restituito vitalità alla comunicazione interpersonale. La comunicazione via
e-mail è lo strumento più semplice, più economico e più versatile che possa essere sfruttato dai vari attori del processo
educativo; affinché ne sia garantita l’efficacia occorre stabilire a priori le
tipologie informative scelte e la frequenza dell’interazione.
Per esempio consente lo scambio di documenti fra
alunni di scuole diverse che condividono analoghi interessi, ma può consentire
anche al genitore di inviare richieste di informazioni
al personale amministrativo: ciascuna istituzione scolastica, all’interno del
proprio dominio di rete dovrebbe specificare una serie di indirizzi ai quali
rivolgersi per ricevere le informazioni nel più breve tempo possibile.
Mailing-list o list server
Costituisce un elenco di indirizzi
e-mail (e quindi un corrispondente gruppo di utenti) che si scambia messaggi in
rete in condizioni di completa visibilità reciproca. In genere sono gestite da
un server autonomo che distribuisce i messaggi a stella oltre a offrire su richiesta altre tipologie di servizi. Lo
scambio comunicativo può essere efficace se il gruppo è compatto e costituito
da utenti motivati altrimenti si verificano situazioni
di dispersione comunicativa. La mailing list può essere moderata o meno. Se non moderata le modalità
di iscrizione e le eventuali regole di comportamento saranno relativamente più
elastiche; se moderata l’iscrizione implica quasi sempre l’accettazione di
alcune norme di comportamento che possono riguardare: il taglio dei messaggi e
le caratteristiche di interazione fra gli iscritti.
In ambito scolastico, questa tipologia comunicativa
non si presta a un utilizzo frequente ma può essere
utile in fase preliminare qualora si formi un gruppo di lavoro che ha finalità
a lungo termine.
Comunicazione via e-board
Comprende:
Newsgroup
Sono bacheche elettroniche dedicate ciascuna a uno specifico argomento: ci sono spazi dove si scrivono
messaggi sotto forma di offerte e spazi dedicati alle richieste. Nel sito
scolastico si potrebbe attivare un’area di questo tipo utilizzabile da parte
degli studenti che intendono effettuare scambi di libri
di testo e/o altro materiale didattico.
Web forum
Sono applicazioni che utilizzano il meccanismo a
bacheca per gestire discussioni tematiche allestite
all’interno di pagine web. Questo sistema è centralizzato e in ambito didattico
si presta a numerose applicazioni. Per un confronto di opinioni
su un argomento specifico, per approfondire le discussioni su problematiche
comuni, alunni, docenti e genitori possono usufruire efficacemente di questo
servizio che però richiede un progetto a monte e una gestione continua della
comunicazione.
Computer Conferencing
Sono sistemi che utilizzano il meccanismo a bacheca ma
ricchi di funzionalità orientate:
·
All’assagnazione dei ruoli più o meno privileggiati
ai diversi partecipanti.
·
Alla possibilità
di personalizzare la visione che l’utente ha del sistema attraverso meccanismi di assegnazione di privilegi, permessi, inibizioni…
·
All’amministrazione
e al monitoraggio dell’intero sistema.
Consentono di implementare efficaci sistemi di
didattica on line sono strumenti informatici
indispensabili poiché il flusso comunicativo è ordinato, gerarchico e
personalizzabile
Tra i servizi di tipo sincroni troviamo:
Chat
È un sistema di comunicazione in tempo reale che
permette a più utenti di scambiarsi brevi messaggi scritti emulando una
chiacchierata. In genere questa tipologia di comunicazione ha quasi sempre una base ludica o ricreativa; accanto
all’aspetto ludico esiste anche una funzione pratica utile in quei contesti
lavorativi che si avvalgono di gruppi di personale dislocate in aree
geografiche diverse. In ambito didattico attivare un servizio di chat può essere utile quando si realizzano progetti in cui
intervengono soggetti che difficilmente possano partecipare a
una riunione in presenza. È indispensabile stabilire regole di comunicazione
e tematica di
discussione.
Videoconferenza
Questa tecnologia offre la possibilità di vedere e
parlare con uno o più interlocutori remoti e contemporaneamente agire con essi utilizzando lo stesso schermo condiviso. Attualmente la comunicazione è efficace solo se il tipo di
connessione è a banda larga inoltre i costi per l’attivazione e la gestione del
servizio sono proibitivi per le istituzioni scolastiche che al massimo possono
sperimentare una tipologia di connessione uno a uno. La tipologia di
connessione molti a molti, che è la più complessa ma
anche la più interessante dal punto di vista comunicativo, è stata solamente
sperimentata nel corso di progetti che hanno coinvolto principalmente i
docenti.
