L’integrazione che non funziona. Quando i terroristi li cresciamo noi.

L’articolo che proponiamo riporta impietosamente quanto possano essere fallimentari i tentativi di integrazione di musulmani osservanti nella nostra società. Infatti, persone nate e cresciute nella Gran Bretagna esempio di società multiculturale, perfettamente integrate nel tessuto sociale, una volta contagiati dall’ardore religioso si sono trasformati in terroristi.

Tratto da IlVelino.it del 17/12/2008

Il medico iracheno Bilal Abdullah, uno degli accusati di aver partecipato ai falliti attentati a Londra e Glasgow, in Scozia, nel giugno 2007, è stato condannato a 32 anni di carcere perché riconosciuto colpevole di complotto per omicidio da un tribunale della capitale inglese. Abdullah è stato riconosciuto inoltre colpevole di aver cospirato per compiere attentati con esplosivi. Bilal Abdullah è nato e cresciuto in Gran Bretagna ed era la figura chiave della cellula terroristica che oltre a sfondare un vetro dell’aeroporto di Glasgow con un veicolo fuoristrada carico di esplosivo il 30 giugno 2007 tentò, fallendo, di far esplodere davanti a un’affollata discoteca di Londra due autobombe, parcheggiate a pochi metri di distanza l’una dall’altra per creare un effetto devastante. Un perfetto cittadino inglese con origini irachene, venuto al mondo in una delle famiglie più laiche e liberali di Bagdad che aveva fatto carriera in medicina a Londra. C’è un’altra storia che scuote l’Inghilterra. È quella di Rashid Rauf, la mente del piano terroristico dell’agosto del 2006 per far precipitare una decina di aerei diretti da Londra negli Stati Uniti. Cresciuto a Birmingham è stato ucciso qualche settimana fa da un drone americano nell’area tribale del Pakistan. Aveva a lungo lavorato nella panetteria di famiglia.

C’è una fotografia che dice tutto dell’incubo jihadista inglese. È quella in cui si vedono Mohammed Sidique Khan e Shahzad Tanweer, due attentatori dell’estate 2005 in cui i “martiri” di Allah portarono la morte nel cuore di Londra. Sono al National Whitewater Rafting Centre di Canolfan Tryweryn. Mohammed Sidique Khan, che si fece saltare in aria a Edgware Road, fa il segno della vittoria. Shehzad Tanweer avrebbe compiuto la strage di Aldgate. La foto fu scattata il 4 giugno, trentatré giorni prima che i due giovani si trasformassero in teche esplosive e uccidessero 52 persone. Il Daily Telegraph la commentò dicendo che “è inconcepibile che, mentre quattro giovani diventano radicali al punto di immolare se stessi e gli altri, nessuno se ne sia accorto”. Vale anche per le incredibili storie di Bilal e Rashid.

Vale anche per i due kamikaze che nell’aprile 2003 sul lungomare di Tel Aviv fecero strage di israeliani. Si chiamavano Omar Sharif e Asif Hani, erano cittadini inglesi d’origine asiatica ed erano partiti in missione per conto di Hamas. Vale per lo yemenita Wail, sposato con una cittadina britannica convertita e padre di due figli. Sognava di andare alle Olimpiadi come atleta della squadra di arti marziali, invece si è fatto esplodere in Iraq. Vale per Richard Reid, l’anglo-caraibico che per un soffio non è riuscito a disintegrare un Boeing americano nel Natale 2001. Vale per Abdul Wahid, nato come Don Stewart-White, figlio di un dirigente del Partito conservatore inglese e fratello di una modella-volto di Gucci. Insieme a Oliver Savant, alias Ibrahim, Don aveva progettato gli attentati nei cieli inglesi dell’estate del 2006. Queste storie incredibili e dimenticate sono un inesorabile epitaffio al modello di integrazione anglosassone.


HOME