FILIBERTO MENNA
L'atteggiamento analitico
La linea analitica dell'arte moderna, Torino 1975
"Della vaporizzazione e della centralizzazione dell'Io.
Tutto è in questo". Baudelaire ci dà ancora
buone chiavi interpretative dei dati dell'esistenza e di questa
fetta di esistenza che è l'arte. Negli ultimi anni, l'esperienza
estetica è vissuta sotto il segno di queste due costanti:
da un lato, l'artista si concentra in se stesso, riflettendo sui
propri procedimenti e sulle funzioni mentali che stanno a monte
di essi; dall'altro, si sporge sul mondo, penetra nello spazio
e in qualche modo lo modifica. Arte Concettuale e Arte del Comportamento
operano all'interno di questa struttura bipolare della centralità
e della dispersione.
Nel momento dell'espansione, l'arte fornisce modelli alternativi
di comportamento, si trasforma essa stessa in azione estetica
e in evento vitale. Lo sconfinamento è la tecnica preferita
dall'artista, veicoli privilegiati sono il gesto o il corpo nella
sua totalità. Nel momento della concentrazione l'arte si
dà come "sensazione concava" (Musil), come esperienza
del vuoto e dell'assenza (l'assenza del rumore del mondo), dove
diventa possibile l'esercizio difficile della mente che riflette
su se stessa. Le polarità del vitale e del mentale hanno
assunto, di volta in volta, il ruolo di protagonisti della scena
artistica: se, fino a pochi anni addietro, l'espansione, lo sporgersi
e il penetrare nel mondo hanno agito con forza maggiore nelle
forme variamente definite Arte povera, Land art, Ecologic art
e simili, oggi l'ago sembra spostarsi verso il polo della concentrazione.
Non solo l'Arte Concettuale, ma anche le più recenti declinazioni
della pittura e della fotografia, segnano questa oscillazione,
sostituendo alla estroversione vitalistica e alle consuete preoccupazioni
rappresentative un atteggiamento più freddo, che prende
partito, asceticamente, per l'analisi e l'autoriflessione. Concettualismo,
Nuova Pittura e Nuova Fotografia orientano la ricerca in una stessa
direzione fondamentale, anche se con procedimenti segnati da caratteristiche
proprie, trovando il loro denominatore comune nella comune attenzione
per i problemi del linguaggio e della specificità disciplinare
dei rispettivi campi operativi. L'artista assume un atteggiamento
analitico, sposta i procedimenti dal piano immediatamente espressivo
o rappresentativo a un piano riflessivo, di ordine metalinguistico,
impegnandosi in un discorso sull'arte nel momento stesso in cui
fa concretamente dell'arte. Accetta di operare in un ambito strettamente
disciplinare e pone il problema del trasferimento su basi sistematiche
dei propri strumenti linguistici. Procede, quindi, a una separazione
metodologica del sistema dell'arte, e, all'interno di questo,
alla individuazione-specificazione dei diversi sottosistemi rappresentati
dalle diverse pratiche dell'arte.
In questa operazione analitica, egli incontra non poche difficoltà
inerenti alla natura stessa del linguaggio, in quanto il procedimento
comporta una sorta di scollamento tra il fare l'arte e il fare
il discorso sull'arte. Naturalmente, non si tratta di due momenti
distinti, nel senso che uno si attua sul piano della pratica specifica
e l'altro sul piano della riflessione teorica affidato a un diverso
strumento linguistico (il linguaggio verbale). C'è anche
questo - come è noto - nell'arte moderna: anzi, una delle
sue caratteristiche più tipiche è proprio di accompagnarsi
a una continua indagine teorica, a una costante autoriflessione.
Qui, si intende invece una operazione particolare che consente
di compiere un'indagine analitica sull'arte nell'atto stesso in
cui fa concretamente dell'arte. Un procedimento particolarmente
evidente nella pratica della Nuova Pittura, nel cui ambito è
stato individuato con esattezza nella sua specificità disciplinare:
"Riportare i problemi della pittura alla pittura obbliga
l'artista a una specificazione essenziale della realtà
plastica, a un'analisi del processo pittorico che non può
porsi senza fare pittura." [V. Fagone, in Fare Pittura, Bassano,
1973]
Introduciamo, a questo punto, una prima distinzione, all'interno
della comune area analitica, tra un'indagine sul sistema dell'arte
e un'indagine sul sistema (o sottosistema) della pittura. L'Arte
Concettuale affronta il problema al primo livello, si interessa
cioè al concetto di arte situato a monte delle forme specifiche
in cui si concretano le diverse pratiche dell'arte, mentre la
Nuova Pittura pone esplicitamente il problema della disciplina
pittorica, cosí come l'oggetto Minimal aveva, in buona
misura, posto la questione di un sistema (o sottosistema) della
scultura, definendone i confini nell'ambito di una rigorosa contestualità
sintattica.
