G. C. ARGAN
Nuovi indirizzi di ricerca
L'Arte moderna 1770-1970, Firenze, 1969
Le sperimentazioni di poetica e le proposte d'intervento estetico
che si sono succedeute, incrociate, sovrapposte negli ultimi vent'anni
concordano su un punto: quaosiasi cosa possa o debba fare l'artista,
ciò che assolutamente non può e non deve fare è
di produrre opere d'arte nel senso tradizionale del termine, cioè
oggetti a cui sia connesso un più-di-valore e che, per
conseguenza, siano fruibili soltanto da una élite
dicui accrescono le ricchezza e, quindi, la capcacità di
potere. In una società dei consumi, che mercifica tutto,
la sola cosa che può fare un tecnico delle immagini, sempre
che voglia conservare l'autonomia della propria disciplina, è
di produrre immagini che non sian mercificabili e che si sottraggano
ai normali circuiti del consumo. Come si deve rompere ogni rapporto
col mercato, così la ricerca estetica deve rompere ogni
rapporto con la tecnologia della produzione industriale, che fabbrica
oggetti per il mercato. Ciò non significa rompere i rapporti
con la società, ma soltanto rifiutare di credere che l'esistenza
della società si identifichi con la funzione tecnologica
industriale.
È facile dire che la ricerca estetica deve essere autonoma;
l'autonomia non può essere isolamento. È chiaro
che l'autonomia di una disciplina consiste nell'impegno di praticarla
nell'interesse della società intera, e non di ristretti
grupi di potere. Come la ricerca scientifica, la ricerca estetica
deve esere autonoma ed utilizzata; bisogna cioè che la
società la utilizzi in quanto autonoma perché, se
non lo fosse, e cioè fosse strumentalizzata, sarebbe peggio
che inutile.