
Segreti e storia dei monumenti, quartieri, vie e vicoli di Roma
(monumenti, vie, e piazze sono sistemati in ordine alfabetico)
ACQUA ACETOSA (via dell')
Dalla piazza davanti all'ingresso del parco di Villa Glori si giunge (scendendo a sinistra) alla sorgente minerale dell'Acqua Acetosa. Sulla pietra della fontana gli innamorati usano da moltissimo tempo incidere i loro nomi intrecciati.
APPIA PIGNATELLI (via)
IL BOSCO SACRO: Sul lato sinistro della via, a circa 500 mt dall'inizio, si trova una stradina che porta alla chiesa di Sant'Urbano. Ad un centinaio di metri da questa chiesa, c'è un boschetto, detto "il bosco sacro" erroneamente identificato come quello in cui il buon re Numa Pompilio veniva ad ascoltare i consigli della Ninfa sua ispiratrice.
ARACOELI (scalinata dell')
Ara coeli significa "altare del cielo" e una delle leggende relativa a miracoli avvenuti poco prima della nascita di Cristo spiega l'origine di questo nome dato alla chiesa. Secondo la leggenda, la Sibilla un giorno predisse ad Augusto imperatore ch presto sarebbe venuto sulla terra un re, destinato a regnare in eterno; il cielo si aprì ed Augusto vide una bellissima giovane, seduta su un altare con un bambino in braccio ed udì una voce: "ecce ara primogeniti Dei" (ecco l'altare del figlio di Dio). Augusto si inginocchiò e pregò. Nel luogo della visione, sul punto più alto del campidoglio fu poi eretta la chiesa dell'Ara Coeli.
LA SCALA DELL'ARA COELI
Fu costruita nel 1348 per volontà del popolo, come ringraziamento per essere stato salvato da una pestilenza. Nel 700 circa i contadini che venivano a Roma per vendere i loro prodotti, avevano preso l'abitudine di dormire sugli scalini. Nelle vicinanze abitava un certo Principe Caffarelli che non riuscendo a mandarli via, nonostante avesse mandato i suoi servi per scacciarli, una notte mentre tutti i contadini dormivano, face trascinare in cima alla scalinata delle botti piene di sassi che lasciò poi rotolare giù... vi furono morti e feriti e i poveri contadini trasportarono per sempre le loro tende altrove.
ARCHETTO (via dell')
LA MADONNA CHE MOSSE GLI OCCHI: Ben nascosta in un vicoletto cieco si trova quella che la tradizione vuole che sia la più piccola chiesa di Roma, ovvero la chiesa della "Madonna dell'archetto". L'immagine ospitata al suo interno è celebre: nel 1696 mosse gli occhi. A Roma sono numerose le immagini di Madonne che sono note proprio per aver mosso gli occhi.
AUGUSTO IMPERATORE (piazza)
ROGHI: Dieci piedi sotto l'asfalto attuale, fra il Corso e il Mausoleo di Augusto, gli archeologi hanno identificato, con certezza, il luogo dove fu cremata la salma di Augusto, morto a 70 anni durante un viaggio. Nello stesso luogo, molti secoli dopo, fu arso il cadavere mutilato e decapitato di Cola di Rienzo.
BABUINO (via del)
Il babuino (con una "b" sola, alla romanesca) è tornato non molti anni fa al suo posto dopo un lungo esilio e si trova sul muro presso la chiesa di S. Anastasio dei Greci sopra una fontanella. Si tratta di una statua in sileno, sogghignante, scambiata dai romani per uno scimmiotto... mentre un vecchio (e forse un pò intronato) cardinale la riteneva un ritratto di Santo e ogni volta che gli passava davanti si inchinava devotamente.