Nella realtà scolastica queste tecnologie si sono
sempre utilizzate anche senza sfruttare le potenzialità della rete (es: il docente comunica agli alunni orari di ricevimento –
push - il docente analizza i test di ingresso – pull -).
Internet amplifica notevolmente le potenzialità
comunicative fra i vari attori del processo educativo a partire dall’utilizzo
della posta elettronica per le semplici comunicazioni fino a giungere a sistemi
di Compuer Conferencing per
effettuare didattica on-line.
13.1.4 Collaborazione
educativa
L’organizzazione di attività
in rete (networking) assume significato didattico
poiché rende possibile comunicare, interagire e collaborare a distanza. In
questo modo vengono esplorate nuove dinamiche
relazionali attraverso l’utilizzo di forme di apprendimento tradizionalmente
meno presenti nei sistemi scolastici: lavoro di gruppo, attività di ricerca
documentale, richiesta di informazioni a esperti, condivisione di conoscenze e
di esperienze, confronto culturale, etc. Inoltre molte ricerche e
esperienze hanno dimostrato che l’apprendimento migliora nettamente in
situazioni cooperative rispetto a situazioni competitive o di tipo
individualistico.
Nella progettazione dell’attività occorre prestare
molta cura nella strutturazione del modello didattico di cooperazione: vanno
definiti obiettivi operativi, vanno stabilite delle scadenze
e inoltre occorre assegnare a ciascun studente e/o a ciascun gruppo dei compiti
precisi e corrispondenti modalità operative.
Gli elementi principali che entrano in gioco nella
gestione cooperativa sono:
·
Il
coordinamento: che deve prevedere una
gestione dinamica della sincronizzazione tra le azioni
svolte da più persone;
·
La
collaborazione: si realizza
attraverso il consolidamento dei contributi già espressi e l’integrazione di
altri che si aggiungono;
·
La codecisione: le
opinioni e le scelte dei singoli partecipanti al processo devono
progressivamente convergere.
Lo sviluppo dettagliato del modello didattico di
cooperazione in rete è vincolato inoltre
dalla tipologia dei contenuti disciplinari e dalle tecnologie informatiche che
supportano la collaborazione (groupware).
13.2 Comunità di pratica e di apprendimento in rete
13.2.1 Comunità di pratica e comunità di apprendimento in rete
Le comunità di pratica (Comunites of
Practice) CoP
sono un gruppo di persone che svolgono una qualunque attività affine e
interagiscono fra loro in modo informale. Nascono in seguito a
un processo spontaneo di socializzazione finalizzato alla condivisione di
esperienze e di “cultura specifica”.
Nella CoP c’è l’impegno a intraprendere un percorso di crescita comune;
infatti nascono con il presupposto che l’apprendimento è un processo sociale
e non esclusivamente individuale; è il bagaglio di esperienze apportato da ogni
singola unità e acquisito sul campo che costituisce il valore reale delle CoP.
La tipologia di conoscenza non è facilmente
formalizzabile ne trasferibile attraverso procedure di
formalizzazione tradizionali poiché non è costituita principalmente di abilità
tecniche ma costituita da una serie di percezioni altamente soggettive.
Questo patrimonio conoscitivo è considerato
unica fonte di innovazione e le nuove tecnologie con
le loro capacità metacomunicative costituiscono la
base tecnologica indispensabile.
Le comunità di apprendimento sono un particolare caso di comunità di pratica,
calate nell’ambito didattico. La classe è immaginata come una vera e propria
comunità dove tutti possono giocare i diversi ruoli scambiandosi compiti e responsabilità. Non esiste più la figura
dell’insegnante come depositario unico della conoscenza e trasmettitore
ufficiale del sapere e gli studenti non vengono più
considerati solo ricevitori più o meno passivi delle informazioni ma ciascun
membro della comunità è considerato una fonte consultabile per ottenere
informazioni e ciascuno condivide con tutti le proprie conoscenze.
