CARLA LONZI
Una categoria operativa
"Marcatrè", 8-9-10, 1964
Se i pittori surrealisti hanno rotto la logica di costituzione
e di incontro delle immagini a favore della casualità,
spetta agli informali l'aver applicato alle tecniche stesse della
pittura un principio di realizzazione che dipendesse strettamente
dalla nozione di inconscio. Questo principio di realizzazione
fu, in forme diverse e variamente applicate, l'automatismo. Ad
esso, vero strumento di liberazione nel quindicennio tra il '40
e il '55, si possono far risalire conquiste fondamentali per lo
sviluppo dell'arte moderna. [...] Non esiste movimento valido
che non ne sia debitore, al punto che le prospettive delle nuove
ricerche artistiche appaiono proporzionali all'ampiezza da esse
attribuita all'informale. Quando si parla di una fine dell'informale
si intende propriamente la fine della funzione liberatrice connessa
al comportamento automatico nella pittura. Infatti, quei valori
di concretezza pittorica che l'informale aveva scoperto come valori
autonomi da ogni riferimento a significati precostituiti, si pongono
come lo sbocco di tutto un processo dell'arte moderna, un'acquisizione
compiuta una volta per tutte e senza possibilità di reversione.
Il raggiungimento di una pittura che si giustifica come attività
umana specifica in grado di qualificare direttamente l'esperienza
della vita sul piano della visione, ha tolto ogni ragione
all'uso delle tecniche automatiche alle quali era affidato proprio
il perseguimento di quello scopo. Le nuove generazioni di artisti
si sono trovate così nella necessità di strutturare
e ordinare una indeterminata libertà di azione pittorica,
trasmessa come un lascito non perfezionabile dagli artisti precedenti