JEAN-CHRISTOPHE AMMANN
da: G. Penone, Rovesciare gli occhi, Einaudi 1977

Quando, verso la fine degli anni '60, i concetti di pittura e scultura passarono in secondo piano (spesso fino ad essere irriconoscibili) rispetto ai cinque sensi, posti in primo piano come processi dell'esperienza visualizzata, tutti pensavano che "pittura" e "scultura" sarebbero stati termini inusabili per delimitare le situazioni della creazione artistica. Che oggi invece accada proprio questo, non significa che gli artisti siano tornati nel mondo del semplicemente denominabile. Significa invece che col passare del tempo si è specificata un'attitudine pittorica o plastica nella sua caratteristica essenziale, per quanto presupposti diversi abbiano generato delle posizioni eccentriche all'interno dei concetti di pittura e scultura.
Giuseppe Penone è un artista la cui opera è determinata in maniera radicale dai fattori tempo e trasformazione (nel tempo). Vi si aggiunge, inclusa in questo processo, una elementare riflessione plastica sullo spazio sul volume positivo e negativo. In questo contesto si potrebbe allineare, come terza componente complementare, il tentativo di proporre un'immagine priva di interpretazione (Penone una volta la chiamo un "minimo di immagine"). Ciò significa che il contesto, all'interno del quale ed attraverso il quale accade qualche cosa, ha carattere indicativo: il contesto o visualizza conseguenze o localizza zone di contatto. Nel primo caso l'intervento provoca una modifica, che cresce continuamente col tempo, nel sistema di una crescita e tale modifica è espressione del sistema stesso. Nel secondo caso il contesto diventa il portatore dell'espressione e solo esso rende visibile o comprensibile la più piccola interferenza, portata avanti programmaticamente, e lo spostamento più piccolo dell'immagine "priva di interpretazione".
Tempo e trasformazione, il problema della scultura per antonomasia: il volume positivo, il volume negativo, il "minimo d'immagine". Queste tre componenti di una strategia artistica continuamente interferenti consentono alcune osservazioni generali: l'artista Penone, che pare, a prima vista, lavorare in una torre d'avorio, si è dedicato con grande attenzione, in tempi diversi e in ambiti culturali differenti, a fenomeni che provocano, quasi inosservatamente, delle conseguenze di deviazione dalla regola, che in qualche modo sono diventate incorreggibili. Penone è troppo un artista per voler anticipare le conseguenze e con ciò politicizzarle. Finché visse in campagna ( a Garessio) si interesso attivamente della natura; da quando si trasferì a Torino, il suo interesse si sposto soprattutto sul proprio corpo.
Agli interventi sulla natura oppose la delimitazione del proprio corpo. In entrambi i casi lo fece senza abbandoni sentimentali, né con intenti dimostrativi, ed evito anche ohe nascessero indirettamente conseguenze di questo genere. Occuparsi oggi in un modo cosi intenso del proprio corpo riguardo a confini e possibilità degli organi sensoriali, senza includere i concetti dell'inconscio e della psicanalisi, pare cosa impossibile. Penone ci è riuscito, perché si è sempre concentrato sulla limitazione del corpo nel contatto con l'esterno e sulla limitazione dell'oggetto nel contatto col fuori. Una tematizzazione fredda della cerchia del confine! Ma tanto più spietata appare la portata di una tale creazione. Il commisurare in modo spassionato e radicale il confine degli organi sensoriali (sentire, vedere) ha tanto più peso quanto più lo sforzo di comunicare è innalzato al livello di una istanza culturale di primaria importanza.

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