BRUCIAVA UN PO': Un tratto dell'attuale Via del Babuino si chiamava una volta "Via del cavalletto" dall'omonimo supplizio che veniva applicato in quel punto. Si trattava nel mettere il colpevole seduto su un pezzo di legno molto affilato, appendendogli ai piedi dei pesi in modo che l'effetto fosse più doloroso. L'entità dei pesi variava a seconda di quanto grave fosse il reato commesso. Ma a quanto pare non si trattava di un supplizio particolarmente grave, veniva infatti eseguito solo per reati di lieve entità. Preziosa è la testimonianza di G. Belli: "...chè, for de quer tantino de brusciore, un galantomo, senza stacce a lletto, pò annà p'er fatto suo, com'un zignore" ("che a parte quel tantino di bruciore, un galantuomo senza bisogno di stare a letto, può andarsene in giro per i fatti suoi come un signore")
LA BOCCA DELLA VERITA' (piazza della)
LA BOCCA
DELLA VERITA': Questo
è il nome di un grande disco di pietra dal peso
approssimativo di 1300 kg che si trova all'interno della chiesa di Santa Maria
in Cosmedin: è un antico chiusino, scolpito in forma di un mascherone
rappresentante la divinità fluviale. Secondo la guida medievale per pellegrini
(Mirabilia urbis Romae) si credeva che la Bocca pronunciasse oracoli. Secondo
una tradizione più nota invece serviva per giurare infilandovi dentro la mano,
che veniva morsa se il suo proprietario aveva giurato il falso. Qualcuno
sostiene che nel Medio Evo, dietro la Bocca si metteva un giustiziere armato di
spada, che provvedeva alla punizione del vero o presunto bugiardo. Un'antica
leggenda racconta che fu Virgilio a costruire la Bocca della Verità, ad uso dei
mariti e delle mogli che avevano dubbi sulla fedeltà del coniuge.
FUNESTO PRESAGIO: Quì al tempo dell'antica Roma si trovava il Foro Boario. Nell'inverno del 218 avanti Cristo, un bue fuggì dal mercato, salì al terzo piano di uno degli edifici intorno al Foro Boario e si gettò di sotto. Questo fatto è narrato da Livio e fu uno dei prodigi che annunciarono l'imminente sciagura, la calata di Annibale.
CAMPANILE (vicolo del)
MASTRO TITTA: Al numero 4 di questo vicolo, o secondo alcuni nel vicino Borgo di S. Angelo al numero 120, abitava il penultimo e il più famoso dei boia di Roma, Giambattista Bugatti chiamato da tutti Mastro Titta che ci ha lasciato un taccuino sul quale sono annotati nome, cognome, professione, motivazione delle condanne e tipo di pena applicata per ogni singolo giustiziato. Bugatti nel corso di circa 68 anni (dal 1796 al 1864) eseguì da solo ben 514 "giustizie". La sua carriera finì nel 1864: la testa di un condannato, Antonio Ajetti, cadde dal palo sul quale era stata infissa, provocando grande spavento tra il pubblico. Questo episodio, e i contrasti con il garzone Ciriaco Pelosi, fecero si che dovette ritirarsi. Il suo successore fu Vincenzo Balducci.
CAMPIDOGLIO (piazza del)
LA LUPA
FULMINATA: Nel palazzo dei conservatori, che si trova in Piazza del Campidoglio,
una delle sale è dedicata alla famosa Lupa Capitolina che troneggia al centro
del salone; il simbolo di Roma è in bronzo e risale circa al V secolo a.c. I
due gemelli che si trovano sotto la Lupa furono aggiunti alla fine del 400 dal
Antonio del Pollaiolo. Le zampe posteriori della sacra belva sono in parte
rovinate, fuse e corrose. E' l'effetto di uno storico fulmine che colpì il
Tempio di Giove ed anche la Lupa che vi era ospitata.
IL GUERRIERO OLO: Il nome Capitolium viene da qualcuno fatto derivare da "Caput-Olii" (oppure Toli): OLI o TOLO sarebbe stato il nome di un guerriero la cui testa sarebbe stata rinvenuta nel corso degli scavi per le fondamenta del tempio a Giove Ottimo Massimo. In tempi più antichi il Campidoglio si chiamò Monte di Saturno, perchè qui ebbe la sua reggia il dio re, venuto dal mare, che insegnò ai latini l'agricoltura e le regole del vivere in società.
