GRUPPO 1
Gastone Biggi, Nicola Carrino, Nato Frasca, Achille Pace, Giuseppe
Uncini
Dichiarazione di poetica, Roma, 1963
da: Linee della ricerca aristica in Italia, Roma 1980
Superficie-forma-percezione.
L'indagine sulla valutazione dello spazio, ci porta alla considerazione
del valore della spazialità interna alla superficie: ossia
le nostre forme non cercano più di stare nello spazio,
ma di essere esse stesse lo spazio; tali forme vogliono
comporsi in una sintesi che si propone in un grado di sensazione
non ancora estetizzata e che dà come risultato una
nuova spazialità di ordine dimensionale e di conseguenza
emotivo. Di qui il significato della indagine che andiamo operando
attraverso quelle immagini riconducibili a morfologia geometrica
(non immagini di geometria euclidea, proprio perché abbiamo
la "coscienza dell'insufficienza della comune nozione di
spazio fondata sulla geometria euclidea e della necessita già
affermata dalla relatività einsteiniana, di estendere i
limiti dell'idea di spazio, dal mondo dei concetti al mondo dei
fenomeni"): esse sono "il grado ultimo del continuo
divenire o crescere della materia organica"
esse fra l'altro ci paiono gli elementi più veridici
in possesso di quelle proprietà che riescono a dare valore
reale alle sensazioni eliminando false attribuzioni; tali "forme
geometriche" ci permettono, nell'operazione, il controllo
obiettivo del dato di fatto che altrimenti si alienerebbe dalla
sua oggettività e dalla sua qualità particolarmente
atta ad essere indagata. Le forme geometriche (che per loro natura
tendono a dare una sensazione di sicurezza derivata dalla loro
diffusione, dalla dimestichezza con la coscienza e il subconscio,
e dalla consuetudine del fruitore che le ha acquisite e le possiede
come bagaglio visivo abituale) articolate in una certa disposizione
di colore o materia di densità e rarefazione, che ne accentuino
il lato internamente antitetico o dialettico, (un dinamismo ottico
contrario alla loro naturale staticità e sospensione) provocando
nell'incontro sul piano percettivo, uno sconcerto psichico che
si trasforma in emotività e quindi si concretizza in una
nuova esperienza di tipo emozionale e sensoriale. Vale a dire
che un'immagine che contenga in sè le proprietà
di un particolare fenomeno di sconcerto nei colori o negli spazi,
dà luogo a una nuova sensazione ottica e quindi psichica
e alla sollecitazione di quegli agenti nervosi che provocano un
fenomeno di ordine psichico nuovo rispetto alle conoscenze e agli
stati psichici normali.
Il nostro impegno si identifica nella tendenza "a ricondurre-citiamo
Argan-un'astratta teoria dell'arte alla concreta didattica che
agisce in una capacità di screditare il tradizionale prestigio
del concetto; se tutto è un fare o un costruire e la sensazione
stessa non è passiva ricezione ma continuo ed attivo rapporto
dello spirito umano al costituirsi del mondo, si può a
buon diritto affermare che la 'sensazione viene dall'interno'
e ha tutta la pienezza e l'autorità dell'atto. La formula
e del Kelley, uno psicologo americano e si riferisce specialmente
alla percezione dell'occhio". Questo coincide con la nostra
volontà di mettere in crisi la superficie sulla
quale si svolge l'operazione pittorica o lo spazio stesso di cui
l'operazione è una parte o meglio uno degli aspetti o la
totalità di essi, attraverso gli stessi mezzi operativi
e organizzativi dello spazio nel loro aspetto più sicuro
e controllabile.