CARLA LONZI
Giulio Paolini
Catalogo Galleria Notizie, Torino, 1965
da: M. Bandini, B. Corà, S. Vertone, Giulio Paolini "tutto
qui", Ravenna 1985.
Sospendere il giudizio e sentire l'esistenza del mondo come
qualcosa di troppo importante perché si possa prendere
di fronte ad essa l'atteggiamento di chi ha l'argomentazione pronta,
è un atto che tende a invertire il corso delle abitudini
e a liberare le energie del possibile. Ciò che nel lavoro
di Giulio Paolini può essere frettolosamente interpretato
come negazione, in realtà è una affermazione di
questo possibile e non in termini ideologici, ma come esperienza
concreta, come disposizione personale a un'apertura cosi illimitata
da rendere inservibile ogni compromesso.
Avendo scartato le garanzie tradizionali dell'attività
artistica - colore, materia, forma, ecc. - Paolini ha ricondotto
le ragioni del suo lavoro alle ragioni del puro sviluppo di un'opera.
Passare da un quadro all'altro, per Paolini, e registrare uno
scatto di coscienza attraverso concatenazioni di logica operativa
da cui il lavoro acquista una efficacia di lucido congegno. E
questa efficacia viene misurata dal grado e dalla qualità
con cui essa fa presa sull'osservatore alternandone l'equilibrio
psicologico, sottraendogli in modo non doloroso, anzi in certo
senso incoraggiante (ecco il valore dell'ironia), il comfort delle
sue certezze e dei suoi punti di riferimento. L'eliminazione del
superfluo - e la cultura plastica fa parte di esso - è
in funzione del fatto che gli atti attraverso i quali Paolini
persegue la sua fedeltà a una specie di autodisciplina
del vuoto, devono rimanere tali e non diventare contenuti o giudizi,
assumendo cosi quel carattere definitivo che ormai nel campo artistico,
non meno che negli altri settori della vita, appare una velleità
paralizzatrice.
Per questo ogni formulazione che preveda un'arte integrata al
mondo d'oggi sembra far leva su ambizioni puramente istituzionali.
Ci sono pitture che nascono irrigidite dall'assillo all'integrazione
- come è stata la diffusione dello pseudo-informale e ora
dei sottoprodotti pop e op - e pitture che con un loro modo ben
preciso, a forza di sottigliezze e di verifiche, irradiano quella
disponibilità a vivere elasticamente nel flusso dell'esistenza,
che è quanto di essenziale si possa chiedere oggi a un'artista.
I quadri di Paolini sono lo specchio non deformato, ma utopisticamente
riformato di un'esistenza che troppe forze vogliono stupida e
prigioniera. Una pittura di luce come scintilla psichica.