Grazie al lavoro di gruppo si ottiene come risultato un aumento complessivo delle conoscenze e ogni
studente è facilitato nello sviluppo delle proprie attitudini personali
attraverso l’acquisizione e la valorizzazione di specifiche competenze
acquisite sul campo e grazie all’incremento delle possibilità di confronto e di
discussione e quindi dei legami e nessi tra le varie informazioni patrimonio
della classe.
13.2.2 Strategie di lavoro cooperativo
Il lavoro cooperativo è una tipologia di lavoro che si
adatta/adotta benissimo in una comunità di pratica che comunica in rete: si
stabilisce un obiettivo comune, si condivide un repertorio di risorse comprese
metodologie, regole e strategie di lavoro. A seconda del
grado di cooperazione fra i partecipanti possiamo distinguere diverse
strategie:
·
Shared Mind
(condivisione del lavoro): ognuno contribuisce alla produzione di ciascuna
parte dell’elaborato finale.
·
Division of labour: ogni
partecipante sviluppa autonomamente una singola parte del lavoro complessivo
che si assembla in un secondo momento.
Shared Mind
Questa strategia prevede il massimo grado di interazione fra i partecipanti alla comunità.
È la strategia della reciprocità: si lavora in regime
di forte interdipendenza su ognuna delle parti del lavoro complessivo e il
prodotto finale è opera di una negoziazione continua di attività
che devono costantemente confrontarsi e operare scelte di gruppo.
Affinché risulti produttiva
questa strategia deve prevedere una condivisone di regole di intervento e di
condivisione dei compiti poiché è indispensabile che ciascuno lavori in fase
con gli altri; occorre inoltre stabilire a priori criteri utili per operare
delle scelte.
Division of labour
A seconda della tipologia del flusso di interazione si parla di
strategia parallela oppure di strategia sequenziale.
1.
Strategia
parallela: ogni componente
del gruppo di lavoro è autonomo e la sua attività si concentra su una parte
specifica del lavoro complessivo. Questo significa che le fasi del lavoro
possono essere svolte simultaneamente dai singoli componenti
anche se è comunque necessario aggiornamenti a scadenze fisse per ciascun
componente della comunità. L’integrazione delle varie parti va fatta da un componente del gruppo o da un sottogruppo con funzioni di
editor. Per realizzare questa strategia è indispensabile la particellizzazione
del lavoro e quindi che ogni parte sia indipendente
dalle altre.
2.
Strategia
sequenziale: ogni componente
del gruppo, a turno agisce sul semilavorato apportandovi il proprio contributo:
occorre anche in questo caso scomporre il lavoro in fasi che anziché svolgersi
simultaneamente si succedono una alla volta. Ciascun componente
del gruppo “entra in scena” in un momento diverso e il proprio prodotto serve
da base per il lavoro successivo. (stage). Contenuti e metodi devono essere
stabiliti a priori nei dettagli e il punto critico è costituito dal
condizionamento: lavorare su qualcosa già precostituito da altri.
13.2.3 Tecnologie di rete per cooperare
L’infrastruttura sulla quale si instaura
il modello di apprendimento prevede tre classi di tecnologie informatiche:
1.
Sistemi di
comunicazione fra gli studenti.
2.
Sistemi per la
condivisione di risorse.
3.
Sistemi di
supporto a processi di gruppo.
Si tratta quindi, una volta definito
il progetto di mettere a punto un sistema integrato di tecnologie di supporto
al lavoro collaborativo in rete in grado di
configurare un nuovo ambiente di apprendimento. In genere la quasi totalità di ambienti groupware dell’ultima generazione
si basa su un set di funzionalità articolato su cinque elementi fondamentali:
1.
Conferencing: possibiltà
di definire argomenti di discussione e aprire cartelle in cui depositare
materiali e/o messaggi.
2.
Scheduling:
possibilità di stabilire scadenze, fissare
appuntamenti, definire obiettivi parziali.
3.
Document scharing: possibilità di inviare in rete e quindi condividere
documenti di vario genere.
4.
Personal messagging: possibilità di inviare o ricevere messaggi
individuali o di gruppo.
5.
Link scharing:
possibilità di suggerire link a risorse distribuite
in rete.
In ambito scolastico, vista
l’esiguità delle risorse disponibili gli elementi essenziali sono
ridotti.
Sistemi tecnologici per la cooperazione in rete
Le differenze fra un ambiente integrato e l’altro vanno valutate caso per caso a seconda degli obiettivi del
progetto didattico.