CASTEL SANT'ANGELO
Fu fatto
costruire nel 135 dall'Imperatore Adriano come mausoleo proprio e per i suoi
successori. Con il passare dei secoli fu trasformato in carcere da
Teodorico; Ottone terzo impiccò ai
merli del castello Crescenzio; papa Gregorio VII subì nel castello l'assedio da
parte di Enrico IV; e sempre quì i romani resistettero a Barbarossa. Tra coloro
che conobbero queste umide e tetre segrete possiamo elencare: il cardinale
Vitelleschi che vi morì nel 1440, gli umanisti Platina e Pomponio Leto,
Innocenzo VIII, il poi futuro papa Paolo III; vi finirono i loro giorni anche
molte vittime dei Borgia, e quì vi morì strangolato anche il cardinale Carafa,
vi furono imprigionati, torturati e processati Beatrice Cenci con i familiari e
Giordano Bruno.
GLI ORRORI DEL SAMMALO: Spaventose carceri quelle di Castel Sant'Angelo, forse più di tutte le altre carceri di quel tempo. In queste c'è qualcosa di tetro e di terrificante che, unito al loro perfetto stato di conservazione, le rende molto eloquenti. Le cosiddette "prigioni storiche", ospitate nei sotterranei del cortile di Alessandro VI, sono terribili spazi senza aria e senza luce, di pochissimi metri quadrati in cui si entra per una porta incredibilmente bassa. Ancora più spaventosi sono i silos circolari dove il prigioniero veniva calato dall'alto in un ambiente soffocante e sopravviveva miseramente in mezzo ai suoi stessi escrementi fino alla morte.
LA NINNA NANNA DI TRASTEVERE: Il Contestabile di Borbone, che con i suoi soldati invase e saccheggiò tre volte il quartiere di Trastevere, si è trasformato nell'atterrita immaginazione popolare in un "bau bau", ancora vivo in questa ninna nanna: "Fatte la ninna, e ppassa via Bbarbone E nun vieni più ssu che cc'è ppapane: sinnò tte caccia fora cor bastone. Fatte la ninna e ppassa via Bbarbone"
L'ANGELO: Secondo una leggenda, l'angelo che sovrasta Castel Sant'Angelo ricorda una visione di papa Gregorio Magno: mentre tornava verso San Pietro con una processione da lui ordinata per impetrare la fine di una pestilenza, il papa avrebbe visto librarsi sopra la mole un angelo dalla spada sguainata, che poi lentamente rimise nel fodero a significare che il flagello era finito. L'angelo che ora è sopra Castel Sant'Angelo, però, è il sesto della serie: il primo era di legno e si consumò, il secondo di marmo e crollò, il terzo di marmo con ali di bronzo e fu abbattuto da un fulmine, il quarto venne fuso per farne armi al tempo dell'assedio di Roma (1527), il quinto fu rimosso ed ora si trova all'interno del cortile detto "delle palle" del castello. L'angelo attuale è di bronzo.
CIRCO MASSIMO (via del)
A RICORDO DEL RATTO: Il Circo Massimo, che più volte distrutto e ricostruito poteva ospitare, ai tempi di Diocleziano, oltre 300.000 spettatori. Sembra che sorse non prima del II secolo avanti Cristo. Ma la tradizione lo vuole fondato da Tarquinio Prisco nel luogo in cui era avvenuto il ratto delle Sabine.
COLONNA (piazza)
LA PIU' ALTA DI ROMA: La colonna che si erge al centro della piazza venne eretta per celebrare la vittoria di Marco Aurelio sui Sarmati, Marcomanni e Quadi. Con il basamento e il capitello la colonna è alta 42 metri ed è la più alta della città. All'interno c'è una scala con 190 gradini che permette di salire in cima, dove al posto della statua dell'imperatore sta ora quella di S. Paolo. Tutti i vecchi romani però la chiamano ostinatamente "colonna Antonina" perchè si riteneva che fosse dedicata ad Antonio Pio (e così si legge tutt'ora nella scritta seicentesca sul basamento)
COLOSSEO (Piazza del)

LA BRUTTA FINE DI UN ARCHITETTO: Secondoun'antica tradizione il nome dell'architetto del colosseo, sarebbe stato Gaudenzio e la sua ricompensa per aver progettato il colosseo fu di essere stato gettato vivo in pasto ai leoni. Alla costruzione dell'anfiteatro avrebbero lavorato ininterrottamente 15.000 uomini per dieci anni. Lungo in totale 188 metri, largo 156, alto 57, con un'arena di 76 metri per 56 conteneva oltre 50.000 spettatori. Si è calcolato che i ruderi oggi esistenti corrispondono a più di un terzo della costruzione antica. Per costruirlo si calcola che siano stati usati oltre 100.000 metri cubi di travertino, più marmi ed altri materiali, e 300 tonnellate di ferro per le graffe poi asportate per altri usi durante la misera età medievale.