Il divaricamento tra pratica dell'arte e riflessione sull'arte,
denominatore comune delle diverse esperienze analitiche, assume
pertanto una ampiezza maggiore nella investigazione concettuale,
che prende una più marcata distanza dal fare e dalle componenti
fisiche dell'arte, servendosi del linguaggio come di un artificio
retorico, di una sorta di mnemotecnica, per risalire dal sensibile
all'astratto, dalla fisicità della cosa (oggetto, immagine,
parola) ai procedimenti mentali che presiedono alla formazione
dell'arte e dei suoi statuti valutativi. L'attenzione che l'Arte
Concettuale rivolge ai problemi del linguaggio risulta quindi
maggiormente svincolata dalla pratica specifica in cui è
impegnata la Nuova Pittura, ed acquista il significato di una
messa a punto teorica intesa a sottolineare, in connessione con
le discipline già fortemente formalizzate della logica
matematica e della linguistica strutturale, le questioni inerenti
ai concetti di tautologia, di analiticità delle proposizioni
artistiche, di convenzionalità del segno linguistico, sia
verbale che visivo-iconico, della distinzione tra enunciato e
proposizione, tra espressione e giudizio. Ed è proprio
quest'ultima distinzione a chiarire un aspetto specifico dell'Arte
Concettuale, ossia la neutralità dei suoi modi di espressione:
ciò che conta è il procedimento mentale che sta
a monte dell'operazione, mentre non è particolarmente rilevante
che questo procedimento venga comunicato con parole pronunciate
verbalmente, con parole scritte, con fotografie, film, oggetti,
e cosí via. Tutti questi modi della comunicazione sono
da interpretare appunto come enunciati, come espressioni linguistiche
di un contenuto significativo o giudizio, dato dalla proposizione.
Ma la neutralità dell'ordine dei significanti riguarda
solo l'atto della loro scelta, che è in buona misura intercambiabile:
una volta avviata l'operazione, tutto si svolge sotto il segno
della più stretta coerenza, su un piano sistematico-sintattico
del più assoluto rigore, in quanto è dalla coerenza
e dal rigore del sistema proposizionale (e non dalla cosa, dall'oggetto
artistico in sé) che deriva la possibilità di stabilire
lo statuto valutativo dell'arte. Le investigazioni concettuali
concentrano quindi l'attenzione da un lato sui procedimenti mentali,
sulla pòiesis, e, dall'altro sulla contestualità
autonoma della proposizione, soprattutto con le punte più
estremisticamente analitiche di Art-Language: di qui l'altro aspetto
caratterizzante dell'Arte Concettuale, ossia il fenomeno dell'assottigliamento
dei contenuti denotativi e della materializzazione dell'oggetto,
fenomeno da considerare tuttavia come una conseguenza necessaria
di una intenzionalità processuale volta ad altro e non
come il fine stesso della ricerca. Comprendiamo meglio, da questa
angolazione, i legami del Concettualismo con la scultura Minimal,
intesa come oggetto intransitivo e autosignificante, dotato di
quel grado di autonomia sintattica che gli artisti concettuali
hanno poi cercato nella analiticità delle proposizioni
logico-matematiche e nella circolarità tautologica. Ma
l'oggetto Minimal, nel momento in cui si rifiuta a ogni tentazione
metaforica, esige nondimeno una lettura in trasparenza proprio
in quanto sposta l'attenzione dalla propria oggettualità
ai procedimenti mentali che lo hanno costituito e lo definiscono.
[...]
L'Arte Concettuale porta quindi alle conseguenze estreme il processo
di astrazione e di formalizzazione del linguaggio artistico che
costituisce il segno caratterizzante della ricerca analitica dell'arte
moderna: essa si situa pertanto a un livello meta-artistico nella
misura in cui si colloca a monte delle definizioni specifiche
dell'arte (la pittura, la scultura, la fotografia, ecc.) e non
prende in esame aspetti particolari all'interno di una teoria
dell'arte, bensí la teoria stessa nella sua complessità.
Da questo punto di vista, l'Arte Concettuale segna il momento
della massima esplicitazione di quell'atteggiamento criticistico
che distingue peculiarmente gran parte dell'arte moderna (carattere
tanto deprecato dalle estetiche tradizionali) e che sorregge l'opera
di rifondazione del linguaggio dell'arte attraverso il superamento
della credenza ingenua in una corrispondenza immediata tra linguaggio
e realtà. In questo, l'arte moderna si presenta come l'erede
diretta del criticismo settecentesco: l'intelletto umano, prima
di riflettere sul mondo, deve riflettere su se stesso, verificare
le proprie facoltà e i propri procedimenti. Il varco tra
intelletto e realtà non è garantito a priori, su
fondamenti ontologici, cosí come non è garantito
a priori il varco tra linguaggio dell'arte e il mondo.