Nella realtà scolastica in genere si adotta una
tecnologia di rete minima presente già nell’istituto, valutando in seguito l’introduzione
di strumenti o ambienti software per
risolvere problemi specifici.
L’infrastruttura tecnologica minima deve consentire
almeno due attività
·
la comunicazione
interpersonale
·
la
condivisione/manipolazione di risorse.
La soluzione di adottare una vera e propria
piattaforma tecnologica strutturata e finalizzata alle specifiche esigenze
dell’esperienza formativa è più frequente in ambito
aziendale o universitario.
La comunicazione interpersonale via e-mail è
l’attività più frequente poiché consente di rimuovere vincoli di spazio e di
tempo, successivamente, pianificando in maniera
opportuna può anche rendersi utile realizzare una comunicazione sincrona
attraverso chat o videoconferenza.
La condivisione di spazi e di risorse è richiesta
quando si deve produrre un elaborato comune e prevede un’area comune di lavoro
SIS (Shared Information
Space) che può essere una semplice cartella presente su un pc
server e condivisibile per gli utenti. È comunque uno
spazio che va gestito sia secondo modalità asincrone oppure anche in tempo
reale da un tutor.
13.2.4 Produzione
cooperativa
L’esperienza deve presupporre la stesura di un
progetto di lavoro cooperativo in rete al quale i partecipanti devono aderire.
Le finalità del progetto devono essere condivise da
tutti i docenti e quindi riguardare temi di carattere trasversale oppure
problematiche territoriali.
L’analisi delle risorse di rete, in genere è una attività che coinvolge positivamente i docenti e il
lavoro collettivo in questo caso può condurre a risultati interessanti.
Si potrebbe suggerire un’analisi e classificazione
delle risorse di rete che riguardano il metodo di studio, la dispersione
scolastica, la riforma scolastica….Si tratta quindi di collaborare per la
creazione di un bookmark in cui ciascun sito viene analizzato utilizzando descrittori comuni e
concordati.
Una volta definito a grandi linee la tipologia di progetto occorre:
1.
concordare un referente ufficiale con l’autorità stabilire delle
regole di intervento, di coordinare e moderare le discussioni;
2.
organizzare periodici incontri in presenza per risolvere
questioni rilevanti che necessitano di negoziazione. (suggerito un incontro in
presenza iniziale per la definizione di massima del prodotto da sviluppare e
per la pianificazione delle attività);
3.
pianificare una scansione delle attività di produzione ma essere
anche preparati a modificarla: è necessaria una certa flessibilità per far
fronte all’imprevisto e per ripianificare
l’intervento;
4.
scegliere per le diverse situazioni lo strumento di
comunicazione più efficace;
5.
documentare il lavoro;
6.
strutturare i flussi di comunicazione (se possibile);
7.
fare in modo che il gruppo di lavoro operi come unità
singola.
13.2.5 I circoli di apprendimento
Obiettivi: Creare una tele-collaborazione
interclasse con i "Circoli di apprendimento" per progetti tematici inegrati con il curricolo
Un circolo di apprendimento è
costituito da un numero limitato di classi che interagiscono telematicamente per il conseguimento di un obiettivo
comune. Ciascuna classe costituisce un gruppo a se che contribuisce al
risultato finale complessivo.
Per la realizzazione di progetti tematici
integrati con il curricolo la successione delle attività è molto simile a
quella del modello di apprendimento collaborativo
relativo alla classe; i circoli di apprendimento si differenziano per due
importanti aspetti che riguardano il ruolo dell’insegnante e l’interazione
tra i gruppi. Nei circoli di apprendimento i
gruppi sono le singole classi (da qualche unità fino alla decina) con relativi
studenti e insegnanti. Gli insegnanti lavorano a fianco degli studenti nella
progettazione dell’attività e il rapporto orizzontale fra docente e studente è indispensabile e accentuato, inoltre gli insegnanti delle
singole classi non hanno il controllo globale sull’indirizzo che prenderà il
progetto e si limitano a prestare assistenza nell’elaborazione dei contenuti.
Nei circoli di apprendimento
la struttura della comunicazione deve permettere agli studenti di interagire
contemporaneamente con i diversi gruppi e la comunicazione fra i gruppi deve
essere incrementata rispetto al modello di apprendimento collaborativo
poiché occorre condividere il lavoro a distanza in modo continuo.
