GIUSEPPE PENONE
[sulle "Impronte", 1974]
da: G. Celant, Giuseppe Penone, Milano 1989

Premendo sempre più ostinatamente la pelle delle palpebre contro l'aria, diventano decifrabili gli spessori, i solchi, le protuberanze, come se una infinita quantità di invisibili spilli si concentrassero sulla pelle socchiusa a protezione dell'occhio. La luce d'altro canto filtrava attraverso quel sipario e rendeva possibile a quell'occhio esercitato di intravedere i singoli punti che la pressione con l'aria sensibilizzava; e allora, sempre correndo con il bracci teso, si riusciva a segnare sulla superficie uno dei punti individuati

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