GERMANO CELANT
Arte Povera
G. Celant, Arte Povera, Milano 1969

Animali, vegetali e minerali sono insorti nel mondo dell'arte. L'artista si sente attratto dalle loro possibilità fisiche, chimiche e biologiche, e riinizia a .sentire il volgersi delle cose del mondo, non solo come essere animato, ma come produttore di fatti magici e meraviglianti. L'artista-alchimista organizza le cose viventi e vegetali in fatti magici, lavora alla scoperta del nocciolo delle cose, per ritrovarle ed esaltarle ~ suo lavoro non mira pero a servirsi dei più semplici materiali ed elementi naturali (rame, zinco, terra, acqua, fiumi, piombo, neve, fuoco, erba, aria, pietra, elettricità uranio, cielo, peso, gravità, calore, crescita, ecc.) per una descrizione o rappresentazione della natura; quello che lo interessa è invece la scoperta, la presentazione, l'insurrezione del valore magico e meravigliante degli elementi naturali. Come un organismo a struttura semplice, l'artista si confonde con l'ambiente, si mimetizza con esso, allarga la sua soglia di percezione; apre un rapporto nuovo con il mondo delle cose. Ciò con cui l'artista entra in rapporto non viene pero rielaborato; su di esso non esprime un giudizio, non cerca un valore morale o sociale, non lo manipola: lo lascia scoperto ed appariscente, attinge alla sostanza dell'evento naturale, quale la crescita di una pianta, la reazione chimica di un minerale, il comportamento di un fiume, della neve, dell'erba e del terreno, la caduta di un peso, si immedesima con essi per vivere la meravigliante organizzazione delle cose viventi.

Tra le cose viventi scopre anche se stesso, il suo corpo, la sua memoria, i suoi gesti, tutto ciò che direttamente vive e così riinizia ad esperire il senso della vita e della natura, un senso che implica, secondo Dewey, numerosi contenuti: il sensorio, il sensazionale, il sensitivo, il sensibile, il sentimentale e il sensuoso.

Sceglie il direttamente vissuto, non più il rappresentato, fonte questa degli artisti pop, aspira a vivere, non a vedere, si immerge nell'individualità perché sente la necessità di lasciare intatto il valore dell'esistenza delle cose, delle piante, degli animali, vuole partecipare alla singolarità di ogni istante per possedere al massimo l' "autonomia" sia della propria identità sia dell'individualità delle cose. Vuole sentire il vitalismo per non sentirsi come individuo vitale~

Tutto il suo lavoro tende, di conseguenza, solamente alla dilatazione della sfera del sensibile; non si offre come affermazione, indicazione di valori, modello di comportamento, ma come prova di esistenza contingente e precaria. Le sue opere sono spesso senza titolo: quasi a stabilire un attestato fisico-mnemonico di un esperimento, e non un'analisi o il successivo sviluppo di un'esperienza.

La vita, come gli eventi che la compongono, risulta cosi un tempo di ansiosa spettativa, in cui gli oggetti realizzati non si presentano sotto forma di cose inerti, ma come soggetti stimolanti, parte del mondo, in un momento determinato e determinante, azioni soggettive con cui addossarsi un mondo in cui gli animali, le piante, i minerali e gli uomini si muovono in modo autonomo.

È evidente pero che finché si considera l'aspetto descrittivo, l'uomo, i minerali, gli animali e i vegetali hanno poco in comune; eppure tutti questi sistemi funzionano in modo simile, legati come sono a processi comuni di trasformazione. Per questo motivo l'artista, insieme all'ecologo, al biologo, allo scienziato, si interessa al comportamento dell'animato e dell'inanimato, rinuncia alla descrizione e alla rappresentazione dell'aspetto esteriore della natura e della vita (siano pure essi mass-media) e prende in considerazione gli aspetti particolari: anche quelli offerti dai microorganisrni, (poco appariscenti, ma molto attivi). Si interessa di collocare nella giusta prospettiva i fatti biomorfici ed ecologici minori, rispetto a quelli maggiori, più appariscenti ma relativamente inerti; e con l'apparente banalità dei fatti naturali e vitali ritorna alla meraviglia. Così riscopre la magicità (delle reazioni e composizionioni chimiche), l'inesorabilità (della crescita vegetale), la precarietà (della materia), la falsità (dei sensi), la violenza (dei fatti naturali - deserto, lago salato, mare, neve, foresta) l'instàbilità (di una reazione biofisica), si scopre cosi come struménto di conoscenza in funzione di una maggiore acquisizione apprensiva della natura.