13.3 Didattica in rete
13.3.1 Comunicazione a distanza
sincrona e asincrona
Nella didattica in rete assume un ruolo fondamentale
la comunicazione e in particolare la struttura del flusso di informazioni
che si instaura.
Caratteristica fondamentale della comunicazione a
distanza è che in genere non è soggetta a dipendenza rispetto al luogo e al
tempo di erogazione: lo studente può scegliere il
luogo e il momento utili per dedicarsi alla comunicazione a scopo didattico.
La comunicazione può essere distinta in: tempo
differito o asincrona e a tempo reale o sincrona.
Inoltre può essere del tipo uno a
uno (dialogo), uno a molti (lezione), molti a molti (attività didattiche collaborative). Nella didattica in rete, a differenza di
quanto accade per la didattica a distanza tradizionale
è possibile realizzare tutte le tipologie comunicative su base multimediale.
La comunicazione differita o asincrona, tipica della posta elettronica, mailing list, news,
forum on line, è quella maggiormente sfruttata nella
didattica on line e non implica che gli interlocutori siano
simultaneamente presenti. Questa tipologia di comunicazione oltre a consentire
di personalizzazione il ritmo di apprendimento
valorizza la riflessione, l’aspetto cooperativo e l’elaborazione attiva
attraverso la condivisione delle problematiche che via via
emergono nel corso del processo.
Questa opportunità che era esclusa nei corsi a
distanza realizzati con le tecniche tradizionali si
realizza attraverso la molteplicità delle possibilità interative
offerte dal particolare ambiente di apprendimento.
La comunicazione in
tempo reale o sincrona consente lo svolgimento a distanza di attività
che tradizionalmente richiedono la presenza, si parla quindi di “remotizzazione”. L’applicazione più diffusa per adesso solo
in abito universitario è la remotizzazione delle
lezioni. Il docente svolge la lezione anche per studenti remoti i quali possono interagire come se si trattasse di una
lezione tradizionale.
Gli aspetti positivi
della didattica in rete riguardano la possibilità di realizzare forme di
interazione più dinamiche e flessibili e di valorizzare l’approccio costruttivistico, considerando la conoscenza come un
processo sociale, basato su una progressiva negoziazione fra gruppi di soggetti
più o meno numerosi.
13.3.2 Il Teleinsegnamento
Il teleinsegnamento è nato
quando si è introdotta la telematica nella Formazione a Distanza
(FaD): la didattica a distanza si è
radicalmente evoluta e si è passati da una FaD di
seconda generazione (uso integrato di materiale a stampa, trasmissioni
televisive, registrazioni sonore, software informatico) a
una FaD di terza generazione.
I sistemi di FaD di terza
generazione possono seguire diversi modelli e strategie, tra cui si evidenzia:
1.
Individualizzazione
a distanza: avviene producendo unità
didattiche da inviare on-line che costituiscono il contenuto di ciascuna
lezione. Ciascuna di queste unità deve essere autosufficiente, lineare e
sequenziale in moda da facilitare lo studio autonomo. Questo modello prevede pa presenza di un tutor per
guidare e supportare l’apprendimento. Le tipologie di comunicazione che si instaurano sono uno a molti (tutor-studenti)
e uno a uno (tutor-studente).
2.
Cooperazione on-line:
in questo caso l’apprendimento si realizza attraverso la condivisione di
materiale didattico e una comunicazione educativa continua fra studenti,
docenti, esperti. In questo caso si realizzano tutte le tipologie di
comunicazione: uno a uno, uno a molti e molti a molti.
3.
Modello
integrato: integra l’individualizzazione a distanza con la cooperazione in rete.
Utilizza ambienti di apprendimento progettati con cura
poiché devono supportare le dinamiche della comunicazione e deve prevedere
sistemi per l’archiviazione. E’ indispensabile quindi l’articolazione in aree e
sottoaree tematiche per favorire la canalizzazione
delle informazioni.
13.3.3 Didattica
scolastica in rete
“Prendi le Stelle nella Rete”: (http://www.lestelle.net) è un esempio di progetto positivo per la didattica (e la
divulgazione) dell’astronomia on line. Realizzato nel 1997 dall’Osservatorio
Astronomico di Padova, in collaborazione - e con la
sponsorizzazione - di Telecom Italia, si
articola su differenziati livelli di complessità , in modo da poter essere
fruito sia dai bambini delle elementari: sia dagli studenti di scuola media e
superiore.