IL COLOSSO DEL COLOSSEO: Non c'è più... solo alcune lastre di travertino nel piano stradale indicano il punto in cuo sorgeva, a sinistra dell'imbocco di via dei Fori Imperiali. Era una statua alta 30 metri di bronzo dorato, rappresentante Nerone (che se la fece fare dopo l'incendio di Roma) in sembianza di sole con la testa circondata di raggi. Secondo molti cronisti, la testa circondata dai raggi, la fece sistemare al suo osto Vespasiano, sostituendola con quella di Nerone. I raggi erano sette, e misuravano ventinove piedi e mezzo ciascuno. Prima la statua si trovava all'ingresso della Domus Aurea; fu trasportata quì usando 24 elefanti. In molti sostengono che il nome "colosseo" non alluda alle enormi dimensioni dell'edificio ma piuttosto alla vicinanza al colosso "neroniano".
TERRIBILE PROFEZIA: Nel VII secolo il venerabile Beda fece la seguente profezia: "finchè starà il Colosseo, starà Roma, quando cadrà il Colosseo finirà anche Roma, ma quando cadrà Roma finirà anche il mondo"
CORSO (via del)
LE TASSE SUL PECCATO: Anche di questa strada, come di piazza del Popolo e di altre vie e piazze di Roma, si dice che fu pavimentata con i proventi di tasse pagate dalle passeggiatrici, chiamate anche "donne curiali".
LE CORSE DEI "BARBERI": Via del Corso deve questo nome alle corse che vi si facevano. Le inaugurò nel 1400 Paolo II (Pietro Barbo), il costruttore di Palazzo Venezia, che dalle finestre di questo edificio assistette per primo alle corse di cavalli e ad altre ordinate da lui stesso e imitanti i giochi antichi.
IL SUPPLIZIO DELLA CORDA: Nello spiazzo che nel 700 era chiamato "Piazza degli otto cartoni" (oggi incrocio di Via del Corso e Via della Frezza) si praticava ancora, sin dall'inizio dell'ottocento, il "supplizio della corda". Tale punizione venne sospesa solo nel 1816. Il trave sul quale veniva arrotolata la corda del supplizio era fissato sulla prima finestra del secondo piano di palazzo Pulieri.
ESQUILINO
IL COLLE DELLE MAGHE: Uno dei 7 colli di Roma, scarsamente abitato fino a quando Mecenate lo bonificò per costruirvi una suntuosissima villa, fu fino ad allora occupato in gran parte da cimiteri, costituiti da fosse dette puticoli. Quì si gettavano i cadaveri di artigiani, schiavi,saltimbanchi, che però non sempre venivano inumati: spesso venivano abbandonati sopra la terra, in pasto a cani e corvi. Inoltre quì si eseguivano sentenze capitali. Il luogo aveva una fama sinistra...e la presenza della lussuosa dimora di Mecenate non la cancellò tanto presto e per molto tempo ancora maghe e negromanti continuarono a frequentarlo nottetempo in cerca di erbe e polveri malefiche, e a celebrarvi riti stregoneschi.
