GIULIO PAOLINI
Il quadro di sempre
"B't", 5, Milano, 1967
. . . mancò in lui per altro la qualità essenziale
per un artista, qual è quella della scelta delle forme,
per essere tra i più eccellenti.
G. G. Cavalcaselle - J. A. Crowe
(Storia della pittura in Italia, 1898)
Quanto posso intendere per dignità, per "qualità essenziale" di un artista, non si deposita nella soluzione dell'esperienza, il progetto è irriducibile all'oggetto, l'immaginazione elude l'immagine, io non sono il quadro.
Tutto quanto invece "si concede" alla traduzione diretta, garantita, leggibile, corrisponde all'elaborazione compositiva di una tecnica, di un processo, già di per sè esistente.
Da qui le difficoltà di mantenere il piano della ricerca in merito "soltanto" a questo problema, date appunto le false soluzioni offerte dalla tautologia da una parte, e dal compiacimento della boutade dall'altra, la difficoltà infine di dare del problema una valutazione "estetica".
Per questo, progettare oggi non può che significare
volontà di una sperimentazione "finita" (cioè
non tesa "a", ma rivolta "in"), tale che per
di per sè si viene a definire il rapporto e la differenza
qualitativa, non secondo superate ipotesi di purezza e libertà
di linguaggio, ma per proprietà di espressione, per esempio
tra pittura e design: in termini di stretta lettura dell'opera,
cioè di pura apparenza, il design "significa",
esibisce il progetto, il quadro lo dimentica, lo cancella, per
le infinite e profonde aperture che soltanto possiamo intravvedere,
ma che dobbiamo perseguire perché la realtà possa
essere più fruita e, dunque, più reale.