Lo scopo è quello di fornire i fondamenti
della moderna Astronomia utilizzando un approccio, per quanto possibile,
accattivante e al tempo stesso rigoroso nei contenuti e nel metodo. La
filosofia di fondo è quella dell’“imparare facendo” e
consiste nell’ apprendimento attraverso una sperimentazione in prima persona,
non priva di qualche sforzo, piuttosto che nell’apprendimento in modalità
enciclopedica . La tipologia è modulare, sincronica, tipica dell’ipertesto.
Le scuole possono prenotare e prefissare –
gratis - una videoconferenza su un tema prestabilito o una lezione su un
argomento preciso:
http://www.pd.astro.it/PlanetV/videoc.html
L’Osservatorio Astronomico di Padova ha
pensato anche agli studenti (e utenti) non vedenti realizzando un sito Web,
primo nel suo genere, che consente loro di esplorare con le mani le
“meraviglie” dell’universo (http://www.pd.astro.it/ariveder/).
La comunicazione è bidirezionale,
interattiva e implementata su differenti canali comunicativi ( form, e-mail, videoconferenza, telefono). È modulata su due
tipologie di utenza (studenti e amatori) e,
all’interno della prima, differenziata in tre ambienti che tengono conto degli
interessi e delle specificità recettive ed emozionali di ciascuna fascia
evolutiva.
Svolge attività prevalentemente di natura culturale e
didattica proponendo anche corsi on line. Promuove la diffusione
dell’informatica, della telematica e delle loro applicazioni e intende favorire
la più ampia comunicazione fra le persone, incoraggiando la creazione di nuovi
contenuti culturali.
Adopera la tecnologia FirstClass
che non è solo un semplice sistema di bacheca
elettronica ma una tecnologia internet completa (e-mail, www, ftp, news, …).
Registrandosi è possibile quindi pubblicare e amministrare anche la propria
home page personale, ovviamente nel rispetto del regolamento.
http://www.itd.ge.cnr.it/persone/ricercat/gtpages/didarete.htm
Edelweiss
(http://ww2.itd.ge.cnr.it/progetti/edelweiss/) ha come
obiettivo principale quello di contribuire a migliorare le condizioni di
permanenza del bambino ospedalizzato (o comunque degente, per esempio a casa),
utilizzando il computer come strumento di comunicazione, espressione, apprendimento,
divertimento, gioco ecc.
Partecipare
al progetto Edelweiss per un bambino ospedalizzato può significare:
·
mantenere collegamenti con la realtà esterna;
·
sentirsi parte di un gruppo operativo e partecipare a lavori
collaborativi;
·
instaurare rapporti interpersonali gratificanti e nuovi;
·
impegnare il proprio tempo in attività ludiche e creative;
·
imparare ad usare gli strumenti informatici e telematici;
·
...................
Attività sperimentale tesa a
esplorare le potenzialità delle tecnologie informatiche e della comunicazione a
supporto della scuola in ospedale.
"Edelweiss"
nasce da una collaborazione fra ITD-CNR, la scuola interna dell'Ospedale
Pediatrico "G. Gaslini" di Genova e la Hewlett Packard
Italia.
Per il
raggiungimento dei suoi obiettivi, Edelweiss ha dato vita a due specifici
gruppi di lavoro che hanno lo scopo di sperimentare l'uso educativo delle
tecnologie informatiche e telematiche a supporto rispettivamente della scuola
elementare (gruppo Elga) e
della scuola materna (gruppo Maga).
Ma
Edelweiss coinvolge anche un insieme di persone che ruota intorno al bambino
ospedalizzato, ad esempio gli insegnanti, i genitori e, nel caso di contatto
con scuole esterne, anche altri bambini.
Gli
insegnanti hanno quindi la possibilità di sperimentare l'applicazione delle
tecnologie informatiche e telematiche nella didattica, mentre i
bambini-interlocutori, oltre a imparare l'uso del
computer, vengono sensibilizzati all'attenzione ed alla solidarietà nei
confronti di coetanei che stanno vivendo una situazione di malattia o di
disagio.
Esercitazioni
Esercizio N. 1
Recuperare esempi di POF di scuole medie superiori:
provare a effettuare la ricerca tramite gold.