FONTANELLA DI BORGHESE (piazza)
LE QUATTRO MERAVIGLIE DI ROMA: Fino al secolo passato erano note e proverbiali le "quattro meraviglie di Roma"; scelte con un criterio assai ingenuo, basato più sul fasto e sulla curiosità che sul reale valore artistico. Erano "il Cembalo di Borghese, il Dado di Farnese, la Scala di Caetani e il Portone di Carboniani". Il "Cembalo" è il Palazzo Borghese che sorge in questa piazza. Il "Dado" è il gran cubo di palazzo Farnese. La "scala" è quella dell'attuale palazzo Ruspoli, tra il Corso e largo Goldoni. Il "portone" , la più modesta tra le quattro, è il portale di palazzo Sciarra-Colonna. .....E la Cupola di San Pietro....?!
FORI IMPERIALI (via dei)
LA SANTA DEI MOTORIZZATI: Nella chiesa di Santa Francesca Romana è sepolta l'omonima protrettrice degli automobilisti: il 9 marzo di ogni anno sul piazzale tra la chiesa e il colosseo si radunano numerosissimi veicoli a motore alla quale è impartita la benedizione.
FORO ROMANO
LA TOMBA DI ROMOLO: Nel Foro Romano c'è un'antica tomba pavimentata di marmo nero che viene indicata come la Tomba di Romolo, il mitico fondatore della città. A destra di un altare c'è una stele recante l'iscrizione latina più antica che si conosca: si tratta quasi sicuramente di una "lex sacra" che vieta di profanare il luogo, ed è scritta da sinistra a destra e da destra a sinistra (iscrizione bustrofedeca).
IL DRAGO DEL FORO ROMANO: Sotto le tre colonne del tempio di Castrore e Polluce nel Foro Romano sarebbe sepolto un drago, che nei primi secoli della nostra era aveva lì la sua tana e col suo alito avvelenava l'aria uccidendo tutti gli esseri viventi compresi nel suo raggio d'azione. I romani ne furono liberati da papa Silvestro I che lo affrontò ed invocando la Vergine riuscì a paralizzarlo e a legarlo. Fu poi ucciso e seppellito, in quel punto fece poi costruire una chiesa consacrata a Santa Maria Liberatrice, così chiamata perchè la Madonna doveva liberare la zona dai diavoli e dagli spettri (in aggiunta ai draghi) che la infestavano.
GATTA (via della)
LE BESTIE PER STRADA: Le bestie che osserviamo per strada a Roma (quelle di marmo, non quelle vere!) sono talmente numerose da costruire un vero zoo: elefanti, scimmiotti, api, cavalli, scrofe, serpenti, leoni e creature fantastiche e non identificabili. Una delle più graziose è la gattina di marmo che occhieggia dall'alto di un cornicione sulla via che da lei prende il nome e sull'attigua piazza Grazioli. Fu trovata negli scavi del vicino tempio di Iside ed è quindi, ovviamente, una gatta sacra.
GESU' (piazza)
LA FINESTRA DELLA VECCHINA: A Roma è notissima la storia (reale, non leggendaria) che si riferisce alla finestrina fuori posto, situata alla destra del grand portale di palazzo Altieri. Quando gli Altieri, possenti nipoti di papa Clemente X, acquistarono tutto l'isolato, per costruire il loro immenso palazzo, una vecchina rifiutò nel modo più assoluto di cedere la sua modestissima casetta, nè valsero promesse e minacce. La cosa fu riferita a Sua Santità, Egli si mostrò giusto, clemente e spiritoso: consentì alla vecchina di restare nella sua casetta, purchè non si opponesse a vederla inclusa nel nuovo, immenso edificio; e vedendola poverissima le assegnò anche una modesta pensioncina.
PERCHE' TIRA TANTO VENTO: Secondo una tradizione popolare la piazza davanti alla più bella chiesa di gesuiti di Roma è sempre spazzata dal vento. E la spiegazione che viene data è che un giorno il vento faceva due passi per la città con l'amico diavolo e camminando arrivarono davanti a alla dimora dei gesuiti. Il diavolo fermò l'amico vento e gli chiese di attenderlo un attimo, il tempo di sbrigare una commissione, ed entrò nell'edificio.... ma il vento è ancora lì che aspetta. Questo raccontino è riferito (con gioia maligna) da Stendhal.
