FILIBERTO MENNA
Simbolo e memoria nell'arte d'oggi
"Il Verri", 12, 1963, pp. 68-83

[...] L'apertura e l'estrema disponibilità dell'immagine informale esprimono il tentativo di racchiudere in sé il più possibile di realtà, mostrando come questa sia qualcosa di molto più vasto e più problematico di ogni vecchio e nuovo "realismo". Su questa via [...] l'arte informale rappresenta il tentativo più radicale e lo scandaglio più profondo verso l'attingimento di una realtà intesa non più in senso antropomorfico e antropocentrico, ma indagata e colta nelle sue matrici organiche, fino al limite dell'indistinto e dell'informe. [...]
L'artista informale, nell'automatismo dei propri procedimenti espressivi, implica più o meno consapevolmente una intenzione gnoseologica e quindi ancora una pretesa di prensione totale della realtà; viceversa gli artisti delle generazioni più giovani "sembrano rifiutare una interpretazione del fare estetico come un atto che risolve in unità tutte le contraddizioni del reale [O. Ferrari]" [...] con una apertura sociologica che in definitiva è anche una apertura alla storia, sia pure la storia rapidamente consumantesi della cronaca quotidiana. [...]
Artisti come Biasi, Del Pezzo, Fergola e Persico, sono riusciti, infatti, ciascuno a suo modo, ad operare uno scandaglio profondo nel passato e nel presente di una realtà complessa come quella napoletana [...] l'impiego degli oggetti o dei frammenti di oggetti per la loro potenzialità evocatrice e la loro capacità di racconto assimila la poetica della memoria anche a certi aspetti del nuovo dadaismo, almeno a quelli più costruttivi e autentici di una Nevelson o di un Rauschenberg, nell'opera dei quali la memoria e il racconto giocano un ruolo senza dubbio centrale. [...] Questo recupero del passato nel presente, ma anche la celebrazione del presente è affidato all'oggetto, alla sua capacità di evocazione e di apertura simbolica. [...] Ed è a questo punto, nel momento in cui chiediamo all'oggetto non più una funzione ma un racconto, che si rivela un'altra significativa affinità tra la poetica neo-dadaista dell' "oggetto inutile" e la poetica della memoria del gruppo napoletano"

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