Esercizio N. 2
Ricercare esempi di prove oggettive di matematica da
utilizzarsi a fine anno scolatico
il terzo anno di scuola media: provare a fare una ricerca tramite l’ADAS.
Esercizio N. 3
Utilizzando liber liber recuperare alcune poesie di Umberto
Saba.
Esercizio N. 4
Partendo dall’OPAC della biblioteca di Genova accedere al catalogo dei CD-Rom visibili in sede nella
biblioteca universitaria.
Esercizio N. 5
Navigare nel sito
www.motoridiricerca.it e individuare le principali caratteristiche dei 4 motori
di ricerca più utilizzati in Italia e riflettere sul continuo aumento delle possibilità di ricerca.
Esercizio N. 6
Utilizzando Google, Altavista, Excite, Hotbot e Yahoo, ricercare i
documenti che trattano del tema “collaborazione in rete”. Eseguire la stessa
ricerca utilizzando metacrawer. Commentare i
risultati.
In quale caso la ricerca è stata quantitativamente più
soddisfacente?
In quale caso la ricerca è stata qualitativamente più significativa?
…….
Esercizio N. 7
Ricercare, utilizzando motori di ricerca, alcuni
portali verticali attinenti la disciplina di insegnamento
e produrre una semplice griglia di valutazione.
Esercizio N. 8
Utilizzando i motori di ricerca e le
opportune parole chiave (es: ipermedia
+ cellula + classe) individuare un ipertesto realizzato in ambito scolastico e ricostruirne la struttura con nodi e
collegamenti principali.
Esercizio N. 9
Provare a realizzare poche pagine web e a trasferirle
in rete. Riflettere sui punti critici del processo
documentando il processo dalla progettazione al trasferimento in rete.
Esercizio N. 10
Scegliere una mailing list e iscriversi per
partecipare a una discussione. Per orientarsi nella
scelta esistono siti specializzati nella raccolta di schede informative sulle
mailing list. Per esempio: www.liszt.com (elenco internazionale) oppure
http://ospiti.cilea.it/maillist/ (liste italiane). Individuare una lista che
tratti argomenti attinenti la disciplina di insegnamento.
Dopo un breve periodo di osservazione (due giorni)
valutare la dinamica del flusso di comunicativo e contribuire con un
intervento. Documentare comunque l’esperienza con una
breve relazione.
Esercizio N. 11
In rete sono molteplici i modelli di collaborazione
educativa, un caso di collaborazione fra docenti è stato sviluppato da un
gruppo di insegnanti di ogni grado e di diverse
discipline che si sono occupati di recensire siti di interesse didattico. Il
lavoro di costruzione cooperativa è disponibile all’URL: http://fc.didacta.com/managerdiRete/scuolastart
Riflettere sui punti deboli e su
quelli di forza di un progetto di questo tipo.
Sono reperibili on line esperienze analoghe?
Esercizio N. 12
Dopo la lettura dei documenti reperibili ai seguenti URL
http://www.bdp.it/adi/CoopLearn/cooplear.htm
http://ww2.itd.ge.cnr.it/td/td4/apprend.htm
http://dante.bdp.it/iride/polaris/albero/telecoop.html
http://www.ewenger.com/index.htm
Riflettere su come comunità di pratica e comunità di apprendimento possano avere riscontro applicativo
nell’attuale realtà scolastica. In particolare porsi le seguenti domande:
quale o quali tipi di comunità esistono già?
Quale o quali tipi di comunità trovereste
utile implementare?
Quale dovrebbe essere l’impresa comune?
Esercizio N. 13
Un caso di produzione cooperativa in ambito educativo
si può realizzare sviluppando un progetto di condivisione e successiva
classificazione delle risorse didattiche a granulometria
fine (piani di lavoro, moduli di recupero, prove di verifica, regolamenti di
classe e di laboratorio….). Il successo di un progetto del genere è vincolato
al fatto che per condividere una risorsa e implementarla occorre a priori
costituire una comunità di pratica che sia in grado di progettare l’ambiente di
lavoro, garantire continuità e qualità del materiale prodotto.
Quali sono i principali ostacoli che si incontrano nella realizzazione di un progetto di questo
tipo? Come rimuoverli?
Come cambierebbe il modo di lavorare dell’insegnante?