GIANICOLO
LA PORTA E LA STATUA: Sotto il monte Gianicolo, dove anticamente abitò il re Giano primo re d'Italia (da quì il nome del monte) si trovava, ai tempi dell'Impero, una porta di metallo meravigliosamente ornata e con grande artificio. La porta era serrata quando Roma era in pace, mentre si apriva da sola quando qualche provincia si ribellava. Allora i romano correvano al Pantheon...dove in alto vi erano le statue che rappresentavano tutte le provincie, e quando uno si ribellava la statua di tale provincia voltava le spalle. Quando i romani vedevano la statua girata si armavano ed andavano a riconquistarla.
ISOLA TIBERINA
IL SERPENTE DEL DIO: Affacciandosi a guardare il Tevere da piazza di Monte Savello si vede l'Isola Tiberina, la cui forma ricorda quella di un grosso barcone. Nel 462 a Roma imperversava una terribile pestilenza. Per trovarvi rimedio, 10 commissari romani, si recarono a Epidauro a chiedere un responso a Esculapio, dio della medicina. Mentre la nave dei commissari è ancorata al porto, un enorme serpente uscì dal tempio, attraversò la città e salì sul vascello. Convinti che il serpente sia il genio della divinità invocata, i commissari ripartirono, arrivarono alla foce del Tevere e lo risalirono. Quando furono vicini all'isola Tiberina, la serpe dalla barca si gettò sull'isola. Era chiaro che il Dio voleva essere adorato lì e così nell'isola fu edificato un tempio a Esculapio, dove gli infermi venivano curati dai medici specialmente con l'acqua. Nel sito del tempio pagano si trova ora la chiesa dedicata a San Bartolomeo.
GRANO MALEDETTO: Una leggenda ancora più antica dice che l'isola Tiberina fu formata dalla melma accumulatasi sui covoni di grano dei Tarquini, che dopo la cacciata della potente famiglia i romani mieterono nei campi lungo il fiume ma poi, colti da subito orrore, gettarono nelle acque.
MADDALENA (piazza della)
UNA CHIESA DI ZUCCHERO: Della deliziosa chiesa della Maddalena fu criticata in modo particolare la facciata. Un neoclassico la definì "il non plus ultra del gusto stravolto" e il Gnoli, con aria di saccente disprezzo disse della chiesa "tutta lavorata come fosse di zucchero".
IL FRATE DRAGONE: Nella chiesa della Maddalena è sepolta Teresa Benicelli, ragazza romana morta d'amore per Pio Pratesi, un cadetto dei dragoni del papa che aveva dovuto lasciare per volontà dei parenti. Quando Teresa morì nel 1843 (due mesi dopo la rottura del fidanzamento), Pio si fece cappuccino e divenne Frate Pacifico. La sua prima messa la celebrò sulla tomba dell'amata. Questa romantica vicenda commosse profondamente la Roma del secolo scorso e divenne addirittura proverbiale.
MERULANA (via)
MOLTI MERLI?: La via ed il quartiere erano così chiamati, secondo alcuni, per la famiglia Meruli che abitava quì; secondo altri invece dalle mura merlate (merli = meruli) che sorgevano numerose. In ogni caso questa via è diventata più famosa perchè C.E. Gadda ha ambientato quì il suo romanzo intitolato appunto "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana".
MILVIO (ponte)
PONTE MOLLO: Si ritiene che l'altro nome di Ponte Milvio, Ponte Mollo o Molle sia una corruzione del primo. Ma il Belli se ne stupiva o fingeva di stupirsene...
