WULF ERZOGENRATH
Una storia d'arte a Torino 1965-83
Catalogo del Kolinischer Kunstverein, Colonia, ottobre 1983
da: A. Boatto, Boetti, Ravenna 1984
Oggi, e nella memoria, Boetti presenta l'una dopo l'altra le
cose che sa da sé di avere fatto perché le voleva
fare. I vuoti sono gli intervalli vissuti tra le sue articolazioni.
Queste attività sono apparse certamente alla gente come
i capricci di un originale. Boetti costruiva, organizzava un'assurdità
sensata nella ricerca di sistemi senza un senso definitivo. È
perciò che più tardi gli si attribuì l'etichetta
di artista "concettuale". I suoi tentativi noncuranti
compiuti ripetutamente al fine di mettere davanti a sé
qualcosa che per un momento potesse segnare un senso non preteso
e non restrittivo, ma che iniziasse, passasse e finisse con tutta
concretezza, avvenivano sì con la rapidità di idee
fulminee, e tuttavia indicavano sempre lo stesso desiderio: con
un esperimento banale compiere azioni altrettanto banali, e tuttavia
creare, tramite sensazioni di intensità ermetica provate
osservando e giudicando, una relativa irripetibilità dell'esperienza
vissuta.
Tutto può essere osservato - se può essere disgiunto
e congiunto. Ma questi sistemi non dicono ancora che cosa ha precisamente
a che fare con essi l'io particolare e specifico. Colmare questi
vuoti, è un compito che l'artista lascia all'interlocutore
individuale.
La comunicazione nel dialogo intorno al terzo mondo soggettivo,
al mondo interiore di colui che parla, un mondo che partecipa
alla conversazione, è difficile.
Chi ascolterà, anche se uno è in condizione di trovare
parole per esso?
Sebbene gli uomini abbiano problemi analoghi, per lo più
manca loro il linguaggio della comune apertura per il dialogo
che tutto abbraccia.
Su un manifesto inventato da Boetti nel 1967 i nomi degli artisti
che allora esponevano insieme a Torino sono associati a sette
segni diversi, che ricordano i simboli per leggere gli orari ferroviari.
In combinazioni differenti al nome di ogni artista sono associati
non meno di due simboli e non più di quattro. La dispersione
ottica dei segni-simboli sui nomi di tutti gli artisti fa supporre
una connessione a cui tuttavia non danno accesso i segni, ma solo
i nomi, se si conoscono essi stessi e la loro storia. La suggestiva
interpretazione ottica non è invalidata dalla conoscenza
del retroscena. L'ordine colto da Boetti con una libera valutazione,
un ordine sia casuale che interpretabile, riceve il suo senso
come costellazione e interpretazione di cui è difficile
cercare i presupposti - come caso intuitivo esatto.
La considerazione di sé come individuo e come divisa particella
cosmica costituisce l'affascinante malinconia di Alighiero
Boetti, un montaggio fotografico del proprio io col suo sosia.
Boetti minimizza ed esagera, per potersi muovere, per passare
comunque e dovunque - senza proporsi ogni momento qualcosa di
significativo. Tutto si ritrova negli Anni della mia vita e
secondi del mio pensiero. E poi c'è Vedere nulla
e nascondere nulla (un tramezzo come finestra ricoperta di
mussola trasparente, 1969).
Oppure lo alletta un nuovo sguardo diacronico, per esempio l'idea
di fare il titolo beffardo Cimento dell'armonia e dell'invenzione
a un lavoro che assomiglia piuttosto a un cruciverba per una statistica
della relatività. Su un foglio quadrettato le caselle sono
attraversate da righe più o meno ferme tracciate con paziente
acribia. Campi di grigi diversi fluttuano in una sorta di modello
di mutazione del caso. La quadratura razionale lascia bisbigliare
e scintillare formazioni e deformazioni in un chiaroscuro che
fluttua leggiadramente. Nel foglio successivo tutto è completamente
diverso. Venticinque fogli di questa specie potrebbero forse chiarire
a sufficienza qual è l'opinione di Boetti a proposito del
senso dell'ordine. Esiste solo al plurale, nella variazione.
I tentativi di riflettere sui diversi secondi dei suo pensiero
- correlativamente agli anni della sua vita - non ebbero luogo
sotto specie di varianti formali, ma in diversi sistemi aperti,
che permettono di essere specificati da intuizioni improvvise
e casuali in determinate situazioni. A questo mira Boetti, e tende
l'arco delle pause di lavoro, per scoccare altre frecce in altri
bersagli.