Esercizio N. 14
Leggere i documenti reperibili ai seguenti URL
http://www.bdp.it/rete/im/riel1.htm
http://dante.bdp.it/iride/polaris/albero/kaye.html
Riflettere sul ruolo dell’insegnante nei circoli di apprendimento e sui cambiamenti non solo di tipo metodologico
ma anche educativo.
Quali sono i concetti chiave espressi dai due autori e
quali le convergenze?
Esercizio N. 15
Individuare una tematica
disciplinare e progettare una struttura comunicativa che ne consenta lo
sviluppo didattico in rete. In particolare porsi le seguenti domande:
Come utilizzare la comunicazione in differita?
In quale fase del progetto e in quale contesto?
Quale forma di comunicazione trovate
più efficace?
Come e quando fare ricorso alla comunicazione in tempo
reale?
Esercizio N. 16
Le Università che operano in rete o che offrono corsi
on line sono ormai numerose, fra esse:
L’Università di Padova
L’Università di Firenze
L’Università di Macerata
L’Università di Torino
L’Università di Milano
Analizzare le offerte di almeno due atenei
a scelta e riflettere su quali corsi sono rivolti principalmente a docenti o
aspiranti tali e quale valore aggiunto offrono rispetto ai corsi tradizionali.
Esercizio N. 17
Analizzare i casi di didattica in
rete trattati nell'unità 3 nodo 3 del modulo e considerare i punti di forza e
di debolezza dei progetti.
Bibliografia
13.1 Valore aggiunto delle rete
telematiche alla didattica
Guglielmo Trentin: Insegnare e apprendere in rete, Zanichelli, 1999
Antonio Calvani, Mario Rotta: Comunicazione e apprendimento in Internet, Erickson, 1999
Marco
Calvo, Fabio Ciotti, Gino Roncaglia, Marco A. Zela: Internet 2000, Laterza,
2000
Fabio Ciotti, Gino Rocaglia: Il mondo digitale, Laterza,
2000
Antonio Calvani: I nuovi media nella
scuola, Carrocci, 1999
Antonio Calvani , Mario Rotta: Progettare multimedia, Garamond, 2000
Mariapina Acquarone, Stefano
Gorla: Quaderni di didattica e
tecnologie, IRRE Liguria, 2001
Fabio Metitieri, Riccardo
Ridi: Ricerche bibliografiche in
Internet, Apogeo, 1998
Corrado Petrucco, Eleonora
Pantò: Internet nella didattica,
Apogeo, 1998
Marco Calvo, Fabio Ciotti,
Gino Roncaglia, Marco A. Zela: Frontiere
di rete, Laterza, 2001
Pier Cesare Rivoltella: Comunicare in Internet, TD Menabò, n. 1/ 2001
Ferdinanda Crematoli, Mara
Gualdoni: La lavagna elettronica, Laterza, 2000
13.2 Comunità di pratica e di apprendimento
Guglielmo Trentin: Insegnare e apprendere in rete, Zanichelli, 1999
Antonio Calvani, Mario Rotta: Comunicazione e apprendimento in Internet, Erickson, 1999
Vittorio Minoro: E-learning
apprendere insieme in rete, Menabò, 2002
Anthony Kaye: Apprendimento collaborativo
basato sul computer, TD Menabò, n. 4/ 1994
Renata Briano, Vittorio
Minoro: Inseganti
e studenti che producono, TD Menabò, n. 6/1995
M. Beatrice Ligorio, Community of Learners, TD Menabò
n. 4 /1994
13.3 Didattica in rete
Luciano Galliani,
Paolo Manfredi, Sabrina Santonocito, Luca Luciani: Formazione a distanza degli insegnanti, Pensa
Editore, 2001
Guglielmo Trentin: Insegnare e apprendere in rete, Zanichelli, 1999
Antonio Calvani, Mario Rotta: Comunicazione e apprendimento in Internet, Erickson, 1999
Camillo
Gibelli, Laura Laviosa, Marisa Molinari, Guglielmo Trentin: Cooperazione a distanza per l'apprendimento della
storia nella scuola di base: il progetto StoryBase, Didattica
in Rete, Garamond, 1996
Renata Briano, Vittori Midoro: Educazione ambientale in rete: il progetto LABNET, Didattica
in Rete, Garamond, 1996
Guglielmo Trentin: Telematica e formazione in servizio dei docenti: il
progetto Polaris, Didattica in Rete, Garamond, 1996