"una spece laggiù de Ponte-Mollo
è mollo un cazzo, e chi lo vò capillo
se lo vadi a fà dà tra capo e collo"
MONTE SAVELLO (piazza di)
LA FIGLIA CHE ALLATTO' IL PROPRIO PADRE: La chisa di San Nicola in Carcere (nome dovuto al fatto che quì nel VIII vi sorgeva una prigione) fu eretta sui resti di un tempio dedicato a Giunone Sospita di cui si possono ancor oggi visitare i sotterranei. Questi sotterranei erano anch'essi adibiti a carcere. Una leggenda narra che vi venne rinchiuso un vecchio, condannato a morire di consunsione. Il poveretto fu salvato dalla pietà della figlia che lo tenne in vita nutrendolo di nascosto con il proprio latte. Questa leggenda colpì la fantasia di scrittori e poeti di tutti i tempi. Byron le dedicò una poesia molto romantica esaltando la pietà figliale e l'amoroso gesto che riscatta il debito che ogni uomo contrae con il padre al momento della nascita. Ben diverso invece è il tenore di un sonetto dedicato allo stesso episodio da Belli:
"Chi è sto brutto vecchio caccoloso / che in logo de sta' pace in seportura / succhia co' la boccaccia..."
NAVONA (piazza)
A DONNA OLIMPIA "LUCE IL PELO" : Donna Olimpia, pare, non ignorava la sua impopolarità, e reagiva con una disinvoltura un po' proterva. Si racconta che un giorno una dama, recatasi a farle gli auguri di Natale, le chiedesse come d'uso notizie della sua salute. " Sto come il cavallo biastimato", rispose allegra Donna Olimpia. Il "cavallo biastimato" è il cavallo bestemmiato; al quale, dice il proverbio "luce il pelo".
NOMENTANA (via)
LA MORTE DI NEGRONE: In località Vigne Nuove sorgeva la villa di Faonte, liberto di Nerone, dove in un canneto, l'imperatore aiutato dal suo liberto Epafrodito si suicidò nel 68 d.C. esclamando "Quali artifex pereo"
PACE (via)
IL SANGUE DELLA VERGINE: In via della Pace sorge la chiesa di Santa Maria della Pace, eretta da Sisto IV per conservarvi l'immagine della Madonna della Pace che colpita da un sasso aveva versato sangue. L'immagine sacra è visibile ancora oggi nella chiesa sopra l'altare maggiore. Sul fianco destro della chiesa, corre scavalcato da archi, il vicolo più stretto di Roma.
PANISPERNA (via)
PANE E PROSCIUTTO: La via deve il nome ad una tradizione medievale di origine ignota, all'uso cioè dei frati di San Lorenzo in Panisperna di distribuire ai poveri "panis et perna" cioè pane e prosciutto.
PIANTO (via del)
UN NOME, TRE SPIEGAZIONI: C'è chi vuole che il nome di Santa Maria del Pianto derivi dall'eterno pianto degli ebrei, confinati nel vicino ghetto; altri invece parlano del pianto della Vergine... ma l'ipotesi più accreditata è un'altra: la chiesa prenderebbe il nome da un miracolo avvenuto nel XVI secolo. Due uomini, forse ubriachi erano venuti alle mani davanti all'immagine della Madonna. Il più forte dei due aveva atterrato il rivale ed aveva già alzato il coltello per colpirlo quando l'altro lo implorava di fermarsi per l'amor di Dio e di quella Vergine che li stava osservando. Sentendo il nome della Vergine l'assalitore sentì sbollire la sua ira, ripose il coltello de aiutò il rivale ad alzarsi porgendogli la mano in segno di pace. Ma l'infame, incurante di quella Vergine che lui stesso aveva invocato, estrasse a sua volta il proprio coltello e lo affondò nel petto dell'altro. Dinnanzi a tanta cattiveria la Vergine non potè trattenere le lacrime, e subito per Roma si sparse la fama del miracolo.
PAGINA AGGIORNATA IL 13 GENNAIO 2003
^_^ IN COSTRUZIONE ^_^
**Sto alla lettera P ... prima o poi finisco, abbiate pazienza please!!! Ma se volete sapere qualcosa su un monumento, una via, un vicolo che ancora non ho inserito... scrivetemi pure una e-mail, basta cliccare QUI'**
I testi sono stati tratti sia da internet che da "Guida ai misteri e segreti di Roma" - sugar editore- mentre le foto in questa sezione sono state prese da internet, appartengono quindi ai legittimi proprietari. Se avessi violato qualche "diritto di copia" siete pregati di mandarmi una e-mail, in tal caso provvederò quanto prima ad eliminare la foto. Grazie.