MICHELANGELO PISTOLETTO
Catalogo della mostra personale, Galleria La Bertesca, Genova,
dicembre 1966-gennaio 1967
Nel marzo del '62 esposi alla Promotrice di Torino il primo
quadro specchiante, intitolato "Il presente". L'uomo
dipinto veniva avanti come vivo nello spazio vivo dell'ambiente;
ma il vero protagonista era il rapporto di istantaneità
che si creava tra lo spettatore, il suo riflesso e la figura dipinta,
in un movimento sempre "presente" che concentrava in
sé il passato e il futuro, tanto da far dubitare della
loro esistenza: era la dimensione del tempo.
Mi pare, con i miei recenti lavori, di essere entrato nello specchio,
entrato attivamente in quella dimensione di tempo che nei quadri
specchianti era rappresentata. I miei recenti lavori testimoniano
la necessità di vivere e agire secondo questa dimensione,
cioè secondo l'irripetibilità di ogni attimo, ogni
luogo e quindi di ogni azione presente.
Nella paginetta di presentazione che scrissi per la mostra dei
plexiglass esposti a Torino da Sperone nel '64, dicevo del mio
intendimento di portare nello spazio abitato il significato dello
specchio. La dimensione nuova nei quadri specchianti si rivela
per virtù della simultanea rappresentazione delle tre dimensioni
tradizionali e della realtà in movimento letteralmente
riprodotta. Tutti gli ingredienti del quadro sono elementi così
reali che il risultato non può essere un'ipotesi. Il risultato
è vero. Bisogna trovare il punto in cui convergono le tre
dimensioni più la staticità e il movimento- questa
zona di convergenza la possiamo individuare nella linea di contorno
che segna il trapasso tra la silhouette e il fondo specchiante.
Questa linea è al tempo stesso immobile come la silhouette
e mobile come il fondo - è tracciata su una superficie
piana che comprende la silhouette e il fondo, e quindi è
il contorno di figure bidimensionali, poichè anche il fondo
è ribaltato su una superficie piana - la terza dimensione
si rivela su questa stessa linea per il senso di distanza che
percepiamo tra noi e la silhouette e noi specchiati: tutto è
focalizzato su questa linea.
Questa linea che è in parte mobile e in parte statica,
che oltre a essere monodimensionale è bidimensionale e
tridimensionale, è "contemporaneità",
e nel mio quadro è rappresentata. Quello che a me interessa
oggi è di introdurmi fisicamente in questa linea di convergenza
delle quattro dimensioni, come se io riuscissi ad abitare tra
la silhouette e il fondo specchiante. Bisogna considerare che
ogni luogo si crea in virtù di un movimento, ovvero una
distanza è misurabile in rapporto alla velocità
di percorrenza. Nei miei quadri specchianti il riflesso dinamico
non crea un luogo, perché esso non fa che riflettere un
luogo che già esiste - la silhouette statica non fa che
riproporre un luogo preesistente. Ma io posso creare un luogo
provocando il passaggio tra il fotogramma e lo specchio. Questo
luogo è il tempo intero.[...]
I miei lavori non vogliono occupare uno spazio di tempo, ma nella
contingenza aprono e chiudono la loro storia. Come non occupa
spazio il rapporto tra la silhouette e lo specchio (pur suggerendo
tutto il tempo esistente) così ogni lavoro nuovo avviene
come all'interno dello scatto tra la carta velina del fotogramma
e lo specchio dei quadri precedenti.
Un linguaggio da attuale diventa inattuale-se un artista lo protrae,
anziché protagonista del linguaggio ne diventa esecutore
ed esce con esso dal tempo attuale. Ma non c'è un momento
giusto per rinnovare il linguaggio: è sempre troppo tardi,
se si accetta un meccanismo evolutivo generale.
Bisogna che l'azione artistica contenga in sé un sistema
dinamico individuale. La mia idea di attualità è
contraria al tempismo. Per tempismo intendo un'azione anche originale
e assolutamente nuova che soddisfi l'aspettativa di una società
che richiede il continuo rinnovamento del panorama artistico,
quando l'esigenza di questa società, altrimenti lecita
e reale, diventi automatica come un vizio.
L'individuo che accetta questo meccanismo automatico di richiesta
evolutiva rischia di legarsi a un solo attimo di attualità.
[...].
A differenza dei quadri specchianti, le mie cose di oggi non rappresentano,
ma "sono". Un lavoro singolo è un vocabolo di
un discorso che potrebbe avere la durata della vita, nello stesso
tempo, è un linguaggio concluso in sè. In questo
senso tendo a considerare la durata della mia vita come un quadro
libero per qualunque luogo.