Parimenti riscopre il suo interesse in se stesso. Abbandona la mediazione linguistica dell'immagine per vivere d'azzardo in uno spazio aleatorio. Trova insopportabile considerare l'arte come apportatrice di valori anticipatori e si adotta per scoprirsi. Rifiuta la parte del "vate", perché diffida del padrone culturale (artista, intellettuale, ecc.) che suggerisce al servo (spettatore, pubblico, ecc.) un modello di valore. Esce dagli spazi chiusi delle gallerie dei musei (a volte, nonostamte tutto, rientra), scende nelle piazze, attraversa foreste, deserti, campi di neve, per stimolare un intervento partecipativo. Distrugge la sua "funzione" sociale, perché non crede più nei beni culturali. Nega la fallacia moralistica del prodotto artistico, artefice della dimensione illusionistica della vita e del reale. Crede solo nella propria esperienza personale mentre il suo rapporto col mondo non avviene più attraverso le immagini analizzate e manipolate (fumetto, cinema, fotografia, ecc.) e le cose strumentalizzate a discorso (materia "per", gesto "per", azione "per"), ma con le immagini e con le cose; si immedesima in esse, sino a renderle parte di se stesso, sue propaggini biologiche.

Cosi la sua disponibilità è totale. Accumula continuamente volere e non volere, scegliere e non scegliere; si trova cioè in un tipo di vita che supera la formulazione di mille esperienze. Assumendo se stesso quale unico strumento di interrogazione e stimolazione, si inserisce così in un mondo per lo meno classificabile e organizzabile. Adattandosi per nom assimilarsi, fa un salto dalla sua "naturalità" e sfugge di continuo dalla dimensione acquisita.

Abolisce la sua parte di artista, intellettuale, pittore o scultore, e riimpara a percepire, a sentire, a respirare, a camminare, ad intendere, ad usarsi come uomo. Naturalmente imparare a muoversi, e ritrovare la propria esistenza non significa mimare o recitare, compiere nuovi movimenti, ma usare se stesso come materiale continuamente plasmabile. Di conseguenza: impossibilità a credere nel discorso per immagini, nella comunicazione di nuove informazioni esplicative e didattiche, nelle strutture che impongono una regolarità un comportamento, una sintassi, che si piegano ad un discorso moralistico industriale. Allontanamento quindi dagli archetipi esistenti e continuamente ricreantesi, totale avversione al discorso e aspirazione all'afasia,' all'immobilità, per una progressiva identificazione di coscienza e praxis.

Prime scoperte di questa spoliazione sono il tempo finito ed infinito della vita; l'opera ed il lavoro che si identificano con la vita; la dimensione della vita come durata senza scadenza; I'immobilità come possibilità di uscire dalle circostanze contingenti per immettersi nel tempo; l'esplodere della dimensione individuale come comunione estatica e simpatetica con la natura; l'incoscienza come sistema di conoscenza del mondo, la ricerca dei turbamenti psicofisici per una vita plurisensitiva e plurilineare;la perdita di identità con se stessi, per un abbandono del riconoscimento rassicurante, che ci viene continuamente imposto dagli altri e dal sistema sociale; l'oggetto-soggetto come presenza fisica continuamente cangiante, come prova di esistenza che diventa continuità, caos, spazio e differente temporalità. "L'arte diviene", dice Cage, "Una sorta di condizione sperimentale in cui si sperimenta il vivere". Fare arte allora si identifica con la vita ed esistere assume il significato di reinventare ogni istante una nuova dimensione fantastica, politica, estetica,ecc. della propria vita. L'importante è non giustificarsi o riflettersi nel lavoro o nel prodotto, ma vivere come lavoro, stupirsi per conoscere il mondo, essere disponibili a tutti i fatti della vita (la morte, l'illogico, la follia, la casualità, la natura, l'infinito, il reale, l'irreale, lo sviluppo, la simbiosi). Accettando infatti l'ideologia della vita ci si può esaltare sia per l'infinito che per la contingenza della vita, si può vivere la morte e morire la vita, ragionare di pazzia, e impazzire di ragione. Col pensare e percepire, fissare e presentare, sentire ed esaurire la sensazione in un evento, in un fatto, in un'idea, in un'azione, ognuno può allora diventare linguaggio ed esserlo, con i suoi gesti, le sue azioni, il suo corpo, il suo territorio, la sua memoria, la sua realtà quotidiana e fantastica.

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