PIERO DORAZIO
[Autopresentazione]
Dal catalogo della mostra alla Galleria Marlborough, Roma, 1964.
Il colore ha un'autonomia naturale. Agisce sull'osservatore
attraverso un meccallismo ottico-psichico e può suscitare
in lui oltre a sensazioni misurabili, anche stati d'animo, attitudini
e consapevolezza. Esso ha una funzione ben nota come segnale o
simbolo. Io non cerco di istruire lo spettatore sulla funzione
del colore, ma piuttosto di completare la mia stessa educazione
sulle sue possibilità. Combinando gli elementi della pittura
a modo mio, cerco di vedere fino a che punto il risultato ottenuto
si avvicina a ciò che già conosco e a ciò
che speravo di conoscere. Se quello che io conosco oggi nel mio
lavoro conta, domani lo conosceranno anche gli altri. Il colore,
la forma, lo spazio, la superficie, il movimento e la luce, sono
gli stimoli della percezione visiva ma anche gli stimoli che dalla
percezione visiva inducono il modo di essere e di comportarsi
dell'uomo. Due persone che hanno gli stessi gusti comunicano piu'
facilmente. Ma la pittura ed i suoi problemi riguardano anche
la ricerca della "identità", attraverso un linguaggio
che abbiamo ereditato e che vogliamo sviluppare ulteriormcnte.
(...)Il cammino dell'arte è sempre incerto e oggi pare
sdoppiarsi come in un miraggio; l'arte ha sempre la tendenza a
perdere la strada giusta. Ciò accade se seguiamo una idea
astratta dell'arte senza renderci conto che l'arte siamo noi:
quelli che la facciamo, e voi che la guardate. Tutti quelli che
seguono o cercano di percorrere la cronaca artistica di oggi vedono
l'arte andare avanti in fretta e sono sorpresi dalla ricorrenza
della novità. Molti anzi vivono con la paura di non essere
al corrente. Seguendo invece l'esperienza diretta dell'arte, abbiamo
l'impressione magari deludente, che questa procede adagio, ma
a lunghi passi irreversibili.
Lo scambio delle culture significa anche adeguamento delle culture
a un tipo di civiltà. Voglio dire che oggi una cultura
molto avanzata non può andare oltre una certa fase finché
altre culture più arretrate non si sono adeguate ai suoi
modi. Sicché l'avanguardia può essere avanti fino
a un certo punto. Non facciamo l'arte per quelli che lamentano
i cattivi programmi della televisione, ma anche per quelli che
non hanno mai sentito il suono della radio. Mi pare che fino alla
decade '40-'50 i migliori artisti siano stati impegnati a farci
dimenticare le immagini eccezionali che dopo Cézanne ci
avevano dato i fondatori dell'arte moderna. Direi quindi che le
esperienze artistiche attuali stanno spingendo quell'idea astratta
dell'arte a fare un altro passo avanti. Però questo passo
non è ancora stato fatto e l'arte è rimasta forse
con un piede negli anni cinquanta e con l'altro sospeso in aria.
In quanto al riflesso di questi sforzi sul mio lavoro, quello
che io riesco a fare ha lo stesso valore di ciò che riesco
a leggere negli esperimenti degli altri artisti (certo non riesco
a leggerli tutti). Non credo al mito corrente della "originalità",
anzi sono convinto che l'accettazione delle esperienze altrui
aumenti il valore di quelle proprie.