DAVIDE BORIANI
Programmazione nell'opera cinetica
Testo per la mostra "Direction in Kinetic Sculpture",
University Art Museum of California University, Berkeley, 1966
L'esigenza di superare il limite costituito dalla fissità,
propria alle categorie tradizionali della pittura e della scultura,
esiste in tutte le correnti artistiche, non solo contemporanee,
che concepiscono la realtà come divenire, e non come sistema
immutabile e assoluto.
Un'opera cinetica programmata non è una scultura messa
in movimento.
Il movimento è un mezzo per ottenere la mlteplicità,
la trasformazione dell'immagine, mediante la variazione nel tempo
delle strutture e dei rapporti che la definiscono nello spazio.
L'opera cinetica programmata non è quindi una struttura
fissa, alla quale il movimento viene sovrapposto, ma una strutturazione
spazio-temporale, fruibile come sequenza di informazioni visive,
irreversibile e di durata illimitata.
A differenza dell'opera tradizionale che, tendenzialmente immutabile,
varia soltanto attraverso la libera esplorazione dell'osservatore,
con l'opera cinetica programmata si vuole stabilire un rapporto
tra due polarità dinamiche, cioè tra il divenire
dell'opera e il divenire dei processi precettivi e appercettivi
del fruitore