PIERRE RESTANY
Nouveau Réalisme, Paris, 1968
Il battesimo dell'oggetto
Quest'arte neo-dada è una concettualizzazione analitica
del barocco moderno. L'organicità barocca dell'elemento
oggettivo estratto dalla realtà contemporanea - dai ready-mades
puri di Rauschenberg ai luoghi comuni di Jasper Johns - è
sottoposta a una serie di concettualizzazioni analitiche di composizione
e struttura. In rapporto a questa tradizione post-cubista, Rauschenberg
non è né pù né meno rivoluzionario
di Burri: il primo, come il secondo, rispetta certi dati strutturali
e si astiene dalle medesime rimesse in discussione
Rotella e il manifesto romano
Mimmo Rotella ha approfondito e sfumato la propria visione attraverso
l'esperienza fotografica, che gli ha insegnato a vedere nella
ferraglia, nei vecchi muri, nei manifesti strappati tutt'altro
che degli elementi funzionali offuscati e resi banali dall'uso.
Egli esplora Roma con, l'occhio della sua macchina fotografica,
ricercando avidamente un particolare sulla pelle colorata e vibrante
dei muri, un oggetto dalla presenza insolita e grandiosa, un angolo
nuovo in una costruzione millenaria.
Fino al 1957 (i suoi primi manifesti strappati furono esposti
a Roma nel 1954), la tecnica di Rotella è quella del doppio
"décollage". I manifesti strappati dal muro vengono
riportati direttamente sulla tela, e strappati una seconda volta
dall'autore in questa sede, . In tal modo Rotella effettua un
doppio controllo operazionale sul materiale, riuscendo a realizzare
precisi effetti di composizione e di equilibrio. Peraltro egli
riporta indifferentemente sulla tela la parte anteriore e posteriore
del manifesto, creando composizioni omogenee di lacerazioni positive
e negative. [...]
Rotella incarna l'esigenza di un rinnovamento dell'espressività;
il suo caso acquista un interesse tanto maggiore in quanto la
sua presa di coscienza avviene nel più assoluto silenzio,
in un ambiente indifferente o ostile.
Dopo il 1957 la ricerca di Rotella appare orientata in funzione
di una presentazione più diretta della lacerazione. I ritocchi
sono molto limitati, mentre l'abitudine di comporre le immagini
a posteriori scompare completamente nel 1959 [...]
Il manifesto cinematografico occupa sui muri italiani il posto
che da noi è tenuto dai manifesti politici. Quell'ottimo
osservatore che è Rotella non vi è rimasto sordo
e se n'è servito a fondo nelle sue selezioni.
Nel contesto dinamico della lacerazione, il brusco accendersi
di un sorriso, l'emergere di un viso, l'apparizione di un corpo,
sono altrettanti stimoli per l'occhio: queste parti di immagini
prendono un rilievo insospettato; la loro intrinseca espressività
è spinta fino al parossismo. Lo strappo provoca una vera
carica d'espressione. L'immagine-forza è dotata di una
super-presenza: è più reale della realtà
che rappresenta.