Lettere i cui destinatari non abitavano più all'indirizzo
(come Boetti ben sapeva) ricevevano in risposta notizie dettagliate
dei postini e degli uffici postali intorno alla persona che aveva
traslocato in un luogo noto o ignoto, notizie tanto più
particolareggiate quanto più piccolo era il domicilio fittizio.
L'idea dell'aspetto delle lettere viene meno, se si è sensibili
all'estetica di deviazioni minime; per esempio nella successione
cromatica dei francobolli oppure nella precisione con cui essi
sono incollati nell'angolo superiore destro, e l'etichetta ESPRESSO
nell'angolo superiore destro: tracce per un micro-macro-orientamento.
All'inizio del secolo XIX Philipp Otto Runge attribuì un
grande valore all'invenzione di una sfera colorata che comprendeva
tutte le tonalità fino alle zone grigie.
Egli non poté ultimare l'applicazione e l'interpretazione
ideale nelle sue immagini delle "ore del giorno", perché
sopravvenne la morte. Invece Boetti anticipa la propria eventuale
assenza in altre, ulteriori ore della vita. Prendendo in considerazione
tali reazioni mancate, nel 1970 l'artista dispose una sua rete
ampia come il mondo per pesche accidentali e per una statistica
aderente alla realtà. Compì allora grandi viaggi
nel mondo orientale, che gli permisero di conoscere una mentalità
che non cade nelle trappole del nostro pensiero razionale, ma
evita la coazione casistica.
Nel 1971, in Afghanistan, Boetti fece ricamare una carta del mondo
con il solito formato murale, con ritagli colorati delle bandiere
nazionali. Il suo fondo blu marino è incorniciato da serie
di lettere dell'alfabeto europeo che si succedono a caso, interrotte
da due dediche della ricamatrice ad Alighiero Boetti in lingua
persiana. Sono chiaramente cifrate le asserzioni del mondo politico.
Le dominanti masse rosse dell'Unione Sovietica e della Cina e
le figure bianco-rosse del Canada e degli Stati Uniti sono ricche
di contrasti politici (lo sappiamo) almeno altrettanto quanto
le parti del mondo più piccole e le nazioni variopinte
dove la cosa è subito notata.
La carta del mondo ricamata simula pace e unità, allo stesso
modo della scala cromatica delle bandiere delle nazioni, tradizionalmente
analoga. Una variante concettuale del 1973, più evidente,
esprime pacatamente, nel titolo, l'interesse centrale di tutti
gli artisti: Mettere al mondo il mondo. La stessa immagine (due
tavole che devono essere appese l'una accanto all'altra; una è
disegnata dall'artista, l'altra da Anne-Marie Sauzeau) è
intitolata due volte con le lettere del nostro alfabeto, in alto.
Col ritmo di un'interpunzione senza testo, virgole stillano in
basso su vuoti specchi di frasi, dove fluttuanti correnti di blu
marino tracciate a biro mettono sotto i testi non scritti, testi
contenuti nella profondità e nella vastità marina.
Ma i futuri autori non hanno bisogno di affrontare questa materia
storic(istic)amente o filologicamente. Il modo in cui Boetti dissalda
la costruzione della proposizione letteraria e del linguaggio
quotidiano ha piuttosto a che fare con "l'odissea" di
Joyce. In entrambi i casi della profondità dimenticata
del mare della cultura emergono nuovamente, in situazioni vissute,
i topoi mitici di eroi che hanno provato errando il loro valore
e che nonostante o a causa della loro maturità o immaturità
storica assumono nuovamente gli stessi ruoli nei giochi di società,
e lo fanno in maniera improvvisa e del tutto quotidianamente,
in virtù della loro psiche personale. Dall'alfa all'omega
incertezza, grandezze astratte e una media troppo umana. Per fortuna
ci sono anche pause, virgole, proposizioni aperte, in cui si potrebbe
far meglio - almeno altrove. [...]
Boetti, un tipo introverso che ha tuttavia modi aperti, cordiali
e gentili, ha trovato in sé l'Oriente che gli permette
di vedere il mondo occidentale, rappresentato nel modo migliore
dai suoi schemi. Boetti vi mette davanti i suoi rebus schematici,
per difendervi dall'attacco banale gli spazi ancora liberi. Si
dovrebbe quasi dire "per nasconderli", se egli non li
offrisse a chi comprende e simpatizza perché ne disponga
liberamente.